RIPENSARE MARX

ANTIEGEMONISMO E NUOVE PROSPETTIVE DI LOTTA CONTRO IL CAPITALISMO

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giovedì, 31 agosto 2006

I MASNADIERI DI GOVERNO (di G. La Grassa)

Aggiungo a quanto scritto nel blog poche considerazioni sulle notizie del giorno; ormai si accavallano l’una all’altra. Intanto, un articolo di George Soros sul Corriere. Come tutti sanno, questo personaggio nefasto è quello che i cretini di sinistra hanno incensato come capitalista rinsavito e “democratico” per aver scritto libri di critica di una parte del capitalismo americano, con la quale aveva dei conti da regolare, come avviene da sempre tra gli agenti dominanti. Ma ormai la sinistra attuale è diventata una cloaca massima, senza più analisi di alcun genere (non oso nemmeno nominare la teoria che ci univa un tempo, per non sporcare nomi nobili con “questi qui”) né prese di posizione politiche minimamente decenti e pensate. Oggi vanno di moda i “borghesi buoni”, come direbbe uno dei “migliori” rappresentanti di questa cloaca.

Poche righe dell’articolo di Soros: “In reazione agli attacchi di Hezbollah, Israele aveva ragione da vendere a voler annientare le milizie nemiche e a proteggersi contro la minaccia dei missili sui suoi confini. Ma Gerusalemme doveva stare più attenta a limitare al massimo i danni collaterali [corsivi miei; si noti che la dizione danni collaterali non è nemmeno messa tra virgolette, come si dovrebbe, magari mettendoci anche sic!, visto il linguaggio orwelliano usato per indicare massacri indiscriminati di civili, donne e bambini, ecc.; questa la sensibilità del “capitalista democratico”, del “borghese buono”]. Comunque, sia chiaro, apprezzo che Soros si schieri senza ipocrisie da una parte. Come avevo già rilevato, ci si avvia sempre più alla situazione netta e definita, in cui si romperanno false unanimità, tatticismi vergognosi, anche amicizie. O si sta da una parte o dall’altra; è una questione sia morale che politica.

Un altro genio è il commissario europeo Almunia: data la (presunta) ripresina, è bene che l’Italia ne approfitti per pestare giù forte con la finanziaria. Anche l’agenzia di rating Fitch dichiara perfino deludente la manovra poiché è stata ridotta della modica cifra di 5 miliardi (quando ci sono stati ben 19 miliardi in più di gettito fiscale tra primo semestre 2006 e quello del 2005). Veramente tutti dei geni. Si prevede che nel 2007 gli Usa, come minimo, rallenteranno (alcuni sostengono che “stanno sfiorando la recessione”); anche la Germania non farà da traino; ergo, la nostra annunciata ripresina  – sempre ammesso che non ci siano i soliti imbrogli sui dati come quelli relativi all’inflazione (2%), ai conti pubblici disastrati (affermazioni poi ringoiate) – durerà ovviamente l’espace d’un matin. In questa situazione, ormai largamente prevista – e con la Banca europea che vorrebbe innalzare ancora il tasso di sconto per prevenire spinte inflazionistiche (ma se è “ufficialmente” così bassa, e ancora più bassa in Europa che in Italia!) – gli imbecilloni consigliano di approfittare della supposta situazione “favorevole”, dando in realtà una botta all’economia e causando, con imposte e riduzione della spesa pubblica, l’annientamento di questa presunta ripresina. Si può immaginare una masnada di imbroglioni, giocatori “delle tre carte” allo sbando, peggiore sia della “banda” europea che di questi 103 (numero record di tutta la vita della Repubblica) tra Ministri e vice del nostro Governo?

E adesso, l’ultimo genio, l’emerito prof. Monti, advisor della Goldman Sachs, la “benemerita” punta di lancia della finanza americana, di cui fu vicepresidente Draghi, oggi “infilato” in un ganglio importante come la Banca d’Italia. Monti, in una intervista alla Stampa, loda appunto Draghi per aver eliminato i controlli della suddetta Banca, affidandosi finalmente alle “virtù del libero mercato”. Sta facendo cioè gli interessi della finanza (Usa appunto) da cui proviene, esattamente come il suo lodatore, l’emerito prof. Monti; il quale sgrida invece un po’ (ma non troppo) Prodi perché dovrebbe procedere più speditamente a pestare su di noi per sistemare i conti pubblici. E anche lui, come Almunia, sostiene: “Coloro che dicono: i dati sono un po’ migliori del previsto, perciò possiamo diluire gli interventi necessari, forse non hanno capito la natura del problema”. Insomma, la solita questione della “riforma” delle pensioni, della Sanità, ecc. Siamo sempre al gioco delle parti: l’Europa (questa esiziale Unione sostanzialmente monetaria al servizio del predominio statunitense) ci striglia e continua a rimproverare il nostro Governo (qualsiasi sia) perché troppo timido e prudente. E all’Europa si aggiungono le tirate d’orecchi dei filoamericani alla Monti e alla Draghi, dei fautori del centrismo, del “partito democratico”, e chi più ne ha più ne metta. Il nostro Governo segue con finta “riluttanza”, non applicando al 100% (solo al 90!) le ricette proposte, e tutti i cretini (di destra o di sinistra alternativamente) a sentirsi sgravati di un peso, a dire “meno male”, ecc. E intanto andiamo sempre più a fondo e siamo sempre più americodipendenti; e la ripresina occhieggerà dal “buco del c…” di tutti questi manigoldi che ci danno consigli e ci s-governano.

Per non dilungarmi troppo, invito solo a leggere il disgustoso editoriale di Di Vico sul Corriere (giornale sempre più infame e meschino, privo di ogni dignità di “organo d’informazione”). Ricordo che il prodiano Di Vico (fustigatore dell’immoralità di certi DS che osavano tentare di impadronirsi della BNL tramite l’Unipol) è papabile per la direzione del giornale dopo la fusione tra Intesa e S. Paolo, promossa dai prodiani Bazoli (che è potente membro del patto di sindacato della RCS) e Salza. Ormai il formaggio (Italia) è pieno di vermi. Ricordo solo, per gli smemorati, che l’opa dell’Unipol sulla BNL e quella della Popolare di Lodi (allora di Fiorani) sull’Antonveneta (operazioni appoggiate da Fazio) furono contrastate giudiziariamente, con vicende ben note, e appoggiate in nome della “libertà del mercato” (la stessa che porta Monti a lodare Draghi), attaccando invece il gretto Fazio che difendeva la meschina “italianità”. Oggi, gli stessi di allora (fra cui stanno i membri del patto di sindacato della RCS, a partire dall’ineffabile presidente confindustriale; tutti rigorosamente per il centrosinistra, con luride operazioni di acquisto dell’UDC; questa la concezione della politica di simili “esseri di superiore moralità”), gridano alla italianità sia per contrastare la fusione Autostrade-Abertis sia per inneggiare alla creazione del colosso italiano Intesa-S. Paolo, che così “si difenderà meglio da scalate straniere”. Si va a corrente alternata; italianità e libertà di mercato si scambiano i ruoli sempre per la maggior gloria di spregevoli riccastri che trovano il loro vantaggio nel porsi alle dipendenze USA.

 

31 agosto

 

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La merda monta (di G. La Grassa)

Il sinistro "baffetto" è finalmente tornato quello dell'aggressione alla Jugoslvia al servizio di Clinton. Ha oggi dichiarato: "Se la Siria fa filtrare armi verso gli Hezbollah, non staremo a guardare". Per uno che parlava di "difesa integrata" riferendosi alle missioni di bombardamento dei nostri aerei nel suddetto conflitto del 1999, questo linguaggio equivale a dire che si sparerà se necessario per favorire il disarmo degli Hezbollah. Meno male; sarebbe in effetti augurabile che il nostro esercito provi le stesse sofferenze che hanno dovuto subire gli israeliani nei loro 34 giorni di aggressione al Libano. Abbiamo per un soffio - per mene politiche - evitato una bella lezione in Jugoslavia dove avremmo fatto una brutta esperienza se ci fosse stata l'invasione di terra; nulla di meglio che provare il nostro coraggio con gli Hezbollah e altri. Comunque, per sfortuna, il nostro Stellone ci salverà per un po' di tempo, perché sia Hezbollah che Israele hanno da recuperare forze per il prossiomo round. E poi, come capiva Pasolini Zanella, conservatore, la guerra in Libano fa parte di un confronto geopolitico più vasto, e non è escluso che il luogo di questo scontro subisca spostamenti, di volta in volta. Peccato, un vero peccato!
Cambiando discorso, anche per la manovra "lacrime e sangue", siamo al bazar, al suk. Da oltre un mese, ambienti economici trasversali sostenevano che l'imprevisto aumento del gettito fiscale (ben 19 miliardi in più rispetto al corrispondente semestre del 2005) consentiva di alleggerire la manovra; alcuni sostenevano di "spalmarla" in due anni. Niente da fare, Prodi, e il malefico duo Bersani-Visco, insistevano che ciò non era possibile; Bersani ha anche ironizzato: solo la cioccolata si spalma. Adesso, non si fanno spalmature ma uno sconto (miserabile rispetto ai 19 di cui sopra) di 5 miliardi; e Prodi ha la faccia tosta di dire che lo fa "visto che c'è stato un gettito fiscale superiore"; ma non era quello che stavano dicendo non so quanti altri? Beh, soprassediamo al momento. Pian piano, i buffoni resteranno senza la maschera. Hanno solo la fortuna di avere contro una destra ridicola e pagliaccesca, e per di più con Casini che ormai trama (Mastella dice la verità). Ma i tempi sono in accelerazione, malgrado tutto. La merda monta; e adesso, per ragioni "governative", monta meglio quella di sinistra.
31.08.06
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LA MALA (DIESSINA) ORDINA!

 

Pare proprio che ai compagni diessini non sia andata giù la disfatta subita da Consorte, il quale aveva cercato di “regalare” una banca al partito di D’Alema e di Fassino. I massimi dirigenti del partito non riescono a digerire il fatto che molti “compagni” di ventura politica si siano messi di traverso nella buona riuscita dell’operazione, per cui oggi c’è un leggero “venticello” di vendetta nell’aria.

La procura milanese, intanto, sembra voler approfondire il coinvolgimento di alcuni politici nelle scalate dell’estate scorsa (quelle dei furbetti del quartierino) soprattutto di quelli intercettati nelle comunicazioni telefoniche con Consorte che, come si sa, aveva la linea sotto controllo. Chi può dimenticare le parole di Fassino all’ex presidente di Unipol: “Allora, abbiamo una banca?”. Il moralista di Torino, quello che si è sempre indignato per l’intreccio politica-affari di Berlusconi, voleva una banca tutta per sé. Consorte stava per accontentarlo e quando c’era quasi riuscito qualcuno ha rotto le uova nel paniere.

All’epoca dei fatti molti si indignarono per la fuga di notizie che aveva tirato in ballo il segretario diessino. Persino Cicchitto di FI difese il segretario dei ds perché quelle parole erano irrilevanti al fine delle indagini. Forse erano irrilevanti penalmente, ma politicamente possono essere considerate innocue? Di questo, ovviamente, noi non ci sorprendiamo perché non abbiamo mai creduto alla favola dei politici che si disinteressano della finanza, o della finanza che si disinteressa della politica. Gli intrecci ci sono tutti e quando vengono a galla in maniera così palese abbiamo la prova provata delle cose che da sempre andiamo sostenendo su questo blog.

Tuttavia, tra gli intercettati non c’è solo Fassino ma anche altri importanti leader dei ds come D’Alema e Bersani e quasi tutto il gotha del partito aveva a cuore la buona riuscita della scalata o, quanto meno, si mostrava molto interessato agli sviluppi che la faccenda stava avendo. Chi non era su quella linea trema. Qualcuno (in combutta con i Della Valle e gli Abete o più semplicemente contrario ad una fusione ritenuta ideologicamente non affine) aveva avversato l’operazione ed oggi sta pagando a caro prezzo il “vile” tradimento.

L’altro ieri, Turiddo Campaini ha lasciato la presidenza della Finsoe, la finanziaria di controllo di Unipol assicurazioni. Certo chiunque può dimettersi, tuttavia, Campaini era stato uno dei “fieri” oppositori di Consorte e della sua scalata a BNL(nonché sponsorizzatore di una più “naturale” integrazione con MPS) e la sua nomina era avvenuta proprio all’indomani dell’implicazione del presidente di Unipol nell’affaire trasversale con i “furbetti del quartierino”. Insomma, la sua nomina doveva garantire un cambio di rotta, ma i fatti sono andati nel senso opposto rispetto a quanto dichiarato dopo l’ "abdicazione" di Consorte. La nave non farà nemmeno una virata. Contrordine Compagni!

Va bene, può darsi che una rondine non fa una vendetta, ma che fine hanno fatto gli antifusionisti vicini ai ds? Franco Bassanini è stato silurato e non riconfermato parlamentare, dopo esser stato elogiato per anni per la riforma della P.A. che porta il suo nome. Vannino Chiti, ex n.2 dei ds, è stato relegato ad un ruolo ministeriale di secondo piano, i rapporti col parlamento. La stessa misera (con)sorte è toccata a Lanfranco Turci, anche lui antifusionista ed ex presidente della Lega Coop. Naturalmente esiste sempre un risvolto della medaglia, per qualcuno che scende qualcun altro deve salire. Eccoli qui i vincitori del premio fedeltà: Pierluigi Bersani e Vincenzo Visco, difensori a spada tratta dell’Unipol, hanno ricevuto tanto potere nel nuovo governo quanto non potevano nemmeno immaginarsi. Addirittura, Visco lo spavaldo, aveva persino tentato di punire i vertici della guardia di finanza milanese che avevano indagato sul fattaccio, cercando di disperderli in altre sedi della penisola.

In realtà, il mondo delle cooperative rosse è più spaccato che mai, mentre riemergono le sempiterne ruggini tra “compagni” toscani e “compagni” emiliani. Campaini era stato nominato proprio per voltare pagina rispetto al periodo Consorte ed ora è costretto a dimettersi per la nomina “ostile” di Carlo Salvatori (già indicato da Consorte come papabile per la guida del colosso abortito sul nascere Unipol-BNL) alla presidenza della Unipol, che riporta inevitabilmente l’ago della bilancia verso l’Emilia.

Come al solito ci verranno a dire che i partiti non entrano in queste beghe e che loro si occupano del buon governo del paese. Evidentemente nelle "best practices" governative rientrano anche le telefonate di Fassino e Chiamparino i quali, a quanto pare, avrebbero insistito affinché un loro protetto (Modiano) non restasse fuori dall’organigramma di comando di SanIntesa. Allora, la politica non c’entra nulla con la finanza? Povero chi ci crede!  

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mercoledì, 30 agosto 2006

ALCUNI DUBBI (G.La Grassa)

Dopo la stampa inglese e la TV NBC, sempre inglese, anche il N.Y. Times (ed è un pezzo da 90 americano) chiarisce due punti:
1) gli attentati nei cieli non erano affatto imminenti; se dovevano esserci (il giornale solleva dubbi perfino su questo), non erano certo né per l'11 né per il 16 agosto; le indagini inglesi sono state messe in difficoltà dalla fretta di comunicare al mondo (per evidenti motivi collegati alla crisi in Libano e con l'Iran) il presunto attentato.
2) Se dovevano esserci attentati, questi sicuramente non erano "catastrofici e inimmaginabili", "molto peggiori di quelli dell'11 settembre 2001".
Fonte più autorevole della presa in giro subita - e del casino creato per giorni e ancora adesso per i controlli pazzeschi - non potrebbe esserci. Si creano perfino danni economici immediati a se stessi pur di creare allarme e isterismo utili ad altri fini. Un buon esempio di come i disegni strategici di lungo periodo prevalgano sempre su micragnose considerazioni economiche legate al "profitto" dei capitalisti.
glg 
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UN INTERESSANTE CONTRIBUTO DA FRANCO DI ORTONA (Ch)

Scrivo questa lettera a commento dell’articolo scritto da Etienne Balibar e da Jean-Marc Lévy-Leblond pubblicato da “il manifesto” il 20 Agosto 2006. Detto articolo tratta della questione medio-orientale ed in particolare di quella israelo-palestinese e mi ha indotto delle riflessioni in quanto penso esso possa essere preso da esempio di come si incorri in errori di prospettiva e di analisi quando si abbandonano certe categorie socio-politiche a vantaggio di altre. Balibar è stato un esponente di rilievo del marxismo e spiace notare come appunto egli abbia potuto, si direbbe quasi abiurare, questo sistema di pensiero. Sono due le questioni che a mio avviso saltano maggiormente agli occhi, vale a dire la questione delle forme di resistenza del popolo palestinese e l’analisi più in generale della situazione politica del medio oriente. Se da una parte gli autori condannano senza mezzi termini la politica di Israele bollandola come coloniale in quanto ha istituito sui diversi territori che controlla una forma di apartheid mortale per la popolazione palestinese, dall’altra ritengono che gli attentati suicidi che hanno caratterizzato la seconda Intifada siano “forme di azione moralmente ingiustificabili, distruttrici e controproducenti”. Ora verrebbe da chiedere quali forme di resistenza potrebbero attuare i palestinesi, considerando la schiacciante sproporzione nel rapporto di forze in campo come riconosciuto dagli stessi autori. A mio avviso questa è la stessa posizione dei pacifisti ad oltranza che ritengono la non violenza essere il vero “demiurgo” della trasformazione sociale. Ora ciò poggia, possiamo senza dubbio dire, più su legittime aspirazioni umane ed i relativi sogni che da esse possono scaturire (sempre necessarie intendiamoci, poichè senza di esse la volontà umana sarebbe ridotta alla stregua di quella degli animali) che su analisi di un certo spessore teorico. Gli autori altresì proseguono sostenendo che la scomparsa dello stato d’Israele non risolverebbe i problemi della nazione palestinese, poiché finirebbe per rendere quest’ultima inevitabilmente dipendente dagli stati arabi petrolieri e/o militarizzati. Ora perché questa situazione sarebbe di per sé ininfluente per la sorte dei palestinesi (in quanto sicuramente non risolleverebbe minimamente le loro condizioni) non si capisce bene. Ciò di cui avrebbero bisogno i palestinesi sarebbe “una metamorfosi di Israele”, “una rinuncia all’abuso della forza”, una sua “riforma morale” e via discorrendo, ma gli autori sono ben coscienti che la situazione attuale è quanto di più lontano ci si possa immaginare da questa prospettiva; ma perché? Perché “la specificità del problema israelo-palestinese è in via di entrare in un conflitto di più vaste proporzioni, dai contorni ancora confusi ma di violenza crescente e sempre meno controllabile dai propri attori: gli Stati Uniti e i loro diversi alleati da una parte; gli stati antiamericani e i movimenti fondamentalisti islamici dall’altra”. Non ci si accorge che il genocidio dei palestinesi così come l’aggressione israeliana al Libano fanno già parte (e da molti anni) di una strategia (geo-politica) americana di ben più ampio respiro il cui obbiettivo è quello di rafforzare la propria supremazia nella zona del mondo che va dal Mediterraneo orientale fino al cuore dell’Asia centrale al fine di tenerne fuori le potenze che gli USA stesse ritengono, allo stato attuale delle cose, potenzialmente essere in grado, in un futuro non troppo lontano, di competere concretamente militarmente ed economicamente con essi, vale a dire la Cina e la Russia.
Gli avversari degli USA non sarebbero da meno quindi, “ chi non vede che le retoriche di Bush e di Ahmadinejad sono l’una lo specchio dell’altra?” Ora sicuramente qualsiasi capo di stato del mondo sogna di sostituirsi a Bush o quantomeno di accrescere il suo potere (e quindi la sua influenza sulle zone strategiche del mondo) tramite la gestione e controllo dei diversi apparati di stato, ma cosa centra questo con quelli che sono realmente i rapporti di forza e di potere a livello planetario? Una attenta analisi strutturale ci dice che l’Iran attualmente è semplicemente costretta a difendersi dalla costante e sempre più stringente minaccia americana alla sua indipendenza ed autonomia, che non è attualmente in corso nessuna sfida o contrapposizione tra potenze per la supremazia mondiale, che esiste una nazione, gli USA, il cui strapotere non è minimamente messo in discussione e che si trova costretta ad aprire vari fronti di guerra perché teme che la sua supremazia possa essere incrinata da altra nazioni fortemente in ascesa, che non esiste più quell’equilibrio mondiale bipolare che l’ URSS assicurava, che stiamo per entrare in una fase di forti tensioni geo-politiche a livello mondiale, foriera, fra l’altro, di enormi tensioni sociali anche nei paesi più sviluppati. I nostri autori quindi auspicano un diverso ruolo dell’Europa volto a reimpostare la politica internazionale sul terreno del diritto al fine, fra le altre cose, di “reclamare l’applicazione di tutte le risoluzioni delle Nazioni unite” Inoltre, continuando in veri e propri voli pindarici, “bisogna che l’Europa contribuisca all’attivazione di uno spazio mediterraneo di cooperazione e di negoziato”….questo consiglio regionale permanente non garantirà di certo automaticamente la pace ma è il solo antidoto alla logica dello scontro di civiltà in grado di far arretrare l’integralismo al tempo stesso che il razzismo post-coloniale, l’antisemitismo e l’islamofobia.” Ora come si possa riporre una minima fiducia in una entità niente affatto definita politicamente qual è l’Europa, enormemente divisa al suo interno e, cosa ancor più rilevante, ancora vassalla degli USA, nonostante qualche sussulto, ma niente più, da parte della Francia e della Germania, come essa si pensa, quindi, possa veramente giocare un ruolo a livello internazionale in futuro, non è a affatto chiaro. Ma cosa ancor più grave, questo consiglio regionale permanente sarebbe l’antidoto alla logica dello scontro di civiltà; quindi, di nuovo in questa parte dell’articolo, si ignora completamente il fatto che la situazione medio-orientale è il riflesso perfetto delle strategie imperialiste messe in atto dalle potenze mondiali, in primis gli USA, che Israele è un gendarme che risponde perfettamente agli ordini nord-americani, e che tale situazione potrà significatamene cambiare solo quando una nuova potenza o gruppo di potenze sarà in grado di contrapporsi allo strapotere degli USA.
Franco, Ortona (CH).

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martedì, 29 agosto 2006

LO SPETTRO EUROPEO

 

Per anni abbiamo creduto che ad aggirarsi per l’Europa fosse lo spettro del comunismo, il quale minacciava tutte le potenze del Vecchio Continente e i suoi dominanti. Oggi che quelle illusioni sono miseramente svanite anche gli spettri assumono obiettivi e forme diversi. La nuova entità spettrale si chiama Unione Europea. Fa sentire a più riprese la sua voce attraverso raccomandazioni, rampogne e minacce. Dal suo essere evanescente vengono fuori numeri, conti, inneggiamenti all’abbattimento del debito pubblico, contenimenti del rapporto deficit-Pil intorno al 3%.

Lo spettro s’incarna in cupi personaggi in carne ed ossa che diffondono il suo verbo e annunciano l’apocalisse in caso di disattendimento dell’oracolo. Queste vestali, che si fanno chiamare economisti, sono super partes e “tecnicamente corretti”. Il problema è che lo spettro europeo è in realtà un demone di seconda classe senza nessuna aspirazione all’ascesa, succube di una suprema entità d’oltre atlantico.

Oggi l’Europa chiede all’Italia una finanziaria da 35 mld e non accetta rateizzazioni, impone i tempi senza alcuna proroga. Ecco, questo è uno dei rari casi in cui lo spettro europeo si manifesta e fa percepire la sua aurea spettrale. La sua essenza è monetaria, si nutre dei tagli alla spesa: sanità, scuole, pensioni ecc., ha servitori in tutti i governi, soprattutto in quelli che si dichiarano di sinistra.Tutto il resto, invece, lo delega, o meglio, attende che si mettano in moto i neuroni americani per accodarsi ai suoi impulsi, alle sue decisioni.

Dei governanti coraggiosi romperebbero questa assurda tendenza, chiederebbero una ridefinizione dei parametri e penserebbero ad un’alleanza trasversale tra paesi europei per cambiare le regole del gioco, per dare consistenza ad un continente azzoppato dall’egemonismo americano.

Qui si discute invece se spalmare la finanziaria in due anni o accettare tutti i tagli in un anno solo.

Così si formano due partiti all’interno del centro-sinistra: i rigoristi e gli splamatori, il gioco delle parti tra poliziotti buoni e poliziotti cattivi.

I primi dicono che non si può disattendere il verbo, c’è un patto di stabilità che lo impone e i patti si rispettano, pacta sunt servanda (esclusi quelli con gli elettori). I secondi, che fanno un po’ la parte del poliziotto buono, cercano escamotage per dividere la manovra nell’arco di due anni, ci edulcorano la pillola. In entrambi i casi non cambiano i soggetti sociali che dovranno subire le conseguenze della riduzione della spesa. Insomma due modi diversi per sodomizzarci.

Eppure, se come tutti ripetono, c’è stato un incremento delle entrate fiscali pari a 15 mld, la manovra potrebbe essere di soli 20 mld, magari spalmata in due anni e con una seria politica di sviluppo che riguardi i settori più avanzati, tecnologicamente strategici, piuttosto che limitarsi ad un mero abbattimento della spesa. Ciò comporterebbe, ovviamente, l’approntamento di strategie economiche aggressive che non piacerebbero agli americani, i quali continuano a propinarci fandonie sul business puro e sui costi comparati, al fine di comprimerci in settori vetusti ed ormai spremutissimi. Allora ci si accontenta delle nicchie di mercato lasciate libere dagli Usa, roba da passate rivoluzioni industriali, dove ci ritroviamo la concorrenza dei cinesi e di chissà quanti altri.

Ci vuole coraggio per fare questo, lo sappiamo, ed è per questa ragione che non ci aspettiamo nulla dai questi servi che dicono di essere di sinistra. Tutto ciò che hanno fatto e proposto sino a questo momento è andato in tale direzione e sfido chiunque a dire il contrario. Gli unici che esultano sono la Confindustria (dei grandi imprenditori e del cuneo fiscale) e la finanza filoamericana delle M&A.

 

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lunedì, 28 agosto 2006

Piccola riflessione (G. La grassa)

Qui si sta veramente esagerando nel senso dell'apprendista stregone. Il ritiro dall'Irak è stato deciso, ma non mi pare che ancora si senta nemmeno l'odore del rientro. In Afghanistan, tanti mal di pancia, ma alla chetichella i nostri soldati sono passati da 1300 a 1900 più una cinquantina dei "corpi speciali" dei paracadutisti e navali. Adesso 3000 in Libano a non si sa bene che cosa fare, perché non si dica che gli impegni sono chiari; altrimenti ci prendiamo per i fondelli. Buffo, ma anche preoccupante, vedere ieri in TV Parisi che passava in rassegna le truppe con un passo da nanetto come Vittorio Emanuele III, ma tutto tronfio e (comicamente) marziale. Berlusconi-Fini sembravano Vanna Marchi e figlia (anche con l'aggiunta di Do Nascimiento); ma Prodi-D'Alema sembrano Goebbels cotto in una salsa untuosa preparata da una "Perpetua" di campagna (veneta). Da tre-quattro mesi, il passo di marcia del patriottismo e del militarismo ha preso un andamento sempre più accelerato. Non ci si rende conto che per la prima volta - non era così nemmeno con il precedente Governo - si sta fornendo credibilità e prestigio all'esercito presso il "poppolo" (la cui parte di sinistra, a questo punto, supera ogni mia più "sinistra" aspettativa e previsione). Continuiamo così, non pensiamoci, e ......ci "divertiremo molto".  

 

B. Brecht, dal Breviario tedesco

Quando chi sta in alto parla di pace/ la gente comune sa/ che ci sarà la guerra./ Quando chi sta in alto maledice la guerra/ le cartoline precetto sono già compilate.

 

Quelli che stanno in alto/ si sono riuniti in una stanza./ Uomo che sei per la via/ lascia ogni speranza./ I governi/ firmano patti di non aggressione./ Piccolo uomo,/ firma il tuo testamento.

 

Chi sta in alto dice: pace e guerra/ sono di essenza diversa./ La loro pace e la loro guerra/ son come vento e tempesta./ La guerra cresce dalla loro pace/ come il figlio dalla madre./ Ha in faccia/ i suoi lineamenti orridi./ La loro guerra uccide/ quel che alla loro pace/ è sopravvissuto.

 

Dalle biblioteche/ escono i massacratori./ Stringendo a sé i figli/ stanno le madri e scrutano atterrite/ nel cielo le scoperte dei sapienti.

 

Nel calendario il giorno non è ancora segnato./ Tutti i mesi, tutti i giorni/ sono là, ancora liberi. Uno di quei giorni/ avrà un segno di croce.

 

J. W. Goethe - 

L'APPRENDISTA STREGONE

Il vecchio maestro d'incantesimi

finalmente è andato via!

E ora devono i suoi spiriti

fare un poco a modo mio!

Le sue parole e l'opere

io ho guardato e i riti,

e con la forza magica

anch'io so fare prodigi.

 

Corri! Corri

per un tratto bello e buono,

ché allo scopo

scorra l'acqua,

e con ricchi, pieni fiotti

si riversi nella vasca!

 

E ora, vecchia scopa, vieni,

prendi gli stracci miseri!

È da tempo, ormai, che servi;

ora esegui i miei ordini!

Sta' ritta su due gambe,

ci sia una testa, sopra,

fa' in fretta e vattene

con questa brocca!

 

Corri! Corri

per un tratto bello e buono,

ché allo scopo

scorra l'acqua,

e con ricchi, pieni fiotti

si riversi nella vasca!

 

Guarda, corre giù alla riva;

tocca il fiume ormai, non sembra

vero, e come un lampo arriva

qui di nuovo e versa in fretta.

Ecco, viene un'altra volta.

Come si colma la vasca!

Come ogni coppa

si riempie di acqua!

 

Férmati! Férmati!

Poiché noi

dei tuoi doni

la misura abbiamo colma! -

Ahimè, ora è chiara la faccenda.

Ahi, ahi, ho scordato la parola!

 

La parola che la riduce, alla

fine, com'era una volta.

Ah, lei corre e porta veloce.

Oh, se tu fossi la vecchia scopa!

Rapida, sempre nuovi flutti

lei porta dentro con sé.

Ah, e cento fiumi

si gettano su di me.

 

No, a lungo ancora

non lo posso permettere;

la voglio prendere.

Questa è perfidia!

Ah, cresce sempre più la mia angoscia!

Che sguardi! Che grinta!

 

Oh tu, mostro dell'inferno,

vuoi affogare tutta la casa?

Oltre ogni soglia già vedo

l'acqua a fiumi che dilaga.

Scopa scellerata,

non mi dài ascolto!

Bastone, che sei stata,

fermati di nuovo!

 

Ma non verrà il momento

che tu la voglia smettere?

Io ti voglio prendere,

tenerti stretta,

e sùbito spaccare il vecchio legno

con la tagliente accetta.

 

Ecco, sotto il peso torna di nuovo!

Non appena su di te mi scaglio,

sarai steso a terra, coboldo;

il taglio netto ti coglie di schianto!

Ecco, colpita a dovere!

Guarda, in due è spaccata!

Ora posso sperare

e tirare il fiato!

 

Oh, che guaio!

I due pezzi

in gran fretta, come servi,

sono pronti a ogni cenno,

all'impiedi ritti stanno!

Oh, aiuto, forze del cielo!

 

E corrono! L'acqua irrompe

nella sala e su ogni gradino.

Che orrenda massa di onde!

Signore e maestro, ascolta il mio grido! -

Oh, il maestro arriva!

Signore, il pericolo è grande!

Gli spiriti chiamati per magia,

non riesco a liberarmene.

 

«In quell'angolo, presto

scope, scope!

Siate quello che foste!

Come spiriti voi

al suo scopo evoca il vecchio

maestro, e solo lui.»

 

 

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venerdì, 25 agosto 2006

IL RISIKO BANCARIO "ROSICA" L'ITALIA (di G. La Grassa)

Eccoci ad una grande fusione bancaria, Intesa-S.Paolo, che crea il primo grosso colosso bancario italiano (e settimo in Europa). Presto per trarre tutte le conclusioni, anche perché il sottoscritto non ha certo a disposizione i famosi “uccellini” che fischiano alle orecchie degli “informati” le notizie riservate e più succose. Tuttavia qualcosa si può (cominciare) a dire, andando per gradi; e scusandomi di un certo disordine nell’esposizione, che non può al momento stringere sui soli nodi essenziali, tutt’altro che chiari.

Cominciamo dal meno importante. Non sentiremo in nessuna intercettazione telefonica (a parte che quelle sue non le metterebbero sui giornali) Prodi esclamare la ben nota frase “abbiamo una Banca!”, come fece l’“ingenuo” Fassino parlando con Consorte all’epoca del tentativo dell’Unipol di prendersi la BNL (a proposito, che fine ha fatto l’inchiesta sul diessino ex Presidente dell’Unipol che era tanto implicato in “quegli affarucci” quanto Fiorani e Ricucci, invece arrestati?). E non può pronunciarla perché in tal caso è del tutto evidente che il dominus è Bazoli (Intesa), con Salza (S. Paolo) di rincalzo, mentre Prodi è il “loro uomo” nella sfera politica. Mai scordarsi che, nella scuola (economica) di Andreatta, Prodi ricopriva lo stesso ruolo di Buttiglione nella scuola (filosofica) di Del Noce; il ruolo dell’un po’ testone, del classico “secchione”, ma proprio per questo uno di quegli uomini di cui, cum grano salis, ti puoi fidare e puoi far avanzare in carriera quale tua pedina nel gioco di potere (questo vale soprattutto per gli economisti, non tanto per i filosofi, è meglio chiarirlo per non confondere il cattolico Del Noce con il cattolico e politico Andreatta).

Per quanto importante sia la fusione di cui si sta parlando, non scordiamoci che Bazoli puntava alla Capitalia (Geronzi) in quanto questa possiede un congruo pacchetto d’azioni della Mediobanca che, con il il suo 14% azionario, è una buona chiave di accesso alle Generali. Quest’ultima operazione avrebbe creato un potere “insostenibile” in Italia, una vera dittatura finanziaria. Intesa-S. Paolo potrebbe essere una via, meno rettilinea e più lunga, per conseguire lo stesso risultato, ma al momento ci sono ancora “spazi liberi”; nel puro senso che non si è chiuso lo scontro all’interno dei poteri forti italiani (lo dico subito: nettamente succubi di quelli finanziari USA, di cui Draghi, Governatore della Banca d’Italia, e Tononi, uno dei viceministri economici, sono uomini di preciso riferimento, in quanto alti dirigenti, fino all’ultimo, della Goldman Sachs).

Sul piano della finanza, negli ultimi tempi c’era stato uno scontro tra Bazoli (con Salza sempre di rincalzo) e Profumo (Unicredit). I primi due avevano imposto il loro uomo (Faissola) all’ABI (associazione delle banche) mentre il secondo, con l’aiuto di Tronchetti-Montezemolo-Della Valle, aveva fatto fuori il “bazoliano” alla presidenza dell’RCS (quella che edita il Corriere). Adesso, però, questa fusione di così gran peso sembra avere riflessi di rilievo anche dentro il patto di sindacato dell’RCS, tanto che si vocifera che Mieli, uomo del trio appena sopra nominato, possa essere sostituito da Dario di Vico, bazoliano e che quindi assicurerebbe a Prodi il pieno controllo politico della linea di quel giornale. Del resto il recente scontro sul Corriere tra Giavazzi (critico del Governo) e Padoa-Schioppa (entusiasta della nuova fusione, che lo vede quindi schierato con i bazoliani) potrebbe essere letto anche alla luce di questi spostamenti degli equilibri interni a quel giornale, quale riflesso dell’attuale cambiamento di equilibri economici (finanziari) e, di conseguenza, politici. Si tenga ancora presente che Profumo (Unicredit) è anche lui uomo di sinistra (uno precipitatosi alle “primarie” a favore di Prodi); e tuttavia sembra appartenere al coté laico del centrosinistra, antipatizzante del cattolico di ferro Bazoli (salvo il solito appeasement tra vincitori e sconfitti di cui pagano il conto i citrulli come noi); in ogni caso, ricordo che Profumo fu uno dei principali promotori della riunione (a porte chiuse) della Margherita nel maggio 2005 (mi sembra a Fiuggi e comunque patrocinata da Rutelli in campo politico), che fu l’inizio dell’attacco a Fazio, ai “furbetti del quartierino”, ecc., con il risultato ben noto.

Notiamo intanto un fatto “curioso”. Nella fusione appena fatta sembrano aver avuto pochissima voce in capitolo Iozzo (nientepopodimeno che amministratore delegato del S. Paolo) e il direttore generale di tale banca, Modiano, che era addirittura in vacanza a Capri, dove è stato “sorpreso” dall’improvvisa convocazione dei consigli di amministrazione delle due banche in vista della fusione. Iozzo e Modiano sono il coté diessino del S. Paolo e sono considerati assai vicini a D’Alema, che i tam-tam giornalistici danno per furioso, pur se lo nasconderà e si dichiarerà pubblicamente favorevole alla nascita del colosso finanziario. La soddisfazione espressa da Fassino sulla fusione potrebbe dunque essere di facciata, a meno che il segretario non goda malignamente dell’indebolimento (da parte della sfera economico-finanziaria) di un politico forse per lui un po’ ingombrante, dato il suo attivismo in politica estera. Faccio notare al lettore che tutti gli scontri, le manovre e contromanovre, di cui sto parlando, sono puramente interni al centrosinistra. Ed infatti è in questo schieramento che si sono levate le voci di massima letizia alla notizia. Tuttavia, notiamo che almeno due voci di approvazione non diplomatica si sono alzate anche dal centrodestra: il sen. Luigi Grillo, fan di Fazio fino all’ultimo (e ancor oggi non pentito), e soprattutto Tremonti, di cui sono ben noti i fitti colloqui con Enrico Letta (che, come lui, è uno dei Reviglio’s boys), e che insiste tuttora sul progetto di “grande coalizione”, quindi di un forte centrismo, in cui cattolici e laici dovrebbero trovare un accordo di ferro.

In ogni caso, come all’epoca del Governo D’Alema (che patrocinò la conquista della Telecom da parte dei “capitani coraggiosi” alla Gnutti-Colaninno), Palazzo Chigi è nuovamente divenuto una merchant bank; con il cambio dalla “rude razza padana” degli industriali bresciani alla più pura finanza dell’asse Milano (Intesa)-Torino (S. Paolo). L’asse “industriale” (sia pure in crisi come quello costituito da Montezemolo-Tronchetti-Della Valle) sembra aver preso una brutta botta, malgrado il presidente confindustriale abbia emesso una dichiarazione favorevole alla fusione; ma questa, si, è sicuramente diplomatica. Si tenga presenta che Salza (S. Paolo) sembra sia da tempo in frizione con la famiglia Agnelli (non solo con Montezemolo); e tuttavia John Elkann, di cui si sa che aspira alla Presidenza della “sua” impresa (magari relegando l’attuale presidente alla IFIL, quella che fu di Umberto Agnelli), potrebbe essere tentato di riavvicinarsi, in alleanza con Marchionne (il “borghese buono” di Bertinotti), al duo Bazoli-Salza. Per il momento, sono illazioni; vedremo il seguito.

La conclusione che si impone è che, come del resto era già chiaro da tempo, il predominio finanziario (sulle grandi imprese industriali in netta crisi o in ogni caso prive di vere strategie di lunga lena) è divenuto ancora più netto, pur se non siamo a quella dittatura finanziaria di cui ho sopra parlato (ma solo perché un’altra parte del capitale finanziario, Capitalia-Mediobanca-Generali, non è ancora stata sottomessa alla potestà di Bazoli). Sempre di finanza (dominante) si sta comunque parlando. Ma il predominio crescente di quest’ultima in un paese come il nostro indica la sua ormai sempre più netta dipendenza da quella USA, una finanza che, in quel paese (il dominante centrale), è al servizio degli interessi nazionali strategici globali; e non certo solo finanziari, ma di egemonia industriale, scientifico-tecnica, politico-militare.

Chi non sa vedere oltre il palcoscenico della politica spicciola (televisiva), non capisce che l’amerikano Berlusconi non garantiva la subordinazione dell’Italia così bene come può fare il capitale finanziario che, in questo momento, tenta di blindare il Governo Prodi per devastare meglio il paese al servizio degli USA, prendendosi congrue cointeressenze; destinando però il paese ad essere sfruttato fino all’osso nel più breve tempo possibile (tanto la finanza è veramente internazionalista; altro che il “proletariato”). Draghi (ex vicepresidente della Goldman Sachs, una delle punte d’attacco della finanza americana) è il garante degli USA, in Italia, di questa operazione. Ancora una volta, il superficiale osservatore della politica – la famosa “ggente”, di cui il ceto medio-intellettualoide diessino (con certi “comunisti” di riporto) è il paradigmatico rappresentante – può essere ingannato dal fatto che il Governatore della Banca d’Italia sia soddisfatto di un’operazione apparentemente nazionalistica, che crea un colosso italiano difficilmente scalabile. Ma non c’è bisogno di scalarlo; esso è funzionale, nella sua opera di “sfruttamento” delle risorse finanziarie italiane, ai disegni strategici degli USA che mirano a fare dell’Italia la vera testa di ponte (perfino più fedele dell’Inghilterra) per annettere l’Europa a loro carro nella competizione globale che comincia a “mordere” il loro predominio con l’ascesa di altre potenze ad est. L’impedimento alla scalata per il nuovo colosso finanziario vale semmai per altri settori della finanza a cui saltasse in testa il grillo di fare concorrenza ai dominanti USA.

Un’altra “piccola” notizia, molto meno importante, ma significativa come indizio. La nuova merchant bank governativa ha convinto (con opportune telefonate, ovviamente non intercettate o comunque non pubblicate) la Carlyle (americana) e la nostra Finmeccanica (pubblica) a cedere i motori della Avio a fondi “amici” rappresentati dalla Cinven (fondo europeo di private equity). Riporto, per curiosità, il comunicato asettico dell’accordo:

“In data odierna (7 agosto), The Carlyle Group ha sottoscritto insieme a Finmeccanica un contratto per la vendita di Avio S.p.A., azienda italiana tra i leader mondiali nel campo della propulsione aerospaziale e navale, a fondi gestiti da Cinven Ltd. The Carlyle Group e Finmeccanica hanno ceduto le rispettive quote del 70% e del 30% in un’operazione il cui valore complessivo è pari a € 2,57mld. Finmeccanica, inoltre, si è impegnata a reinvestire in Avio S.p.A. fino ad una quota pari al 30%. Nell’ambito della transazione, Mediobanca ha svolto il ruolo di co-advisor di The Carlyle Group e Finmeccanica”.

 

Del resto Cossiga – che, lo ribadisco, non è pazzo per nulla – in visita a Tel Aviv per portare solidarietà al Governo israeliano, ad esponenti di quest’ultimo ha riferito, in presenza di giornalisti che hanno pubblicato (senza alcuna smentita) le sue frasi, di aver parlato con amici del Governo americano, che gli hanno detto di non preoccuparsi minimamente per le posizioni pubblicamente espresse da D’Alema, poiché quest’ultimo li ha avvertiti che le deve dire per rabbonire i “radicali” che ci sono nella maggioranza. Ed io affermo con convinzione: credo a Cossiga ed anzi ero convinto di quello che lui ha riferito già da un bel po’ di tempo; è come se avessi sentito di persona le telefonate dell’infido “baffetto” ai suoi colleghi americani. Non ha cambiato affatto atteggiamento rispetto al 1999, quando andò in guerra al servizio di Clinton. I veri pericolosi filoamericani (e filosionisti) – pericolosi perché più coperti, mentitori, “striscianti lungo i muri”, come ci si deve attendere da chi rinnega il suo passato un minuto dopo il crollo del “socialismo” nel 1989 – sono gli attuali governanti e in particolare, appunto, i rinnegati del PCI-PDS-DS.

Per ultimo, il patetico atteggiamento dei sindacati di fronte alla fusione bancaria di cui sopra. Essi hanno espresso vivo apprezzamento, solo avvertendo che non ci debbono essere riduzioni di personale. Questa è la più bella dimostrazione di che cosa è diventata la tanto amata (solo dai “comunisti” un po’ “andanti”) la contraddizione capitale/lavoro, ormai gestita – e non riesce da decenni ad essere gestita diversamente – da apparati di Stato quali sono i sindacati attuali nei paesi a capitalismo avanzato, nei paesi non più a capitalismo borghese. Le presunte organizzazioni dei lavoratori (solo quelli salariati, e per di più dei lavori prevalentemente esecutivi, come se tutti gli altri non lavorassero affatto) sono associazioni corporative che difendono i loro iscritti affinché non perdano posizioni nella distribuzione del reddito e nelle condizioni di vita; nulla più che questo. E’ ovvio che se non attuano questa difesa, perdono gli adepti e i dirigenti sindacali restano senza truppe, quindi senza potere. Per il resto, simili associazioni – ai fini di strategie veramente vantaggiose per un intero paese, tali da renderlo indipendente e non invece subordinato agli interessi di gruppi dominanti stranieri (soprattutto statunitensi, appunto), ecc. – non servono assolutamente a nulla; sono anzi ormai deleterie e fonte di uno sbriciolamento sociale, con possibile scontro e avversione tra i vari spezzoni che compongono una società capitalistica avanzata, in grado di favorire i disegni di tali gruppi dominanti. E i loro rappresentati sono fra gli strati popolari più incolti, quelli che al 99% seguono gli orrendi talk show televisivi e gli spettacoli più degradanti dell’odierna demenza massmediatica. Altro che “innata” coscienza di classe, del tutto immaginaria sia in sé che per sé.

In ogni caso, per fortuna, non si è ancora saldata una dittatura finanziaria compatta. Permangono varie contraddizioni, anche all’interno del cosiddetto piccolo establishment – quello del patto di sindacato della RCS, quello dominante e che sembrava aver messo a segno colpi unitari durante la crisi legata ai crac Cirio e Parmalat, al risiko bancario (pro e contro Fazio, “furbetti del quartierino”, ecc.). Oggi siamo ai contrasti interni, non però ancora della massima virulenza. Teniamo inoltre presente che, quanto più dura un Governo come quello di Prodi, la situazione marcirà fino al punto di non ritorno, fino alla totale subordinazione agli USA, quella più pericolosa, vile e infame, mascherata da “europeismo” (cioè favorevole alla subordinazione dell’intera Europa). Non c’è più affatto molto tempo; e certamente non mi auguro per nulla che tornino “gli altri”; più smaccati e, a loro modo, sinceri, ma altrettanto favorevoli al servaggio d’Italia e dell’Europa. Una situazione difficile, complicatissima, ma anche perché i “comunisti” hanno fatto una fine indegna: rinnegati o stupidi, incapaci di analisi, tutti presi dall’avanspettacolo odierno, senza vedere i registi, gli scenografi, e tutto il personale che trama silenziosamente dietro le quinte.

 

25 agosto

 

PS Allego la telefonata (cordiale) tra Bush e Prodi

 

Dal sito www.governo.it

 

giovedì 24 agosto 2006

M.O.: colloquio telefonico Prodi - Bush

Il Presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha avuto oggi un’amichevole conversazione telefonica con il Presidente degli Stati Uniti, George W. Bush. Al centro del lungo colloquio vi è stato il dispiegamento della Forza di pace dell’ONU e più in generale la situazione nella regione. Il Presidente Bush ha ripetuto il suo vivo apprezzamento per la forte leadership espressa dall’Italia in queste settimane, che, tra l’altro, ha reso possibile la convocazione della riunione straordinaria dei Ministri degli Esteri europei fissata domani a Bruxelles con la partecipazione del Segretario Generale dell’ONU, Kofi Annan. Il Presidente del Consiglio ha riconfermato la disponibilità italiana ad assumere il comando dell’UNIFIL qualora richiesto dall’ONU e dalla comunità internazionale. Al riguardo il Presidente Bush ha riferito dei suoi contatti con il Segretario Generale dell’ONU nel corso dei quali disponibilità e leadership italiana sono state commentate molto positivamente. Sia il Presidente Prodi che il Presidente Bush hanno confermato la loro determinazione a continuare a lavorare insieme per il successo della missione UNIFIL. Il Presidente degli Stati Uniti ha, tra l’altro, assicurato la continuazione dell’impegno statunitense per acquisire ulteriori contributi di truppe alla missione UNIFIL. I due leader hanno anche discusso dei più ampi temi regionali soffermandosi in particolare sulla Siria, evidenziando la necessità di un ruolo costruttivo di Damasco che favorisca la stabilità regionale. Essi hanno anche convenuto sulla necessità di affrontare il problema palestinese che resta centrale per pervenire a una pacificazione complessiva dell’area. Infine i due leader hanno scambiato alcune valutazione sul dossier nucleare iraniano e concordato di tenersi in stretto contatto sui futuri seguiti.

 

 

 

 La Mediobanca si è in ogni caso limitata al ruolo di mediatrice, mentre il ruolo propulsivo l’ha svolto il Governo, in accordo con la Cinven; il tutto fa quindi parte delle varie trame che stanno eseguendo i governanti attuali (veri sinistri nel cupo significato di questo termine), in quanto mano politica di precisi gruppi di potere economico, sia italiani che europei, ormai costretti al gioco dei dominanti centrali.
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giovedì, 24 agosto 2006

Un piccolo Flash

 L’on. Marco Rizzo, specializzando in sionismo, ha acceso una piccola polemica con il suo più acculturato segretario Oliviero Diliberto, affermando che il segretario dell’Ucoii, Hamza Piccardo, aveva espresso la volontà di essere candidato per il Pcdi alle politiche, per giunta in una posizione di rilievo, ma lui non lo ha mai incontrato. Che orrore compagno Rizzo! Un antisionista nel tuo partito, meglio qualche nipotino di Teodoro Herzl, magari che so, Gad Lerner per esempio (dati i trascorsi, tra rinnegati ci si intende sempre meglio). Per la verità sono rimasto deluso perché mi aspettavo da Diliberto una rampogna molto più pungente verso testa pelata. Il segretario del Pcdi si è limitato a smentire l’on. Rizzo, sostenendo che in realtà l’Ucoii aveva semplicemente manifestato la volontà di orientare i voti dei propri aderenti a favore del Pdci. Per onore di cronaca Diliberto dice anche che, pur non apprezzando il paragone Nazismo-Sionismo, continuerà ad avere rapporti con l’Ucoii. Bèh, sempre meglio che niente, non si può pretendere tutto, soprattutto che la sinistra torni a ragionare seriamente sulle questioni politiche. Eppure in questi momenti, mi viene da citare il Carlo Marx de La Questione Ebraica: “L'emancipazione sociale dell'ebreo è l'emancipazione della società dal giudaismo”. Come ci siamo allontanati cari compagni…

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IL SIONISMO DI SINISTRA (Appendice di G. La Grassa)

Certo che a Marco D’Eramo, il quale scrive un articolo sul Manifesto del 22.8.06 dal titolo Alzheimer storico, non si possono dare tutti i torti ed, infatti, gli diamo una ragione, ma una soltanto. Effettivamente la storia non si ripete mai, se non come farsa. Da questo presupposto emerge che nessuna fase storica è uguale ad un’altra,  tuttavia per giustificare l’inopportunità del paragone tra genocidio nazista e genocidio israeliano D’Eramo usa un argomento da amico del popolo, un giro di parole vacuo quanto tautologico (un po’ specioso?) intorno alla questione israelo-palestinese, che serve solo a disseccare l’organismo lasciando in evidenza la pelle. D’Eramo dice: “Tali corbellerie può dirle solo chi nelle cicatrici (non solo morali) dei propri genitori non ha vissuto il passaggio delle armate naziste”(cioè si riferisce al paragone Nazisti-Israeliani). Allora la domanda mi sorge spontanea, ma lui ha visto che cosa determina il passaggio delle armate israeliane? Qui ci possono tornare utili i numeri dati dall’Ucoii sui morti e sulla quantità di stragi compiute da Israele. Non ci sono campi di concentramento o camere a gas dove “stabulare” il popolo palestinese ma la stabulazione che avviene nei campi profughi, con le provocazioni quotidiane sui confini, la morte di stenti che si patisce in tali luoghi, sono così distanti dalla brutalità di un lager? E’ qual è la finalità di questo accerchiamento dei palestinesi se non la volontà palese di annientare l’ex padrone di casa che vanta i suoi diritti millenari sulla proprietà del suolo e che non vuole rassegnarsi all’”usucapione” che gli israeliani dicono di aver maturato? Sui campi profughi palestinesi non apparirà mai la scritta Arbeith macht frei, questa sarebbe una provocazione troppo spinta che nemmeno il genio criminale di un Goebbels potrebbe rovesciare, dato che i palestinesi muoiono anche a causa dell’assenza di lavoro, delle terre che non possono coltivare perché aride, mentre il più potente vicino si è appropriato della parte migliore. Israele conquista, non con i bliztkrieg, ma con operazioni militari a spizzico che partono da lunghe provocazioni contro i popoli confinanti e giungono alle escalations di violenza che abbiamo visto in questi giorni in Libano. O davvero D’Eramo crede che hanno iniziato gli Hezbollah con il rapimento dei soldati sionisti? Non è più facile che gli Hezbollah si siano incazzati per i tetti delle case scoperchiati dagli aerei militari israeliani che s’avvicinavano al muro del suono per creare angoscia sul popolo libanese, come ben riportato dai rapporti degli ispettori dell’ONU? Gli stessi rapporti, per tre anni e più, hanno continuato a segnalare le provocazioni israeliane, i droni che spiavano il vicino giorno e notte, gli sconfinamenti periodici per tentare di “azzoppare” qualche guerrigliero libanese. In Palestina è ancora peggio e D’Eramo lo sa bene. A questo punto si può continuare a fare giri di parole ma molto più onesto sarebbe dire “io sono Israeliano”. In questa fazione D’Eramo troverà tanti amici, quasi tutti. Noi invece, pur non essendo libanesi o palestinesi, stiamo con la loro giusta lotta di resistenza. 

GIANFRANCO LA GRASSA

Credo sia sbagliato opporre il vomito alle affermazioni di D'Eramo. In effetti, penso si possa ammettere la differenza tra Israele e Germania nazista. Non credo ad es. che ci siano nel primo paese forni crematori né campi di sterminio del genere di Dachau, Auschwitz, ecc. Nemmeno credo che si trovino tappeti fatti con i capelli di arabi uccisi, paralumi fatti con la loro pelle, fosfati tricalcici (concimi) ottenuti con le loro ossa, il sapone, ecc. L'odio per i massacratori non deve far giungere all'assurdo. Ritengo però che l'Ucoii (islamici) abbia fatto altri paragoni; sbaglierò, ma mi sembra che nella pagina a pagamento sono stati paragonati certi massacri compiuti dagli ebrei di oggi a quelli tedeschi di Marzabotto o delle Fosse Ardeatine di allora; il che è corretto checché ne pensi D'Eramo. In questo caso, l'Alzheimer non c'entra per nulla. Certi metodi di guerra fondati sul "bombardamento a tappeto" di popolazioni civili, sul fare terra bruciata incendiando paesi e distruggendo case, certe rappresaglie indiscriminate (come quelle contro i palestinesi, che si contano ormai a centinaia), sono state tipiche della guerra di allora (non solo da parte nazista per la verità). Certi assassinii premeditati, alcuni compiuti dal Mossad, sono simili, ad es. (ma è solo uno dei tanti possibili esempi), a quello dei fratelli Rosselli da parte dei fascisti. E si potrebbe continuare.

Comunque, eviterei di porre solo il problema morale e l'indignazione per i deboli che soccombono per mano dei più forti. E' indispensabile odiare, ma è anche importante schierarsi in base agli obiettivi strategici che uno crede debbano essere perseguiti in quella data fase storica; per esempio io sono convinto che si debba oggi indebolire l'egemonia, troppo accentuata, degli USA nel mondo; e Israele è sicuramente una pedina rilevante nel gioco egemonico statunitense; ergo.....

Quindi odiamo, ma anche analizziamo e non solo vomitiamo, altrimenti saremo tanto