RIPENSARE MARX

ANTIEGEMONISMO E NUOVE PROSPETTIVE DI LOTTA CONTRO IL CAPITALISMO

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domenica, 03 febbraio 2008

…E SE PROVASSIMO A LIBERARE UNO SPAZIO? di Sasha

 

Concordo con chi ritiene allo stato attuale una rivoluzione contro il capitale fantascienza pura, in virtù della palese inesistenza di un modo di produzione emergente, alternativo a quello capitalistico e portatore di nuovi gruppi di aspiranti dominanti determinati ad abbattere quelli espressi dalla attuale formazione sociale.

Lo affermo perché ritengo che il “capitalismo” debba ancora (ahinoi!) esprimere le sue piene potenzialità: siamo a meno di vent’anni dall’implosione del comunismo storico novecentesco (uno starnuto in termini storici), all’alba del possibile ingresso in una fase policentrica del conflitto intercapitalistico che potrebbe accelerare le innovazioni di prodotto e il liberarsi di nuove energie “dentro il capitale” e, non da ultimo, sussistono, pur depotenziati, retaggi di vario tipo, essenzialmente di stampo religioso, comunitario e antropologico che si ergono a provvisorio effetto ritardante nei confronti dell’orgasmo capitalistico trionfale e di ciò che ne potrà conseguire. Ma non è qui il punto.

 

La sfera economica appare inaccessibile in termini di sovvertimento dello stato delle cose: se fossimo perversamente affetti da economicismo terminale, dovremmo conseguentemente dedicarci alla raccolta delle margherite, al consumo abbondante di spinelli… o a riprodurre l’evoluzione antropologica a Ultimi Uomini degli ex-“comunisti” che dimorano ormai nei nuovi e vecchi “centri di potere periferico”, nel senso di comunque assoggettati al predominio statunitense.

 

Invece no. Anni di La Grassa, Preve e pochi altri dovrebbero averci stabilmente “svegliato” da quella Grande Allucinazione che nel nostro povero Paese si rimaterializzerà puntualmente nel rito orgiastico delle nuove imminenti elezioni conseguenti alla prematura (sia lode) scomparsa del tragicomico governo Prodi (apr. 2006-gen. 2008).

Dovremmo aver imparato che il conflitto intercapitalistico si manifesta in tutte le sfere della società e se quella economica è inaccessibile, non è detto che le altre lo siano sempre e comunque!

 

Perché non provarci nella sfera politica di questo sciagurato Paese? La terza forza auspicata da La Grassa? Per me no, anzi sì, ma non ora: ritengo che in questo momento storico in Italia non esista uno “spazio politico alternativo” al gioco “destra/sinistra”, perché questo ha occupato ogni spazio possibile, portando alla devastazione delle risorse del Paese, impiegate in quantità presumibilmente impressionanti e decisive nel mantenimento di clientele di ogni livello, dal singolo cittadino all’impresa assistita, passando per ogni carica e funzione fino, non da ultimo, all’utilizzo dell’amministrazione pubblica come serbatoio di assorbimento di ogni porcheria partorita dalla sfera politica, con ripercussioni gravi sui servizi erogati al cittadino e sulle risorse da esso corrisposte in termini di prestazione di lavoro e pagamento di imposte (una vera e propria tosatura finalizzata al drenaggio di capitali da mal-utilizzare, magistralmente attuata da Prodi&C).

Una rete di potere difficilmente scardinabile se non con i forconi che, tuttavia, in questa fase non saranno impugnati e credo sia bene così.

 

Occorre oggi LIBERARE UNO SPAZIO al fine di consentire a nuove forze di emergere, correndo anche il rischio che queste possano essere “forze oscure”.

 

Inutile chiedersi con chi fare programmi per il futuro e quali programmi fare, cercare convergenze allo stato impossibili: l’organismo è mantenuto in coma farmacologico dalla Grande Allucinazione Sinistra/Centro/Destra e, una volta svegliato dal coma, dovrà affrontare un lungo e doloroso periodo di riabilitazione alla vita prima di potersi riappropriare di un futuro razionalmente progettabile: troverà forza nella restituzione della possibilità stessa di un futuro prima negato e forse la riabilitazione procederà a tappe forzate anticipando il tempo dei progetti, ma se l’attenzione si focalizzasse troppo su di essi, l’organismo debole e incerto finirebbe con il cadere in un nuovo stato di coma, profondo e forse irreversibile.

 

La proposta è lavorare per LIBERARE UNO SPAZIO approfittando dello stato di fibrillazione conseguente alla caduta del governo e delle elezioni che, presto o prestissimo, saranno indette e della probabile disattenzione dei contendenti impegnati nella ennesima messa in scena del gioco.

 

LIBERARE UNO SPAZIO può significare, in prima battuta ma parliamone, il NON VOTO ATTIVO, ovvero l’annullamento della scheda elettorale, preferibile all’astensione in quanto il diritto al voto, per quanto sia in assoluto in questa fase un diritto “vuoto”, va preservato anche idealmente, come molto di ciò che si richiama ai diritti di matrice liberal-democratica (e quindi anche borghese, non me ne si voglia!) che sono comunque preferibili, per quanto manipolati, alla loro assenza o allo stupido infangarli come puri strumenti di dominio del capitale o peggio ignorarli per puro nichilismo.

 

Sul progetto LIBERARE UNO SPAZIO credo che molti nodi verrebbero al pettine e molte posizioni diventerebbero più chiare: per tutti noi che costituiamo questa cricca virtuale attorno al blog e siamo in cerca di un modo per “sostanziare” questa condivisione, per chi manifesta disagio e incazzatura, pur senza un preciso riferimento teorico (penso a Grillo e seguaci), per chi ha creduto nella fantasmatica sinistra e/o nella altrettanto fantasmatica destra e comincia a realizzare che qualcosa non funziona, per chiunque: no/new-global (esistono ancora?), decrescitari, comunitaristi, cattolici, nazionalisti, imprenditori seri e lavoratori autonomi demonizzati, per chiunque, comunque, conserva uno straccio di anima.

 

Non si tratta di fare appello a presunte “forze sane” perché di forze sane non c’è nemmeno l’ombra: ce ne sono di gravemente malate, malaticce e in via di guarigione, niente di più e non si tratta solo di cercare di cavalcare un malcontento comunque tangibile: è un salto di coscienza vero e proprio, difficile e con poche possibilità di successo, ma intrigante.

 

In ogni caso saremo presumibilmente pochi, forse pochissimi se messi davanti ad un vero progetto, per quanto decostruttivo e non propositivo: più facilmente molti dei potenziali “risvegliati o quasi” torneranno al bla-bla da bar dello sport o ripiomberanno nella Grande Allucinazione del “tutto ma non Berlusconi” che fa il paio con “tutto ma non i comunisti”, che fa il paio con la morte per agonia del nostro Paese.

 

E se invece le cose andassero diversamente? Se una pioggia di schede annullate generasse un’onda anomala e dietro di essa si aprisse un nuovo spazio “creativo” per forze emergenti? Uno spazio “dialogico” dal quale potrebbero affiorare nuove sintesi e nuove scissioni, nuove cooperazioni e nuovi conflitti: uno spazio di vita nel cuore del mondo degli zombies, che potrà esserne infettato dal puzzo o infettare con un virus vitale: in ogni caso un nuovo spazio in cui giocarsela.

 

Risorse zero, accesso a mass-media zero, qualora il progetto prendesse corpo e cominciasse a far rumore si sarebbe esposti al fuoco incrociato da destra e da sinistra (cialtroni sì ma perfettamente in grado di “fiutare il nemico”); si sarebbe tacciati di anti-politica, che è come dire anti-cibo o anti-acqua, essendo la dimensione politica ineludibile dalle vicende umane; si verrebbe additati come marziani dagli Allucinati, dalla ggente e magari ci troveremo qualche Johnny Spaccadita sotto casa a spiegarci che certe cose non si fanno o magari incapperemo in qualche intercettazione ordinata dalla magistratura a tempo del Belpaese…

 

Bene, forse per tutti questi motivi vale la pena provarci e di mettere in campo tutto ciò che le nostre teste valgono per promuovere l’idea e poi tornare a scornarci su tutto, ma non prima di aver provato a LIBERARE UNO SPAZIO.

 

Lancio l’appello quindi, in primo luogo, a chi ha una qualche possibilità di relazione che possa agevolare la diffusione del progetto, es. via mail o blog o siti o posta o marciapiede o piccione viaggiatore, a chi come La Grassa e Preve (pur da presupposti e attraverso vie differenti) svolge un lavoro enorme nello smascheramento degli inganni del nostro tempo e potrebbe fare da coagulatore di proposte, incontri, idee.

 

Forse vale la pena provarci, altrimenti… beh, c’era chi temeva di dover morire democristiano… a noi potrebbe andare molto peggio.

 

30 gennaio 2008

 

Sasha

martedì, 06 novembre 2007

IL CONFLITTO CAPITALE/LAVORO E GLI AGENTI STRATEGICI di M. Tozzato

I tentativi di integrare la dottrina classica del materialismo storico, negli ultimi decenni, con l’inserimento di ipotesi ad hoc si è rilevata palesemente insufficiente. Lo sforzo di La Grassa nell’ abbozzare un nuovo modello di interpretazione storica, che sempre partendo da Marx e Lenin, ne modifichi effettivamente diverse assunzioni di fondo si è rivelato necessario a causa degli eventi storici e politici che hanno trasformato il nostro modo di leggere il conflitto politico e il mutamento sociale nella situazione attuale. Questo non vuol dire che possediamo una nuova compiuta teoria e soprattutto, in questo campo, attendiamo anche il contributo di storici specialisti e di altri che abbiano il coraggio di proporre programmi di ricerca sufficientemente coraggiosi. Marx scrive all’inizio del Manifesto:<<La storia di ogni società sinora esistita è storia di lotte di classi. Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membri delle corporazioni e garzoni, in una parola oppressori e oppressi sono sempre stati in contrasto tra di loro, hanno sostenuto una lotta ininterrotta, a volte nascosta, a volte palese: una lotta che finì sempre o con la trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la rovina comune delle classi in lotta.>> La prima modifica che La Grassa introduce, anche sulla base di una diversa lettura dei fatti storici, consiste nel definire la storia di lotte di classi come conflitto ininterrotto tra classi dominanti, sia all’interno di una determinata formazione sociale e statuale, sia – in maniera decisamente predominante per lunghi periodi storici – come conflitto verso l’esterno (guerre) tra classi dominanti situate in spazi geografici ( e quindi sociali-statuali) diversi. La lotta tra oppressori e oppressi per lunghi periodi si è rivelata essersi, più che nascosta,  mantenuta allo stato latente, e sostanzialmente ineffettuale a causa di una compiuta sottomissione dei dominati al potere egemone, politico ed ideologico, dei dominanti. Quando il conflitto interdominanti diviene – momentaneamente, ma è un momento che può equivalere a un breve o medio periodo storico -  meno intenso poteva e può capitare che l’imperativo dell’aumento di potenza e quindi dell’incremento dei mezzi tecnici ed economici (ricchezza in beni strumentali, denaro o mezzi finanzari) all’uopo necessari si risolva in una sorta di “schiacciamento” delle classi che forniscono ai gruppi dirigenti la gran parte del pluslavoro e quindi del plusprodotto. Così al tempo di Spartaco le condizioni di vita degli schiavi erano notevolmente peggiorate rispetto al periodo precedente e questo li ha spinti a una rivolta rischiosa, sanguinosa e infine perdente ma comunque, da un certo punto di vista, necessaria.  Naturalmente il discorso a questo punto dovrebbe venire ampliato e sviluppato considerevolmente e cercheremo senz’altro di farlo in un altro momento. Mi limiterò qui ad una brevissima ma importante osservazione. Nel momento in cui la costituzione delle principali classi dominate in soggetto politico e il relativo specifico antagonismo e lotta  contro i dominanti capitalistici non assume più  centralità assoluta riguardo alla dinamica di trasformazione - rivoluzionaria, cioè “contro il capitale” -  della società si pone il problema di come degli ipotetici agenti strategici per la trasformazione, anticapitalisti, debbano e possano muoversi. La situazione diventa sicuramente più complicata e le idee sul “come muoversi” richiedono un approccio quasi del tutto nuovo. Gianfranco La Grassa ha così, proprio per cercare interlocutori che potessero aiutare a dipanare la matassa, lanciato una proposta di discussione attorno al problema, con i suoi interventi sulla cosiddetta “Terza Forza”. Qualcuno si è scandalizzato non capendo che la questione, che è politica, parte però da precise e ben fondate ipotesi teoriche che devono trovare, per la loro natura, una corrispondenza nell’agire e in nuova prassi anticapitalistica oppure devono venire discusse e eventualmente confutate in modo rigoroso. Non è quindi il sasso lanciato nello stagno per muovere le acque, come di fatto risultano essere gli scritti lagrassiani sulla “Terza Forza”, ma le problematiche teorico-politiche che ne rappresentano il presupposto che devono, secondo noi essere necessariamente approfondite.  

Mauro Tozzato                                                                       06.11.2007     

postato da: RIPENSAREMARX alle ore 06:47 | link | commenti (1)
categorie: la grassa, agenti strategici
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