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ANTIEGEMONISMO E NUOVE PROSPETTIVE DI LOTTA CONTRO IL CAPITALISMO

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sabato, 31 marzo 2007

I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI di Gianni Duchini

 

La conquista dell’Europa da parte Capitale Finanziario americano, si è realizzata e consolidata attraverso una modifica (che è poi l’imposizione di un modello) delle formazioni economico-sociali dei capitalismi europei. Questo quadro di progressiva finanziarizzazione americana nei confronti dell’economia europea, ha mostrato i suoi effetti anche in  Italia dove, tale processo finanziario, ha destrutturato e ricomposto, secondo direttive di dominanza del paese centrale, la nostra economia e i suoi principi di fondo. Uno dei tanti  suggelli posti dal dominio Usa nei confronti dell’Europa, sta nell’adozione obbligatoria dei Principi Contabili Internazionali (IAS) nei Bilanci d’esercizio delle Società quotate in Borsa, delle Banche e delle Imprese Finanziarie Vigilate (in Italia una disposizione legislativa prevede l’adozione dei principi anche per le società non quotate), dunque in tutta l’economia che conta. Gli Usa dopo avere conquistato l’Europa senza spargimenti di sangue, hanno imposto la propria Contabilità (in accordo con la CEE) come metro di giudizio e di valutazione, al fine di rafforzare il proprio predominio economico nel vecchio continente. Una lettura di questi principi ci porta ad ulteriori considerazioni, non senza aver dato un  primo sguardo al nostro paese. L’Italia, paese della “Ragioneria”, disciplina economica aziendale elaborata dalla seconda metà dell’800, ha salvaguardato in modo quasi sacrale, il valore del Patrimonio Aziendale delle imprese con il “principio della valutazione del costo storico (valore al momento dell’acquisto), con i corollari giuridici sui principi contabili quali quello della “correttezza, diligenza, verità, prudenza” nella iscrizione del valore di tutti i beni da classificare nel bilancio patrimoniale ed economico, con riguardo alle aspettative future di profitti.  L’adeguamento di tali criteri contabili nel 1994, all’applicazione della ” IV direttiva CEE “,  ha portato all’unificazione contabile dei bilanci europei, come  parametro di valutazione dei patrimoni  delle società e come premessa all’unificazione nel mercato monetario europeo; l’unificazione monetaria ha rappresentato un vincolo di coartazione tra le imprese secondo logiche  tese a difendere l’esistente, con lo strumento di valutazione dell’azienda nei principi contabili di ciascuna impresa.

    L’irrompere in Europa del Capitalismo Finanziario ha sconvolto, nel breve volgere di tempo,  dal dopo “ caduta del muro di Berlino” ad oggi, l’intero quadro idilliaco dell’unificazione monetaria europea, con l’aggiunta della recente adozione dei Principi Contabili Internazionali (IAS) del 2006 (l’accordo Cee del 2001) e pubblicati dal “Sole 24 Ore” : ” l’obbiettivo dei principi IAS è in primis quello della convergenza e della trasparenza dell’informativa finanziaria a livello internazionale, cosicché i bilanci siano strumenti di informativa finanziaria utili a tutti gli “stakeholders” (azionisti) per prendere decisioni economiche e non siano più solamente rappresentazioni veritiere e corrette della situazione di un impresa o di un gruppo a una certa data. Per raggiungere tale obiettivo, al modello del costo storico, che rimane in vigore per talune poste di bilancio, si affiancano i modelli del “fair value”soprattutto per gli strumenti finanziari e del  “present value”  per le poste a medio-lungo termine, ….  Come si può dedurre i nuovi principi di valutazione dei Bilanci rappresentati dal “fair value” e “present value,” sostituiscono quelli veritieri e corretti della valutazione a “costo storico” (posti a difesa dell’integrità del patrimonio aziendale) con nuovi parametri astratti e convenzionali basati su valori ideali cui mirano le potenziali controparti in un’operazione di scambio tra contraenti, in quanto atto a soddisfare le rispettive attese economiche. Il velo calato con questi valori astratti, necessita ulteriori considerazioni; lo scenario economico e sociale che abbiamo davanti è un teatro vero e proprio, con tanto di  recitazione  su un copione già scritto, dove le “potenziali controparti” sono gli attori della recita di scambio tra imprese che, devono raggiungere un alto grado di drammaticità negli equivoci posti dai valori astratti; in questo modo il pubblico viene coinvolto nel dramma che si svolge sul palcoscenico mass-mediatico che avrà un finale sorprendente e inaspettato, anche questo già scritto come da copione; le parti troveranno l’accordo sul valore astratto annunciando ad un pubblico sbigottito la lieta notizia. Una riflessione si impone e riguarda la motivazione di fondo sul perché si sono adottati da parte europea tali criteri. Una prima risposta potrebbe essere cercata nel sommovimento di fondo prodotto dalla centralizzazione dei capitali americani: il Capitale Finanziario americano (con l’aiuto delle Banche d’affari) svuota i patrimoni aziendali delle società, annullando importanti settori aziendali e sostituisce il loro valore in bilancio con l’equivalente di valori finanziari spazzatura (come gli edge fund ed altri simili); i bilanci  delle aziende imbellettate con valori fasulli e gonfiati da valori convenzionali e astratti, vengono  rimessi nel mercato per essere venduti come se fossero valori reali, in modo similare al conio impresso nelle monete. Prendiamo come esempio emblematico, l’applicazione degli IAS nei confronti della Banca di Lodi, nel tentativo fallito di Fiorani (amministratore) in combutta con Fazio (governatore di Bankitalia) per la conquista di Antonveneta. Si ricorda che in questa vicenda intervenne la magistratura con le dimissioni di Fazio e la sua sostituzione con Draghi già ex Vicepresidente della nota banca d’affari Goldmann Sachs. Ci fu un grosso intreccio nella scalata ad Antonveneta, (in qualche modo legata anche a quella Unipol-Bnl); Fiorani rastrellò capitali, concedendo fidi (prestiti), presso il proprio gruppo (nelle fondazioni delle casse di risparmio toscane) per 1,3 miliardi. Secondo una norma degli  IAS, le “put” cioè le somme complessive derivanti dagli obblighi di riacquisti di azioni del gruppo Bpl raccolti, dovevano essere portati in detrazione del patrimonio, contrariamente ad una norma della BCE (Banca Centrale Europea) che vuole lo stesso valore in “conto d’ordine,” cioè ininfluente rispetto al valore del patrimonio della Bpl. Provo ancora a riassumere: Fiorani vuole scalare (impossessarsi) tramite la propria (Bpl)  una banca (Antonveneta) con un patrimonio quattro volte più grande e con soldi prestati da piccole banche toscane che si aspettano una restituzione del prestito concesso maggiore (“put”) di quello prestato. Tale importo prestato Fiorani può iscriverlo come valore ininfluente (conto d’ordine) nei confronti del patrimonio della propria banca e quindi con valore patrimoniale integro, seguendo l’applicazione delle norme della Banca Centrale Europea con l’autorizzazione di Bankitalia, oppure portando tutto il valore (delle “put” obblighi di riacquisto) in detrazione, seguendo le indicazioni degli IAS e svuotando così il valore del patrimonio di Bpl. L’intervento della procura e della Consob, impose le norme IAS anticipando la loro applicazione al Bilancio 2005 con l’effetto di svuotare il valore del Patrimonio e determinando un crac finanziario; l’autorizzazione di Fazio (Bankitalia), di concerto alle norme Cee, voleva invece ripartire le detrazioni patrimoniali per più anni, cercando  di salvaguardare la scalata bancaria, in ragione della difesa dell’Italianità (poi annullata con l’intervento della magistratura). C’è uno stretto legame politico-finanziario negli intrecci creatisi tra Antoveneta e  Unipol (su Bnl) (e rastrellamento azioni di Rcs). Due contraltari politici si confrontarono  con accordi per le rispettive scalate finanziarie: da una parte Lega e Forza Italia, dall’altro Ds (nella scalata fatta da Unipol a Bnl),  Tuttavia entrambi trovarono gli stessi impedimenti posti  dalle norme IAS, a riprova che le scalate bancarie si possono fare seguendo  regole Usa e non più quelle europee.

     Qualche riflessione sulle applicazioni  forzate  delle IAS si dovrà pur fare, se non altro per gli effetti che ha prodotto: anzitutto, il cambio del Governatore Fazio con Draghi (già ex VicePresidente della banca d’affari americana Goldman Sachs). Come dire, uno stop posto a tutte le concentrazioni e le fusioni bancarie italiane che ora possono essere condotte soltanto con la supervisione Usa.  C’è in questa storia qualcosa di ancora più complesso che sfugge  ad un comune osservatore: la periferia si tiene con il Centro (Usa) che garantisce l’esistenza e la sopravvivenza di tutta l’economia e ciò richiede un complesso sistema di regole e di mediazioni per tenere l’insieme del  campo di conflittualità tra le imprese. Mi sembra che la complessità delle norme poste dal  Centro (inteso come l’insieme di molteplicità conflittuali tra imprese dominanti) caratterizzi il sistema di gestione di quella che, eufemisticamente, viene definita “democrazia economica” dei risparmiatori azionisti, i quali interagiscono con il gruppo politico-manageriale dell’impresa dominante per il tramite del sistema della “governance” delle imprese stesse; quest’ultime agiscono come una sorta di filtro per una complessa mediazione politica, con pesi e contrappesi, svolta nel sistema “duale di governance”. Prendiamo il recente caso dei “corteggiamenti”, volti alla fusione, tra la grande banca americana Barclays e l’olandese Abn Amro. Il valore complessivo della banca olandese era da tempo nettamente inferiore alla somma delle sue parti; un terzo del capitale aveva cambiato mano mentre i prezzi salivano (ciò significa che una quota elevata di azionisti che avevano comprato a prezzi elevati, si attendevano guadagni a breve termine)  inducendo un consistente pacchetto di possessori di hedge fund, per un valore complessivo del 2% di capitale sociale ( in rappresentanza del fondo di investimento dal titolo ironico “The Children’s Investment Fund”), ad una ingiunzione nei confronti del management bancario olandese al fine della vendita di tutti i rami aziendali ormai fuori mercato, facilitando così la possibile fusione con la Barclays.

    La storia della Abn Amro sottolinea che i piccoli azionisti dei Fondi di investimento possono imprimere forti accelerazioni agli scorpori ed alle vendite di banche e imprese; ciò nel rispetto di una “democrazia economica” attenta all’azionariato diffuso, un specie di base di massa della politica, senza però alcun interesse alla destinazione finale delle strutture aziendali delle imprese e delle  banche, con buona probabilità di mandare tutto al macero e, con esse, anche i risparmi dei piccoli azionisti medesimi. Vedremo cosa succederà a Capitalia ed alle molte banche ed imprese che si trovano nella stessa situazione della spagnola Abno Amro.       

 

GD   marzo 2007   

 

 

postato da: RIPENSAREMARX alle ore 10:40 | link | commenti
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venerdì, 30 marzo 2007

PCI-PDS-DS-PD-RC, NUN VE’ "REGGAE" CHIU’

 

Vanno avanti a fatica, ma pur sempre unidirezionalmente, i lavori che porteranno all’autoscioglimento della Quercia  e alla nascita del Partito Democratico. Tutti insieme, non molto appassionatamente, in ossequio a complicate alchimie elettoralistiche e agli interessi di casta del ceto politico-professionale che sta appestando le istituzioni italiane. Sulla base di questi presupposti sorgerà il nuovo soggetto politico liberal-socialista di Fassino, D’Alema, Rutelli, + parte dei Verdi, + i soliti transfughi senza patria + decine di manutengoli sempre pronti a salire sul cavallo favorito. E pensare che la resistenza nel partito del “grissino” è affidata a uomini come Mussi, Salvi o Angius che non sono proprio il massimo della vita. Ovvio che, sepolto per sempre il cadavere pseudo-socialdemocratico diessino, solo alcuni organi potranno essere trapiantati nella nuova creatura centrista. Salvi e Mussi, qualora aderissero al PD, resterebbero confinati al ruolo di meri testimoni negli assetti di potere che verranno fuori dall’ennesima svolta verticistica diessina. Per questo s’impuntano, non ci stanno a fare le comparse nella creatura fassianian-dalemian-rutelliana. Insomma, per utilizzare una metafora di borsa, si profila lo stesso problema che hanno i piccoli azionisti all’indomani di una fusione tra organi societari diversi, il capitale iniziale investito si dimezza mentre si rafforzano (strategicamente ed economicamente) i pesci grossi. Così Mussi minaccia (non so se davvero avrà la coerenza di dar seguito alle invettive sin qui avanzate) di non aderire al progetto PD e di dar vita ad un’altra mostruosità con RC, Pdci, l'altra parte dei Verdi ostili al PD e qualche cespuglietto in cerca di gloria. Tutto il correntone dovrebbe essere in grado di portare con sé almeno il 14% del partito, tale cifra è comunque destinata ad assottigliarsi per i soliti giochetti e le promesse che il gruppo dirigente farà agli eventuali recalcitranti. Già, se da una parte i giochi sembrano fatti dall’altra comincia il mercato degli acquisti con Rifondazione pronta ad abbandonare la denominazione “comunista” pur di accogliere la gran parte degli emigranti diessini. Il gruppo dirigente di RC dice che è arrivato il momento di restituire una sinistra all’Italia, di portare le istanze dei più deboli nel cuore della modernità, attraverso la costituzione di un’ennesima accozzaglia partitocratrica, composta per lo più da profughi scaricati, reduci del piccìismo veterostalinista e approfittatori di ogni risma. A questo ambaradan  si darà il nome di Sinistra Europea. Bertinotti si autocandida a deus ex machina della nuova formazione, disegna equilibri, convergenze, immagina soluzioni arzigogolate per districare la matassa, si dice pronto ad aderire al nuovo soggetto politico che, nelle sue parole, dovrà restare ancora comunista. Detto da uno che viene dal partito socialista e che comunista non è mai stato…

Nel frattempo il gotha di RC propone una nuova strutturazione delle sezioni territoriali sulla base di iniziative politiche per aree tematiche. Meglio dare ai militanti una politica fatta a fettine al fine d’impedire che anche a Cernusco Lombardone vogliano arrogarsi il diritto di mettere becco nelle disquisizioni sui massimi sistemi; che si occupino delle faccende di quartiere e dei consigli comunali. Come dire, lasciate ai grandi capi del Comitato Centrale la decisione sulle grandi questioni perché non tutti hanno la competenza per decidere su temi delicati come la politica estera, quella interna ecc. Fidatevi di Berty e di Giordano vostri, che sono tanti bravi e coerenti!

La strada non sarà tutta in discesa per Bertinotti e & C., il subcomandante è già stato vittima di una legittima contestazione all’Università la Sapienza (proprio come il suo collega Luciano Lama che non Lama(va) proprio nessuno) dove sono volate accuse pesantissime contro le decisioni prese dal suo partito sul rifinanziamento della missione in Afghanistan. Ma lui non si scompone, capisce il dissenso e auspica che la riunificazione di tutte le “sinistve” avvenga il più presto possibile. Perché auspica ciò? Per timore della riforma elettorale che potrebbe collocarlo ai margini della vita politica italiana? Perché sente la necessità di una forza che raccolga le istanze dei lavoratori, dei pensionati, dei disoccupati ecc. ecc.? Nooo, semplicemente per il solito rito apotropaico contro le “destve” che avanzano, perchè non si può permettere al berlusconismo di tornare al potere. Questa, diciamo, la motivazione ufficiale, poi c’è quella più dozzinale, robetta da poco che non interessa proprio nessuno: come farà a sopravvivere senza i fasti degli alti incarichi istituzionali? Qui nasce lo sprone di Bertinotti a fare sempre meglio per accreditarsi come responsabile uomo delle istituzioni, uno di cui ci si può fidare nonostante il forbito linguaggio noglobal. Ma il vero nemico, e noi lo sappiamo, marcia sempre alla nostra testa e si chiama sinistra di lotta e di governo (l’ossimoro che ha permesso a Bertinotti di diventare Presidente della Camera e che ha dato ai militanti la possibilità di sentirsi ancora dei rivoluzionari guevariani). Ma Bertinotti non si scoraggia per qualche contestazione, è un uomo pieno di risorse, uno che cento ne pensa e cento ne combina. Chi ha dimenticato la famosa desistenza con la quale permise a Prodi di vincere le elezioni del ’96? Oggi Fausto ci sta preparando altre novità, chiede ancora di discutere della cultura politica della sinistra, ci vuole tutti un po’ meno sovversivi e un po’ più democratici, nonviolenti, pacifisti ecc. ecc. Caro Bertinotti a noi della cultura politica della sinistra non ce ne frega proprio nulla. Vogliamo parlare di problemi veri, dello sfacelo di un sistema-paese ridotto a stuoino degli Usa, di politiche economiche che avvantaggiano solo le grandi banche e le imprese della passata rivoluzione industriale, tenute in vita grazie alle continue iniezioni di denaro pubblico (che Rc ha avvallato), vogliamo parlare di un’Europa ridotta a giardino di casa degli Usa a causa del servilismo delle sue classi dirigenti. La cultura (almeno come la intende lui) la lasciamo volentieri a Bertinotti e al suo entourage, ai Giordano, ai Migliore (il fratello scemo di Capezzone, come lo ha giustamente definito Walter Liberati) e a tutti quei parlamentari schizofrenici che mantengono in vita questo governo solo per paura di perdere la pensione.   

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giovedì, 29 marzo 2007

DEMOCRAZIA E SCUOLA di Lucio Garofalo

Da oltre un decennio la Scuola Pubblica, in modo particolare l’agibilità democratico-sindacale e gli spazi di libertà e legalità presenti al suo interno, stanno subendo colpi durissimi, inferti dai governi sia di centro-sinistra che di centro-destra, senza soluzione di continuità.

Con l’istituzione della cosiddetta "autonomia scolastica" e poi con l’applicazione della legge n. 53/2003 (meglio nota come "riforma Moratti"; ma ora attendiamo gli sviluppi concreti dei piani e delle intenzioni del Ministro Fioroni, che per il momento si è segnalato soprattutto come autore di una maxi-circolare composta da ben 17 pagine, dedicate ai "Procedimenti e sanzioni disciplinari nel comparto scuola", come se i "fannulloni" e lo "scarso rendimento" degli insegnanti fossero davvero la principale causa di tutti i mali che affliggono la scuola pubblica italiana!), è stata sancita ed eretta una struttura oligarchica e verticistica contrassegnata in modo autoritario. Di fatto si è instaurata una profonda divisione di ruoli gerarchici nel quadro dei rapporti umani e professionali esistenti tra le varie categorie dei lavoratori della scuola, docenti e non docenti, docenti e docenti, ecc.

In particolare, all’interno del corpo docente si è determinata una netta disparità di redditi e funzioni, non sempre rispondenti a meriti reali, a qualifiche professionali o a specifiche competenze tecniche di valore, attivando un processo di aberrante mercificazione della funzione didattico-educativa e di crescente, maldestra e volgare aziendalizzazione della Scuola Pubblica, degli ordinamenti e delle relazioni sociali al suo interno, strutturate sempre più in termini di comando e subordinazione, logorando e pregiudicando sempre più la democrazia collegiale, ormai inesistente.

Di fatto, i Collegi dei docenti non sono più la sede in cui si affrontavano e si dibattevano esclusivamente tematiche e argomenti di ordine psico-pedagogico e didattico-educativo, per cui gli insegnanti, specie quelli più curiosi, aperti e motivati, culturalmente preparati e coscienti, avevano modo di confrontarsi e di crescere intellettualmente e professionalmente, bensì sono stati ridotti a centri di mero avallo (attraverso modalità e procedure assolutamente acritiche ed esautoranti, che negano e umiliano la dignità e la sovranità dei Collegi) e di ratifica puramente formale delle decisioni assunte dai Dirigenti scolastici e dai loro supporters, lacchè e collaboratori vari. In pratica i Collegi dei docenti (o, volendo ricorrere a una formula dissacrante ma efficace, intrisa di un amaro e osceno sarcasmo, i "Collegi degli indecenti") sono divenuti il luogo più alienante, mortificante e passivizzante, in cui al massimo si discute di questioni di natura prettamente economico-finanziaria, ma senza la necessaria e dovuta trasparenza informativa, ovvero senza fornire tutte le informazioni e i dati riferiti al budget effettivo di spesa delle scuole. Insomma, i Collegi dei docenti avallano ed approvano senza nemmeno conoscere fino in fondo l'oggetto reale che viene sottoposto all'attenzione degli organi collegiali, vale a dire somme, fondi e finanziamenti spesso cospicui che vanno a beneficiare e sovvenzionare un'esigua minoranza di colleghi, che coincide sempre con la ristretta cerchia oligarchica del cosiddetto "staff dirigenziale", tanto per adoperare un termine del nuovo gergo aziendalista, oggi tanto in voga. 

Negli ultimi anni è stato possibile sperimentare come l’avvento della "autonomia scolastica" e l’attuazione della succitata "riforma Moratti", non hanno sortito  esiti apprezzabili in termini di apertura della scuola verso le reali esigenze del territorio.

La mera formulazione giuridica dell’ "autonomia" non ha stimolato le singole scuole ad esercitare un ruolo incisivo e trainante, di intervento critico-costruttivo e di promozione culturale rispetto al contesto socio-economico e politico di appartenenza.

In tanti casi, le istituzioni scolastiche ribattezzate come "autonome", hanno assunto una posizione subalterna verso i centri di potere presenti nelle varie realtà locali, e mi riferisco anzitutto alle Pubbliche Amministrazioni, assolutamente incapaci o restie a supportare finanziariamente un arricchimento della qualità dell’offerta formativa delle scuole.

A tutto ciò si aggiunga un progressivo imbarbarimento dei rapporti interpersonali, sindacali e politici tra i lavoratori della scuola, in quanto questa è diventata il teatrino di sempre più estese e laceranti conflittualità. Questi fenomeni di disgregazione sono una conseguenza prodotta proprio dalla tanto osannata "autonomia", nella misura in cui tale provvedimento normativo non ha generato un assetto organizzativo stabile, equo, efficiente, ma in moltissimi casi ha suscitato solo confusione, contrasti, assenza di certezze, violazione di regole e diritti, sia sindacali che democratici, favorendo comportamenti furbeschi, autoritari ed arroganti, ed esasperando uno spirito di competizione per fini venali e carrieristici.

In tali vicende sono innegabili le responsabilità storico-politiche dei precedenti governi di centro-sinistra, che hanno intrapreso un’azione demolitrice della Scuola Pubblica e della democrazia partecipativa al suo interno, per cui il governo Berlusconi ha avuto gioco facile nell’infliggere il colpo letale alla Scuola Pubblica e al diritto costituzionale all’istruzione, in virtù della pseudo-riforma legata al nome della Moratti.

In tal modo lo stato di palese disorientamento e di sfascio, già diffuso ed avvertito nella realtà di tante scuole, è aumentato. Il clima di caos, di assenza di regole, di crisi delle norme democratiche e sindacali, è destinato a crescere, aggravando le contraddizioni interne al mondo della scuola. 

postato da: RIPENSAREMARX alle ore 14:43 | link | commenti
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Riceviamo e Pubblichiamo

 

iraq.libero@alice.it

 

1. UN GRANDE SUCCESSO

2. LA RISOLUZIONE FINALE APPROVATA A CHIANCIANO

3. <<AVETE PERSO UNA GRANDE OCCASIONE PER CAPIRE>> - Lettera al Manifesto di

Ugo Giannangeli

4. INTERROGAZIONI A VALANGA - La risposta di Hamza Piccardo alle

farneticazioni del sen. Mantovano

5. PRESTO IL DOPPIO CD SULLA CONFERENZA

6. LA SOTTOSCRIZIONE CONTINUA!

 

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UN GRANDE SUCCESSO

 

 

Un successo politico

La conferenza internazionale di Chianciano è stata un grande successo

politico.

Per due anni ci siamo battuti per poterla effettuare. Alla fine l'abbiamo

realizzata nel migliore dei modi.

Odiamo il trionfalismo, e chi ci segue lo sa, ma in questo caso dobbiamo

esprimere davvero una grande soddisfazione. Alla conferenza hanno

partecipato 18 relatori provenienti dal Medio Oriente. Questo risultato è

stato raggiunto sia per la vittoria sul fronte dei visti, frutto di una

lunga battaglia politica, sia per il grande interesse che la conferenza ha

suscitato tra le forze della resistenza in Iraq, Palestina, Libano,

Afghanistan.

A Chianciano sono intervenute tutte le componenti della Resistenza irachena,

ed in particolare le correnti baathiste, islamiche, nazionaliste arabe e

comuniste; le più importanti componenti della Resistenza nazionale libanese

a partire da Hezbollah; le forze del movimento di liberazione palestinese,

da quelle storiche ad Hamas; esponenti della Resistenza afghana.

I rappresentanti di queste forze hanno lasciato l'Italia con la

consapevolezza di aver fatto un passo avanti, di essersi conquistati non

solo il diritto di parola, ma anche un sostegno ed una solidarietà più

ampia.

Ma l'interesse internazionale è andato ben oltre ed a Chianciano sono

arrivate delegazioni da una ventina di paesi.

Il convegno ha visto una partecipazione costante di oltre 300 persone, un

dato positivo se si tiene conto della natura dell'incontro e del

boicottaggio della sinistra politicamente corretta e dell'area del

movimentismo senza costrutto. Un dato significativo anche perché vero e

verificabile, cosa assai rara in un paese dove ormai il numero dei

partecipanti alle manifestazioni viene spesso moltiplicato per 10.

 

Un successo organizzativo

Un altro elemento positivo che dobbiamo segnalare è stata la riuscita

organizzativa della conferenza, che anche grazie ai compagni impegnati nell'organizzazione,

si è svolta nella massima serenità, Una serenità, quella della due giorni

del 24-25 marzo, che ha consentito di dare ai lavori un ritmo intenso e

partecipato con grande attenzione.

Questo risultato non era del tutto scontato visto il clima di paura che

qualcuno aveva cercato di creare. Intendiamoci, nulla di paragonabile all'incredibile

campagna mediatica che ci era stata scatenata contro nel 2005, ma - giusto

per fare un esempio - è bene che si sappia che a dieci giorni dall'evento

siamo stati costretti a cambiare la sala della conferenza a causa delle

pressioni subite dal proprietario di quella inizialmente prevista.

Dobbiamo poi segnalare un altro dato: quello dell'autofinanziamento del

convegno. In molti ci hanno chiesto come si sarebbe finanziata la

conferenza. Questa domanda ci è stata spesso rivolta da giornalisti

interessati, ma anche da persone oneste. E' chiaro che è ormai passata l'idea

che la politica si può fare solo stando o con i partiti istituzionali (e le

loro appendici collaterali) o con i potentati economici.

Purtroppo questa idea è tutt'altro che infondata. A maggior ragione siamo

ben lieti di avere mostrato che si possono percorrere strade alternative,

fondate sulla sottoscrizione volontaria.

Una strada che ha avuto successo. L'andamento della sottoscrizione, che

rilanciamo anche in questo bollettino telematico, ci fa ritenere realistico

l'obiettivo del pareggio economico.

E' questo un dato politico assai interessante, il segno che quando ci sono

idee forti ed obiettivi chiari si possono superare anche gli ostacoli di

tipo economico.

 

Un fatto nuovo

La conferenza non piaceva a molti.

Non piaceva alle forze della destra filoamericana, ben felici di averla

impedita su ordine di Washington due anni fa ed oggi imbarazzate dal suo

svolgimento. Non piaceva alle forze di governo, impegnate a garantire la

continuità atlantica della politica italiana, vero pilastro dei "12 punti"

su cui si è costruito l'asfittico rilancio del governo Prodi. Non piaceva al

pacifismo ipocrita che non sa scegliere tra oppressi e oppressori. Non

piaceva neppure a settori del movimento contro la guerra, che pur

riconoscendo ormai il ruolo delle resistenze, vorrebbero però gestirlo in un'ottica

eurocentrica che esclude di fatto l'ascolto, il confronto, la collaborazione

e l'alleanza con queste.

E' anche alla luce di tutto ciò che il successo di Chianciano è stato

davvero notevole. Il segno che qualcosa di nuovo si sta facendo avanti. Un

nuovo fatto di persone che guardano ai fatti e non al teatrino della

politica, che vogliono contribuire alla costruzione di un'alternativa fatta

di sostanza e non di mera ritualità movimentistica, che hanno capito (e

molti lo dicevano) che un incontro internazionale come questo vale 10

manifestazioni...

 

Il silenzio assordante della stampa

Qualcuno leggendo queste note proverà forse una certa sorpresa.

La conferenza di Chianciano è stata infatti oscurata dai mezzi di

informazione. E si sa cosa significhi in società come la nostra. Tuttavia in

questo caso lo scandalo della disinformazione di regime è talmente enorme -

perché enorme è lo scarto tra un evento di portata mondiale ed il suo

assoluto oscuramento mediatico - che non vogliamo qui lamentarcene, ma

piuttosto riflettere sul suo significato. Avevamo capito da tempo che la

linea di condotta bipartisan sarebbe stata quella del silenziamento. D'altronde,

nei confronti di chi sostiene le lotte di liberazione dei popoli oppressi la

linea è questa: o criminalizzazione o silenziamento.

Ma in questo caso si è passata ogni misura, chiediamoci il perché. Dobbiamo

chiedercelo anche perché a Chianciano erano presenti le maggiori agenzie di

stampa oltre ad alcune testate giornalistiche e televisive. Anche questa

presenza non ha prodotto alcun ritorno informativo.

A noi pare che tutto ciò abbia un'unica spiegazione: siccome avrebbero

dovuto parlare di una grande riuscita della conferenza hanno preferito non

parlarne per niente.

A questo siamo arrivati, su questo sarebbe bene ragionare per capire dove

sta andando la "democrazia" italiana nei tempi del centrosinistra.

Nello scandalo generale del silenziamento c'è un altro scandalo non meno

grande, quello dell'assenza di ogni informazione su quotidiani come il

Manifesto e Liberazione i cui lettori hanno saputo della conferenza solo

grazie alla pubblicazione delle manchette a pagamento.

 

La discussione con e tra le Resistenze

Nella preparazione della conferenza abbiamo spesso parlato di Resistenze. Se

il fenomeno della resistenza al progetto di dominio americano concepito con

la "Guerra Infinita" è infatti unico, diverse sono le sue espressioni ed

articolazioni nelle varie realtà nazionali.

Di fronte a questa evidenza avevamo due strade. La prima era quella di far

finta di niente, approcciandoci alle Resistenze in maniera generica e

superficiale; la seconda - che abbiamo scelto - era quella dell'invito alle

forze maggiori e più rappresentive, coinvolgendo le aree politiche e

culturali più significative e decisive nell'avanzamento di un necessario

processo di unità che possa sfociare nella costruzione di un vero fronte

antimperialista internazionale.

Ovviamente questa scelta implicava anche il confronto tra posizioni diverse.

Come era facile prevedere un rilievo particolare ha assunto la valutazione

dell'attuale politica iraniana in Medio Oriente. Una politica vista con il

massimo favore da Hezbollah e dalle altre forze della resistenza nazionale

libanese, così come da Hamas; valutata invece in termini nettamente negativi

dalla resistenza irachena che deve confrontarsi militarmente con un governo

(e con gli squadroni della morte ad esso collegati) assai vicino a Teheran.

Jabbar al Kubaysi, portavoce del Fronte Nazionale Patriottico Islamico, ha

così sintetizzato la questione: "Saremo con l'Iran se verrà aggredito dagli

Usa, ma oggi è l'Iran che deve rovesciare la propria politica in Iraq

smettendo di sostenere l'occupazione statunitense". Il tema è stato ripreso

nelle conclusioni di Moreno Pasquinelli, che ha argomentato la necessità di

stare con l'Iran nella prospettiva dell'aggressione, mantenendo però una

forte critica nei confronti dell'attuale geopolitica iraniana che tanti

danni sta provocando sul fronte iracheno.

 

Un passo avanti

Un passo avanti è stato fatto.

Per la prima volta è stato possibile un confronto internazionale ad

altissimo livello su questi temi, con questi protagonisti. Il documento

conclusivo che pubblichiamo di seguito, proposto dalla presidenza ed

approvato per acclamazione, è certamente un passo avanti nella direzione

dell'unità.

In esso si legge che: "seguendo il sentiero tracciato dalle Resistenze in

Palestina, Iraq, Libano e Afghanistan, ci impegneremo a costruire una rete

delle forze antimperialiste affinché si concretizzi la speranza di tutti gli

oppressi, dal Sud al Nord, dall'Est all'Ovest: un'alleanza antimperialista

internazionale".

Se per raggiungere questo obiettivo c'era un grande bisogno del confronto

tra le resistenze, altrettanto importante è la questione del rapporto tra

queste ed il movimento contro la guerra in occidente. Su questi punti sono

stati rilevati i passi avanti compiuti nell'ultimo anno, ma anche la loro

insufficienza.

Se l'obiettivo del Fronte antimperialista internazionale richiede certamente

un lungo lavoro politico, quel che è emerso da Chianciano è la necessità di

proseguire su questa strada, unica risposta all'altezza della sfida lanciata

dall'imperialismo con la "Guerra Infinita".

Per quanto riguarda l'Italia, il successo della conferenza indica la

necessità di un'aggregazione più ampia e più forte degli antimperialisti. In

un contesto generale molto difficile, il lavoro di questi anni ha dato dei

frutti importanti che ora costituiscono la base di un possibile passo in

avanti.

Di tutto questo discuteremo nelle prossime settimane con chi ha lavorato con

noi in questi mesi.

 

 

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LA RISOLUZIONE FINALE

 

Palestina, Iraq, Libano, Afghanistan: sosteniamo la Resistenza!

Per la sconfitta dell'impero nordamericano, dei suoi alleati europei e dei

suoi fantocci in Medio Oriente!

 

 

DICHIARAZIONE FINALE APPROVATA PER ACCLAMAZIONE DALLA CONFERENZA

INTERNAZIONALE «CON LA RESISTENZA-PER UNA PACE GIUSTA IN MEDIO ORIENTE»

 

Una battaglia di storica portata è in corso in Medio Oriente. Il suo esito

non determinerà soltanto il futuro della regione, ma quello dell'intera

umanità.

L'offensiva imperialista - guidata dagli Stati Uniti, sostenuta dagli altri

briganti imperialisti e dai loro satrapi locali - iniziò in Afghanistan e

culminò con l'invasione dell'Iraq. Lo scopo non era solo il consolidamento

della tradizionale supremazia occidentale.

 

Riscoprendo i suoi congeniti appetiti colonialisti, l'imperialismo cerca di

esercitare un dominio diretto e incontrastato.

In questo quadro non c'è spazio per forze, governi o nazioni che rifiutano

di sottomettersi al dispotismo imperiale americano.

Gli imperialisti giustificano le loro aggressioni affermando di voler

combattere il "terrorismo" ed "esportare la democrazia" - ove per

"terrorismo" intendono ogni movimento popolare di liberazione e per

"democrazia" le dittature camuffate che essi tengono in piedi in Medio

Oriente. Nel contempo istigano a una nuova crociata contro l'Islam in nome

dell'idea sciovinista di "scontro di civiltà".

 

Gli aggressori, una volta sconfitti i governi a loro ostili in Afghanistan e

Iraq, si sono illusi di aver raggiunto una facile vittoria.

Al contrario, si sono trovati di fronte potenti movimenti armati di

resistenza, i quali, forti di un sostegno popolare crescente, hanno portato

colpi devastanti agli occupanti e fatto traballare i loro piani

geostrategici.

 

La Resistenza irachena, malgrado l'ostilità della cosiddetta "comunità

internazionale", basandosi sulle sue forze, svolge un ruolo decisivo: non

solo sta gettando le basi per la liberazione nazionale, ma ha anche dato una

grande spinta a tutti i movimenti di resistenza dei popoli oppressi nel

mondo. Per questo, mentre condanniamo tutti i tentativi di isolare la

Resistenza irachena, lanciamo l'appello a riconoscerla come unica legittima

rappresentante del popolo iracheno.

 

Non è accettabile che, mentre l'Iran è sotto la minaccia di un'aggressione

militare statunitense, il regime di Tehran continui a sostenere il governo

fantoccio di al Maliki il quale, in combutta con gli occupanti, continua a

massacrare la resistenza popolare irachena.

 

Il grido di battaglia venuto dall'Iraq ha dato una nuova spinta all'eroico

popolo palestinese che dopo due decenni di Intifada ha intensificato la sua

lotta, cacciando i sionisti da Gaza e scegliendo un governo che non vuole

rinunciare all'obbiettivo storico della totale liberazione della Palestina.

 

L'entità sionista, cane da guardia dell'imperialismo, ha quindi attaccato e

invaso il Libano, ancora una volta violando il diritto internazionale. I

sionisti hanno sperato così di spostare nuovamente a loro favore i rapporti

di forza. Hanno invece subìto uno scacco devastante. La Resistenza nazionale

libanese, guidata da Hezbollah, ha infatti ottenuto una vittoria di portata

strategica che ha pesantemente incrinato il progetto americano-sionista di

"Nuovo Medio Oriente".

 

Condanniamo tutti i tentativi di disarmare la Resistenza libanese, così come

lo sforzo di americani ed europei di puntellare un governo incostituzionale

e antipopolare, il tutto allo scopo di proteggere gli interessi israeliani.

 

Gli Stati Uniti, insistendo nel loro tracotante disegno imperiale, hanno

reagito accentuando la loro politica guerrafondaia.

 

Mentre in Afghanistan la NATO ha scatenato un'offensiva genocida contro le

zone liberate, in Iraq gli Stati Uniti hanno aumentato le truppe d'occupazione,

sperando che questo serva a fermare l'avanzata della Resistenza e a salvare

il governo fantoccio. Parallelamente essi continuano a utilizzare le milizie

collaborazioniste allo scopo di alimentare il conflitto fratricida tra le

diverse componenti della comunità nazionale. In Libano, sotto l'egida delle

solite Nazioni Unite, gli americani e i sionisti hanno chiesto che Francia,

Italia e Germania dispiegassero le loro truppe, nel tentativo di

coinvolgerli nella loro campagna per schiacciare la Resistenza nazionale e

quindi riportare il Libano sotto la loro tutela.

 

Fino a quando gli Stati Uniti e i loro alleati non ritireranno le truppe dal

Medio Oriente; fino a quando essi non chiuderanno le loro basi militari;

fino a quando terranno in piedi l'entità sionista, non ci sarà pace nella

regione. Nessun popolo può concedere alcuna tregua ai suoi oppressori. Una

pace giusta sarà possibile solo con la vittoria dei movimenti di

liberazione. Per vincere, le Resistenze hanno bisogno di un fattivo sostegno

da parte delle forze antimperialiste e democratiche del mondo, ma hanno

anzitutto bisogno di unirsi, di coordinarsi, di lottare mano nella mano. Il

nemico è lo stesso, gli scopi anche. Noi rifiutiamo quindi tutti i tentativi

di divisione da qualsiasi parte essi provengano.

 

Ci impegneremo affinché i movimenti contro la guerra, anticapitalisti e dei

lavoratori, con azioni di massa, lottino contro l'imperialismo e il sionismo

e per un pieno e sincero sostegno alla Resistenza.

 

Seguendo il sentiero tracciato dalle Resistenze in Palestina, Iraq, Libano e

Afghanistan, ci impegneremo a costruire una rete delle forze antimperialiste

affinché si concretizzi la speranza di tutti gli oppressi, dal Sud al Nord,

dall'Est all'Ovest: un'alleanza antimperialista internazionale.

 

Basta con le guerre d'occupazione, fuori tutte le truppe straniere dai paesi

aggrediti!

Battere il sionismo, per la liberazione totale della Palestina!

Fermare la guerra permanente e preventiva dell'impero statunitense, no alle

minacce di guerra contro l'Iran e la Siria!

L'Europa cessi di sostenere le aggressioni americane!

No alle san