POSCRITTO di G. La Grassa
Occorre un’aggiunta al “veltronvuotismo”. Meno male che l’ho scritto ieri, cosicché nessuno possa sostenere che queste righe sono dettate dal senno di poi. Tutti i giornali (e i telegiornali), ormai in larga parte controllati dalla “premiata ditta” di centrosinistra, hanno incensato la melassa veltroniana. Siccome non credo siano tutti deficienti, la conclusione necessitata è che sono dei fetentoni, strapagati per mentire seguendo gli ordini della GFeID. Ed infatti il capo di quest’ultima (come avevo già previsto ieri) si è subito schierato per Veltroni. Nel marzo dell’anno scorso uscì l’editoriale di Mieli sul Corriere invitando a votare per il centrosinistra, fantasticando sulle meraviglie del possibile (e poi realizzato) governo presieduto da Prodi; un “genio” eletto da primarie plebiscitarie, del tutto antidemocratiche, e su cui a un anno di distanza è stato detto, da parte degli stessi che avevano lanciato osanna nel 2006, che si trattava di dati gonfiati.
Dopo un anno di fallimenti continui, e con l’esasperazione crescente di parti consistenti della popolazione, in particolare al nord, si sta cercando di abbandonare Prodi onde tentare l’ultima carta. Montezemolo – il capo della banda di cavallette (
L’attuale Premier e quello candidato futuro sono l’emblema di una classe dirigente, che è un misto di “banda di Chicago negli anni ‘20” (non è un mio paragone) e di assemblaggio di debosciati dal sangue “nobilastro” ormai marcio. Una classe dirigente che dovrebbe far paura a chi ha ancora un briciolo di cervello, perché con loro l’intera Italia finirà come
Dalla destra non ci si può aspettare nulla. Fini e ancor più Casini sperano solo che venga il loro turno di forza d’appoggio alla GFeID. Berlusconi è l’oggettivo nemico di tale banda, ma è della stessa pasta; quindi continua ad inventarsi il pericolo “comunista”, con grande sprezzo del ridicolo, perché non ha il coraggio di attaccarla a fondo, andando oltre le punzecchiature di spillo sui “poteri forti” (del resto non ne parla lui ma solo i “suoi” giornalisti). Cosicché resiste alla banda di guastatori, solleticando il lavoro autonomo e la piccola impresa, non potendo però dar loro alcuna prospettiva. Occorre una nuova forza politica che metta in quiescenza Montezemolo & C., faccia infine portare i libri in Tribunale alla sola Fiat e a qualche altra “bufala” similare, spazzi via questi apparati sindacali (quelli della “Triplice”, chiariamolo una volta per tutte), interrompa l’urto tra lavoratori salariati e autonomi, mettendo termine alle finte liberalizzazioni semplicemente favorevoli alla grande impresa (in specie della distribuzione) e alla pressione fiscale senza servizi di alcun genere; un rastrellamento di soldi per dare esclusivamente fiato alle imprese fallimentari e/o parassitarie (e succubi del capitale straniero come le “superbanche”) della GFeID.
Si dirà: ma non si vede nulla all’orizzonte, non c’è questa nuova forza. State attenti: la situazione non è la stessa d’allora (niente uscita dalla “Grande Guerra” o dalla crisi del ’29), ma comunque sia il fascismo (quello vero, non quello di Berlusconi che è la simmetrica imbecillità dell’“attenti ai comunisti” di quest’ultimo) sia il nazismo (quello vero, non dei naziskin e simili) sono cresciuti in pochi anni, favoriti da una sinistra socialdemocratica legata mani e piedi alla grande finanza dell’epoca. Si impari la lezione prima del “Diluvio”. La sinistra attuale è corrosa da una connivenza diversa, eppure assimilabile a quella di allora. E’ certo necessario attaccare tutti coloro che si dilettano a dare addosso ai “comunisti” (come fossero una realtà consistente ancor oggi), ma nel contempo opporsi a quelli che se la prendono con Berlusconi e con i “bottegai” che l’appoggiano. Bisogna picchiare in testa a quelli che la usano solo per urlare contro l’evasione fiscale, come a quelli che confondono i lavoratori (senza difese) con i vertici sindacali, a tutti gli effetti parte di una delle “bande della Chicago anni ‘20”.
Non credo ci siano molti anni a disposizione. Avremo modo di riparlarne spesso
IL MORTADELLA, IL SALAME E IL PIZZICAGNOLO di G.P.
Che sarebbe stato Montezemolo il primo a salire sulle “spallucce” di Veltroni lo si era capito. Il leader di Confindustria aveva sbraitato di fronte alla sua assemblea, alcuni giorni fa, contro la politica dei partiti e contro il Governo di Centro-Sinistra che, a suo dire, non sarebbe all'altezza delle sfide lanciate dai mercati, con un’Italia ormai divenuta il fanalino di coda dell’Europa. Come al solito, questo giro di parole aveva l’obiettivo di spronare i nostri “amministratori” ad attivare interventi più decisi sulla spesa pubblica (riforma delle pensioni in primis), troppo elevata per il tenore di un paese che non produce più abbastanza. Purtroppo per Montezemolo, che vuol passare per il buon “pater familias” della situazione,
Quella di Montezemolo, più che una rampogna, era sembrata addirittura un’autocandidatura in pompa magna, un atto di decisionismo ardimentoso quanto improbabile perchè proveniente da un imprenditore sulle cui doti strategico-economiche ci sarebbe molto da discutere. In realtà, Luca-Luca voleva dare il suo “contributo” politico al fine disincagliare la nave governativa dalle secche di alcune riforme - “bloccate” dalla forte opposizione dei sindacati e dei partiti della “sinistra radicale” per motivi di sopravvivenza propria – attraverso una via d’uscita neocentrista, maggiormente accomodata sugli interessi della GF e ID, cioè di quel connubio funesto tra potentati economico-finanziari che sta dissipando le residue energie dell’Italia e del quale abbiamo più volte scritto. Con Prodi che si è imbalsamato da solo in seguito ai ripetuti passi falsi del suo governo e con il montante clima di malcontento che serpeggia nel Paese, le pezze di rattoppo cucite sullo “stivale” dal professore sono divenute davvero troppe. Cuci e ricuci i vari strappi causati dalla politica della compagine governativa (prima con le categorie sociali, poi con i sindacati, poi di nuovo con le imprese e i gruppi finanziari che chiedevano maggior rigore nell’esecuzione degli ordini impartiti) alla fine la stoffa di Prodi si è esaurita, tanto che i suoi protettori si sono decisi a scaricarlo, attivandosi nella ricerca di una soluzione a lui alternativa. Ed ecco che se il Mortadella è stato affettato a dovere prima o poi doveva giungere anche il turno del "Gran Salame Salvifico" (GSS). L’insaccato “de Roma” non ha tardato a manifestarsi con solennità sulla scena politica italiana annunciando l’ennesima svolta politica, fatta di chiacchiere e affabulazioni per gli allocchi, atte solo a mascherare le partite “sediziose” che si giocheranno alle sue spalle. Non è un caso che Montezemolo abbia definito il vaniloquio di Veltroni al Lingotto di Torino come “una spinta verso quel cambiamento che abbiamo sollecitato con analisi (?) e proposte e che vediamo condivise e riprese”. E siccome Montezemolo non ha proprio pudore vi aggiunge anche che, secondo lui, Veltroni è depositario “di una politica forte fatta di idee e di nuovi scenari che riusciranno a mobilitare le passioni degli italiani”. Montezemolo sta diventando paranoico, prima denuncia sindacati e politici per essere dei fannulloni e poi tra quegli stessi politici di sempre scorge il salvatore della Patria. Infine, Monteprezzemolo ha cambiato idea anche sulla politica economica del governo che si sarebbe incanalata sulla strada giusta. Ma da quando? Da quando si è capito che Veltroni Walter prenderà il posto di Prodi. Così parlò il salumiere e buon “affettamento” all’Italia che ronfa.
IL VELTRONVUOTISMO: UN DE PROFUNDIS PER
Quando avevo vent’anni avevo due “amici”, uno socialista (quelli degli anni ’50) e uno cattolico, di orientamento politico non definito, ma credo dossettiano o giù di lì. Telefonate su telefonate di politica e di questioni sociali. Com’erano buoni e caritatevoli! Un continuo affollarsi di “afflati morali”, un amore sviscerato per i diseredati, i “poareti”, gli “ultimi della terra” insomma. Non ero in verità molto commosso da queste telefonate, ma comunque mi consolavo pensando che in fondo si trattava di “brave persone”. Mi turbava la loro mancanza di senso dell’umorismo, ma “nessuno è perfetto”. Quello che tali tizi sono diventati nel giro di una decina d’anni, non starò a descriverlo per non perdere tempo. Due veri ipocriti, maneggioni, carrieristi. Più tardi, il socialista divenne craxiano e, all’epoca di “mani pulite”, rischiò grosso, ebbe in ogni caso qualche incriminazione pur se finita poi nel dimenticatoio, anche perché si schierò subito, senza esitazioni, con il Pds poi Ds (i “miracolati” di quell’operazione “giudiziaria” di cambio di regime).
A loro pensavo, sentendo e leggendo del discorso di Veltroni a Torino. Un uomo che frequenta tutti i buoni salotti affaristico-finanziari della Capitale (ah, se avessimo un Balzac delle Illusioni perdute!), che si è lamentato per non essere stato avvertito dell’operazione conclusasi con la sostanziale annessione della Capitalia (lui sembra tenesse buoni rapporti con Geronzi e Arpe) da parte dell’Unicredit (in effetti la superbanca non ha preso il nome Unitalia, ma si chiama Unicredit Group; a Geronzi è stato dato il contentino della presidenza di Mediobanca); cosicché il centro d’affari, e “di gravità”, della nuova nata è a Milano, con scorno “der sindaco de Roma”. Non è per nulla sicuro che tale investitura, così repentina, non procuri al “Salvatore della Patria” una bruciatura anzi tempo; per il momento, tutta la stampa debeneddettiana e della Rcs e Confindustria (Repubblica, Corriere, Stampa e il finto neutro e paludato Sole24ore) lo incensa come il “nuovo che avanza”; certo continuerà a farlo, se egli agirà sempre di conserva, senza scarti di sorta, con l’altro personaggio di calibro poco superiore che si indica con LCdM, e che da un bel po’ di tempo crede di essersi trasformato in Ferrari.
Quello che ha detto a Torino “er più mejo de noantri” non è dicibile né ripetibile. Una insalata di buoni sentimenti, un minestra di pasta e fagioli fatta da chi non sa cucinarla bene per cui gli riesce troppo liquida e sbrodolona. Mi ha appunto ricordato i due “amici” di quando ero giovane; e anche lui, ne sono certo, non ha una punta di senso dell’umorismo. Può sempre tentare di farselo insegnare da qualcuno; non riuscirà però mai ad andare al di là di….che so io, diciamo un Panariello, perché l’umorismo non si impara. E non mi stancherò di ripetere: diffidate di chi non ha senso dell’umorismo, non è sicuramente buono per quanto “buonista” sia, e non gli si dovrà mai voltare la schiena altrimenti….è fatta! Riuscirà a farcela questo involtino di carne tenuta troppo a lungo in freezer, avvolta in un lardo esposto invece per molto tempo al calduccio (“de Roma”), e in cui ci si è dimenticati di infilarci lo stuzzicadenti per tenerlo ben arrotolato e compatto?
Non è detto che Prodi si faccia liquidare senza porre bastoni tra le ruote. Bazoli (Intesa-San Paolo) può ben cambiare uomo di riferimento (e suo “maggiordomo”), però fa difficoltà a trovare nuove sponde ed infatti negli ultimi tempi alcune “cosucce” gli sono andate poco bene, in relazione al sordo confronto con il rivale, il nuovo Unicredit; adesso spera nell’acquisizione di Alitalia, tramite l’alleata (in realtà controllata) AirOne, in quella indecente finta gara, in cui il governo (“amico” appunto di Intesa) ha fatto scappare tutti i concorrenti. Ma Prodi non deve essere costretto a cedere troppo presto, altrimenti anche questa partita potrebbe chiudersi non del tutto bene per la banca bazoliana.
Altri competitori, incazzati perché al momento messi in condizione di non nuocere, sono D’Alema e il suo alleato (o “suo uomo”?) Bersani; e anche Rutelli. Avete notato che, da quando D’Alema ha dato obtorto collo il suo placet a Veltroni, si è attutita la campagna stampa intorno alle sue varie telefonate a Consorte sull’affare Unipol (del 2005)? “Il Migliore” (il piccolo) è uno che passa per “superiore” solo per merito della sua arroganza e supponenza. L’ha presa ormai molte volte nei denti. Con
Quello che conta non è però il futuro andamento di vicende di uno squallore cavernoso, tipiche di un paese che ha perso totalmente la bussola e non sa dove sta andando. L’importante è il segnale di assoluta vuotezza e inconsistenza che le classi dirigenti – economiche in primo luogo, con al seguito quelle politiche: in primo piano le “sinistre”, ma ad una incollatura anche le “destre” – lanciano al paese. Un uomo che è la nullità fatta persona, un vero bla-bla incorporato in una specie di “replicante”, viene incoronato leader dello schieramento che governa. Si potrà trovare molto da ridire su Blair, Sarkozy, Putin, sulla pur non eccelsa Merkel, ecc. Comunque, non c’è nemmeno da tentare un paragone con il “nostro”. Bush appare uomo effettivamente molto limitato, ma ha uno staff di tutto rispetto. Qui siamo alla totale rarefazione, foderata di parole che sono come la “nebbia fitta in Val Padana” (dei bollettini meteorologici). E dietro chi c’è? Il suo consigliere romano Bettini? Il margheritino Franceschini, che si vorrebbe come “secondo uomo” del “nuovo regime”? Un deserto di idee, un encefalogramma da “coma profondo”, irreversibile. Welby era un cervello pensante; e tuttavia ha chiesto ripetutamente, e con ragione, che gli fosse praticata l’eutanasia come finalmente è poi avvenuto. Perché mai questa sinistra scervellata non sente il dovere di esigerla? Forse appunto perché non vi è, dietro l’assenza di un qualsiasi movimento dotato di senso, un minimo di dignità, un qualche debolissimo segnale di sinapsi cerebrali.
Ci sono però voti, poiché gli imbecilli sono forse ancor più numerosi di quanto si sospetti. Quella congerie di ceti inutili, legati ai sovvenzionamenti statali (e “pubblici” in genere) da parte di “amicucci della parrocchietta”, si è espansa con troppa rapidità in questi anni di precipitoso degrado del paese. L’intelligenza ha ceduto il posto alle “emozioni”, al “buon cuore” – nel mentre si estendeva la pratica del metterla in c….con o senza vaselina – per quanto concerne questi ceti che vivono sulla laboriosità di “testoni”, solo capaci di faticare e produrre a più non posso (certo, per fare “sghei”, non per altro), eleggendo a loro rappresentanti – nei sindacati o nelle associazioni di commercianti, artigiani ecc. ecc. – altri “mangiapane a ufo”, che a loro volta scaldano sedie, si accaparrano stipendi ed emolumenti vari non meritati e contribuiscono sommamente al degrado di cui sopra.
C’era una volta un bel programma TV dal titolo “Due teste senza cervello”, che ci faceva rivedere due comici “dell’età dell’oro” di quel genere: Stanlio e Onlio, i quali di cervello ne avevano invece a bizzeffe. Probabilmente anche Prodi e Veltroni ne hanno (non tanto quanto i due comici suddetti, sia chiaro) e hanno capito che i voti si prendono dalla massa di quei ceti inutili di cui sopra, da questa “cianfrusaglia umana” che non vuole pensare ma sentire, commuoversi. Se certi individui non possono piangere su qualche diseredato, solidarizzare con qualche “diverso”, soccorrere qualche bisognoso, si trovano smarriti, non sanno quale senso dare alla loro vita. Poveri dementi, frutto di un benessere conquistato troppo rapidamente da una società, che ha invece impoverito paurosamente la sua cultura, anche grazie ad un informe ammasso di intellettuali per i quali è ancora troppo poco invocare i “plotoni di esecuzione” o almeno i “campi di sterminio” (diciamo metaforicamente; onde adeguarci, per un attimo, al “buonismo” dilagante).
Purtroppo, simili processi di vera decadenza, gli “ultimi bagliori di un crepuscolo”, sono il risultato finale di una storia che ebbe inizi dignitosi, ma che evidentemente portava il “verme nella mela”. Si tratta del cattocomunismo. Il comunismo italiano è sempre stato assai debole. Tanto parlare di Gramsci, ma senza per nulla capirlo, soprattutto nel suo leninismo, dimenticato assai presto, nascosto, svirilizzato, tradito. Capisco bene i “compagni”, oggi rabbiosi, che non vogliono abbandonare una tradizione, mille volte migliore di questo aborto di ceto politico che ci ritroviamo tra i piedi; e che è in gran parte il prodotto di un’abiura delle proprie origini, sia comuniste che cattoliche. Tuttavia, ci si deve porre la questione: se l’abiura ha avuto successo, è stato perché in definitiva quel comunismo e quel cattolicesimo – lo ribadisco: movimenti di ben altra forza intellettuale e dignità politica rispetto allo schifo attuale! – sono processi ormai finiti, abortiti. Non hanno potuto conseguire i risultati perseguiti, e dobbiamo comprenderne i motivi; non certo nelle pagine di un blog, ma qui si può iniziare una discussione.
Tuttavia, tale comprensione implica comunque il rifiuto di qualsiasi forma di appoggio agli esiti del cattocomunismo degenerato. Esso ebbe, di fatto, una partenza di tutto rispetto in Dossetti; e fu coltivato da personaggi come Rodano e Napoleoni e altri di cui non faccio l’elenco (ne dimenticherei certo molti). Tuttavia, voleva mettere insieme due sostanziali “fondamentalismi” che si basavano su forti connotati morali. Finché questi ultimi furono accompagnati da una profonda intelligenza e cultura, ressero e dettero spessore anche all’azione politica; quando però sono venuti avanti i superficiali e gli opportunisti, gli imbroglioni e i profittatori, tutto è scaduto nel falso moralismo, che cela un vuoto di valori e ideali e la pura e semplice volontà di accedere al successo e al potere. Mi dispiace dirlo, ma credo che tale processo sia iniziato con Berlinguer. Da non confondersi, per carità, con D’Alema, Fassino, Veltroni e compagnia cantando; e tuttavia già carente in fatto di vera riflessione di lungo momento, iniziatore di un modo di fare politica troppo tatticistico, attento al “momento per momento”, intenzionato a vellicare “i cuori” più che a coinvolgere “i cervelli”.
Sarà “tosto” il tentativo di tornare sui propri passi; anche perché non avrebbe senso dirigersi verso la “sorgente”; ormai il fiume si è ingrossato, si deve farlo sfociare in un diverso delta. Un bel compito, con la zavorra che abbiamo in stiva. Comunque a me pare che Veltroni – patrocinato da quella che definisco GFeID (grande finanza e industria decotta) – abbia pronunciato a Torino il De profundis della sinistra uscita dagli avvenimenti internazionali del 1989-91, con la meschina ricaduta nazionale del 1992-93 (“mani pulite”, ecc.). Ricominciamo a pensare, pur se con fatica. Da adesso in poi, si riusi quello che Woody Allen definì “il nostro secondo organo preferito”, lasciando al “cuore” solo la terza posizione.
29 giugno
VELTRONI: IL”GALLO” CHE HA FATTO L’UOVO
Credo che con questa espressione si possano riassumere i novanta minuti di retorica veltroniana ascoltati ieri nella sala del Lingotto di Torino. La parola d’ordine che accompagnerà il nascente corso veltroniano del PD sarà…..rinnovamento. Come sei nuovo Veltroni!
Ci voleva un “nuovo” partito con più donne e più giovani, “apertamente” schierato contro i conservatorismi e le gerontocrazie che governano gli schieramenti politici. E siccome Veltroni vuole essere nuovo fino in fondo, "Er" Sindaco non può che ripartire dal Governo di Centro-Sinistra, notoriamente guidato da un giovanottone di nome Prodi il quale annovera al suo fianco putti michelangioleschi come Padoa-Schioppa e Amato.
Ma quante novità nel programma di Veltroni, ci sono i richiami ai patti generazionali per il lavoro, alla lotta alla precarietà ma con più flessibilità, alla difesa dello Stato democratico “ammodernato” federalisticamente, al “rinnovamento” della politica che “non è una passeggiata solitaria ma un meraviglioso viaggio collettivo e vorrei che questa volta lo facessimo in allegria», magari sotto effetto di acido lisergico che ti fa sì viaggiare assai assai ma che alla fine ti frigge il cervello. Ma poi Veltroni passa dal “trip” alla trippa che scarseggia a causa dei conti pubblici disastrati (ce risemo!) dello Stato, e chiede a tutte le categorie di profondere maggiore impegno per risanare il deficit.
Sulle pensioni Veltroni è ancora più ambiguo, secondo lui lo scalone andrebbe ammorbidito ma senza intralciare la direzione segnata cioè quella dell’innalzamento “graduale” dell’età pensionabile. E' proprio un pozzo senza fondo di novità quest'uomo, ma come fa?
Ma l’applauso più grande “scroscia” quando Veltroni fa il solito discorsetto modaiolo (alla Al Gore) sul clima e sul pianeta che dobbiamo preservare dalla furia dello sviluppo. Africa + ambientalismo ed ecco assicuratasi l’approvazione di tutto il mondo. Bravo! Bis! Nuovo!
Abbiamo finalmente la soluzione ai nostri problemi è arrivato l'uomo nuovo al momento giusto. E' il nuovo che avanza! (ma questa cosa qui non l'avevamo già sentita da qualcun altro...)
LO SCUDO ANTIMISSILE AMERICANO E
di P.E. Dupont (fonte
In un documento reso pubblico il 29 marzo 2007, il Dipartimento di Stato americano giustifica il suo piano di spiegamento, in Europa orientale, di uno scudo antimissile affermando che l’attuale sistema di difesa antimissilistica di cui dispone
Abbiamo consultato una documentazione ufficiale sulle capacità iraniane in materia di missili balistici, pubblicata sotto gli auspici del Congresso degli Stati Uniti, nel 2004. Data l’origine della documentazione, e visto che si appoggia principalmente su fonti americane (in particolari su studi effettuati dalla CIA) e britanniche, non si può certo sospettare che essa minimizzi o sottostimi la performatività dell’arsenale iraniano. Ne emerge che, a parte un numero effettivamente importante di missili balistici a corto raggio (con gittata inferiore ai
Quanto a Ali Larijani, Segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale iraniano e principale negoziatore internazionale nel dossier nucleare, ha recentemente sottolineato che il suo paese non ha alcuna ragione per attaccare l’Europa, primo partner commerciale dell’Iran; egli ha usato l’espressione “barzelletta dell’anno” a proposito della giustificazione ufficiale avanzata da Washington per il suo scudo antimissile.
IT'S ALL TRUE (OVVERO COME NON FARSI DERUBARE DAL GOVERNO)
Insomma, è tutto vero. Il governo ha introdotto un nuovo balzello contro lavoratori e pensionati mascherandolo da agevolazione nella Gestione del Credito per i pubblici dipendenti e per i pensionati della pubblica amministrazione. Ma dovevamo aspettarci l’inganno, un governo che sta combinando solo guasti da quando si è insediato, qualora avesse fatto davvero una “buona azione” (come qualcuno ha tentato di dire, con questa estensione dei prestiti agevolati dell’INPDAP anche ad altre categorie), avrebbe urlato ai quattro venti le virtù “taumaturgiche” della compagine governativa, quelle di un Centro-Sinistra che tenta di tenere insieme gli interessi di Montezemolo (il quale di soddisfazioni ne ha ricevute tante da Prodi, Giordano & C. e nonostante ciò ha ordito un colpo di mano neocentrista al fine di favorire l’ascesa di una coalizione più rispettosa dei suoi interessi) e le istanze dei lavoratori subordinati. Invece, tutto è passato sotto silenzio, i giornali di sinistra, al pari della triade sindacale (una masnada all’assalto di prebende pubbliche che cerca ancora di celare il proprio malaffare dietro la difesa degli interessi del lavoro dipendente), non ne hanno dato notizia alcuna; i giornali di destra, invece, solo en passant, eppure c’era del materiale per dimostrare, ancora una volta, e se mai ce ne fosse stato bisogno, quanto Prodi e sodali fossero dei furbastri di “natura”. E la sinistra di lotta e di governo? Troppo impegnata ad inseguire le alchimie bertinottiane sulla nascente sinistra democratico-socialista, quella che dovrebbe coprire il vuoto lasciato dai DS, oppure a lanciare infamanti accuse contro Chavez e Cuba dalle pagine di un giornale come “Liberazione”, ormai divenuto meno utile della carta igienica. Del resto, abbiamo capito il giochetto del partito di Don Fausto, vogliono creare il clima culturale adatto a far digerire ai migliaia di militanti rifondaroli la modernizzazione bertinottiana: una mistura nefanda fatta di meno coinvolgimento “antimperialistico” (l’attuale partito nel partito nato dalle penne dei giornalisti di Liberazione, Sansonetti e Nocioni) - seppur quest’ultimo sia sempre stato per RC una spruzzata di vernice fresca su idee vetuste (chi non ricorderà l’ “Operazione Che Guevara”, con la quale il partito ha circuito i giovani, sbattendo la faccia del rivoluzionario argentino su ogni gadget possibile ed immaginabile che nemmeno
Davvero non se ne può più di questi furfanti, gli unici che riescono a bearsi alle spalle degli italiani sono i soliti sornioni della GF e ID abbondantemente accontentati nelle loro richieste di “dragaggio” del fondo di risorse del sistema-paese, grazie alla correità di una classe politica inetta (che comprende tutto il panorama politico, tanto di destra che di sinistra) che spacca il “salvadanaio-Italia” pur di restare saldamente attaccata alle poltrone. Eppure, i vari potentati riuniti dentro il salotto buono della RCS sono preoccupati dal dilettantismo politico di Prodi, Fassino, D’alema ecc. ecc., tanto che stanno ricercando equilibri di diverso “dosaggio” rispetto a quelli attuali. Probabilmente, le 5 giornate della Bocconi servivano a definire la linea politica del nuovo centrismo italiano (che definiamo così solo per comodità espositiva, visto che tale spazio di “moderazione” politico-elettoralistico-clientelare è l’espressione più becera ed oltranzista di un capitalismo inefficiente e distruttore di ricchezza) quello deputato a mettere fuori gioco i partiti “estremi” che ogni tanto scalciano e rendono tentennante l’azione “risanatrice” di lor signori al comando. Oggi il Centro-Sinistra in difficoltà vuole liberarsi di Prodi che non rappresenta più nessuno, se non i suoi amici della GF italiana collegata a quella americana (che evidentemente non hanno tanta riconoscenza verso il professore); il vuoto politico attuale dovrebbe essere riempito da “Vartere” Veltroni che, a sua volta, è stato definito un “vuoto pneumatico”,0+0=0. Si capisce che si sta cercando l’uomo migliore (che non significa il più capace) per una transizione che non sarà affatto breve. L’unica cosa certa è che ormai Prodi ha i giorni contati.
Ma concludiamo questo breve articolo dicendo che non ci eravamo affatto sbagliati sullo “scherzetto” INPDAP, di fatti, il sito della Federazione dei Lavoratori Pubblici e Pubbliche Funzioni ha apertamente denunciato “il comportamento omissivo dell’INPDAP” invitando i lavoratori a resistere contro il tentativo del governo di “dar vita ad un altro “TESORETTO”, visto che per i prelievi subiti e da subire non avrà diritto a rimborso, a comunicare entro ottobre 2007 l’intenzione di disdettare la propria contribuzione dello 0,15% al Fondo”. L’unica correzione che dobbiamo fare riguarda i lavoratori pubblici in servizio iscritti all’INPDAP che già subiscono il prelievo dello 0,35%, per cui il decreto del Ministero delle Finanze non impone un nuovo prelievo. Si tratta, insomma, di una “mera” estensione di questa tassa ad altri soggetti che prima non ne erano colpiti. Alla faccia della trasparenza e del governo dei più deboli!
Scaricate qui il modulo di non adesione:
http://www.flp.it/public/allegati_flp/Notflp4007_DPP_balzello_allegato.pdf
I “SAPIENTI” INUTILI di G. La Grassa
Non c’è nulla di più fastidioso che assistere alle dichiarazioni “in libertà” di individui che si pretendono scienziati o almeno raffinati tecnici e infilano invece sciocchezze, di cui si rende conto un profano qualsiasi. Certe banalità sono state dette l’ultima volta dal ben noto TPS, ministro dell’economia, e plurititolato come esperto; ma si tratta di vacuità dette innumerevoli volte da altri sapientoni. L’evasione fiscale ci toglierebbe enormi risorse (da TPS valutate in 100 miliardi di euro), con le quali metteremmo a posto tutti i nostri conti e potremmo permetterci chissà quali lussi. Certa gente, soprattutto di sinistra – e bisognerà un giorno capire come mai, negli ultimi trent’anni (prima non era così!), più a sinistra vai e più cretini trovi – abbocca e si indigna contro i bottegai e gli artigiani ladri. Nessuno che sviluppi qualche piccolo, piccolo, ragionamento.
Non c’è bisogno di essere neoliberisti, basta solo avere un po’ di sale in zucca e non procedere per schemi preconcetti, per comprendere che le imposte in Italia sono effettivamente molto alte, e che se si innalzano ulteriormente, com’è avvenuto con l’ultima finanziaria, ogni problema già esistente si aggrava ancor più. Solo un beota, uno che non ha mai frequentato e parlato seriamente con qualche “partita IVA” (non sono tutti notai ecc.), ignora che, se si pagassero integralmente le imposte italiane, una grossa quota delle microiniziative (e anche piccole imprese) dovrebbe chiudere; e allora, per quanto riguarda le attività cessate, verrebbero a mancare anche le imposte sulla parte in bianco. Non sono in grado di valutare se tale riduzione sarebbe eguale, maggiore o minore, dell’attuale evasione relativa alle attività che rimarrebbero in piedi (assai vacillanti); ammesso, fra l’altro, che l’evasione sia stata misurata seriamente e non con lo spirito, e imbroglio, politico con cui è calcolato l’indice del costo della vita. Certamente, però, non si può affermare, e ripetere come un disco rotto, che l’evasione è tot o tot, ecc. Il ragionamento, e i calcoli, sono un po’ più complicati.
Non basta però. Se si danno misure all’ingrosso, è impossibile avere una idea di quanto incide, nell’evasione che si sta indicando, il mancato pagamento di imposte sui lavoretti in nero fatti da pensionati o anche da salariati fuori dell’orario di lavoro. Senza fare piagnistei su una miseria che non esiste, spero si vorrà però ammettere che, dopo l’entrata in vigore dell’euro (5 anni fa), il costo della vita, alla faccia dei dati Istat, è almeno raddoppiato. Temo sia cresciuto anche di più; comunque, perfino gli ineffabili economisti del Corriere hanno ultimamente riconosciuto che ormai si deve ammettere quello che la gente comune sostiene da anni: un euro vale 1000, non quasi 2000 vecchie lire! Salari e pensioni non sono cresciuti in base alla reale falcidia dell’aumento dei prezzi (ma neanche un terzo o un quarto). Molti quindi si arrangiano per tirare avanti, alcuni per non arretrare (troppo) di fronte al tenore di vita già conquistato dopo decenni di lotte sociali assai dure. Se un pensionato deve dichiarare il nero che fa, perde una parte della pensione e poi deve magari sottostare a tutte le noie della partita IVA ecc. oltre alle imposte da pagare (ivi comprese quelle regionali, comunali, ecc.). Idem per un salariato che faccia lavoretti extra oltre l’orario di lavoro. Anch’essi dovrebbero smettere di fare questi lavori. E si torna quindi al discorso fatto in precedenza; le imposte resterebbero sulla carta, cioè nella testa dei sapientoni che fanno calcoli a vanvera.
Con una ulteriore aggravante però. Si creerebbe intanto una questione sociale non indifferente e un malcontento dilagante per condizioni di vita sempre più difficili per moltissimi lavoratori. Ma anche economicamente non ne verrebbe nulla di buono perché, sparendo il reddito (in nero), diminuirebbero i consumi, cui molti economisti affidano le sorti di una robusta ripresa. Credo si sbaglino di grosso a pensare così; tuttavia, è evidente che una diminuzione dei consumi non fa bene. Però, si sostiene, se questi tizi pagassero le imposte, lo Stato avrebbe più da spendere. Ancora la solita superficialità. Se i lavoratori e pensionati, dediti a lavori extra, dovessero pagare il fisco, smetterebbero di lavorare (soprattutto i pensionati che dovrebbero rinunciare ad una parte della pensione); e quindi non vi sarebbero comunque entrate aggiuntive. Inoltre, ci mettiamo a fare i keynesiani nell’attuale situazione? Lo Stato spenderebbe per farci uscire da una grave crisi economica? Non diciamo stronzate. Lo Stato continuerebbe a spendere male come è ormai sotto gli occhi di tutti, salvo i magnoni di sinistra e di estrema sinistra. Esso continuerebbe a non finanziare ricerca ma tutte le iniziative che servono ai politici per le loro clientele (e corruttele) elettorali; e a dare prepensionamenti e rottamazioni alla GFeID. Le nuove entrate verrebbero impiegate per ingigantire (o non snellire) l’apparato pubblico che assorbe, di gran lunga, la maggiore quota della spesa dello Stato (non è noto che tale spesa è soprattutto quella corrente, per stipendi ecc.?). Non è noto che i carrozzoni di Stato sono ancora tutti in piedi? Dove sono i servizi essenziali? Poste e ferrovie nella merda; strade e infrastrutture varie carenti, ormai al limite del collasso, ecc. Ma perché si deve pagare questo Stato? Solo un intrallazzatore e magnone della sinistra, un imbecille lassalliano, può sostenere simile assurdità.
Quindi, la si smetta con la solfa dell’evasione fiscale. Si pensi invece a quale politica economica sarebbe necessario perseguire. Si vuole un paese di clientele, di magna magna? O un paese che dà impulso alla ricerca scientifica e tecnologica, che si dota di un apparato statale capace di far valere verso l’esterno una sua capacità di penetrazione (di merci e investimenti)? Un paese che non lascia imperversare la finanza devastante di imprese tipo nuova Intesa o nuovo Unicredit; con tutte le fondazioni bancarie alle spalle (e ovviamente la grande finanza americana in primo piano). Un paese che non favorisce più l’auto (tanto meno i frigoriferi), ma l’energia e i settori di punta dell’elettronica, telecomunicazioni e altri della nuova epoca. Si faccia meno demagogia per avere i voti dei gonzi e si pensi di più a migliorare veramente la situazione del sistema-paese. Ai “miei tempi”, a questo pensavano i comunisti, prima della completa degenerazione in piciisti e poi in diessini e rifondaroli e compagnia cantando.
UN IMBROGLIO DOPO L’ALTRO di G. La Grassa
La faccenda dell’Inpdap è sempre più avvolta nelle nebbie tipiche di ogni mafia. Alcuni colleghi mi dicono che il sindacato autonomo universitario sostiene che quelli dell’Inpdap mentono nel rispondere al loro numero verde così come è stato riportato nel nostro blog: e cioè che i dipendenti di tale istituto sono obbligati ad accettare un vero e proprio scippo a vantaggio di un fondo che darà vita ad un apparato di gestione con tanti begli impiegati, amministratori, e altri manutengoli vari. In realtà, si dice, è proprio per i dipendenti dell’istituto in oggetto che vale il silenzio-assenso, non per quelli di altri Istituti pensionistici. Solo che a questo punto sarà necessario procedere per vie legali onde capirci qualcosa. Quello che è “ammirevole” è il silenzio dei sindacati ufficiali (la Sacra Trimurti: CGIL, CISL, UIL), i quali dicono di non sapere nulla. Più probabilmente fingono di non sapere, e forse hanno i loro motivi per non sapere. Su questi motivi lascio comunque al nostro curatore del blog di sbizzarrirsi, se riuscirà ad appurare alcune notizie di cui è alla ricerca.
Piuttosto, sarà necessario, prima o poi, riflettere attentamente sulla funzione di questi sindacati divenuti apparati di Stato attuanti politiche eminentemente reazionarie. Ormai si sa che la metà dei sindacalizzati (nella CGIL il 52% o anche più) è composta da pensionati; il resto è per lo più dai 50 anni in su. Tra i giovani, nemmeno uno su tre è sindacalizzato. La maggioranza degli operai al nord, e comunque una larghissima quota in tutta Italia, ha votato alle politiche per la destra. Tra i pensionati è andata ancor peggio e non solo al nord. Si tratta dello studio di un organismo certo non sospetto come l’Ires-Cgil, per di più riferito alle politiche del 2006, vinte per un soffio dalla sinistra. Oggi, l’ultimo sondaggio commissionato dall’Unione, quindi non sospetto, dà il 19,5% di distacco tra destra e sinistra. E’ certo che gli operai, in specie quelli giovani e non rimbambiti da decenni di melma montante a sinistra, hanno dato un forte contribuito a tale risultato. E’ tuttavia a mio avviso errato far oscillare il pendolo da sinistra a destra, dopo l’oscillazione inversa. Questo gioco non porta da nessuna parte, o meglio conduce al disastro completo.
Dovrà infine venire il momento in cui saranno i giovani lavoratori a dare l’assalto a questi decrepiti e parassitari apparati burocratici sindacali, al fine di sostituirli con nuovi organismi mantenuti dai lavoratori stessi (com’era una volta), e con dirigenti eleggibili e revocabili in ogni momento, non invece inamovibili fino all’età pensionabile o quasi, per poi andare a dirigere altre “greppie” di Stato come premio per la loro fedeltà al ceto politico dei dominanti. Oggi, ceto politico e ceto sindacale sono due autentiche mafie. Debbono essere combattute, affinché sia possibile evitare l’oscillazione del pendolo di cui appena detto.
Invece di cianciare di comunismo e sulla Classe, si lavori per spazzare vie queste cosche sindacali di Stato, pure associazioni di maneggioni dedite ad un meschino arraffa-arraffa. Ripeto che sono i giovani a doversi muovere; le generazioni al di sopra dei 45-50 anni sono ormai perse quasi del tutto, paurose, preoccupate (giustamente, sia chiaro) di veder diminuire un tenore di vita appena discreto conquistato con tanta fatica. Sono scusabili, ma non si può stare ad aspettare convivendo con i loro timori e continuando a mantenere fior di mascalzoni nelle loro comode poltrone di politici e sindacalisti. Occorrono nuove leve di lavoratori, incazzati contro gli opportunisti e i quaquaraqua politico-sindacali odierni, che manovrano con spirito da piccolo cabotaggio solo per carpire voti e farsi eleggere onde avere finalmente assicurate tutte le comodità della vita. A casa questi personaggi di una vecchia politica corrotta; sangue fresco, gente che creda di nuovo in qualcosa.
Sintomatiche le levate di scudi, bipartisan, contro Montezemolo che ha attaccato i sindacati, ma solo come ballon d’essai per tastare le reazioni, tanto che ha subito dopo ritrattato e, come al solito, “è stato frainteso”. Non solo dal centrosinistra si sono levate voci irate, ma pure da Bondi, Cicchitto, Alemanno, ecc. Rotondi (nuova Dc) gli ha dato addirittura del fascista. Intendiamoci bene, si può ben dire “da che pulpito viene la sentenza!”; da uno che è alla testa della Fiat, azienda da decenni e decenni (e già sotto il fascismo) al primo posto nei finanziamenti di Stato, nella famosa “socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti”. Sappiamo inoltre bene quali sono i disegni di potere, realmente pericolosi, di gente come lui e come gli altri della Rcs e dintorni.
Tutto questo è vero e gli si può e deve quindi rispondere a brutto muso. Non però per difendere i sindacati. Bisognava cogliere la palla al balzo per attaccare su entrambi i lati, per dire che sono due delle gang che hanno ridotto l’Italia “alla Chicago anni ‘20”. In realtà, il “palloncino-sonda” di Montezemolo è stato utilissimo per gettare luce sulla lotta per bande in Italia. Ceto politico di destra e di sinistra, più quello sindacale, tutti insieme “appassionatamente”, si sono sentiti il fiato sul collo, hanno capito che il discredito di cui godono nel paese, e che cresce sempre più, potrebbe travolgerli insieme. E allora scatta il comune riflesso di difesa: finché ci accapigliamo fra noi per chi deruba di più il popolo lavoratore italiano, va bene; ma che nessuno sveli il gioco, che nessuno voglia entrare a gamba tesa in esso. Il gioco è “cosa nostra”, non possiamo farci portare via questo autentico “tesoretto” (altro che quello di cui si straparla; si tratta di far man bassa del Pil italiano in tutti i modi affinché il ceto politico-sindacale ne abbia di che vivere lautamente per i secoli dei secoli). Questo hanno pensato i lazzaroni che ancora occupano scranni in ogni dove.
Montezemolo insegue il centrismo, cioè un nuovo “mondo politico” disegnato sui progetti della GFeID. Non lo appoggiamo certamente. Ma nemmeno ci sogniamo di avere preferenze per i manigoldi e ladri di destra e di sinistra, con i loro prolungamenti sindacali e i loro pennivendoli e scribacchini che si fingono intellettuali di grido. Un’unica massa che succhia il sangue ai lavoratori (non quelli dell’inesistente Classe, bensì di tutti quelli che lavorano); un massa cancerogena, da asportare appena possibile. Che i loro scribacchini e pennivendoli, e i ragazzotti ignoranti del “movimento”, dicano pure che siamo qualunquisti, populisti, rossobruni e altre fesserie varie. Se gente simile ci insulta, per noi è miele, sappiamo allora con sicurezza di stare marciando lungo la strada migliore.
CHI E’ IL LADRO? (Ladri quattro volte!) di G.P. e Mauro Tozzato
Approfitto dello sfogo di Mauro Tozzato, che seguirà alla mia breve digressione, per darvi un’ulteriore notizia sui ladri di stipendi e di pensioni che siedono nel Governo di Centro-Sinistra. I miei colleghi, allarmati dall’articolo (Ladri! Ladri! Ladri!) che avevo scritto sulla nuova tassa a carico dei lavoratori delle pubbliche amministrazioni, hanno subito telefonato al numero verde INPDAP (tel.800105000) per saperne di più e per agire immediatamente al fine di interrompere il periodo di decorrenza ( 6 mesi) oltre il quale agirà la formula del silenzio-assenso; cosa che consentirà all’Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell'amministrazione pubblica di effettuare le trattenute di cui vi abbiamo parlato (le quali, ricordiamolo, saranno lo 0,35% della retribuzione contributiva, per i dipendenti in servizio e 0,15% dell’ammontare lordo della pensione, per i pensionati). Qui è arrivata la brutta sorpresa. L’operatrice del Call Center ha riferito che, per i pubblici dipendenti iscritti alla Cassa INPDAP, non è possibile inviare nessuna lettera di non adesione poiché le trattenute agiranno ex lege (così come previsto dal decreto, almeno per come lo interpreta l’Ente previdenziale), solo chi non è iscritto a tale Cassa può avanzare la richiesta di non iscrizione forzata alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali. I primi sono dunque fregati, si direbbe gabbati dalla gabella, a tutti gli altri lavoratori e pensionati (iscritti ai fini pensionistici presso enti o gestioni previdenziali diverse dall’INPDAP) consigliamo di preparare l’istanza di non assentimento pena il pagamento della “responsione”.
Che bel governo del piffero, nemmeno il tempo di chiudere la trattativa per il rinnovo contrattuale della categoria che già vorrebbe riprendersi quel poco che ha concesso.
Ma adesso la parola a Mauro Tozzato.
Allora, tornando un poco “a bomba”, capita che su questo blog, dicono, il prof.
usi dei toni non troppo “gentili” nei confronti di alcuni uomini politici, dirigenti d’impresa, banchieri e finanzieri. Però intanto il prof. Ichino e il presidente Luca di Montezemolo continuano ad offendere in massa tutti i lavoratori del pubblico impiego dichiarandoli indiscriminatamente fannulloni. E dietro questi riferimenti dichiarati al pubblico impiego vi sono naturalmente anche allusioni a tutti i lavoratori del settore privato che “comunque guadagnano troppo” perché fanno le ferie e riescono, a volte, a far studiare i loro figli. Però bisognerebbe partire dai fatti ed essere pragmatici; conosco diversi muratori e a volte capita che facciano qualche battuta sui dipendenti comunali, come il sottoscritto, ma la cosa si risolve brevemente perché, magari ridendo gli rispondo:<<Ma dai somaro, non mi hai visto l’altro giorno mentre montavamo pali di pubblica illuminazione e non ci siamo anche incontrati negli uffici dell’edilizia privata tutti in coda dal geom…… perché adesso c’è solo lui e difatti col “patto di stabilità” non ne possono assumere altri, così lui lavora come un cretino e a noi ci tocca fare ore di coda !>> Il mio abbronzantissimo amico mi ricambia, ridendo, versandomi un po’ di vino nel bicchiere e chiedendo a me e ai miei colleghi perché ci sono ancora tutti quei tratti di strada interrotti…
Ma ci sono altri fatti che riguardano il prof. Ichino e il Sig. Luca; migliaia (decine di migliaia) di persone che hanno frequentato l’Università sanno che i “prof. ordinari”, i “baroni”, dall’epoca di Giulio Cesare almeno, lavorano (si fa per dire) al massimo una decina di ore al mese, quando non usufruiscono dell’anno sabbatico o per puro caso non siano stati eletti consiglieri regionali, deputati o senatori. Non tutti, ma diversi di loro, inoltre continuano anche durante il loro mandato politico ad incassare la paga dall’Università come risultassero in servizio. Il prof. Ichino appartiene a questa categoria e continua ad insultare me ed altri milioni di lavoratori senza preoccuparsi di verificare o di far verificare chi e quanti sono i fannulloni, di cui l’unico sicuramente tale è chiaramente lui (“la prima gallina che canta ha fatto l’uovo” mi diceva mio nonno Bepi che si alzava alle cinque e tornava alle nove (ore 21) dai campi !). E per quanto riguarda il Sig. Luca e la sua azienda, anche i bambini di sei mesi sanno che fin dai tempi della “buonanima” (parlo del “Duce” per chi non avesse capito)
Mauro Tozzato 22.06.2007
LADRI! LADRI! LADRI!
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze per decreto (dico per decreto!) ha stabilito che i dipendenti delle pubbliche amministrazioni devono sottoporsi ad una tassa (più che altro una estorsione) detta “contributo di solidarietà”, la quale impone l’iscrizione dei pensionati usufruenti di trattamento a carico dell’INPDAP e dei dipendenti e pensionati di enti e amministrazioni pubbliche iscritti ai fini pensionistici presso enti o gestioni previdenziali diverse dall’INPDAP, alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali dell’INPDAP stesso. Il Decreto stabilisce che i dipendenti ancora in servizio e i pensionati INPDAP (ma, come si è già detto, anche quelli che sono iscritti a enti o gestioni previdenziali diversi dall’INPDAP) a decorrere dal mese seguente alla scadenza di sei mesi dalla data di entrata in vigore del “Regolamento di attuazione dell’articolo unico, comma 347 della legge 23 dicembre 2005 n.266” (Legge Finanziaria 2006) sono iscritti di diritto alla Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie e sociali alla quale devono versare contributi pari a:
0,35% della retribuzione contributiva, per i dipendenti in servizio
0,15% dell’ammontare lordo della pensione, per i pensionati
Le “gabelle” saranno mensilmente prelevate dagli emolumenti corrisposti a lavoratori e pensionati a partire dalla data dell’iscrizione forzata (il periodo in questione è iniziato a decorrere dal 25.04.07) a meno che non giunga disdetta da parte del lavoratore/pensionato. Naturalmente, se qualcuno non vuole farsi fregare i propri soldi cominci a scrivere la letterina all’INPDAP e lo faccia entro sei mesi, altrimenti varrà la regola del silenzio-assenso.
Ecco come agisce il governo dei deboli, ti fotte su stipendi e pensioni, che, tra l’altro, sono già tra i più bassi d’Europa, ma ti dà la possibilità (se ti armi in tempo!) di non farti derubare a cuor leggero.
Secondo quanto sostenuto dalla Cisal Fipal questa manovra truffaldina è molto simile a quella prevista per i fondi pensione, quelli che soppianteranno il TFR. Peraltro, così come per i fondi, l’iscrizione forzata alla citata Gestione costituisce un danno per i lavoratori. Per quelli che sono lontani dalla pensione in primo luogo. Quest’ultimi possono già accedere a prestiti e mutui di natura assistenziale erogati dall’INPS e senza limitazioni importanti. Al contrario, l’INPDAP compila macchinose graduatorie annuali per l’accesso a questi benefici, con tempi che si dilatano sensibilmente. Non conviene, inoltre, neppure a tutti i dipendenti vicini all’età pensionabile che non hanno intenzione di accedere a prestiti dopo la pensione o che non vogliono prorogare prestiti già in essere, i quali potrebbero andare ad incidere sulla liquidazione.
Che dire, abbiamo un grande fratello fiscale dal volto sinistro che veglia su di noi e stabilisce (secondo i ben noti studi di settore) quanto dobbiamo guadagnare per essere in regola con le sue previsioni da strapazzo. Adesso provano anche a spillarci quattrini senza farci capire nulla e con la formula del silenzio-assenso. Più sinistri di così davvero non si può
LEGGI IL DECRETO:http://www.giustizia.it/cassazione/leggi/d45_07.html
UNO SCENARIO SEMPRE PIU’ GRIGIO E DEPRIMENTE di G.
Tutti presi dalle meschinità di casa nostra trascuriamo, molto provincialmente, quanto avviene nel mondo (anche molto vicino a noi). Brevi annotazioni in merito. Tutto sommato, ritengo che si sia verificato il meno peggio (ma proprio di un soffio) con l’elezione di Sarkozy in Francia. Questa convinzione si è comunque formata in me dopo aver preso atto che negli ultimi anni si era ormai consumato quel minimo di “indipendenza” che tale paese manteneva. In effetti, tale fatto si è reso evidente in questi giorni con l’unanime consenso della UE all’appoggio che USA e Israele stanno dando al golpista palestinese Abu Mazen, senza più veli nel suo servilismo rispetto ai “padroni” tanto da formare un autentico Governo fantoccio, copia conforme di quelli esistenti in Irak e Afghanistan.
Perfino un giornale come Il Giornale scrive di lotta a “suon di dollari” a favore di Abu Mazen e Fatah. Aggiungiamoci anche i tanks israeliani e il quadro è completato. Questa abdicazione europea ad ogni benché minima opposizione alle manovre americo-sioniste sembra dover durare a lungo; e porterà ad una decadenza, meritata, della nostra area; di sicuro ad una sempre maggiore dipendenza.
E adesso passiamo appunto alle mediocrità di casa nostra. Tutto sembra far supporre che siamo agli inizi di una nuova operazione “giudiziaria” di tipo tragico-farsesco come la vecchia “mani pulite”. Nel 1992-93 fu distrutta una certa strutturazione politica pluridecennale, per motivi di cui ho parlato più volte; oggi si cerca di completare l’opera rimasta allora incompiuta. I nostri gruppi finanziari e decotto-industriali, autentiche orde di cavallette devastatrici di questo paese, non riescono ancora ad infilare la manovra politico-istituzionale “giusta” per non essere più disturbate nelle loro scorrerie e lotte per bande “come nella Chicago degli anni ‘20” (o anche nella Napoli odierna).
Quelli che negli anni novanta approfittarono dell’azione della magistratura adesso protestano. Si dichiarano innocenti. Diciamo subito che, pur se non si rileverà nulla di penale a loro carico (ed io me lo auguro veramente, poiché sono stufo di questi mezzi di lotta non politici), essi ne usciranno inzaccherati e non dovranno mai più assumere arie di superiorità morale o di dedizione alla causa della popolazione nel suo complesso; sono dei politici tipici dei sistemi capitalistici, in cui il legame tra dominanti (e oppressori) e gruppi di potere politici serve ad arricchire piccole minoranze a spese della grande maggioranza. Tutto normale in sistemi del genere, purché la si smetta con le finzioni.
Non è tuttavia detto che non ci saranno risvolti penali. Se “qualcuno” vuol distrugger gli attuali equilibri politici – e sembra che questo “qualcuno” esista – premerà affinché avvengano regolamenti di conti come quindici anni fa. Naturalmente, verranno perseguite decine di persone e si faranno moltissimi processi. Fra una decina d’anni, così com’è accaduto con “mani pulite n.1”, la maggior parte dei processi porterà ad assoluzioni e la maggior parte degli incriminati odierni sarà prosciolta. Intanto però si sarà raggiunto…..forse un bel nulla come quella volta; cioè un bel nulla relativamente agli intendimenti di coloro che volevano affermare il loro predominio in modo assoluto e senza opposizioni (gli si mise invece di traverso quella fastidiosa zanzara di Berlusconi; e il famoso “qualcuno” lo ha ancora in mezzo ai piedi a disturbargli i piani di totale predominio).
Non è difficile individuare dov’è il nido di vipere da cui si snodano le nuove trame di potere. Un anno fa il “qualcuno” appoggiò il centrosinistra, con Prodi alfiere; anche se quest’ultimo era fin troppo legato alla finanza di Intesa (che poi assorbì, poiché non di fusione ma di annessione si tratta in realtà, il San Paolo), sembrava essere per il momento l’uomo adatto a favorire i progetti dell’intero establishment della Rcs. Tale lobby era però sicura che il centrosinistra vincesse in modo schiacciante, così da liquidare Berlusconi (e favorire a destra l’ascesa di un Casini o almeno Fini) e da mettere in angolo anche la sinistra detta radicale. Piani del tutto sballati in seguito all’esito delle elezioni. E’ seguito un anno di disastri, provocati certo dal Governo, ma anche perché dietro ad esso sono ripresi, pur se ancora sordamente, scontri tra i vari banchieri (Intesa-San Paolo e Unicredit che a sua volta ha “attratto a sé” Capitalia) e tra gli industriali decotti; con Tronchetti sotto tiro (e nessuno deve piangere per questo, sia chiaro), Benetton “avvisato”, Montezemolo che tenta di portarsi in pole position.
E’ ovvio che il Governo è composto da incapaci, che Prodi è un mediocre “pompato” per l’occasione, Padoa-Schioppa e Visco sono due “scarsità” anch’esse innalzate per convenienza, Bersani è un “brav’uomo” ma più o meno come io sono un recordman dei
Ci si ricorderà spero che a fine maggio del