LA SANTISSIMA TRINITA'
Si tratta di una di quelle notizie da prendere col beneficio dell’inventario, perché le smentite sono arrivate repentine e comunque troppo alla svelta per non dare un po’ da pensare. Tuttavia Monte(prez)zemolo ha ribadito che il problema non esiste (chissà perché quando Montezemolo diventa laconico mi torna in mente il dietrofront sul cuneo fiscale condito da mille giustificazioni…) rispetto ad una domanda rivoltagli dalla stampa, sull’ipotesi di scorporo del settore auto in seno a Fiat. Certo, si tratta di un problema relativo alla struttura societaria ma, di questi tempi, abbiamo imparato a cogliere la natura infida di questi personaggi proprio delle loro parole che non corrispondono mai alle loro azioni (vedi il caso IFIL di qualche giorno fa, con le condanne comminate dalla Consob all’allegra combriccola Montezemolian-Marchionniana, che ha palesato la pasta di cui sono fatti questi omuncoli). Aspettiamo a sbilanciarci ma restiamo vigili perché sulla FIAT (e sul tanto decantato rilancio delle sue prospettive industriali) continuiamo a nutrire dubbi e perplessità che divengono vieppiù consistenti di fronte alle incessanti richieste di aiuti di Stato.
Dal lato delle relazioni industrial-sindacali in questo “povero paese” vorremmo riportare un'altra notizia che riguarda la CGIL ed il suo Segretario Epifani. A parte il fatto che quest’ultimo non si è mostrato così scontento per il regalo fatto da Prodi & C. all’industria automobilistica di Torino (chiosando sulla vicenda con falsa adirazione: “è l’ultimo per la Fiat”, proprio come fanno quei genitori permissivi con i figli straviziati dai troppi “ultimi” cadeaux) nemmeno, pare, si sia preoccupato più di tanto per la vicenda del cuneo fiscale il quale, per la parte che riguardava i lavoratori, è stato spalmato su tutti i contribuenti (anche quelli che non pagano le tasse; ma loro non erano i paladini del contribuente debole?). Epifani è un uomo ardito e profittando del clima favorevole - con la sinistra “di lotta e di governo” che ha perso tutta la sua dignità (almeno le briciole di dignità che ancora le restavano grazie a qualche individuo isolato) calandosi le braghe al cospetto delle “sacre tavole” prodiane – rilancia sulla “democrazia” nei luoghi di lavoro e nella CGIL stessa. Ecco il tredicesimo punto da aggiungere alla legge divina: “Non avrai altro Sindacato all’infuori di me e se fornicherai con i Cobas sarai dannato per sempre”. Capito? Questi signori sono gli stessi che ogni giorno ci danno lezioni di democrazia. S’inventano viaggi in Africa tra i più bisognosi per lavarsi una coscienza lurida (mentre si fanno pubblicità come benefattori “esotici” per le prossime tornate elettorali), fanno guerre umanitarie per ingraziarsi il padrone americano, si dilettano con le capriole semantiche per giustificare la loro sozzura (chi si ricorda l’ineffabile D’Alema che parlava di “difesa integrata”, in Yugoslavia, pur di non chiamare un’aggressione col suo nome?) e vengono a spiegarci quotidianamente come si dovrebbe vivere in un civile consesso.
Dio-Prodi, il Figlio (prodigo, ma non si sa ancora per quanto) D’Alema e lo Spirito Santo Epifani, ecco la trinità al completo. Quest’ultimo ha sputato tutto il suo veleno sui sindacati autonomi con argomenti raccapriccianti, sostenendo spudoratamente che ruolo precipuo del sindacato è fare accordi non antagonismo. Ma quelli che conclude lui e la “Confraternita Confederale” con la controparte confindustriale non sono accordi quanto piuttosto svendite sulla pelle dei lavoratori.
Purtroppo siamo arrivati a questo punto, Prodi ha dettato l’immutabile legge ed ha indicato la terra promessa dell'Ulivo ai suoi seguaci come un Dominus Deus Sabaoth (i renitenti saranno fulminati sul posto!), D’Alema, il condottiero, si è fatto avanti per annunciare che di questa sinistra radicale (radicale? E de’ che?) nessuno ne ha più bisogno (citando a sostegno delle sue tesi tutti i santi del defunto PCI mentre la plebe belante plaudiva, come al solito, lo sfoggio di saggezza del suo leader) e, per finire, il cerchio magico-religioso si chiude con l’ossequiante Epifani (l’epifania è, appunto, nel suo significato religioso-cristiano, un’adorazione) che porta in dono al governo una fatwa per cacciare i radicali anche dal sindacato. Ma mentre Giordano, segretario di RC (Rinnegamento Comunista?) è immerso in una valle di lacrime e vuole dimostrare che lui è sempre servo fedele (cosicchè la responsabilità di tutto il casino è di Giuda-Turigliatto che l’avrebbe venduto) i Cobas reagiscono per le rime poichè si sentono ancora ed orgogliosamente sindacato di lotta e di difesa dei lavoratori.
Viviamo, ormai, in un mondo alla rovescia, con gli uomini che camminano sulle braccia o che, peggio ancora, strisciano come vermi. Di fatti, il dibattito è monopolizzato dal tradimento altrui (la pagliuzza si vede sempre più della trave), quello di due senatori che con la loro crisi di coscienza starebbero spianando la strada al Demonio-Berlusconi (per noi si tratta di una scelta generosa che speriamo resti coerente fino alla fine) mentre i veri traditori, quelli che hanno ridotto l’Italia una discarica a cielo aperto che emette esalazioni ferali, passano per gente con la testa sulle spalle. Che bei tempi quando le teste sulle spalle erano fatte per rotolare…
SEPPELLIRE I CADAVERI CHE CI IMPESTANO
di G. La Grassa
Non credo si debba essere particolarmente versati in moralità per disprezzare un qualsiasi individuo (di qualsivoglia “fede” sia) che si comporti come Follini. Invece, quell’“onesta” persona che è il segretario di Rifondazione comunista (mi auguro che cambino presto questo nome, un vero scandalo) afferma, secondo quanto letto sui giornali: “E’ un sincero democratico che stimo da tempo [gli eguali si cercano sempre e si annusano a volo; ndr]. Apprezzo le sue qualità anche culturali, è persona limpida [qualità e limpidezza che sono le stesse di Giordano; ndr] che si unisce alla maggioranza senza una logica di scambio” [ma va là, non esagerare; mettici solo del tuo]. Certamente, uno che guardi in faccia un simile segretario di un simile partito, non può non pensare a ciò che disse di Marinetti il grande Petrolini. Tuttavia, se poi uno sente cosa scrive in Internet (o dichiara in TV) la “bbase”, non può limitarsi a queste considerazioni, perché la degenerazione – in imbecillità e incultura politica – di quelli che furono i militanti comunisti di 50 e 40 anni fa (certamente anche loro un po’ “trinariciuti”, ma mai “sceeeemi” come questi odierni) ha dell’impressionante e getta un’ombra oscura sui destini futuri di questo paese. Non è solo un ceto politico di sinistra (in particolare quella sedicente radicale o estrema) ad essere un ammasso di piante sradicate e marcite; in fondo, la “bbase” ha i suoi giusti dirigenti.
Si deve tornare a “mani pulite”; e qui rivendico la lungimiranza di Preve e mia, perché nel Teatro dell’assurdo (Punto rosso edizioni, gennaio 1995) fornivamo già una spiegazione di massima di che cosa sarebbe successo (certamente i processi si sono evoluti in peggio, molto in peggio, ma secondo la direzione che indicavamo). Cossiga lo ha rivelato non so quante volte, ma su questo punto è stato silenziato da tutti i “giornali bene” (perfino dal Giornale). L’operazione, tramite il pentito Buscetta, partì dagli USA, ma solo dopo il crollo del socialismo reale e la dissoluzione dell’URSS ad opera di Gorbaciov-Eltsin. Prima non sarebbe mai stata nemmeno accennata. Mentre negli altri paesi europei quel crollo non fu avvertito in modo drammatico, pur se contribuì, quasi impercettibilmente, a ribadire la sudditanza agli USA (tramite il mantenimento e perfino rafforzamento della NATO), mettendo in lenta liquidazione il gollismo in Francia, in Italia, dove vi era la presenza di un forte partito comunista (ormai piciista come scrissi fin dal 1973 nella rivista Che fare di Francesco Leonetti), la svolta dovette essere drammatica, con la liquidazione del vecchio regime DC-PSI.
Praticamente – questo lo si capisce meglio oggi – nel nostro paese ci si comportò come in alcuni paesi dell’ex socialismo; ci si affidò per la svolta ai rinnegati del comunismo (ai già piciisti). Questo accadde anche, ad es., in Georgia con Shevarnadze, nelle Repubbliche centroasiatiche addirittura con i vecchi “burosauri” dell’era brezneviana; e perfino si tentò l’operazione in Russia con Eltsin e i “grandi magnati” del “capitalismo selvaggio”. In questo paese, che aveva comunque altra tradizione, l’operazione fu stoppata da Putin; e quei magnati – mutatis mutandis, i “nostri” della GFeID (grande finanza e industria decotta) – sono finiti in galera o sono fuggiti nel mondo anglosassone sotto protezione USA. Qui da noi, in condizioni evidentemente diverse, quei “magnati” sono rimasti in auge invece che essere incarcerati o fuggire all’estero (solo i loro capitali vi sono andati) e, agendo di conserva con il complesso finanziario-politico del paese dominante centrale (gli Stati Uniti logicamente), hanno chiamato i rinnegati suddetti – poiché si tratta del personale più adatto, corrotto fino al midollo, assetato di soldi e potere (sia pure da servi) e costantemente ricattabile per il suo passato – a prendere in mano le sorti del paese per subordinarlo a tutte le mene del complesso finanziario-politico appena nominato, con ampie quote percentuali di servizio per la nostra GFeID.
Le ciambelle, come si sa, non sempre riescono con il buco; ci si è scordati che solo una piccola parte di diccì e socialisti (miracolati e lasciati illesi) poteva accodarsi ai piciisti; e questi miracolati non erano in grado di ottenere tutti i voti dei vecchi partiti di appartenenza. Così, l’elettorato DC-PSI, in pieno sbandamento, ha risposto concedendo la fiducia al nuovo arrivato, al parvenu inviso al salotto buono dei magnati di cui sopra. La GFeID da 15 anni circa si agita, si contorce, impiega capitali sempre più cospicui per corrompere gli individui di poca virtù eletti dagli sbandati fu diccì e piesseì. L’ultimo è Follini, e magari altri, e poi forse la maggioranza dell’UDC; ma sempre qualcosa va storto, perché i corrotti del piciismo non sono nemmeno essi aquile e poi non osano presentarsi in prima persona; debbono ricorrere a personaggi incredibilmente limitati e incapaci come Prodi, un “amicuccio della parrocchietta” (chi si ricorda ancora questa macchietta radiofonica di Alberto Sordi?). Da anni “siamo alla frutta”, che quindi è ormai marcita e puzza da morire. D’altronde, la risposta dell’elettorato deluso e abbandonato è stata una risposta malata, affidata ad un individuo che si contorce anche lui nel tentativo, inutile, di essere accettato dalla GFeID. Solo che lui ha rischiato (e forse rischia) la galera; quelli del “salotto buono”, mancando da noi un Putin, la evitano sempre e ci spediscono gli altri, con l’appoggio dei piciisti, che di queste cose se ne intendono, pur se per un certo periodo hanno giocato ai “democratici” (fino all’ultima votazione in Senato, che li ha messi nel panico).
E’ ormai evidente, salvo che per la “bbase” dei rinnegati, l’emergenza “democratica” che vive il paese da qualche anno, ma soprattutto da quando esiste questo putrido governo della sinistra. Il problema di fondo – lasciando ai cattolici il compito di riflettere sui loro rinnegati – è quello di questi traditori del “comunismo” che hanno cambiato casacca da un giorno all’altro. Certo, sotto la casacca vi era già un corpo marcio pieno di vermi. Lo ripeto per i duri di orecchio: li avevo già “pittati” nel 1973, e francamente me ne vanto! Alla faccia dei tanti Soloni, tipo i vari intellettuali radical-chic, che hanno sbagliato tutte le previsioni: ’68 e ’77, “rivoluzione polacca” e Walesa (il nuovo 1917 e il nuovo Lenin: così scriveva la Rossanda all’epoca; si vada a vedere Il Manifesto per credere!), Gorbaciov e la “glasnost”, la “perestrojka”, tutte le cazzate di questi presuntuosi “vati” che mai fanno un’autocritica e oggi appoggiano questo verminaio, pericoloso e fonte di possibile avventure autoritarie, che è la sinistra, la loro sinistra!
Tuttavia, sia quando già avevano il corpo pieno di vermi sia quando hanno anche cambiato la casacca, mai questi piciisti hanno veramente seppellito quel cadavere che era il comunismo. Bisognava seppellirlo con tutti gli onori, senza vergognose abiure, senza far finta di non averne mai condiviso i fallimenti e anche, in certi casi (perché negarlo), gli orrori. Bisognava seppellirlo con una analisi impietosa di come era finito dopo i “dieci giorni che sconvolsero il mondo”, e soprattutto dopo aver creato non il socialismo e comunismo, ma comunque una grande potenza che si era opposta all’egemonia USA e aveva permesso il grande movimento e la riscossa del terzo mondo. Ma gli sporcaccioni rinnegati piciisti hanno solo cambiato campo, sono divenuti i barboncini della famiglia Agnelli, i difensori del più inefficiente e vorace capitale finanziario dei paesi capitalistici avanzati; il tutto senza seppellire alcun cadavere, lasciandolo lì a decomporsi emanando quei miasmi (gli avanzi indigesti che ancora adesso si fregiano dell’etichetta “comunista”) che sono un ulteriore pericolo per il popolo italiano e un ulteriore aiuto per i magnati-magnoni della GFeID.
Invito caldamente i più giovani a non seguire i vecchi “vati” della “sinistra critica o alternativa”, a non rispettare quella generazione dei quaranta-sessantenni, la più corrotta e ormai persa per ogni discorso di pulizia (salvo le solite e per fortuna non minime eccezioni); e li invito a seppellire definitivamente – ma con “l’onore delle armi” – il comunismo. E li invito a non seguire nemmeno coloro che rispolverano la teoria di questo comunismo – il marxismo – con l’intento di imputridirlo e renderlo anch’esso una cloaca dove scorrono solo limitate, ma non indifferenti, carriere universitarie, qualche piccolo lustro nei massmedia, nelle case editrici “di fama”, ecc. Anche il marxismo, come corpo nel suo complesso, è morto e va seppellito con onore, ma estraendone tutti gli organi ancora trapiantabili in altri corpi che si reperiscano vivi e sani.
In realtà, un lavoro di alta qualità in questa direzione era già stato compiuto, addirittura 35-40 anni fa, dalla scuola althusseriana e dal grande economista (ma non solo tale) marxista Bettelheim, che scrisse pagine definitive sulla degenerazione del socialismo reale. Certo, all’epoca, un simile lavoro fu compiuto non per seppellire il marxismo e comunismo, ma perché si pensava di rinnovarli, opponendosi radicalmente ai primi esiti della svendita compiuta da quelli che prendemmo per “revisionisti” (ed erano invece qualcosa di molto peggiore). Quei tentativi non sono oggi riproponibili, ma hanno segnato dei punti di non ritorno e di partenza per nuovi lidi, tentativi poi abbandonati. Per fortuna, proprio in Italia, per merito di Maria Turchetto è stata rifondata (finalmente una rifondazione che è tale) una scuola althusseriana che, grazie anche ad alcuni valenti giovani studiosi, ci sta riproponendo le opere importanti di quell’epoca; opere che, in ogni caso, costituiscono un buon trampolino di lancio.
Ciò non ci esime comunque dalla ormai indispensabile, e onorata, sepoltura del nostro passato di ben oltre un secolo. Senza questa operazione, tutto diventerà palude, quella palude che oggi, politicamente, vediamo espandersi dai Follini e l’Udeur fino a Rifondazione, verdi, PdCI, ecc. Culturalmente, è opera improba fare un elenco un po’ preciso di questa fogna a cielo aperto che, per l’appunto, emana i miasmi dei cadaveri insepolti, lasciati sul terreno da immondi rinnegati, dai nanerottoli cui spero toccherà, in tempi non secolari, la sorte in-“fausta” che meritano. Al lavoro dunque: è l’esortazione che rivolgo non ai “compagni”, bensì ai giovani (ma anche a quelli che non sono più tali) onesti, nonché critici verso una società dominata dai magnati della GFeID (gli assimilabili a quelli che in Russia sono stati messi in condizione di non nuocere) con i loro “sinistri” servi.
27 febbraio
IL DEMOCENTRALISMO di G. La Grassa
In occasione della fronda di due senatori (di ben poca virtù, sembra, alla fin fine), che si sono rifiutati di votare la politica estera illustrata dall´impostore D´Alema (che diceva "tutti a casa se domani non abbiamo una maggioranza"), abbiamo dovuto sorbirci le più solenni smentite dei principi costituzionali da parte di questi "antifascisti" che insultano quello, di cui sostengono di essere "fedeli custodi", con la loro malafede, con i loro maneggi per restare a godere i 18000 (anzi oggi di più) euro al mese, più quelle piccole fette di potere asservito alla finanza italoamericana. Abbiamo sentito Russo Spena e Giordano & C. dire che i senatori non sono liberi di votare come vogliono perché rispondono al popolo (quale?). In realtà, come visto, non c´è "vincolo di mandato" secondo il feticcio che questi ignoranti fingono di "adorare". Perché non vanno a scuola, ad imparate a leggere e scrivere, prima di fare i parlamentari o addirittura i membri di un Governo?
Incredibili poi Diliberto (a Ballarò) e Fassino (in un´intervista ad una "belloccia" in non ricordo quale fondamentale trasmissione TV). Hanno affermato, con una prosopopea che sollecitava gigantesche pernacchie (anzi il mitico "Pernacchio" di Eduardo; come ci manca oggi!), che la minoranza ha il diritto di discutere e sostenere ciò in cui crede (che concessione "regale"!), ma poi deve votare come decide la maggioranza dello schieramento cui appartiene. Per chi non stia ancora poppando latte, questo si chiama "centralismo democratico", principio guida di tutti i partiti comunisti detti leninisti (ma soprattutto nella versione affermatasi dopo Lenin). Fassino e Diliberto fanno parte della schiera di "impavidi condottieri" che hanno rinnegato l´intero comunismo (come i DS) o comunque hanno criticato le "deformazioni antidemocratiche e autoritarie" del socialismo reale, come hanno fatto i "comunisti a denominazione non controllata". Tutti, a parole, non accettano più i principi del partito detto leninista, perché sono diventati, sempre a parole, "democratici". E adesso, pur di restare al Governo (con 24000 voti in più alla Camera e
Da notare che i partiti comunisti erano concepiti soprattutto come strumenti di combattimento in un´epoca di confronti durissimi con il capitalismo e l´imperialismo, confronti oggi del tutto abbandonati da questi venduti al capitalismo e imperialismo. Si aveva a che fare con partiti dove esisteva comunque una linea condivisa per l´essenziale - appunto la lotta senza quartiere contro il "nemico di classe" - con divergenze tattiche, talvolta strategiche, ma sempre entro un determinato alveo. I rinnegati diessini e i comico-finti comunisti stanno cianciando di un centralismo democratico da applicare entro uno schieramento che va da loro fino a Mastella, Boselli, Capezzone e, oggi, Follini (personaggio di una limpidezza morale da non temere confronti). Si può essere più imbecilli e malandrini insieme? Che piaccia o meno, il centralismo democratico era concepito come una organizzazione di lotta secondo principi generali condivisi, e mirava a conservare l´efficacia nell´azione per chiari obiettivi ("di classe", in vista del completo rivolgimento dei rapporti di dominio della proprietà capitalistica); non era una mediazione al ribasso, su programmi pasticciati e stiracchiati in tutti i sensi, per contare e ricontare i voti nel Comitato Centrale e accaparrarsi, mediante corruzione e minacce, qualche voto di membri "non in linea" con la leadership del partito.
In seguito, questo principio, nel socialismo reale, si è corrotto ed è diventato effettivamente strumento di mene e raggiri nell´ambito del politburo; non a caso, sappiamo però com´è andata a finire. E così andrà a finire anche per questi sbiaditi avanzi di un´altra epoca: diessini, rifondaroli, pidicisti, "ernestiani", ecc. Immaginano di salvarsi, ma per loro il destino credo sia già segnato, nel medio periodo, com´è spesso quello di chi serve al potere per un certo tempo e poi, con grande soddisfazione generale, viene preso a calci nel culetto. Anche perché "questi qui" sono particolarmente limitati, meschini, senza qualità, se non per i loro referenti immediati (ma non i più potenti): quel piccolo e sbriciolato "ceto medio" semicolto (cioè di rara incultura politica) dei servizi e lavori inutili, di cui ho più volte parlato.
A molti, per esempio, D´Alema sembra un´aquila. Chi l´ha conosciuto a Pisa giovanetto non può che sorridere. Dubito fortemente si riesca a dimostrare che è qualcosa più di un intrigante, abile nei corridoi dei congressi di partito e del Palazzo; vorrei mi si indicasse una sua idea di ampio respiro (forse i bombardamenti sulla Jugoslavia al seguito degli USA? O l'operazione Telecom, che ha creato quel po' po' di bubbone che abbiamo oggi? E lasciamo perdere la Banca 121 del Salento). Uno per cui la linea più breve tra due punti non solo non è la retta (geometria euclidea), ma nemmeno una curva (parabolica, iperbolica, ecc.); solo la linea spezzata, a zig zag, con tanti nodi in mezzo; e spesso anche interrotta, per nascondere "sotto traccia" trame non certo esaltanti. Uno che, se gli scodellano la palla davanti al portiere, non la caccia in rete; si ferma, si gira, aspetta qualche avversario per tentare di dribblarlo, di fargli tante piroette intorno; e poi magari, voltando le spalle alla porta, tenta di fare goal con una sforbiciata. Ma è solo per fare un esempio, solo proprio per citare "il migliore" (di questi tempi "peggiori").
Che pena: questo è oggi il ceto politico di sinistra; che straparla di centralismo democratico in un "ambaradan" che va da Follini-Mastella fino ai "dissidenti" pacifisti che adesso, in nome di non si sa quale principio, torneranno quatti quatti all´ovile, dove pulci e zecche impazzano. Non preoccupatevi, pagheranno caro; non è lontanissimo il tempo in cui il grande capitale, magari non quello dei Bazoli-Montezemolo & C., non avrà più bisogno del supporto di questa bava da bruchi (non dei "nobili" bachi da seta, ben s´intende). Finché dura l´attuale classe dominante economica parassitaria, certo un po´ di ossigeno lo darà a questo scadente ceto politico e a quello sedicente intellettuale. Credo però che si avvicini il momento della resa dei conti, anche se ormai potranno parteciparvi altre generazioni rispetto alla mia, perché qualche annetto ancora ci vorrà.
Altra lesione della Costituzione "democratica e antifascista" da parte di questi "uomini ridicoli". Tralascio di entrare nei dettagli dell´ultimo "dodecalogo" inventato da questi clown per cercare l´accordo (di legislatura; mamma mia che brividi al pensiero che durino anche solo altri due anni). La parte più comica è quella in cui si dice che l´ultima parola spetterà sempre, per ogni decisione, al premier (d´altra parte, non era stato il "giustizia e libertà" Scalfari, un "vero democratico", ad invitarlo ad essere "dittatore"?). Comunque, la nostra Costituzione ("democratica e antifascista"; aggiungiamoci sempre queste paroline magiche) non prevede un governo del premier. Quest´ultimo è solo un primus inter pares, e basta. Come la mettiamo? E il supremo custode del dettato costituzionale ("democratico e antifascista") ha affidato l´incarico di governare a questo dittatorello "amicuccio della parrocchietta" (Italia)? Mah, valli a capire questi "antifascisti". Povera la gente che è morta nella Resistenza, ed era convinta di dar la vita per un mondo diverso! Diverso è diventato veramente, ma non nella direzione desiderata da chi tanto si è sacrificato. Mi viene in testa il film "Il terrorista" di De Bosio, ma semmai lo racconterò un´altra volta.
Per qualche anno a venire, con fremiti di sadomasochismo, godiamoci gli "ultimi bagliori di un crepuscolo", nel fu "bel Paese" ormai devastato da torme di iene e sciacalli.
26 febbraio
COSE "TURCHE" di G. Duchini
DELL' ENTRISMO (PROBABILE) DEL TROTZKISTA di G. La Grassa
Avevo capito che il sen. Turigliatto si fosse dimesso da Senatore e speravo non si comportasse come il minore dei Cacciari, che aveva già fatto questa "finta" parecchi mesi or sono. Oggi però leggo sui giornali che il suddetto, espulso dal gruppo parlamentare di Rifondazione e forse dal partito (mi si scusi se non sono aggiornato su che cosa avviene nel porcaio n. 1 della politica italiana), sarebbe finito nel gruppo misto come, mi sembra, l´altro dissidente Ferdinando Rossi (che è stato perfino picchiato per il suo non voto). Quest´ultimo ha già promesso il suo voto di fiducia al Prodi "rivivo"; e forse anche Turigliatto lo darà (è quello che dicono i giornali, che spero mentiscano come al solito).
A questo punto tuttavia, se così fosse, ritirerò immediatamente a questo "signore" la mia solidarietà, che in un primo tempo gli avevo inviata con convinzione, forse perché mi era apparso come una debole fiammella nel buio del porcile. Mi verrebbe anche in mente qualche battutaccia cattiva sui trotzkisti, ma mi astengo fino a che non vedrò questo Turigliatto (e Rossi) votare la fiducia a Prodi.
In generale, indipendentemente da questi (eventuali) fatti singoli, quello che sta avvenendo in questi giorni mi ricorda un gioco che facevo da bambino. Mi divertivo - in effetti un divertimento discutibile (ma ero piccolo) - a buttare dei fiori (rose o margherite o altro) in un liquido fangoso. Si afflosciavano un po´, non avevano più i colori vividi di prima, ma per un bel po´ di tempo sembravano mantenere la loro differenza, i loro contorni di fiore (oserei dire la loro individualità). Poi, improvvisamente, in una violenta accelerazione del processo, si disfacevano, venivano inghiottiti, divenivano omogenei e indistinguibili rispetto al resto.
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In un giorno di Quaresima dell'anno duemilasette, sul monte Citorio, dio (alias il Vaticano) dettò a Mosè (alias Prodi bis-chero) i 12 comandamenti da impartire agli it-alieni.
Vediamo quali sono in dettaglio.
Io sono il tuo governo sovrano:
1) Non avrai altro governo al di fuori del bis-chero.
2) Non nominare invano i DI.CO.
3) Ricordati di santificare le Ceneri.
4) Onora Andreotti e Pininfarina.
5) Non uccidere i ricchi, ma soltanto i poveracci.
6) Non fornicare con Mastella e Formigoni.
7) Non derubare i padroni, ma soltanto gli operai.
8) Non dire falsa testimonianza, ma nemmeno la verità.
9) Non desiderare la nostra poltrona.
10)Non desiderare il nostro stipendio.
11)Non desiderare la nostra pensione.
12)Non desiderare soprattutto la nostra caduta.
Amen.
Lucio Garofalo
UNA PORCILAIA CHIAMATA UNIONE di G. La Grassa
Continuano ad operare le cellule cancerogene di una sinistra immonda; e la palma ormai spetta proprio a coloro che mantengono ancora il nome "comunista". Vi ricordate due-tre mesi fa quando costoro polemizzavano contro i "moderati" del loro schieramento (tipo Mastella) perché tentavano manovre neocentriste, di conquista di qualche senatore dell´altra parte, onde diminuire il peso della sinistra "radicale"? Adesso, hanno un tale terrore di andare a casa prima dei due anni, sei mesi, un giorno, che da Migliore a Giordano e giù giù fino al PdCI e ai verdi, dichiarano che in fondo qualche acquisto di senatori di centrodestra può essere tollerato, "se daranno maggiore stabilità al paese. Noi siamo favorevoli al rafforzamento del Governo Prodi anche con alcune aggiunte eventuali" (Migliore). Sporcaccioni come questi non ne esistono! Lo fanno in nome di "superiori interessi", questi infami che non credono in nulla se non nei loro privilegi di porcai. Nemmeno nella Francia di Napoleone il piccolo, nell´Italia di Giolitti o nella della Repubblica di Weimar si era arrivati ad un porcile simile.
Minzolini della Stampa (non certo di destra) affermava ieri sera, e nemmeno con ironia ma come un fatto molto normale, che il Senato è ormai un Suk. Si tratta "per acquisti", non sembra per il momento con grande successo, con un senatore forzista calabrese (Gentile) e uno campano (Izzo). Poi si tenta anche con i due senatori di Lombardo (l´autonomista siciliano) che si dice però chieda il ponte di Messina, la Tav isolana, il proporzionale con preferenze, la fiscalità compensativa, no ai pacs ecc. ecc. (e sembra chieda troppo). Inoltre, si corteggia Follini che ha parlato a lungo ieri con Rutelli.
Insomma un quadro che più schifo non si può. Ieri sera l´ineffabile Mannoni ci mostrava sedi dell´Ulivo a Roma, Firenze e non so dove altro, in cui erano riuniti "compagni" (nuovi trinariciuti) tutti di quel tipo da impiegati nei servizi, nel turismo e spettacolo, insegnanti, ecc. che sono l´ossatura del suddetto porcile. E questi geni della politica avevano un unico leit-motiv: bisogna che moderati e radicali del centrosinistra trovino l´accordo per la "governabilità". Hanno tutti imparato dal parroco Prodi: sembrava si parlasse della S.S. Trinità o della Verginità di Maria. Se uno è moderato e l´altro radicale, un cervello non da verme come quello degli intervistati suppone che il primo voglia governare secondo alcune linee direttrici di politica interna, estera, economica, ecc.; mentre l´altro propone un orientamento politico nettamente diverso. No, non importa, perché si deve comunque trovare "una sintesi" nel nome della governabilità, cioè del magna-magna dei maiali di sinistra, i cui rivoletti arrivano anche a questi insensati mascalzoni inseriti nei vari apparati della spesa pubblica per prestare lavori del tutto inutili. Anche questi sinistri, sedicenti di base, sono corrotti e stupidi. Altro genio il leader dei girotondini, Pancho Pardi (non a caso ex sessantottino di orientamento operaista; i peggiori mostri vengono proprio da lì) che ha detto di non capire che testa possano avere Turigliatto e Rossi per comportarsi in modo da far tornare Berlusconi.
Questa gente merita una fine "estrema". Con il suo marciume, con la sua totale corruzione e assenza di qualsiasi principio, sta preparando il terreno per avventure gravi. Giordano, visto in TV, continuava a ripetere a Guidi (della Confindustria) - pensando che il trabocchetto fosse stato preparato da quella parte (perspicace anche lui) - che il Governo (con il loro pieno assenso di "comunisti"!) aveva fatto un mucchio di regali ai grandi industriali (Montezemolo in testa) e ai finanzieri; e questi avevano così mal ricambiato i loro servigi. Avete capito? Nell´amarezza e nel terrore di perdere i loro posticini di mangioni e parassiti e arraffoni, questi sinistri "radicali" rivelano candidamente di essersi venduti al grande capitale e di aspettarsi un po´ di riconoscenza. Non credo affatto che ci sia stato alcun tranello, né che la caduta di Prodi sia stata preparata dalla GFeID (grande finanza e industria decotta), ma è certo che essa gongola perché il vomitevole spettacolo di questi maiali, che sguazzano nella broda del truogolo, è la migliore preparazione ad una loro sostituzione con "chi di dovere" (naturalmente a favore di questi nostri gruppi subdominanti, parassiti e succhiatori del nostro sangue a favore dei predominanti USA, ma trattenendo per sé una discreta percentuale del maltolto al popolo italiano).
Questi sinistri sono i nemici primi, irriducibili, pericolosi per quello che stanno facendo e per il terreno putrido che stanno preparando, un terreno di liquame favorevole a che attecchiscano le male piante di qualche regime "forte". Sarebbe necessario farli fuori prima del disastro annunciato. Ma purtroppo debbo usare il condizionale, perché credo che al disastro arriveremo. Questa sinistra non ha più nulla in sé, nemmeno un piccolo germe. Deve essere eliminata tutta, e non c´è tempo di formare le forze capaci di assolvere questo compito; arriveranno prima altri. Nel finale del film di Romero, "La notte dei morti viventi", arrivano le squadre di eliminazione degli zombies (con pallottole dum-dum nel cervello) e fanno piazza pulita. Purtroppo, eliminano anche l´unico che si era salvato dai morsi degli zombies, che era ancora un essere vivente; non a caso un nero, un diverso. Il messaggio è chiaro. Se non ci rafforziamo e non asportiamo noi questo cancro, verranno altri e saremo tutti stesi. Detto con molta sincerità: è quello che credo accadrà. La "soluzione finale" non è dietro l´angolo, quindi i reali anticapitalisti e antimericanisti avrebbero del tempo per prepararsi; ma sono convinto che nessuno saprà approfittarne.
Chiudiamo con una notazione divertente, pur se conferma la putrefazione della politica italiana. Mastella ha promesso l´ira di Dio se si volesse mettere in piedi un Governo istituzionale presieduto da Marini; ha affermato chiaramente che simile Governo approverebbe, su impulso di tutti i più grandi partiti, una legge elettorale con sbarramento al 4%, così il suo partitino (assieme ad altri) sarebbe fatto fuori. Almeno lo dice papale, papale. E´ sempre meno peggiore di quei maialoni che parlano in nome "della stabilità del governo per il bene del paese". Ed è più divertente.
23 febbraio
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REFERENDUM di Andrea Berlendis
Il giorno 21 febbraio si è svolto a Roma (a Palazzo Madama sede del Senato della repubblica) un referendum locale su una materia strettamente amministrativa : si sono confrontati coloro che volevano mantenere l'insediamento della futura base americana e coloro che volevano spostarla un po’ più in là...
L'onere di illustrare l'oggetto del referendum è spettato di diritto ad uno statista di alta levatura (circa diecimila metri dal suolo, tale era l'altezza da cui i nostri aerei e quelli Nato eroicamente colpivano l'inerme popolazione civile della Serbia, nel volutamente dimenticato, da loro, 1999) : una esposizione in cui gli esponenti della 'sinistra radicale' hanno intravisto aperture ... sì quelle dei portelloni dei nostri aerei ( 172 missioni compiute dall'aeronautica militare italiana—Fonte "Giornale di Brescia", Sabato 10 Luglio 1999 ) che insieme a quelli della Nato hanno provocato vittime, disastri umani ed ambientali, durante l'attacco alla Serbia (a cui allora anche loro—Prc— erano contrari).
Immaginiamo se alla popolazione serba fosse stato sottoposto, tramite referendum locale, il seguente quesito : preferireste diventare vittime (pardon 'danni collaterali' nel linguaggio delle 'missioni di pace' ) di stormi di aerei partiti dalla base di Ghedi oppure da quella di Aviano ?
Certo bisogna riconoscere che vi è una profonda differenza tra il morire venendo straziato da una bomba che colpisce la propria abitazione, o un treno o una stazione televisiva, il morire lentamente perchè gli ospedali che ti possono curare sono impossibilitati a funzionare per esempio dalla mancanza di energia elettrica provocata dai bombardamenti oppure morire dopo una lunga sofferenza a causa dei tumori provocati dai proiettili all'uranio impoverito.
Inoltre è la provenienza di chi bombarda è sicuramente decisiva per chi ne rimane colpito.
Vi è però da dubitare che quella differenza potesse essere colta da 'chi stava sotto i bombardamenti' ... escluso che dai che dai parlamentari della 'sinistra radicale o meno radicale' s'intende...
Costoro una qualche differenza sono stati ben capaci di trovarla : prima, con i Ds che compivano 'azioni di difesa integrata nel quadro di un intervento militare umanitario', durante con il Pdci che stava nel governo mentre era in corso li bombardamento della ex-Jugoslavia, dopo con il Prc che si è ri-alleato con i responsabili di tali atti ,quando anche gli esiti nefasti—emblematico il titolo dell'ultimo quaderno di Limes 'Kosovo-Lo stato delle mafie'—erano conosciuti, oltre che ovviamente confermata la falsità delle motivazioni dell'aggressione.
IGNOBILE SINISTRA di G. La Grassa
I vari Giordano, Russo Spena, Diliberto, insomma tutti i meschini individui di questa specie, sono andati a Vicenza per cercare i voti dei pacifisti, ma poi non vogliono mandare a casa chi continua a traccheggiare. Il Ministro degli Esteri ha fatto una relazione, in cui ha tralasciato l´Afghanistan e ha appena accennato a Vicenza, solo dicendo che merita più approfondite discussioni, ma concludendo comunque che il non mantenere tale impegno "sarebbe uno schiaffo per gli Stati Uniti". Eppure, tutti i vermi parlamentari che sono andati a strisciare a Vicenza hanno sostenuto di aver ascoltato un meraviglioso discorso, e hanno aggredito come fossero traditori coloro che si sono attenuti ad un minimo di coerenza. Tutti intanto abbarbicati ai cadreghini; poi discuteranno, non si sa su quali linee date le premesse. Agli imbroglioni, meschini, esseri solo da disprezzare per la loro viltà ed infamia - che hanno partecipato alla manifestazione onde turlupinare una massa di "gonzi" - ciò non interessa. Fra l´altro, per loro è come se la questione non riguardasse una base aerea americana, che coinvolge
Un discorso che riceve gli apprezzamenti di "Libero" e l´osanna di Della Loggia sul "Corriere", che ormai ne fa l´ultima spiaggia per difendere gli interessi dei padroni del giornale mediante il sostegno ad un ceto politico e intellettuale di un luridume senza pari. A questo punto, bisognerà pur dire con chiarezza quale pattume siano ormai diventati gli ultimi esiti dei "comunisti" (e dei postcomunisti, che hanno tutto rinnegato senza mai seppellire il "cadavere"): e questo sia in Italia che in alcuni paesi dell´ex "socialismo reale" o, ad es., in Irak dove i "comunisti" sono conniventi con gli occupanti stranieri, ecc.
E´ inutile cincischiare e far finta che con simili cellule cancerogene si possa ancora parlare. Questi stanno impestando tutto un paese; ovviamente, so benissimo quali sono i poteri decisivi (internazionali e nazionali, cioè predominanti e subdominanti) che stanno dietro le quinte a organizzare la regia dell´infezione. Tuttavia, questa sinistra - sia post e rinnegata del comunismo, sia ancora a denominazione "comunista" - è l´agente patogeno; è iniettato nell´organismo da quei "poteri forti", ma questo è l´agente. Per farlo dimenticare, disperati come sono ma sapendo di poter contare ancora su una certa massa di quei coglioni che li hanno votati, simili cellule cancerogene, senza più nemmeno cercare di avere un programma purchessia, ripetono come dischi rotti che non si deve far tornare Berlusconi. Che si tratti di cellule incurabili, e che si dovrebbero solo estirpare chirurgicamente, ammesso che sia ancora possibile salvare l´organismo (perché ne ho certo molti dubbi), è per me ormai un assioma.
Non voglio implicare nessun altro del blog in quello che dico, ma io non intendo più recedere da questa posizione: per me la malattia mortale è la sinistra (i postcomunisti nonché rinnegati del comunismo, in alleanza con quelli che ancora fingono d´essere comunisti, ivi compresi i minimi gruppetti di falsi ortodossi che cercano solo di sviare quelle ancor piccole schiere di giovani che potrebbero essere il germe di una "nuova pianta"). Per me è altrettanto ovvio - e anche in questo la giornata del 21 febbraio appare come una illuminazione a giorno del problema - che la cura di questo male non è nella destra, non è in questi fasulli e virulenti liberali (in realtà affossatori di ogni libertà, solo dediti a manovrine da pezzenti per rientrare nel gioco). Sia chiaro: questa destra, al contrario di quello che i vermi di sinistra ci hanno raccontato, è la risposta alla malattia cancerogena rappresentata da loro (in specie quelli già indicati come post e rinnegati del comunismo o "comunisti" per puro inganno). Questi ultimi sono "il lupo", e proprio per celare la loro pericolosità da quasi quindici anni gridano al lupo, dandogli le sembianze di Berlusconi. Tuttavia la risposta al cancro di sinistra, offerta da questa destra, è essa stessa una risposta malata, la risposta di un organismo che non riesce ad organizzare un contrattacco delle difese immunitarie per riconquistare la sanità. Nella giornata di ieri, una qualsiasi opposizione "sana" avrebbe posto un aut aut e, nel caso di reiterato rifiuto ad andarsene, avrebbe chiamato "la gente" (e forse non solo) a un´opera di autentica ripulitura del cancro che ci sta uccidendo. Invece, hanno dimostrato che non sono una cura, ma solo una risposta "autoimmunitaria" (o come divolo si dice) che aggrava la malattia.
D´ora in poi, in sintesi e con calma, bisogna riflettere sulla storia da "mani pulite" in poi; mettere in luce questo cancro di sinistra, questa risposta malata di destra; e si tratta di capire dove (e se) esistono settori sani dell´organismo per dare un´altra risposta. A questo compito sono chiamati soprattutto i più giovani, quelli che non hanno voglia di cedere alla malattia che ci sta completamente devastando; quelli che vogliono prepararsi un diverso futuro rispetto ai vermi e scarafaggi, di cui è composto l´attuale ceto politico e intellettuale asservito alla GFeID (grande finanza e industria decotta), che ha eletto la sinistra (quella già indicata più volte) a suo principale agente patogeno e mortale. In questo blog, ho posto in chiara luce come tutti i giochi interni ai poteri finanziari e industriali (parassitari) siano condotti con l´utilizzo dei vari gruppi di cellule cancerogene di sinistra.
Ieri, l´ultima prova. Geronzi (Capitalia) pretende di liquidare il suo ad Arpe. Geronzi è quello che è stato fin qui oppositore di Bazoli e della "SanIntesa"; soprattutto è un ostacolo alla conquista di Mediobanca e Generali da parte di quest´ultima. L´ho illustrato non so quante volte. Geronzi ha subito dagli avversari un trattamento - mediante il solito intervento di magistrature "molto autonome" - per certi versi analogo a quello di Tronchetti. Come il presidente della Pirelli, anche quello della Capitalia non si rivolge però all´opposizione per difendersi, ma a pezzi del centrosinistra. In effetti a chi ha offerto il posto di ad di Arpe? Fra i nomi fatti ci sono Pietro Modiano (che ha rifiutato) e De Bustis (che non mi sembra abbia ancora dato una risposta). Chi sono questi due? Il primo era al vertice del San Paolo, in un primo momento dimenticato nel nuovo organigramma della superbanca nata dall´ormai nota fusione, e poi ripescato per rimostranze dei DS (Fassino e soprattutto D´Alema). Il secondo era ad della Banca 121 del Salento, poi assorbita ad un prezzo elevatissimo d´acquisizione dal Montepaschi (e l´ad dell´assorbita lo diventa dell´assorbente). Il tutto perché De Bustis è vicino a D´Alema. Poi scoppia lo scandalo della Banca del Salento (su cui la magistratura si è arenata, non va avanti malgrado la rovina di circa 6000 clienti), Il Montepaschi ne subisce un contraccolpo finanziario non da poco; De Bustis si dimette e diventa ad della sezione italiana della Deutsche Bank (cascano sempre in piedi i "protetti"). Si tratta, in ogni caso, di finanzieri legati alla sinistra; e sono questi, appunto, che anche Geronzi vuole ai vertici della sua banca al fine di difendersi da Bazoli, "padrone" del maggiordomo Prodi.
Sono sempre loro, sono le cellule cancerogene in azione per uccidere il corpo della società italiana. Si ricade quindi nello stesso discorso: se è possibile, vanno estirpate, altrimenti l´organismo muore. Ma una cosa è certa: che non si può accettare di essere conniventi con loro, non si può continuare a discutere come "fare giochetti" con questa sinistra, adducendo l´immonda scusa che lì ci sarebbero "le masse". Mi dispiace. E´ vero che politica e morale non debbono andare a braccetto. Ci sono però momenti in cui ciò che alla mera apparenza è un atteggiamento morale, è invece semplicemente politico. Quando c´è un cancro delle dimensioni di quello della sinistra, o lo si estirpa (e senza remore morali) oppure ci si limita ad illustrare il decorso della malattia (come in fondo fa il sottoscritto). Ma non si finga di fare politica alimentando il cancro, discutendo con le cellule infette, con quelli senza cervello che lasciano propagarsi il male affinché "non torni Berlusconi". No, questo non è far politica, questa è stupidità ormai congenita.
Per adesso, è tutto. Comunque, dal 21 febbraio, la fase è cambiata; almeno per me. Gli altri "amici" decidano. Ma sia chiaro: per me il nemico principale e definitivo da combattere è innanzitutto la sinistra, in particolare i rinnegati del comunismo e i finti "comunisti". La destra è semplicemente la risposta malata, quindi da non seguire per nessun motivo. In questo momento, arrivati a questo punto, non mi interessa se "si vede qualcun altro all´orizzonte". Si cerchi, ma soprattutto si agisca, ognuno come può, perché si crei questo qualcun altro. E senza moralismi, per puro spirito di salvezza dalla malattia mortale rappresentata dalla sinistra che si finge comunista o che ha rinnegato il comunismo; sono della stessa pasta, hanno lo stesso fine di annientarci con la loro malattia.
Una volta sciolta infine questa indecisione, che ormai portavo con me da troppo tempo, d´ora in poi - e quando starò un po´ meglio - porterò avanti l´analisi del cancro e delle sue evoluzioni contorte. Cercherò anche nuove categorie d´analisi, perché quelle passate hanno contribuito al dilagare della malattia; e coloro che ancora le usano, forse in buona fede o forse no, sono come minimo oggettivi portatori di agenti patogeni. Per quanto invece riguarda la cura, non ho ricette, e non le posso inventare da solo. L´unico principio direttivo che mi orienta è il seguente: non credo minimamente ai pannicelli caldi ma ai ferri del chirurgo; non credo alla omeopatia, ma ad energiche cure "chimiche" di tipo tradizionale. Detto questo, non posso suggerire altro.
PS Un ulteriore episodio minore, che dimostra però quanto scarafaggi siano questi sinistri. Il 21 muore in Afghanistan, saltando su una mina messa dai guerriglieri, una soldatessa spagnola, che faceva parte di un convoglio di appoggio a due squadre italiane. Il comunicato spagnolo dice che tali squadre erano dell´Omlt; composte di 16 uomini l´una, appartenenti ai nostri corpi speciali, fra i più duri e tipo "teste di cuoio", che fanno da istruttori all´esercito afgano. Gli italiani hanno invece diffuso la notizia che facevano parte del Cimic, un organismo detto di cooperazione civile/militare, incaricato, si sostiene, di operazioni umanitarie. A parte il fatto che già fa ridere il connubio civile/militare, e per compiere operazioni umanitarie. Ciò che più indigna è però la continua menzogna di questi veri vermi. Possibile che, tra quel "ceto medio" dei servizi, del turismo, dello spettacolo e di tutti i lavori più improduttivi che si conoscano, ceto medio che è il vero elettorato dei "rinnegati" di cui sopra, non ci sia un po´ di decoro e dignità, un po´ di senso morale, sufficiente ad indignarsi con questi spudorati mentitori? Ma non era meglio e più coerente l´aperto amerikano Berlusca piuttosto che degli invertebrati del genere? Di questo mi riesce difficile capacitarmi. Esco da una famiglia "borghese", ma quella "classe" non era così disgustosa e priva di moralità come questi vuoti e vanesi borghesucci da quattro soldi, che sostengono degli ignobili "giocatori delle tre carte". Vergognatevi, diessini, rifondaroli, pdicisti e verdi (parlo, sia sempre chiaro, dei politici, giornalisti e intellettuali di questo vomitevole schieramento; non della semplice "gente").
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Sono opportune, e necessarie, alcune riflessioni sullo straordinario evento della manifestazione di Vicenza, che ha mobilitato oltre 200 mila persone, anche alla luce di un altro avvenimento straordinario, ma non certo imprevedibile – o inevitabile -, vale a dire la rocambolesca e fantozziana caduta del governo sulla mozione dalemiana in materia di politica estera e le doverose dimissioni presentate al Quirinale dal ragionier Fracchia/Prodi.
Anzitutto, va fatta una considerazione positiva sull’esito della manifestazione.
La manifestazione di sabato 17 febbraio a Vicenza si è svolta senza il minimo incidente. L’unico scontro registrato, è stato un litigio tra cani (esattamente un “feroce” mastino napoletano – sempre i soliti meridionali – e un piccolo, ma combattivo esemplare di razza bastarda – un extracomunitario), visto che in tanti, tra i manifestanti, sono stati accompagnati, non solo dalle rispettive famiglie, ma altresì dall’amico più fedele dell’uomo (che non è Emilio Fede).
Inoltre, qualcuno ha sparato un rumoroso petardo… Ma cosa si pretendeva, il clima era anche un po’ carnevalesco, per cui qualche botta e qualche scherzo, lazzi e frizzi, erano proprio adatti all’occasione! Eppure, le vere, tragiche buffonate e mascherate, sarebbero ancora dovute venire, ma altrove, in altre sedi e in altre circostanze, che non hanno nulla a che spartire con la piazza e con l’esperienza vicentina. Mi riferisco alla farsa e alla tragicommedia messa in scena al Senato il 21 febbraio, giorno delle Ceneri, data di inizio della Quaresima, che è tempo di digiuni e penitenze (per noi comuni mortali, non certo per loro, immortali, nel senso che non si staccheranno mai dallo scranno su cui hanno appoggiato i loro “sacri” deretani) fino alla Pasqua, secondo i precetti sanciti dalla chiesa cattolica apostolica romana.
Non si tratta di una coincidenza puramente casuale! L’idea che nella caduta del governo c’entri lo zampino-zampone dell’eminenza grigia Ruini e delle gerarchie vaticane, non è un’ipotesi tanto azzardata. Come si cercherà di evidenziare nel seguito del presente articolo.
Per il momento soffermiamoci ancora sul tema iniziale.
La vergognosa ed infame strategia della tensione, messa in opera nei giorni immediatamente precedenti la manifestazione vicentina, ha miseramente fallito. Ha fallito miseramente, in modo comico e grottesco, chi, sia negli organi di informazione, sia tra gli esponenti del ceto politico (in entrambi gli schieramenti, centro-destra e centro-sinistra), ha puntato a creare un clima di panico, di psicosi collettiva, di allarmismo eccessivo, per spaventare ed inquietare l’opinione pubblica, al fine di indebolire ed isolare il movimento. Un movimento che, invece, si è riunito e mobilitato in massa a Vicenza. Ha miseramente fallito chi ha agitato e sbandierato lo spettro delle presunte “nuove Brigate rosse”, giungendo persino ad insinuare ed avanzare assurde, farneticanti e deliranti connessioni tra la lotta armata (che in realtà nessuno degli arrestati aveva ancora messo in pratica) e il popolo di Vicenza, ossia il popolo della pace. Un movimento assai contaminato, variegato, eterogeneo, che ha coinciso con il popolo dell’intera sinistra, non soltanto di quella cosiddetta “radicale”, ovvero con una parte consistente della società italiana, rappresentata a Vicenza da un campione di oltre 200 mila persone in carne ed ossa. Un movimento che ha dato vita ad un’imponente manifestazione pacifista, assolutamente pacifica e non violenta, allegra e divertente, colorata e fantasiosa, impartendo una memorabile lezione di civiltà politica e di buon senso, di superiorità e di forza morale, mettendo a tacere quanti, anche tra le fila governative (si pensi all’ex Ministro degli Interni Giuliano Amato e all’ex vice-premier Rutelli), si erano improvvisati oracoli e cassandre, ovvero profeti di lutti e sciagure che non si sono avverati, non per puro caso o per fortuna, ma per l’eccezionale vigore morale e civile del movimento, per il senso di maturità e responsabilità effettivamente mostrato, per la tenacia e la spinta ideale che ha saputo esprimere e che hanno animato l’esperienza vicentina, che non è stata priva di conseguenze, anzi. Come abbiamo poi visto.
Infatti, il ragionier Fracchia/Fantozzi (alias Prodi) si è immediatamente affrettato ad applaudire ed elogiare (in pratica ad irridere ed ingannare, ancora una volta) i cittadini che hanno manifestato in massa, aggiungendo una chiosa, ossia che le manifestazioni non rappresentano la “forma suprema della partecipazione politica” e non sono “il sale della democrazia” (allora, ragioniere, ci dica quali e dove sono il “sale della democrazia” e “la suprema partecipazione politica”, forse nei banchi, e sotto-banchi, governativi e parlamentari?), concludendo che in ogni caso il governo non avrebbe affatto cambiato la decisione già presa (ma da chi?) in merito all’allargamento della base NATO di Vicenza. Bene, un caloroso applauso a mister Fracchia!
Già questa sprezzante prova di insulsa e sciocca arroganza, di assoluta incapacità, o assenza di volontà, di ascoltare ed apprezzare in concreto le istanze di pace (e non solo di pace, ma anche di giustizia, di equità sociale, di rispetto della sovranità nazionale, di osservanza dei principi costituzionali, eccetera) provenienti dal basso, dalla gente reale (in particolare dagli elettori del centro-sinistra, perché di questo si tratta), avrebbe meritato una lezioncina.
Ma costoro quando capiranno, quando impareranno a vivere, e a governare? Giammai!
Si sapeva, e si sa, che il movimento non si sarebbe certo arrestato dopo la manifestazione di Vicenza, anzi avrebbe proseguito, e proseguirà nelle mobilitazioni e nelle lotte, con la giusta e necessaria fermezza, continuando anzitutto a presidiare la zona del Dal Molin, al fine di creare un solido blocco di resistenza popolare e territoriale, come già accaduto in Val di Susa e altrove. Questo nessuno l’ha capito, o comunque l’ha ponderato, tra i boss dell’Unione che ambivano velleitariamente a governare alla stessa stregua del berlusconismo, senza però avere il Berlusca (vale a dire “l’uomo forte”, “l’uomo della provvidenza”, ovvero “l’unto del Signore”, e via discorrendo), ossia con metodi autoritari e antidemocratici, in forme plebiscitarie e populistiche, senza tuttavia la prepotenza e la spinta trascinatrice del populismo berlusconiano, insomma non solo nei contenuti, ma persino nei modi e nelle procedure formali del berlusconismo, pur avendo alla guida dell’esecutivo Fracchia, e non
Ma non dobbiamo dimenticare che costoro sono, come al solito, “forti con i deboli (noi miseri sudditi) e deboli con i forti”, vale a dire i poteri forti che da sempre condizionano in maniera pesante e determinante la vita politica e sociale in Italia. E non mi riferisco solo al Vaticano, alla Confindustria e alla NATO, bensì pure a quei poteri occulti quali mafia, massoneria (leggi P2), servizi segreti, più o meno deviati, nostrani ed esteri (leggi soprattutto CIA e Mossad). Poteri verso cui qualsiasi governo si è dimostrato sempre subalterno e succube.
Insomma, una piccola lezione se la sono proprio cercata!
E’ indubbio che il governo è caduto da solo e si è fatto male da solo. Mister “baffetto sparviero” poteva fare a meno di chiedere e di effettuare la verifica sulla “sua” politica estera, eppure l’ha fatto ugualmente, commettendo un grave, fatale errore/orrore di ingenuità, o di presunzione. Come mai? Il fatto è che una ver