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mercoledì, 16 gennaio 2008

Bosnia: situazione sempre più drammatica di g.rèpaci

bosniaSebbene abbia sposato i principi del Saa (Accordo di Associazione e Stabilizzazione) con la Ue firmato con grande euforia dal 4 dicembre scorso la Bosnia-Erzegovina è in piena crisi. I tanto celebrati Accordi di Pace di Dayton del 1995 sono una peso che ha solo garantito la continuazione della permanenza al potere di una elite politica estremamente corrotta che non preoccupata minimamente della creazione di uno stato unitario democratico. Il compromesso di Dayton, ebbe forse il merito di fermare il conflitto, ma nel contempo ha generato una fragile architettura di State Building, istituendo un Stato centrale debolissimo costituito da due “Entità”: quella Serba che controlla il 49% del territorio e quella croato-musulmana che ne ha in mano il 51%, seguendo la suddivisione per linee etniche tra i gruppi maggioritari nel paese e soddisfacendo in tal modo le richieste dei “signori della guerra” presenti al tavolo della pace.

In maniera particolare la legislazione prodotta dagli Accordi di Dayton è stata basata sul devastante principio della sovranità etnica come fondante del nuovo stato della Bosnia-Erzegovina. Di conseguenza la Costituzione stessa è diventata la base politico-legale per conflitti incessanti fra le nazionalità e per far prevalere gli interessi delle due etnie rispetto a quelli di uno Stato unitario democratico. Il principio etnico pervade tutte le istituzioni dalla Presidenza al Parlamento alle due Assemblee e viene di conseguenza utilizzato in funzione di blocco da ciascuna delle tre componenti etniche appena di sentono minacciate da qualche norma o legge ritenuta ingiusta. Solo la Corte Costituzionale, unica istituzione immune dal dominio etnico perché integrata da una componente internazionale, si è opposta alla strumentalizzazione che ne fa la classe politica bosniaca. Tutto ciò è aggravato dai troppi livelli di governo: tutt’oggi lo Stato di Bosnia-Erzegovina conta due Entità, dieci cantoni e un distretto, il che equivale a ben quattordici governi, tredici costituzioni e oltre cento ministri: una vera mostruosità burocratica che si nutre delle già magre casse dello stato e che ha prodotto da dodici anni a questa parte un profondo arretramento economico e sociale.

Il mandato internazionale, coordinato dallo slovacco Miroslav Lajcak, già previsto dagli Accordi di Dayton è stato prorogato per un anno al fine di far fronte a questa pericolosa situazione. La motivazione di questa inaspettata inversione di marcia va cercato nei risultati dell’ultima campagna elettorale, che ha condotto al voto del primo ottobre 2006. Una “campagna” caratterizzata da forti toni di una violenza mai vista dai tempi della guerra. Da tempo due delle principali tre componenti etniche agiscono sempre più in direzione opposta ai desideri della Unione Europea. Milorad Dodik, il vero padrone della Republika Srpska (Rs), ha ribadito a più riprese: «Per la polizia della Republika Srpska cambiamo l’Europa». Ha minacciato la secessione per impedire la riforma cruciale dei servizi segreti, vero nerbo del controllo del territorio. Tra le due Entità la Republika Srprska è quella messa meglio, avendo il vantaggio della omogeneità etnica. Mantiene un livello di efficienza di governo ben superiore alla vicina federazione croato-musulmana che invece è sempre più divisa al suo interno per i contrasti tra le due etnie principali. Il premier Dodik ha dichiarato che è sua intenzione modificare almeno una cinquantina di leggi e normative emesse dalla comunità internazionale e non smette di ripetere che i serbo-bosniaci sono «la parte migliore della Bosnia-Erzegovina». Dall’altro lato i politici croati della BiH stanno premendo per la creazione di un “canale tv croato” nel sistema delle emittenti tv pubbliche della repubblica bosniaca.

I nodi irrisolti di Dayton stanno finalmente venendo al pettine. Uno scenario sempre più da incubo è l’instaurarsi della relazione tra il Kosovo, che potrebbe anche fra breve dichiarare in modo unilaterale l’indipendenza, e il futuro della Republika Srprska (Rs). Cosa potrebbero fare la Rs e la Serbia? Secondo il parere di molti osservatori, la Rs sulla scorta del referendum del Montenegro, potrebbe indirne uno simile per lasciarsi poi le mani libere e decidere se diventare uno stato indipendente riconosciuto a livello internazionale oppure riunirsi alla Serbia. Questa tentazione di scambio Kosovo – Republika Srprska è uno scenario molto plausibile, che entusiasma sia Belgrado che Mosca. Lo scambio, in particolar modo se lo cose precipitassero, potrebbe diventare un’opzione apprezzabile per molte Cancellerie europee al fine conciliare i contrasti con Belgrado, che inevitabilmente sorgerebbero da una eventuale dichiarazione di indipendenza unilaterale del Kosovo. Ad ogni modo dodici anni di immobilismo e recessione economico-sociale sono una assurda punizione per tutti i cittadini bosniaci, che da cittadini europei rischiano invece di diventare cittadini di un failed state nel cuore dell’Europa: la Bosnia-Erzegovina.

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Senza nomeDA QUANDO CI DISSERO CHE IL MASSIMALISMO ERA UN OLTRAGGIO

di Dalia Collevecchio

 

Dei vari escamotage di cui la politica attuale si serve per appiattire il confronto riguardo a temi seri che davvero interesserebbero il paese, questo è uno dei più riusciti. Si assiste ad una spaventosa perdita di memoria storica e politica, ad un impoverimento intellettuale collettivo che non è casuale bensì voluto. Gli antichi termini politici di una volta, cari ad una certa sinistra sono scomparsi nel bene amato museo della “ storia scolastica”. Ciò che fa la differenza, oggi,  tra un partito di destra e uno di sinistra, almeno a seguire il confronto politico è ben poca cosa. Più che altro si tratta di visioni leggermente differenti riguardo ad indirizzi comuni ad entrambe le correnti, inclusi i partiti cosidetti radicali. Non mi curo dei programmi o degli statuti dei partiti perché si sa, quelli servono per legge, l'empiria è poi ciò che conta e l'empiria in questo paese è finalizzata ad un unico obbiettivo, la conservazione del potere attraverso misure che auto tutelino i potenti e che mantengano in piedi certa parassitaria classe sociale che compone il bacino del voto clientelare, e la classe governativa stessa. La distinzione sempre meno chiara tra le destre e le sinistre non è un problema solo italiano ma europeo tuttavia, altrove, i leader fanno parlare di se per motivi più interessanti e la Merkel ha assunto posizioni così social-democratiche da costringere il partito social democratico a spostare il suo asse ancora più a sinistra. In Italia la situazione è differente. Qui la distinzione non sussiste più in termini stabili ma non esiste nemmeno l'interesse per i bisogni del paese. In Italia si cerca di restare ai propri posti con una pratica antica e tutta italiana, quella del trasformismo. Non sto a giudicare il perché e il per come di tutto questo ma vorrei porre l'attenzione su un aspetto in particolare. A livello mediatico, tranne qualche esempio che resta da scovare in rete, l'informazione è viziata, la storia è faziosa, il revisionismo padroneggia ovunque e chiunque non sia gestibile perché convinto che la via sia un'altra, è tacciato di massimalismo. In realtà non di massimalismo si tratta bensì di chiarezza. L'individuare i problemi nella loro natura, proporre soluzioni adeguate, pericolose si ma adeguate non attira l'attenzione di nessuno come se discorrere di questioni antiche eppur attuali fosse inutile o sintomo di ottusità. Non è ottusità, è semplicemente contro la logica che regna sovrana in questi anni. Il sistema è composto di varie parti e nessuna è indipendente dalle altre, per cambiare questo paese che non va non occorre scegliere il male minore bensì mutare alla radice lo stato delle cose. Ecco questo sarebbe il massimalismo. Se io andassi in giro a dire che sono precaria, che mi sento parte di una classe subalterna e vedo nel governo solo gli interessi della grande borghesia capitalistica ( si chiami Confindustria, si chiami Profumo, Benetton, Insomma fate voi) sarei tacciata di massimalismo. Eppure la finanziaria, ricattata dai diniani, non ha difeso mica i miei di interessi? Ma certo che no,  non ho percepito nella mia vita nessun miglioramento e non mi vengano a dire che si parla di lungo periodo, quello che accade in Italia è qualcosa che farebbe impallidire il Depretis. Quello che accade qui, dove la Chiesa cattolica non paga l'I.c.i. dove il papa parla e purtroppo i sinistri lo ascoltano è cosa grave. Certo il problema non è solo quello del Vaticano, il Papa ha sempre parlato e la Chiesa è un attore politico da sempre, il problema è che mai come in questi anni, la voce gracchiante del vaticano ha interferito nella vita pubblica e ogni questione politica è stata trasformata in questione etica. Il riconoscere i diritti di TUTTI i cittadini e cittadine non mi pare abbia così a che fare con l'eticità, è obbligo dello Stato ma subito, ad arte viene fuori la questione della famiglia, la sua sacralità e l'anticostituzionalità di una misura quale sarebbe quella del riconoscimento delle coppie di fatto. Dicendo questo vi pare che io pecchi di massimalismo? Magari se avessi detto che la religione è una sovrastruttura o l'oppio dei popoli e quindi sarebbe meglio chiudere le Chiese tout court potrebbe darsi, ed invece io sto parlando semplicemente  della “ laicità dello stato. Stesso discorso vale per le tasse...lotta all'evasione mi dicono e io rispondo “ bene” poi scopriamo che se la Chiesa pagasse l'I.C.I. Mezzo costo della finanziaria sarebbe coperto. Fondi alle scuole statali ripeto...ma il buon Fioroni batte la Moratti e riserva alle scuole pubbliche private il numero più alto di fondi nella storia. Se dicessi che la cultura è di tutti e lo Stato deve garantire il diritto allo studio di tutti, e lo deve fare BENE, sarei massimalista? Certo che si, anzi sarei una bolscevica di Makarenkiana memoria...se dicessi che ad essere tutelati in questo paese devono essere i diritti di tutti i lavoratori e la loro sicurezza e che tra tutti dovrebbe esserci uguaglianza e non differenza assurda di privilegi goduti sarei massimalista? No qui mi risponderebbero addirittura dicendomi che oltreché essere massimalista sono anche utopista. Questo è il miracoloso risultato dell'impoverimento della cultura e soprattutto della cristallizzazione della politica che guarda a se stessa soltanto. Ciò che mi duole tuttavia è la totale mancanza di lungimiranza. Siamo sull'orlo del baratro, la crisi sistemica innescata dagli U.S. fa strage di risparmi ovunque ma ci fanno credere che non sia vero...”essì” perché poi ad un occhio distratto tutti hanno la bella macchina e le belle scarpe e tutti studiano ( vedi voce credito al consumo che ha impoverito intere regioni). La verità è che anche Hitler prima di perdere la seconda guerra mondiale aveva intimato i commercianti delle capitali tedesche ad esporre in vetrina i beni di lusso, i cittadini non dovevano avere la sensazione della disfatta...questo egli disse e questo ogni governo fa quando non regge più le fila del discorso, il ricorso all'oscurantismo, alla cancellazione della memoria storica, il silenzio mediatico imposto, il ritorno ai valori metafisici fanno il resto, ci fanno  naufragare felici e contenti e l'italiano medio dirà nei sondaggi che è felice della sua vita privata ( strozzato dalle banche, dal credito al consumo, con salari senza potere d'acquisto, a rischio  spazzatura, è però felice) ma non delle sue condizioni sociali...Ovviamente questo deriva dalla scissione voluta dal sistema per cui io non sono io e basta, ma sono tremila cose insieme per cui devo produrre, consumare, subire, amare, e copulare e questo sempre perché il termine “ cittadino” è oramai uno sconosciuto. In realtà io sono tale perché vivo e agisco in un sistema sociale e non posso dire di essere felice del mio privato se il pubblico mi calpesta, non potrei esserlo in nessun modo ma la dissociazione è una buona risorsa. Naturalmente potrei citare Marcuse e l'irrazionalità del vivere moderno coi suoi falsi bisogni che ci è presentato come razionale ma qui riceverei di nuovo il simpatico appellativo di “ Massimalista” !!!

E loro? Vi chiederete come faranno loro, i politici, coloro che adesso avvertono “ il fascino della fede” (c'è da sperare che D'Alema ci delizi con un Itinerarium mentis Deo come novello Bonaventura da Bagnorea...).

Ma loro, rispondo io, loro  non avranno problemi, da un'auto blu la vita è tutta un'altra cosa, d'altronde fanno parte della classe dominante e noi siamo i subalterni, ma qui di nuovo sono una sporca Massimalista.

postato da: RIPENSAREMARX alle ore 06:36 | link | commenti
categorie: bosnia, serbia, kossovo
giovedì, 08 novembre 2007

BOSNIA-HERZEGOVINA: Rinnovato caos político di radici etniche

de Vesna Peric Zimonjic (fonte IPS) trad. G.P.

BELGRADE 6 nov (IPS) - Dodici anni dopo la fine della guerra che gli ha  consentito di nascere, la Bosnia-Herzegovina è ancora incapace di funzionare come stato, come dimostra la rinuncia del primo ministro Nikola Spiric, della minoranza serba. L’abbandono del serbo Spiric ha immerso il paese, di quattro milioni di abitanti, nella sua crisi politica peggiore da quando si è affermata la pace tra i bosniaci musulmani, croati e serbi che costituiscono la popolazione di questo stato multietnico. L'accordo firmato nel 1995 nella città americana di Dayton, ha messo fine alla guerra degli anni 90 ed ha condotto alla creazione di due ministati autonomi, entrambi integrati nella Bosnia-Herzegovina: la Repubblica Srpska (repubblica Serbia della Bosnia) e la Federazione Musulmano-Croata. Al di sopra degli organi locali ci sono il governo ed il Parlamento centrali, oltre ad una presidenza a rotazione di tre membri. L'accordo che ha segnato la fine della guerra del 1992-1995 in Bosnia-Herzegovina ha stabilito una struttura complicata di rappresentazione per serbi, croati e musulmani. Si richiedevano il consenso nel governo e nel Parlamento, però l’alto rappresentante  della Comunità internazionale per la Bosnia, Miroslav Lajcak, ha introdotto ora il principio della maggioranza semplice. Ma Spiric ha rinunciato il primo di questo mese, mentre Lajcak ha presentato iniziative che mirano a migliorare l'efficienza nel governo ed il Parlamento come condizione preliminare per accelerare l'integrazione nell'Unione europea (UE). Il lavoro dei poteri esecutivo e legislativo è stato spesso segnato dall’ assenza dei suoi membri. Spiric ha protestato contro ciò che ha considerato un'intrusione. "Gli stranieri hanno controllato questo paese per 12 anni, e questo non è bene." Rinuncio. È la decisione corretta. Purtroppo, 12 anni dopo Dayton, la Bosnia-Herzegovina non è uno stato sovrano" ha detto. "I serbo-bosniaci si mostrano indignati dalla rinuncia, perché temono di perdere la loro rappresentanza nelle istituzioni centrali per mano dei "bosniaks", i musulmani bosniaci che costituiscono la maggioranza del paese. Lajcak ha descritto l’abbandono di Spiric come "irrazionale, emotivo ed irresponsabile". La posizione della Russia ha complicato la campagna di Lajcak. Il Consiglio di Implementazione della Pace, integrato dai rappresentanti di 40 nazioni che controlla la Bosnia-Herzegovina del dopo-guerra, ha approvato l’azione di Lajcak, ma Mosca, alleato tradizionale dei serbi, si è astenuta. Il rappresentante russo dinanzi al Consiglio, Alexander Bocan Harchenko, ha detto che l'organismo aveva scelto di seminare "una più grande irritazione e peggioramento". "Le misure di Lajcak vanno contro lo spirito di Dayton", ha detto Harchenko in una dichiarazione scritta emessa dall'ambasciata di Russia a Sarajevo. Harchenko è anche il rappresentante russo nel pannello internazionale di tre membri che negozia lo status della provincia meridionale serba del Kosovo, con il diplomatico tedesco Wolfgang Ischinger e l'inviato americano Frank Wisner. La rinuncia di Spiric non può essere risolta con nuove elezioni. Sotto la costituzione imposta dalla Comunità internazionale alla Bosnia-Herzegovina, l'attuale governo andrà avanti, benché senza alcuna possibilità pratica di operare. La maggioranza dei bosniaci sembra temere che il governo resti bloccato, nonostante la spiegazione offerta da Lajcak alla stampa locale per cui "il funzionamento dello Stato non è in pericolo" e che "ci sarà un governo provvisorio, che dovrebbe fare il lavoro in modo adeguato". "Questa è la crisi peggiore alla quale assiste il paese dal 1995 ed i vicini non aiutano", ha detto a IPS Jovo Bakic, un analista di Belgrado. Si riferiva alle politiche della Serbia, che sostiene ciò che è serbo-bosniaco. Il primo ministro della Serbia, Vojislav Kostunica, ha accusato Lajcak di fare parte di una conspirazione più vasta contro i serbi "per produrre l'indipendenza unilaterale del Kosovo ed eliminare la repubblica Srpska". La posizione di Belgrado ha condotto ad un processo diplomatico insolitamente acuto che ha coinvolto Gran Bretagna, Stati Uniti, Germania, Italia e Francia. Il contenuto non è stato rivelato, ma un diplomatico di una di queste nazioni ha detto a IPS che "c'è stato un richiamo severo a Belgrado in quanto il Kosovo e la repubblica Srpska non possono essere trattati allo stesso modo". "L'accordo di pace di Dayton è un documento internazionale sostanziale per la Bosnia, mentre il Kosovo vive sotto la risoluzione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU)", egli ha detto. "Le due questioni non funzionano come navi collegate", ha aggiunto. Ma il diplomatico né ha confermato né ha negato che l’avvertenza si riferisce alla possibilità che i serbi di Bosnia-Herzegovina possano convocare un referendum sull'indipendenza una volta che il Kosovo abbia proclamato il suo. Lo status del Kosovo è negoziato da mesi con una mediazione internazionale. La provincia è diretta dall'ONU dal 1999. I capi albanesi-kosovari dicono che proclameranno l'indipendenza in dicembre. L'ONU si è fatta carico del Kosovo dopo 11 settimane dal bombardamento delle Serbia da parte dell’Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord (la NATO), a fronte della repressione lanciata da Belgrado contro due milioni di albanesi. Oslobodjenje periodico, di Sarajevo, ha segnalato in un commento che "la responsabilità dell'aggravamento della situazione è determinata dai capi politici che bloccano i possibili progressi con il loro comportamento aggressivo". Il giornale ha detto che anche i capi religiosi come quello della Comunità islamica della Bosnia, il Gran Muftí Mustafa Ceric, provano ora a sfruttare la situazione. In una visita recente negli Stati Uniti, Ceric ha premuto per ottenere l'abolizione della repubblica Srpska. L'ufficio di Lajcak lo ha ripreso duramente per quest'annuncio.

 

postato da: RIPENSAREMARX alle ore 11:23 | link | commenti (2)
categorie: bosnia, serbia, kossovo
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