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ANTIEGEMONISMO E NUOVE PROSPETTIVE DI LOTTA CONTRO IL CAPITALISMO

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mercoledì, 30 gennaio 2008

C’E’ IL TRUCCO! di M. Tozzato

 

Negli ultimi due giorni vari quotidiani ed agenzie stampa hanno commentato l’indagine campionaria di Bankitalia sui bilanci delle famiglie italiane nel 2006. L’Ansa parla di un reddito reale delle <<famiglie con capofamiglia lavoratore dipendente>> sostanzialmente stabile dal 2000 al 2006 (+ 0,3 %) ; il Corriere riporta un aumento del <<reddito medio dei lavoratori dipendenti italiani>> dello 0,96 %. Per il lavoro autonomo (prevalentemente artigiani e imprenditori) il Corriere riferisce di un aumento del 13,86 %  e l’Ansa del 13,1 % del reddito medio in termini reali. I dati riportati nei vari organi di stampa si presentano poi ancora più contrastanti per altri aspetti: Repubblica, Ansa e Corriere concordano su un aumento del 4,3 % dei redditi da lavoro dipendente nel triennio 2004-2006, mentre, per quanto riguarda gli autonomi, se Ansa e Repubblica danno un 11,2 % in più per lo stesso periodo, il Corriere al contrario scrive che il reddito <<degli autonomi  [nel 2004-2006 n.d.r.] è rimasto al palo. Il che vuol dire che l’euro ha avvantaggiato questi ultimi, mentre i dipendenti hanno avuto vantaggi dalla recente ripresa economica>>. Su Repubblica ci viene data una indicazione su questa (apparente ?) discordanza: l’aumento dell’11,2 % riguarderebbe il reddito familiare degli autonomi, mentre i redditi dei singoli lavoratori sarebbero stati addirittura in calo dello 0,1 %. A questo punto la “sociologia economica applicata” dovrebbe venirci in soccorso perché non possiamo essere sempre noi a spiegare il significato di una serie di dati che, essendo esposti sempre l’uno dietro l’altro senza alcun chiarimento, ottengono il risultato di non far capire un “acca” ai poveri lettori dei giornali ( i “padroni” dei nostri organi di informazione non lo faranno mica apposta ?). A quale ripresa   poi ci si riferisca qualcuno me lo dovrebbe  spiegare, tutt’al più  si potrebbe accennare ad un semestre di “ripresina” congiunturale; oltretutto qualcun’altro mi dovrebbe dire quanti rinnovi contrattuali sono stati realizzati nel quadriennio 2004-2007,  per non parlare poi  del “controcuneo” fiscale, cioè l’assenza annosa di qualsiasi provvedimento che permetta di supplire al mancato recupero del “fiscal drag” vista l’attuale inflazione “effettiva”. Ancora su Repubblica si legge, poi,  che  la differenza nella dinamica del reddito sarebbe, soprattutto negli ultimi anni, divergente anche all’interno del lavoro autonomo: imprenditori, commercianti titolari di impresa e artigiani avrebbero migliorato la loro condizione mentre sarebbe stato negativo il trend di liberi professionisti e lavoratori atipici. Un altro splendido esempio di come si possano esporre dei dati in una maniera iperconfusa per non far capire niente alla gente ci è fornito ancora dalla lettura incrociata sugli indebitamenti degli italiani nei testi riportati su  Repubblica e Ansa. Repubblica scrive:<< I mutui costituiscono il 60 % del totale dell’indebitamento mentre quelli per acquisto di beni di consumo solamente il 10%>>; per capire però come queste percentuali  riferite alle masse monetarie possono essere confrontate con i comportamenti delle famiglie bisogna essere così disperati da andare a leggersi ancora cosa dice l’Ansa:<<Più alto il numero delle famiglie indebitate per acquisto di beni di consumo (12,8%), dall’auto al divano nuovo, che invece per il classico mutuo acceso per  comprare la casa (11,6%).>>

Mi pare che si tratti di un aggiunta non da poco ! Ma adesso passiamo al macigno che continuano a farci ingoiare. Per chi abbia la memoria corta ricordiamo che il 1° gennaio 2002, dopo la cosiddetta fase transitoria, è arrivata fisicamente nelle mani di circa 300 milioni di europei la nuova moneta in vigore nell’Unione Monetaria Europea: l’euro. I signori di Bankitalia vogliono far credere ai lavoratori dipendenti che dal 2000 al 2006 i salari reali sono aumentati di poco, ma sono comunque aumentati, se non proprio dello 0, 9 almeno dello 0,3 %. Ebbene tutti i cittadini italiani e perfino quei “posapiano” dei sindacati consumatori (Adusbef e Federconsumatori) sanno che la <<conferma da parte dell’Istat del tasso  di inflazione all’1,8% [per il 2007.n.d.r.], contro il 2,1 del 2006, ci ricorda purtroppo che nel nostro paese le “bufale” si possono riprodurre>> anche se le dimensioni non sono paragonabili a quella del 2002 quando <<tutte le famiglie italiane soffrirono un raddoppio dei prezzi durante il cambio euro-lira, a causa di manovre anomale e speculative ed in assenza di verifiche e di controlli da parte del Governo di allora>> e ciò nonostante quell’autentica associazione a de….. che si chiama Istat stabilì che l’inflazione del 2002 si era attestata << al 2,5%, in discesa rispetto al 2,7% del 2001>>. Mi fermo qui perché mi è venuto il mal di stomaco.

Mauro Tozzato                        29.01.2008         

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categorie: economia, cds , repubblica, inflazione, istat
martedì, 09 ottobre 2007

IL RIORDINO DEI SERVIZI PUBBLICI LOCALI E GLI INTERESSI DEI GRANDI GRUPPI FINANZIARI di M. Tozzato

A suo tempo Sabino Cassese in un editoriale sul Corriere della Sera mise l’accento sul fatto che il proliferare di S.p.A. partecipate dagli Enti Locali e dalle Regioni portava ad una situazione tale da suscitare una sorta di rinascita  delle vecchie Partecipazioni Statali; l’unica differenza, di fatto, riguardava la dislocazione, che risultava modificata, perché  dal centro si passava  alla periferia. Ancora attorno alla metà del 2006 sembrava che il ddl Lanzillotta dovesse portare finalmente ad un riordino del sistema dei Servizi Pubblici Locali ma a tutt’oggi sembra che il progetto sia stato ormai del tutto accantonato e certamente non solo per l’opposizione della cosiddetta “sinistra radicale” anche se è questo che hanno tentato di farci credere. Così abbiamo avuto il decreto Bersani, con alcune importanti integrazioni normative che ora il ddl Finanziaria 2008 dovrebbe contribuire a completare. Sul Sole 24ore di oggi troviamo su questo tema un interessante articolo di Stefano Pozzoli che inizia così:<< Fino a pochi anni fa l’esternalizzazione dei servizi pubblici locali era considerata dal legislatore una sorta di panacea dei problemi della nostra Pubblica amministrazione. Oggi non è più così. A partire dal decreto Bersani per arrivare alle Finanziarie 2007 e 2008, un crescente sfavore normativo si è rivolto verso le società a partecipazione di enti locali e pubbliche in genere, fino a classificarle come uno dei luoghi principali su cui intervenire per tagliare i “costi della politica”>>. In particolare il ddl Finanziaria 2008 spinge nella direzione di <<ricondurre gli enti locali e gli altri enti pubblici nell’alveo delle loro finalità istituzionali. Finalità che vengono a rappresentare il discrimine per la possibilità o meno, da parte degli enti, di costituire o mantenere partecipazioni (anche di minoranza) nelle società>>. Saranno a questo punto i Consigli (comunali, provinciali e regionali) che dovranno <<autorizzare con delibera motivata non solo l’assunzione di nuove partecipazioni, ma anche il mantenimento delle attuali.>> E a questo punto si dovrà <<valutare se ha senso, ad esempio, che un Comune sia presente nel capitale di una impresa di consulenza o che una provincia sia azionista di una società autostradale>>. In maniera più diretta, riguardo a quell’operazione “politica” di ridistribuzione di quote di potere a livello locale concernente le varie lobbies dominanti e i loro rappresentanti politici, un altro articolo della finanziaria <<punta dritto alla riduzione dei costi, e prevede la riduzione dei consiglieri di amministrazione in tutte le società e gli organismi pubblici.>> Ma riguardo a questi tagli dei costi Pozzoli nutre dei dubbi rispetto alla loro adeguatezza e alla loro incidenza nella risoluzione dei problemi delle società pubbliche locali; la  scarsa economicità delle medesime non sarebbe infatti <<riferibile solo ad acquisti e consulenze […] ma anche ai costi della mano d’opera e ai relativi contratti integrativi per il personale, spesso molto generosi, e soprattutto alla difficoltà, per quanto riguarda le società di servizi pubblici locali, di arrivare a dimensioni aziendali adeguate>>. Per quanto riguarda il costo del personale addetto a funzioni prevalentemente esecutive, se devo fare riferimento alla zona in cui abito (le provincie di Treviso e di Venezia), la situazione che tocco con mano non corrisponde, per lo più, a quella riferita da Pozzoli; ad ogni modo sarebbe necessaria una verifica a livello nazionale sempre utilizzando la necessaria cautela a causa delle specificità delle economie e delle istituzioni locali. In realtà mi sembra che il dato macroscopico riguardi proprio la differenza tra le grandi multiutilities e le piccole società di servizi che devono “dimagrire” o addirittura sparire per permettere alle grandi società di diventare un affare, una occasione di profitto e di “predazione” ai danni della collettività per i dominanti della GFeID (con “trio infernale” annesso).
Tanto per farci capire, nell’operazione di fusione delle due grandi multiutility di Milano e di Brescia erano presenti come advisor (per la parte finanziaria) Citi, JPMorgan e Mediobanca per AEM, Intesa SanPaolo e Merrill Lynchper la ASM. Probabilmente le prospettive in   termini di capitali e di profitti dovrebbero risultare abbastanza interessanti se mobilitano potenze finanziarie di questo calibro.
 
Mauro Tozzato                        08.10.2007
postato da: RIPENSAREMARX alle ore 06:40 | link | commenti (1)
categorie: cds , intesa, finanziaria, mediobanca
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