Il “ma-anchismo” – il “sistema di valori” (detto per ridere) che, secondo il comico Crozza, informa la politica veltroniana – fa ormai scuola e ha conquistato Prodi, anzi è la sua sola ancora di salvezza. In vista della finanziaria lavora al recupero di Dini & C., da una parte, e almeno Ferdinando Rossi, dall’altra; e pure degli “opposti” (finti?) Mastella e Di Pietro, senza dimenticare Bordon e Manzione. In qualche modo, li accontenterà tutti; nel senso che ognuno di loro potrà presentare ai suoi elettori una “grande conquista” (a spese del paese nel suo complesso, del suo continuo marcire per i prossimi anni, con sostanziale danno anche per queste frange di elettori, che però se ne accorgeranno troppo tardi). Non capisco perché Berlusconi continui a predire la caduta del Governo a breve. Non lo ritengo un’aquila, ma nemmeno così stupido da non capire che “tutti questi qui” fanno manfrina per ottenere qualcosina dal “ma-anchismo” dilagante a “sinistra”, ma poi resteranno inchiodati alle sedie perché sanno bene che, se cadono adesso, il 90% di loro esce dalla scena politica per sempre, e questo è duro per chi non sa fare un qualsiasi lavoro utile; è duro perfino per coloro che hanno ormai tanti soldi da parte da non temere più nulla (anche perché non hanno certo vent’anni), e tuttavia non vogliono entrare nel “cono d’ombra” (ahi che malinconia non apparire più nei media!).
Del resto se, per un incidente poco probabile ma non impossibile, il Governo cadesse, è già tutto pronto per un “esecutivo di salvezza nazionale”; è solo incerto chi lo guiderà, perché le ambizioni, e gli interessi, sono molti. Del resto, anche Geronimo – di cui G.P. ha riportato, nel pezzo precedente a questo, un passo assai illuminante – ne ha scritto un altro poche righe più sopra: “E intanto, all’orizzonte, si staglia l’ipotesi di un ‘governo dei migliori’ guidato da Mario Draghi che, se mai nascesse, sarebbe bollato a sangue perché figlio dei peggiori poteri”. L’autore dell’articolo, come al suo solito, dice le cose a metà. Tuttavia, ricordando da dove proviene Draghi (Goldman Sachs), capiamo bene che “i peggiori poteri” sono quelli americani, la cui finanza (almeno certi gruppi) ha sconfitto quella vaticana (Fazio a chi era in fondo assai vicino?) in una oscura lotta di cui non sappiamo un bel nulla (salvo intuire che la “cattolica” Intesa, che più d’uno sostiene essere “amica” di Prodi, stava con gli americani e non con il Vaticano). Ricordo ancora che circa uno o due mesi fa, parlando dell’operazione “mani pulite” degli anni ’90, Geronimo accennò ad “una manina d’oltreoceano” quale regista della manovra giudiziaria; regista occulto ma più potente e decisivo della nostra Confindustria e finanza che tenne bordone, e i cui giornali scatenarono l’offensiva contro DC-PSI e, in seguito, contro Berlusconi che si mise in mezzo rovinando i piani di un nuovo regime.
In ogni caso, non è per nulla improbabile che, prima del 2009 (“se tutto va bene”), gli elettori non saranno chiamati a “disturbare i manovratori”. E si cercherà di lavorare alacremente onde mettere in cantiere la riforma, molto “democratica”, secondo la quale il partito di maggioranza relativa, avesse anche solo, ad es, un 20% dei voti, si “cuccherebbe” il 55% dei seggi parlamentari (forse, al massimo ma non certamente, si ridurrà il loro numero). Questa è la concezione che della democrazia hanno coloro che la nominano continuamente; non si tratta nemmeno di quell’involucro formale che, secondo Lenin, era il migliore per assicurare la dittatura reale della “borghesia” (cioè, oggi, dei meschini agenti capitalistici che hanno sostituito quella classe, “cattiva” ma con un sua indubbia grandezza). A questo punto, è quasi migliore una Repubblica presidenziale; per quanto cretini e bamboccioni possano essere i Presidenti, i loro staff debbono avere qualche valore, altrimenti il consenso si volatilizza presto. Se si governa a maggioranza assoluta, persino soltanto con un 20% di maggioranza relativa, basta corrompere una frangia di elettorato con assistenzialismo, posti e prebende assicurate, e si continua a governare indefinitamente mediante i peggiori elementi della società. Siccome poi i politicanti italiani giocano “agli americani a Roma” e si sono innamorati dello spoil-system, figurati quale massa di imbecilli e incapaci saremmo costretti a mantenere negli apparati “pubblici” (piegati ad interessi squisitamente privati). Ma i politologi, che scrivono a suon di migliaia di euro i loro editoriali sui giornali della GFeID, ci parlano del grande bene che è la governabilità. A patto però che si elimini finalmente l’anomalia berlusconiana e si faccia del “Pede” il primo partito (anche per una manciata di voti); poi …..evviva la pacchia per i Montezemolo, Bazoli, Profumo & C.
Tanto per finire, cito ancora Geronimo, quando parla appunto del “figlio più bello” (“Monty” non a caso) di “quell’intreccio finanziario-informazione che da quindici anni crea mostri, per poi distruggerli”, accusando tale intreccio (si tratta in fondo di quello che io denomino “affettuosamente” GFeID con a capo il “Trio infernale”) di aver messo in piedi, da allora, “un sistema politico imperniato su un bipolarismo straccione che fa vincere e difficilmente governare”. Tuttavia, ci si trova quasi a benedire questa incapacità di governare, causata dall’anomalia berlusconiana che ha mandato all’aria i progetti di regime permanente di questo parassitario e mefitico intreccio finanziario (e mettiamoci pure l’industria decotta tipo Fiat); tale regime ci avrebbe già depredati tutti, salvo quella quota di popolazione che vive di politica, di sindacalismo corrotto, di assistenza, di finanziamento pubblico, di posti presi con concorsi manipolati, ecc. Una massa di magnoni e di “fancazzisti”, che sono il nocciolo duro dei votanti “a sinistra” (sicuramente basterebbero per quel 20% necessario a creare una vera dittatura mascherata però da parlamentarismo, questa immane fucina di chiacchiere e di soldi dati a fannulloni con tutti i loro tirapiedi; forse, molto forse, verrebbe diminuito il numero dei seggi in Parlamento ma sicuramente aumentati i palesi o nascosti posticini per “consulenti-amici”, parenti, affini, tutti comunque complici).
Fini si è adontato delle critiche bipartisan di Montezemolo alla politica, e gli ha ricordato che il Governo di centrodestra è stato “quasi” decisivo nell’aiutare l’azienda a salvarsi dalla bancarotta; ha poi aggiunto di essere contento di tale salvataggio perché la Fiat “è capitale nazionale” (ma va là, deve aver visto un libro dei soci del tutto particolare; altrimenti è meglio fargli la prova dell’alcolometro). E’ “meravigliosa” la capacità dell’essere umano di concentrare tante scemenze in poche parole. Innanzitutto, sarà allora bene rendere ben noti i dati dei finanziamenti pubblici forniti alla Fiat poiché, ad occhio e croce, si può ritenere che i due governi siano più o meno “benemeriti” allo stesso livello. Anche Prodi – con la mobilità lunga, con la rottamazione (anche se non ne beneficia solo la Fiat), con i finanziamenti offerti per Termini Imerese e altre varie “offe” che adesso non ricordo (ma nemmeno forse le conosciamo tutte) – ha molto aiutato la grande impresa “nazionale”. Certo, il “gruppo Fiat” non è ancora soddisfatto e ha chiesto, solo per lo stabilimento in Sicilia, almeno cinque-sei volte di più di quanto offerto dal Governo (e dalla Regione). Comunque, mentre tutti sono invitati a stringere la cinghia, per l’azienda “vanto della Patria”, che ha lanciato il principale prodotto innovativo del XXI secolo (la Nuova 500), i cordoni della borsa si slacciano sempre (“E io pago, io pago”, come diceva Totò).
Soprattutto, però, la Fiat non è capitale nazionale; è impresa che ha sempre influito sulla politica nazionale, che, dopo un tentativo di fronda (è possibile definirlo giolittian-turatiano?), si è messa con il fascismo fino a quando non è stato sconfitto, facendo poi il salto della quaglia. Nel dopoguerra, è stata laica e democristiana (che fosse già in anticipo rispetto al “ma-anche”, oggi ripreso alla grande da Veltroni?) e ha “incementato” tutta l’Italia con (auto)strade atte a favorire la vendita delle sue auto, de suoi autocarri, ecc.; ha inoltre ottenuto materia prima sottocosto dall’industria pubblica (ad es. le Acciaierie di Cornigliano ligure); ha avuto finanziamenti e prepensionamenti e quant’altro; permettendosi così di accettare la scala mobile (“fregando” gli altri industriali), passando per alfiere di un capitalismo “buono” e dando vita alla cosiddetta concertazione con quegli effettivi apparati (di Stato) che sono i sindacati (la Triplice), un’azione che ha spesso stretto in una morsa il resto della società italiana (per nulla affatto divisa in due soli grandi schieramenti: capitale e lavoro).
Anche oggi, l’impresa in questione si serve degli aiuti statali (tipo quelli già considerati) per sfoggiare risanamenti, capitalisti “buoni” (Marchionne ad es.) e per dare, in questi giorni, l’elemosina di 30 euro (lordi) ai suoi dipendenti, anticipando le trattative per il contratto (che tarda ad aprirsi) e cercando di “fottere” così sul tempo gli altri industriali; stavolta, però, mi sembra che il carattere di “mancia da miserabili” dei 30 euro sia balzato agli occhi di tutti; forse non dei sinistri veltroniani, ma certamente a quelli dei diretti interessati, i lavoratori Fiat, e di tutte le persone ancora dotate di cervello e dignità.
Comunque, l’impresa Fiat è dei suoi “proprietari”, che non sono solo quelli che ne hanno i pacchetti azionari di controllo e che godono dei profitti nella forma dei dividendi, fin troppo spesso reali rendite finanziarie (che non sono quelle che vergognosamente la sinistra, in specie la “estrema”, ritiene tali pretendendo di tassarle). Capitalisti sono anche certi manager, perfino senza nemmeno una azione, che controllano l’amministrazione, il marketing, il settore produttivo, ecc. di una grande impresa e che sono remunerati nella forma del salario (non certo “equivalente” al valore lavoro della loro merce forza lavoro!). Marchionne e Montezemolo sono due “proprietari” della Fiat. Il primo è forse più transitorio, e può persino essere “licenziato”, ma per andare a controllare qualche altra parte del capitale “nazionale” (o di altri paesi). Il secondo è proprietario formale, ufficialmente deve sottostare al “terribile” rischio di perdita dei capitali investiti (però non si è mai visto nessun capitalista fallito andare ad elemosinare, diciamo ad esempio, 30 euro). Del resto, egli si è già di fatto “parato il culo”, mettendo in piedi – assieme ai suoi sodali: Merloni, Della Valle, Unicredit, Monte Paschi (se ho sbagliato o dimenticato qualche socio, non ha grande importanza; la sostanza del problema non sta nei loro nomi) – il fondo Charme, con sede in Lussemburgo (quante imposte paga allo Stato italiano? Si sa qualcosa di questo capitale?). Il fondo in oggetto, già da un paio d’anni se non erro, ha costituito una società che poi ha formato una joint venture con un’impresa cinese che produce cachemire (in Cina, a costi “cinesi”), con lo scopo di commerciare il prodotto nei “paesi dell’area mediterranea”. E tale fondo, con tutto il resto che ne è seguito, non sarà certo la sola iniziativa messa in piedi dai sunnominati capitalisti “nazionali”. Così, mentre i vari governi italiani aiutano la Fiat perché è di interesse nazionale (e ovviamente per l’occupazione; il “primo pensiero” dei governanti è “sicuramente” per gli operai e impiegati dell’azienda, non può “assolutamente” essere quello, servile, di favorire i “padroni” effettivi della stessa), questi ultimi si preparano ad ogni possibile evenienza.
Fini non conosce queste cose? Se è proprio così, allora siamo ben messi veramente quanto a ceto politico; saranno senz’altro nazionali, ma non fanno certo gli interessi della nazione.
Ferrara, un tempo entusiasta fan di Berlusca, oggi lo è anche di Veltroni. Non si tratta delle persone, né dello schierarsi a destra o a sinistra. Penso che Ferrara possieda sufficiente intelligenza per non confondersi con le etichette varie. Lui è “amerikano”. Come Berlusconi, a suo avviso, ha messo in piedi un partito all’americana del tipo “repubblicano”, così adesso Veltroni tura il buco dall’altra parte, creando il partito sempre all’americana, ma del tipo “democratico”. Non dubito dell’intelligenza di Ferrara, ma penso che lui sopravvaluti i fondatori di simili partiti, e forse già sogna troppo grandi destini per questi ultimi (il primo, a dir la verità, Berlusca non riesce nemmeno a veramente fondarlo, tanto è vero che è tentato da qualcosa di più “alla buona”, “all’italiana”, come i circoli brambilleschi).
Siamo sicuri di non essere sempre nell’atmosfera ridicola dell’“americano a Roma”? Già si vede come viene applicato da noi lo spoil system. Adesso ci manca pure il partito repubblicano “ai fegatini” e quello democratico “all’amatriciana”. Ma veramente si pensa che l’Italia diventerà una piccola “Merica”? Ferrara mi sembra troppo intelligente per crederlo. Ha più semplicemente capito che, quando si vogliono imitare i più potenti, ci si prosterna davanti a loro nel servilismo più sciatto e meschino. Ferrara questo vuole: un’Italia socialmente devastata come l’Irak, con un Governo Quisling come tale paese (o l’Afghanistan), ma non distrutta dalle bombe. Così da essere serva, di per sé, e anche una buona base per mantenere la UE in condizioni di dipendenza dagli USA, nel mentre avanzano le potenze ad est e si preannuncia il policentrismo.
Tutti i lettori dovrebbero sapere cosa penso dei “giudici”, che non sono poi veramente tali, poiché giudice è solo “il terzo nel processo”, quello che appunto giudica e spartisce torti e ragioni. In Italia, questo non si dà dall’epoca di “mani pulite”, operazione quant’altre mai politica e di schieramento a favore di una parte. Tuttavia, nella contingenza attuale, sono per difendere i vari De Magistris, Forleo, ecc. dagli attacchi della politica. Non sono contro i politici perché li credo ladri o manigoldi o altro; molti saranno anche questo (come molti lo erano quindici anni fa). Il problema più grave, però, è che oggi la politica è assolutamente incapace di qualsiasi progetto, è solo (non anche come un tempo) squallido servilismo nei confronti dei nostri meschini potentati, a loro volta piegati (dietro compenso) agli interessi USA, che ritengo i più esiziali fra quelli oggi in campo. Per questo, pur non sapendo con precisione che cosa muove i suddetti magistrati, sono favorevole a che vadano avanti e “scoprano gli altarini” (perché ce ne sono, e tanti!).
Tuttavia, se non vogliono indebolire la loro azione, e perdere magari il consenso di cui godono in buona misura, essi debbono parlare chiaro, non a mezze frasi. Hanno subito pressioni e minacce? E’ indispensabile fare nomi, citare circostanze, luoghi, persone e/o “corpi speciali” implicati. Non è lecito accennare a simili gravi questioni a metà; altrimenti nascono sospetti di una serie di pressioni e ricatti incrociati, non a senso unico come questi magistrati stanno sostenendo. Quindi, per favore, coraggio: parlate chiaro, fuori i nomi e tutto il resto!
La faccia di bronzo di Montezemolo è davvero impareggiabile. Dopo aver favorito l’attuale governo Prodi affidando alla stampa da lui controllata, insieme agli altri manigoldi del piccolo establishment italiano riunito nel gruppo editoriale RCS, un diktat (proferito dall’ex lottacontinuista Paolo Mieli, passato armi e bagagli con i “borghesi” che avevano solo “pochi” mesi) per portare la coalizione di centro-sinistra al governo del paese, adesso scudiscia il governo fingendo di essere tra i danneggiati dalla sua politica economica. E’ ovvio che lo schioccare della frusta serve solo a smuovere l’aria perchè questa compagine politica ha sempre agito secondo un’agenda scritta dal capoccione Fiat e dai gruppi bancari che sostengono l’ex uomo-IRI, ora seduto a palazzo Chigi. E’ sconfortante vedere che in questa nefasta alleanza politica-finanza-confindustria-apparati sindacali anche i comunisti hanno fatto la loro parte, reggendo il moccolo ai poteri forti per smanie di protagonismo istituzionale e per un tatticismo stupido e perdente su tutta la linea. Oggi che il malcontento degli italiani sembra essere giunto ad un limite di sopportazione non più valicabile, Montezemolo tenta di “stralciare” la sua posizione dai suoi sodali politici, rimbrottando sul malgoverno e su 15 anni (periodo che inizia con tangentopoli e arriva sino all’attuale pantano) di assenza della politica con
Ormai Prodi è completamente cotto, la maggioranza si è sfagliata è già si profila all’orizzonte una soluzione di transizione con i soliti volti “super partes” a fare da traghettatori verso un buio che più pesto non si può. Ma basterà al piccolo establishment indicare i vari Draghi o Monti per salvare il salvabile? Basterà l’idea del grande inciucio per tirare a campare qualche altro anno?
Persino un reazionario come Geronimo, per motivi opposti ai nostri, lancia l’allarme, in maniera inequivocabile, sulla situazione politica dalle pagine de Il Giornale di ieri: “In questo scenario di destabilizzazione la bassa crescita, la grande speculazione finanziaria e l’incapacità del governo stanno trasformando socialmente il Paese, lasciando crescere una minoranza di ricchi sempre più ricchi, cui appartiene per censo Montezemolo, e una maggioranza sempre più grande di nuove e terribili povertà. E il big-bang del sistema si avvicina sempre più”.
Di fronte a cotanta matassa istituzionale, politica ed economica qualcuno dovrebbe dire finalmente basta, ma su chi dobbiamo contare? Forse su Rc che stretta dal suo bieco politicismo sembra più preoccupata della propria misera sopravvivenza parlamentare ed elettorale (ecco a che servirà la “cosa grigia” da mettere in piedi insieme a Mussi, ai Verdi allo SDI e al Pdci) che dei destini dell’Italia? Dove sono finiti quei comunisti che si preoccupavano dell’interesse generale anche a costo di rimetterci qualcosa in termini di “purezza ideologica”? Almeno, quest’ultimi avevano a cuore lo sviluppo del paese, certo non si può dire che fossero dei rivoluzionari, ma non erano nemmeno lontanamente paragonabili agli attuali “ominicchi” che stanno divorando la credibilità di una luminosa tradizione per il loro misero tornaconto.
Come ha già detto
Se i comunisti vogliono continuare ad avere ancora un po’ di credito presso i dominati devono rialzare la testa, devono rinunciare alle proprie sinecure parlamentari e far cadere immediatamente questo governo di potentati sanguisughe. Se non lo faranno saranno irrimediabilmente spazzati via dalla nostra storia nazionale, così com’è già accaduto per i partiti comunisti di altri paesi europei.
Infine, a queste ideologie che rappresentano il raddoppiamento “ideale” di un mondo che va scomparendo sotto i colpi della performatività capitalista e che costituiscono la reazione immediata dei vecchi corpi sociali alla “virosi” rappresentata dalla nuova situazione, va ad aggiungersi un vero e proprio “pericolo” teorico, qual è la concezione dello Stato Socialista di Lassalle. Quest’ultimo pensava che lo Stato fosse uno strumento neutrale (la cui conformazione non era dipendente da specifici rapporti di classe) e funzionale all’amministrazione delle varie attività sociali. Cosicché, secondo questa impostazione, che contraddice profondamente quanto sostenuto da Marx sullo Stato, la classe operaia non avrebbe dovuto far altro che appropriarsi dello stesso, nella sua imperitura configurazione, per garantire la prosecuzione di tali attività ma sotto un nuovo potere politico operaio.
Definito questo quadro ideologico di un’epoca ormai trascorsa,
Una di queste variazioni è efficacemente ricondotta da
L’altra faccia di questo anticonsumismo modaiolo è la credenza di poter usare in maniera “alternativa” tali strumenti, perché il Capitale non sarebbe in grado di controllarli interamente tanto che, inserendosi in questo fronte scoperto (una specie di ventre molle del sistema), si faciliterebbe l’azione delle moltitudini desideranti coordinate attraverso la rete telematica.
Esiste un ceto intellettuale (soprattutto di sinistra) che fomenta tali idee balzane, che stordisce i giovani con il suo linguaggio colto per meglio depotenziare un’eventuale massa critica a fronte di un possibile precipitare degli eventi politici, economici ed anche militari, in questa fase non più pienamente monocentrica (tenendo presente il “disallineamento” di potenze emergenti come
Quindi possiamo dire che nell’elaborazione lagrassiana Sismondi, Proudhon e Lassalle costituiscono snodi fondamentali per sottoporre a critica le ideologie odierne, quelle socialdemocratiche (e più filocapitalistiche) e anche quelle sedicenti comuniste (che, attualmente, sono tra le più accese sostenitrice dello statalismo sociale).
Ma è proprio sulla questione dello Stato e sul suo vero ruolo, nell’ambito dell’attuale formazione sociale capitalistica, che occorre fare maggiore chiarezza. Da questo punto di vista il grande capitale non avrebbe modo di affermare il proprio completo predominio se non fosse sostenuto organizzativamente (gli apparati) e militarmente dai “distaccamenti (o corpi) speciali di uomini in armi” che sorvegliano sulla costante riproduzione di detti rapporti di forza. Tale funzione coercitiva, anche quando si mostra con una facciata ideologica funzionalistico-amministrativa o assistenzialistica (la gramsciana “egemonia corazzata di coercizione”), è possibile perché esistono gli eserciti, la polizia, e i corpi armati pronti ad intervenire laddove il conflitto tra le classi dovesse mettere in pericolo l’ordine dominante.
Del resto, anche un’ ipotetica dittatura proletaria (si pensi a ciò che accadde nella prima fase della rivoluzione bolscevica) sarebbe inizialmente costretta a tenere in piedi lo Stato e i suoi apparati coercitivi (posti sotto lo stretto controllo del partito rivoluzionario e comunque, preventivamente depurati dagli elementi “borghesi”) ma solo per schiacciare, con i distaccamenti militari, la reazione delle classi dominanti appena sconfitte.
Questo significa che, una volta sbaragliata la reazione di queste classi, lo Stato deve dissolversi perché non può avere più alcuna utilità in una società costruita su basi di eguaglianza e di libertà.
Pertanto, i falsi comunisti di oggi, straparlanti di interesse generale da sostenere attraverso quello che, più precisamente, è un mero strumento di potere delle classi dominanti (la fantomatica “socialità” dello Stato) sono dei servi ingenui, se non dei veri e propri guardiani dell’ideologia capitalistica.
Ancora una volta ci tornano utili le parole di Marx tratte dall’Ideologia tedesca: “le idee dominanti [nelle diverse varianti sia di destra che di sinistra, nota mia] non sono altro che l’espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, sono i rapporti ideali dominanti presi come idee: sono dunque l’espressione dei rapporti che appunto fanno di una classe la classe dominante, e dunque sono le idee del suo dominio. Gli individui che compongono la classe dominante posseggono fra l’altro anche la conoscenza, e quindi pensano(…)dominano come pensanti, come produttori di idee che regolano la produzione e la distribuzione delle idee del loro tempo; è dunque evidente che le loro idee sono le idee dominanti dell’epoca.
Contro queste idee costituite va lo scritto di Gianfranco
La situazione è a dir poco sconsolante per cui non è facile scrivere. Il compito risulterebbe più agevole se uno potesse dire veramente quello che pensa arrivati a questo punto (così basso), indicando per nome e cognome alcuni dei miserabili che ci vessano (solo alcuni ma come rappresentanza di migliaia e migliaia di altri) con piena libertà di insultarli, senza riguardo alle cariche che ricoprono, usando gli epiteti che meritano. Non è invece “legalmente” permesso farlo; certi pensieri debbono essere espressi solo a parole e tra poche persone, “in separata sede”. E’ quindi molto difficoltoso scrivere con simili limitazioni; ma continuiamo come i muli che portano il basto con tanta tenacia e capacità di sopportazione (io ne ho assai meno di un mulo, ma me la invento).
Lo spettacolo che offre questo Governo è qualcosa di abnorme e vergognoso; la maggioranza che lo sostiene accumula una ignominia dietro l’altra, mentre si intuiscono tutte le losche manovre che si stanno tentando per tenerlo in piedi o per buttarlo giù, ma in nessun caso per il bene del paese. Credo sarebbe meglio che se ne andasse presto fuori dai piedi, più che altro per evitare un dilagare del marcio con tale impressionante velocità da porre le basi sia per la rovina della maggioranza della popolazione (salvo ristretti gruppi di parassiti finanziari e industriali) sia per l’annientamento alla radice, per decenni, di ogni possibilità che rinasca una minima critica detta antisistema, in realtà anche soltanto indirizzata ad un sistema così fetido come il nostro attuale.
Non sto a citare tutte le vicende degli ultimi giorni che hanno ricoperto come minimo di ridicolo una sedicente sinistra (in particolare quella detta “estrema”, tutta consacrata a coprire l’indecenza di una simile maggioranza per puro spirito di cadreghino); sono vicende incredibili, ma hanno una loro logica (“c’è del metodo in questa follia” si diceva di Amleto). A fronte di una sinistra ormai sfatta, vera piaga purulenta in grado di infettare l’insieme della società, sta una destra orrenda, certo difficile da tollerare. Si è ormai scatenata con una rozzezza e ottusità che tuttavia dimostrano a quale degrado culturale siamo arrivati; e poiché è inutile negare che almeno l’80% del ceto intellettuale – invasivo di ogni ambito della TV, giornali, editoria, ecc. – è di sinistra (anche se si capisce sempre meno il significato di tale parola), se ne deve concludere che pure la mostruosità delle esibizioni della destra ha avuto il terreno preparato dalla sinistra, formata in prevalenza da rinnegati del “comunismo”, molti dei quali, del resto, si sono collocati a destra; e insieme, quelli di sinistra (maggioritari) e quelli di destra, pervertono ogni barlume di verità.
Si è dovuto leggere sul fogliaccio chiamato “Libero” (libero da ogni rimasuglio di intelligenza e decenza) che Guevara è un assassino. Si è assistito a Rai2 ad una presentazione della Rivoluzione d’ottobre, talmente forsennata e grondante stupidità e astio da superare di gran lunga molti altri “pezzi di storia”, faziosa e bugiarda, cui la TV (in particolare Rete4) ci ha abituato. Do piena solidarietà al senatore Giannini (e già mi imbarazza di segnalare che è senatore di questo Stato) nella sua vibrata protesta; anch’io ho avuto un tale innalzamento di pressione da correre qualche rischio. E il giorno dopo, l’inverecondo spettacolino è stato ripetuto con l’intervento di un ex comunista, Adornato; un tempo si usava il termine “rinnegati”, ma oggi, in tempi di colf e di operatori ecologici, si dice ex.
Non ci si può più difendere di fronte all’attacco abominevole di questa Vandea di destra poiché lo squallido ceto semicolto, formato da parvenu, che costituisce ormai l’ossatura della sinistra (DS in testa), è del tutto sordo e inerte; non prova alcuna indignazione per l’offesa arrecata a coloro, che hanno almeno tentato di spazzare via l’equivalente di quelle orrende facce “per bene”, che vediamo dilagare oggi in TV quando vengono ripresi i convegni di intellettuali o di industriali o di finanzieri o congressini di partito o qualche ricevimento in “alto loco”, ecc. Un’orrida accozzaglia di morti viventi, avvolti nel cellophane dei loro doppiopetto o frac o altro, oppure in toga o in divisa (anche quella “casual” da radical chic). La Rivoluzione d’ottobre fece sparire nel nulla questi zombies (per un bel po’ d’anni). Ma cosa volete che ne sappia il nuovo ceto ricco dei diesse, oggi “pede” (alla francese)? Vorrei sapere quanti di questi personaggi, non certo migliori di quelli di destra, hanno capito cosa stesse dicendo Giannini quando ha “nominato” i “rapporti di produzione”.
Viviamo in un’epoca che, a parte il diverso abbigliamento, è ultrasimile a quella di allora. Si vedano i cinegiornali di quell’epoca, in cui i “potenti” e le persone “bene” si muovono a scatti come Ridolini. Sono sempre gli stessi. Furono schiacciati, annientati, per una volta, adesso sono di nuovo qui e i cinegiornali d’oggi (i servizi televisivi) parlano solo di loro, fanno vedere solo loro; mentre invece non è nemmeno all’orizzonte alcun “bolscevico” (moderno). Questi fetenti sanno però di essere marci, hanno paura che prima o poi qualcuno e qualcosa possa arrivare a toccare il bel mondo dorato in cui vivono a nostre spese; e allora sprizzano veleno mentre gli “altri”, i presunti avversari “di sinistra”, sguazzano e si avvoltolano in questi sistemi di potere brulicanti di vermi e inetti.
Ma se dal generale passiamo al particolare, al nostro specifico sistema di potere italiano così bloccato, con un Governo incapace di alcunché e ormai putrido quale nessun altro finora in tutta la nostra storia; se assistiamo ad un’agonia che non vuol finire come dovrebbe, per decenza, finire; è allora evidente che vi è qualcosa dietro la facciata, qualcosa di poco decifrabile e su cui si possono fare solo supposizioni. Anche perché non è solo il mondo politico, in particolare proprio quello di sinistra, ad essere “incartato”, incapace di trovare soluzioni e vie di uscita. I sindacati fanno “pena” (nel senso che fanno letteralmente schifo!); il mondo industriale e finanziario è in panne. Con Prodi al Governo, dopo aver cacciato Fazio e fatto arrivare l’uomo della Goldman Sachs, sembrava che Intesa (Bazoli) diventasse il dominus della situazione. Invece, non ci riesce. Si “liquefa” la Telecom, sembra a un certo punto che debba prendersela (di fatto) appunto Intesa con una complessa operazione, che vede in primo piano la “pubblica” Cassa Depositi e Prestiti (e l’amico Governo) e dunque le fondazioni bancarie – in gran parte legate proprio a Intesa – che hanno su tale istituto grande influenza; ma “qualcosa” ha inceppato l’ingranaggio. Sembrava che Alitalia, oggetto di una finta gara, dovesse essere acquisita da Airone; questa non aveva tuttavia i capitali necessari, che gli sarebbero stati allora forniti da Intesa. Ma “qualcosa” ha nuovamente inceppato le ruote e la questione sta marcendo, pur se ieri Passera (ad di Intesa) ha rilanciato la “italiana” (W la Patria!) cordata guidata da Airone. E si potrebbe continuare.
Per il momento arriviamo subito alla fine, alla fase attualmente di stallo. In campo finanziario, vi è uno scontro-incontro tra Intesa (San Paolo) e Unicredit, che si è fuso ma, meglio detto, ha incorporato Capitalia, il cui “boss” (Geronzi) sembra tuttavia ben in sella essendo diventato presidente di Mediobanca (di cui Capitalia aveva un cospicuo pacchetto d’azioni), che possiede consistenti quote azionarie delle Generali, perno delle varie manovre in corso per assestare i nuovi equilibri del potere economico in Italia (con partecipazione di gruppi esteri). Se l’aspetto dominante sia quello dello scontro al fine di assumere definitivamente una posizione preminente, oppure se detto scontro è “tattico” per preparare una alleanza a due con ben precisi rapporti di forza reciproci, è impossibile a dirsi con le informazioni che è in grado di ottenere chi osserva gli accadimenti dall’esterno. Tuttavia la frizione, nei suoi effetti di superficie, si percepisce nettamente, mentre le diverse manovre – con trasferimenti di azioni “alla luce del Sole”, ma con ben altre trame (anche, e soprattutto, politiche) accuratamente nascoste – non sono affatto così facilmente leggibili “in profondità” (“sott’acqua”); si è costretti a procedere a tentoni e per “intuizioni”. Qui però mi interessa il lato evidente della questione: il conflitto è in atto con il tentativo di ristrutturare i vari equilibri di potere.
A livello industriale – quello dei comparti della passata epoca dell’industrializzazione – ciò che balza di più agli occhi sono gli arzigogoli del gruppo Fiat (con altri in posizione subordinata) per dimostrare un improbabile risanamento, e continuare a spremere continui finanziamenti statali (e pubblici in genere: si vedano le richieste rivolte alla Regione Sicilia per la produzione della Lancia Y a Termini Imerese). Anche in tal caso prevalgono le trame politiche, con continue oscillazioni dell’uomo-Fiat, pure Presidente di Confindustria, nelle sue dichiarazioni “a pendolo” ora pro ora contro il Governo; fra l’altro con il fine di fare eleggere un nuovo presidente che assicuri la continuazione di una politica dell’associazione industriali prona ai “consigli” del cosiddetto “piccolo establishment” (o GFeID) e contraria agli interessi delle PMI (piccole e medie imprese), messe in difficoltà da una tassazione tesa a reperire fondi per finanziare queste grandi imprese industriali decotte. Nel contempo, viene ridicolmente lanciata, come fumo negli occhi, l’operazione “nuova 500” (questa “stufa a quattro ruote”, costosissima in rapporto alle sue prestazioni, che cerca solo di sfruttare la “vena nostalgica” di un’Italia veltroniana, buonista e stracciona, “magliara”). Ottengono successi nel mondo le poche industrie di punta che abbiamo, ma in pratica per conto loro, solo aggirando e scendendo a compromessi (di piccolo cabotaggio) con il potere politico, senza ricevere grande aiuto – non tanto finanziario (si arrangiano da sole) quanto strategico-politico – né vera pubblicità da parte di una TV e una stampa asservite alla (pagate dalla) GFeID.
Questa la situazione di un paese in cancrena, per “merito” di una “classe” finanziaria e industriale “padrona” della politica, ma incapace di dirigerla strategicamente perché solo interessata a mungere lo Stato (quindi le tasche della popolazione); e per di più attraversata da costanti contrasti interni ancora irrisolti onde acquisire la migliore posizione in queste operazioni di “rapina”. Una “classe” che quindi non pensa minimamente ad una politica di rilancio del sistema-paese, ma solo ad assumere una posizione predominante tale da ottenere dallo Stato di che tirare avanti parassitariamente, e senza sviluppo, a tempo indefinito (vi ricordate quello che diceva “il Gattopardo” a Padre Pirrone circa le finalità della sua classe, nobiliare, in decadenza allora come lo è oggi la GfeID in Italia? Sosteneva che, mentre la Chiesa poteva permettersi di guardare ai secoli a venire, quella classe, ormai meschina e consunta, non riusciva a pensare se non ai suoi destini per pochi decenni, che per lei equivalevano all’eternità). Siamo una volta di più a questo punto, in un’Italia che non riesce mai a diventare un paese “adulto”, nemmeno capitalisticamente serio! Per di più, oggi la classe che si dice dirigente pensa alla “eternità” non di decenni bensì di anni.
La “classe” obbrobriosa in questione – i suoi gruppi dominanti in scontro-incontro – ha bisogno di tempo per trovare quell’equilibrio, che sta cercando dall’epoca della “mal calcolata” e avventata (perché sollecitata d’oltreatlantico) liquidazione del centrosinistra DC-PSI mediante “mani pulite”. Quindici anni di ricerca ormai, e chissà quanti pretende di averne ancora. Tale ricerca è la vera causa della putrefazione italiana. Non si può cambiare impianto governativo in Italia fino a quando queste cosche – che fanno dell’Italia “la Chicago degli anni ‘20”, come ha detto poco tempo fa Guido Rossi, che penso conosca dall’interno il grande capitale italiano – non avranno regolato, ma chissà quando, i reciproci rapporti di forza.
Nel comparto politico, non è difficile capire la disposizione delle forze in campo. Il centrosinistra, nel suo complesso, è il più adatto a proporre uno statalismo che si risolva prevalentemente nel finanziamento dei parassiti della GFeID onde farli sopravvivere per l’“eternità” già rilevata. Tuttavia, all’interno dello schieramento politico in oggetto, la sinistra detta radicale è in sofferenza; come conciliare questo statalismo d’accatto con qualche briciola da dare ai propri elettori (i lavoratori salariati più poveri), che ormai non ce la fanno più a tirare avanti?
Nel centrodestra, si ripropone uno schema diverso ma analogo. I più sensibili al “fascino” della GFeID sono i “moderati” ex democristiani e settori di AN, il cui atteggiamento statalista conta di poter ottenere, lasciato il grosso del bottino ai parassiti in questione, qualche “residuo” per il loro elettorato situato nei settori del “pubblico impiego” e del finanziamento dello Stato al Mezzogiorno. Anche in FI qualche personaggio (pur se con poco seguito) non è insensibile al “fascino” di cui sopra; un Tremonti, ad esempio, non credo ne sia esente. D’altronde, lo stesso Berlusconi, se lasciato stare sul piano processuale, non sarebbe probabilmente mal disposto a raggiungere un accordo con i “confindustriali” e i finanzieri sanguisughe. Tuttavia, questi ultimi sono al momento in sorda frizione fra loro, non è semplice capire con chi è meglio schierarsi (pur se mi sembra di “intuire” che Mediolanum, quindi Fininvest, tenta di inserirsi nei giochi per contare di più in Mediobanca in vista di quelli indirizzati verso le Generali). Inoltre, l’elettorato messo in moto dalla “Brambillona” (chi si ricorda della vecchia canzone fine anni ’30 o primi ’40: “la famiglia Brambilla s’avanza”?) è costituito da lavoratori autonomi, piccoli imprenditori, perfino settori non irrilevanti di salariati (anche operai) del settore piccolo-imprenditoriale.
Oggettivamente, il Governo che più è temuto dalla GFeID è quello con Berlusconi premier, perché non potrebbe pestare sul “ceto medio” (leggi: lavoro autonomo, anche delle fasce di reddito più basse) per ottenere di che finanziare i parassiti e salvarli dalla bancarotta per qualche annetto. Per infierire su tale ceto, occorre affidarsi ad un Governo di centrosinistra, sfruttando pure l’alleanza (magari un po’ mascherata da roboanti quanto finti contrasti) con le bande sindacali (gli apparati di CGIL, CISL e UIL), che puntano ad esacerbare l’animo dei salariati contro gli “autonomi” agitando l’evasione fiscale. Epperò, se poi i poveri salariati stanno egualmente male e se la prendono con il “loro” Governo? Niente paura; qualche menzogna, qualche elemosina una tantum e un bel referendum, in cui gli operai sono annegati nel mare del “ceto medio” (del “pede”), dei pensionati e con un buon numero di elettori che vota per 4-5 e più volte (fatto non supposto ma certificato, nell’indifferenza generale dei falsi democratici, da servizi televisivi e foto sui giornali!). Un gioco comunque sempre più difficile. Meglio intanto cominciare a mettere uomini fidati di centrosinistra (il gruppo politico più consono al finanziamento statale delle mignatte) a capo dei “corpi speciali in armi”, a partire dalla Guardia di Finanza ma con ben altre, e alte, mire. Non si sa mai!
Ora, chi ha a cuore le sorti del paese, o anche soltanto dei “lavoratori” (ma guardate che i vecchi “comunisti”, per quanto piciisti, guardavano alla società nel suo complesso), deve agire per fare cadere questo Governo di copertura e sfinimento, al servizio delle poco pulite e non trasparenti manovre miranti a sovvenzionare i parassiti della finanza e industria, onde consentire loro di conseguire le finalità che il Gattopardo affermava essere quelle della sua classe in decomposizione. I parassiti in oggetto vogliono tirare avanti – con Prodi o con il Governo “tecnico” per cambiare la legge elettorale (come se questo putridume politico, provocato da quello finanziario-industriale, si potesse bonificare con regole elettorali! Ma chi è così coglione da crederci?) – al solo fine di aspettare l’improbabile riuscita del PD veltroniano, il cambio di campo dell’UDC, e almeno la “benevola attenzione” di alcuni settori di AN, della Lega, forse perfino di FI; così da mettere la sinistra “estrema” di fronte ad una scelta ultimativa: accettare la definitiva corruzione (e decomposizione) o essere sbattuta all’opposizione. Tutto pur di evitare un Governo guidato da Berlusconi che – non perché vuol fare gli interessi del paese, ma più semplicemente i propri – non avrebbe come primo pensiero quello di finanziare la Fiat, di favorire le manovre di Bazoli, Profumo, Geronzi, e di tutti i capitalisti “degli anni ’20 a Chicago”.
Se cadesse questo Governo, non fosse sostituito da alcun altro “tecnico” e si andasse subito a nuove elezioni, vincerebbe la destra. Ebbene? Chi è quello sciocco che crede alla sua capacità di risolvere – e proprio in questi anni, con la crisi o almeno pesante stagnazione che avanza a grandi passi – la situazione del paese? Perché se lo credete, cari sinistri, allora vuol dire che pensate veramente di essere stati voi a combinare questo disastro. E accettate di protrarlo e accentuarlo per i vostri miserabili, quasi criminali a questo punto, interessi “di bottega”? Mi dispiace per voi; meglio la destra al Governo! In due anni dimostrerebbe di non riuscire a combinare alcunché. Allora, finalmente, sarebbe lapalissiano che né destra né sinistra servono a questo paese e si aprirebbero “altri giochi”. Certo, la GFeID continuerebbe a tramare nel tentativo di far risaltare la necessità del “grande centro” (con piccola appendice di sinistra moderata). E di conserva, pur con qualche frustata per acquisire meriti, interviene Draghi (uno dei papabili a presiedere un Governo “tecnico”), mostrando “pietà” per i bassi salari dei lavoratori. Non ci si faccia fregare da questa solidarietà pelosa, di pura facciata, vera cortina fumogena (o inchiostro di seppia) per occultare le mene condotte “sotto traccia” al fine di ridistribuire fortemente il reddito verso l’alto, anzi specificamente verso la GFeID. Se però cadesse sia questo Governo sia la prospettiva di annebbiarci le idee con un altro di puro inganno, la via si farebbe molto stretta per i vampiri che attentano alle nostre giugulari.
Caro compagno Giannini, parlare così nobilmente, come hai fatto in Senato, è dal mio punto di vista encomiabile e degno di stima; però serve a poco ricordare i “rapporti di produzione”, se poi non si fa una minima analisi “strutturale”, se non si rompe radicalmente con il gioco sporco dei politicanti più biechi, che con l’analisi dei rapporti di produzione non ha nulla a che vedere. Svegliamoci, agiamo per far cadere questo e ogni altro Governo della GFeID, per andare a nuove elezioni; proprio sperando e contando che vinca la destra, che il potere economico più parassitario non riesca nei suoi intenti, mediante i cambi di alleanza dell’UDC e di pezzi di AN (e anche della Lega). Soprattutto ci si deve augurare che venga squinternato il PD, quintessenza del progetto accarezzato da finanzieri e industriali decotti, i veri responsabili di questo marcio, di questa agonia, di questo clima da “basso impero” e da “fine della nostra storia”.
Fuori il centrosinistra dal governo, meglio il centrodestra; due anni al massimo, e il “gioco degli specchi” finirebbe, perché andrebbero in frantumi gli specchi (destra e sinistra). Inizierebbe anche lo scavo della fossa per quei parassiti finanziari e industriali che giocano sulla nostra pelle da quindici anni (a parte tutti quelli precedenti!). So però che questa speranza non è destinata a realizzarsi presto, dato che “le oscure forze della reazione” – connivente la sinistra “estrema” – sono all’opera; personalmente dico però alto e forte: PURTROPPO!
PS Avevo già scritto ieri questo pezzo, ma anche se è lungo debbo aggiungerne un altro, perché è arrivata subito la conferma di quanto dico. Leggo le dichiarazioni fatte da Montezemolo: “Il paese non è governato….non è un bello spettacolo quello che la politica sta dando in questi giorni”; e tuttavia “non sarebbe una bella prospettiva tornare al voto condannando il paese a un altro periodo incerto e confuso”. Vedete come pensa uno dei capi della GFeID? Esattamente come l’ho detta io. Ancora una conferma? L’editoriale (sempre d’oggi) di Feltri su Libero, uno dei principali organi del “partito-Fiat” (certo per “motivi ideali”), che alliscia spesso anche Berlusconi, ma poi tenta di metterlo contro “i suoi”, rivelando sue (vere o false, non mi interessa) trame con la Brambillona e attriti con Tremonti e gli altri dirigenti di FI. Il “grande giornalista” ha qualche perplessità sui tempi, perché l’Italia non sarebbe in grado di sopportare oltre Prodi. Tuttavia…..come sarebbe bello se “Silvio e Walter” si mettessero d’accordo su una legge elettorale che dia il 55% dei seggi al partito di maggioranza relativa (ripeto: relativa); giocandosela così tra loro ed escludendo tutti gli altri partiti costretti ad ammucchiarsi verso i due maggiori.
Avete capito? Questi “democratici” vogliono una sia reale che formale dittatura, ma senza rischiare colpi di Stato e l’uso scoperto della forza. Vigliacchi; abbiate almeno il coraggio di osare! Questi sono i giornali che esprimono il punto di vista delle grandi industrie decotte (cui è ancora permesso di dirigere la Confindustria in un paese fatto di oltre il 95, forse 98%, di piccole imprese) e delle grandi banche che hanno allagato il mercato finanziario di derivati, crediti subprime e altri imbrogli! Capite perché il peggio non è affatto Berlusconi, “compfratelli” (cascami e detriti del vecchio “cattocomunismo”) di m…..che non capite una s….! C’è ben altro sul tappeto. Per troncare queste mene – che definire solo reazionarie è come sostenere che la cacca emana olezzo di verbena – è urgente far cadere il Governo, denunciare il tentativo di Governi tecnici transitori e lavorare per andare subito alle urne; è proprio quello che i “padroni” (quelli veri) non vogliono assolutamente. Purtroppo non lo vogliono nemmeno quelli che fingono di difendere gli interessi dei lavoratori, perché perderebbero tutti gli emolumenti, le cariche, i finanziamenti per le loro miserabili trame politiche, i posti di sottogoverno e mille altri privilegi di un ceto politico ignobile con l’indecente corteggio di consulenti e parenti e amici e affini, tutti al “magna-magna” generale. Finché dura!!
Hélène Rousselot,
responsabile « Asia Centrale » della rivista on-line Regard sur l’Est (www.regard-est.com)
Trad. di G.P.
L'Iran, un acquirente, fuori dalla CSI
Le esportazioni Turcmene verso l'Iran erano nel
.... subito tallonata dalla Cina?
Ma il più grande cliente potenziale e concorrente della Russia è
Gli altri progetti di gasdotti: i tentativi di aggiramento della Russia
Nell'autunno 2006, S. Niazov annunciava lo studio di quattro progetti di evacuazione del gas, il primo, che alimenta
La realizzazione di una tipologia dei progetti di gasdotti in Asia centrale urta non tanto con una mancanza di risorse quanto con una imprecisione nella denominazione dei tubi. Quest'inesattezza può portare ad un calcolo fuori dalla realtà. Così l'attribuzione del nome "Nabucco" alla parte più orientale della rete Asia Centrale-Azerbaïdjan-Géorgia-Turchia-Austria induce in errore poiché questa parte orientale è in realtà Transcaspica e non si può contabilizzare due volte... Infatti secondo l'Ue, il gasdotto transcaspico deve diventare un'estensione naturale del tandem gazifero Nabucco (Turchia-Austria) - BTE (Bakou-Tbilissi-Erzeroum) e per il quale S. Niazov aveva promesso 15 miliardi di m3 nel dicembre 2006. Il terzo progetto di evacuazione è dunque "Transcaspico" e va dai siti del Turkmenistan in Turchia, via Mar Caspio, Azerbaigian e Georgia. Il consorzio formato da Mott McDonald (Gran Bretagna), Kantor Management Consultants (Grecia), KLC Law Firm (Grecia) e ASPI Consulting Engineers (Azerbaigian) è incaricato di uno studio di fattibilità tecnica e giuridica del progetto nel quadro del programma INOGATE (Interstate Oil and Gas Transport to Europa, principalmente finanziato dal programma di cooperazione regionale TACIS dell'Unione Europea). I membri del consorzio avevano fatto visita, nel mese di marzo
[xiv] Neftegazovaïa vertikal, n°1, 2006
[xv] A.Huet, Courrier des Pays de l'Est, n°1027
[xvi] Central's Asia Enerfy risks, Crisis group Report, n°133, 24 mai 2007
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Quel furbastro di Luca Cordero di Montezemolo si è dato alla filantropia, del resto i soldi che distribuisce “a cuor leggero” sono frutto di un cospicuo “bonifico” statale recante la firma del Governo Prodi, con causali plurime che vanno dalla mobilità lunga, alla rottamazione, al cuneo fiscale ecc. ecc.. Peccato però che questa beneficenza non vada a saldare il conto che languisce da giugno, ben più salato, del rinnovo contrattuale per i metalmeccanici.
Se facciamo qualche “conticino” vediamo subito che quest’operazione costerà alla FIAT 3 milioni al mese (30 euri di aumento per 75mila dipendenti), ma evidentemente il gioco vale la candela. Ovvero, potrebbe trattarsi della solita iniziativa a doppio fine: “addolcire” le relazioni industriali a livello aziendale prima di arrivare al nocciolo della tenzone (il rinnovo contrattuale, per l’appunto) e, al contempo, indebolire il potere di contrattazione dei sindacati giocando sulle loro divisioni. In pratica, i sindacati chiedono aumenti per il settore che, a seconda delle specializzazioni, si aggirano tra i 100 e i 117 euri lordi (quindi più un terzo di quanto elargito dalla casa torinese con l’ultima “trovata”).
Naturalmente, Montezemolo e l’ad di FIAT Marchionne spazzano il campo dalle “dietrologie” e fanno derivare tanta generosità dal fatto che i conti del gruppo sono migliorati e che gli operai hanno diritto a partecipare agli utili rinvenienti dalla rinascita della casa automobilistica (a tal proposito, altri 600 euri lordi saranno “donati” in busta paga ai lavoratori Ferrari per la recente conquista del campionato del mondo di Formula 1).
Ma vi è anche un segnale politico nell’azione di Montezemolo & c. perché le maestranze Fiat sono tra quelle che hanno risposto con un secco niet al protocollo di Luglio sul walfare. E siccome il presidente della Fiat è stato il primo sponsor di quell’infausto accordo…
In più, sembra che per il prossimo futuro la programmazione potrebbe perdere di fluidità visto che le idee cominciano a scarseggiare e che i concorrenti hanno affilato i denti.
Questo non fa che rafforzare la nostra tesi per cui o alla Fiat riesce l’ope