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ANTIEGEMONISMO E NUOVE PROSPETTIVE DI LOTTA CONTRO IL CAPITALISMO

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domenica, 03 febbraio 2008

…E SE PROVASSIMO A LIBERARE UNO SPAZIO? di Sasha

 

Concordo con chi ritiene allo stato attuale una rivoluzione contro il capitale fantascienza pura, in virtù della palese inesistenza di un modo di produzione emergente, alternativo a quello capitalistico e portatore di nuovi gruppi di aspiranti dominanti determinati ad abbattere quelli espressi dalla attuale formazione sociale.

Lo affermo perché ritengo che il “capitalismo” debba ancora (ahinoi!) esprimere le sue piene potenzialità: siamo a meno di vent’anni dall’implosione del comunismo storico novecentesco (uno starnuto in termini storici), all’alba del possibile ingresso in una fase policentrica del conflitto intercapitalistico che potrebbe accelerare le innovazioni di prodotto e il liberarsi di nuove energie “dentro il capitale” e, non da ultimo, sussistono, pur depotenziati, retaggi di vario tipo, essenzialmente di stampo religioso, comunitario e antropologico che si ergono a provvisorio effetto ritardante nei confronti dell’orgasmo capitalistico trionfale e di ciò che ne potrà conseguire. Ma non è qui il punto.

 

La sfera economica appare inaccessibile in termini di sovvertimento dello stato delle cose: se fossimo perversamente affetti da economicismo terminale, dovremmo conseguentemente dedicarci alla raccolta delle margherite, al consumo abbondante di spinelli… o a riprodurre l’evoluzione antropologica a Ultimi Uomini degli ex-“comunisti” che dimorano ormai nei nuovi e vecchi “centri di potere periferico”, nel senso di comunque assoggettati al predominio statunitense.

 

Invece no. Anni di La Grassa, Preve e pochi altri dovrebbero averci stabilmente “svegliato” da quella Grande Allucinazione che nel nostro povero Paese si rimaterializzerà puntualmente nel rito orgiastico delle nuove imminenti elezioni conseguenti alla prematura (sia lode) scomparsa del tragicomico governo Prodi (apr. 2006-gen. 2008).

Dovremmo aver imparato che il conflitto intercapitalistico si manifesta in tutte le sfere della società e se quella economica è inaccessibile, non è detto che le altre lo siano sempre e comunque!

 

Perché non provarci nella sfera politica di questo sciagurato Paese? La terza forza auspicata da La Grassa? Per me no, anzi sì, ma non ora: ritengo che in questo momento storico in Italia non esista uno “spazio politico alternativo” al gioco “destra/sinistra”, perché questo ha occupato ogni spazio possibile, portando alla devastazione delle risorse del Paese, impiegate in quantità presumibilmente impressionanti e decisive nel mantenimento di clientele di ogni livello, dal singolo cittadino all’impresa assistita, passando per ogni carica e funzione fino, non da ultimo, all’utilizzo dell’amministrazione pubblica come serbatoio di assorbimento di ogni porcheria partorita dalla sfera politica, con ripercussioni gravi sui servizi erogati al cittadino e sulle risorse da esso corrisposte in termini di prestazione di lavoro e pagamento di imposte (una vera e propria tosatura finalizzata al drenaggio di capitali da mal-utilizzare, magistralmente attuata da Prodi&C).

Una rete di potere difficilmente scardinabile se non con i forconi che, tuttavia, in questa fase non saranno impugnati e credo sia bene così.

 

Occorre oggi LIBERARE UNO SPAZIO al fine di consentire a nuove forze di emergere, correndo anche il rischio che queste possano essere “forze oscure”.

 

Inutile chiedersi con chi fare programmi per il futuro e quali programmi fare, cercare convergenze allo stato impossibili: l’organismo è mantenuto in coma farmacologico dalla Grande Allucinazione Sinistra/Centro/Destra e, una volta svegliato dal coma, dovrà affrontare un lungo e doloroso periodo di riabilitazione alla vita prima di potersi riappropriare di un futuro razionalmente progettabile: troverà forza nella restituzione della possibilità stessa di un futuro prima negato e forse la riabilitazione procederà a tappe forzate anticipando il tempo dei progetti, ma se l’attenzione si focalizzasse troppo su di essi, l’organismo debole e incerto finirebbe con il cadere in un nuovo stato di coma, profondo e forse irreversibile.

 

La proposta è lavorare per LIBERARE UNO SPAZIO approfittando dello stato di fibrillazione conseguente alla caduta del governo e delle elezioni che, presto o prestissimo, saranno indette e della probabile disattenzione dei contendenti impegnati nella ennesima messa in scena del gioco.

 

LIBERARE UNO SPAZIO può significare, in prima battuta ma parliamone, il NON VOTO ATTIVO, ovvero l’annullamento della scheda elettorale, preferibile all’astensione in quanto il diritto al voto, per quanto sia in assoluto in questa fase un diritto “vuoto”, va preservato anche idealmente, come molto di ciò che si richiama ai diritti di matrice liberal-democratica (e quindi anche borghese, non me ne si voglia!) che sono comunque preferibili, per quanto manipolati, alla loro assenza o allo stupido infangarli come puri strumenti di dominio del capitale o peggio ignorarli per puro nichilismo.

 

Sul progetto LIBERARE UNO SPAZIO credo che molti nodi verrebbero al pettine e molte posizioni diventerebbero più chiare: per tutti noi che costituiamo questa cricca virtuale attorno al blog e siamo in cerca di un modo per “sostanziare” questa condivisione, per chi manifesta disagio e incazzatura, pur senza un preciso riferimento teorico (penso a Grillo e seguaci), per chi ha creduto nella fantasmatica sinistra e/o nella altrettanto fantasmatica destra e comincia a realizzare che qualcosa non funziona, per chiunque: no/new-global (esistono ancora?), decrescitari, comunitaristi, cattolici, nazionalisti, imprenditori seri e lavoratori autonomi demonizzati, per chiunque, comunque, conserva uno straccio di anima.

 

Non si tratta di fare appello a presunte “forze sane” perché di forze sane non c’è nemmeno l’ombra: ce ne sono di gravemente malate, malaticce e in via di guarigione, niente di più e non si tratta solo di cercare di cavalcare un malcontento comunque tangibile: è un salto di coscienza vero e proprio, difficile e con poche possibilità di successo, ma intrigante.

 

In ogni caso saremo presumibilmente pochi, forse pochissimi se messi davanti ad un vero progetto, per quanto decostruttivo e non propositivo: più facilmente molti dei potenziali “risvegliati o quasi” torneranno al bla-bla da bar dello sport o ripiomberanno nella Grande Allucinazione del “tutto ma non Berlusconi” che fa il paio con “tutto ma non i comunisti”, che fa il paio con la morte per agonia del nostro Paese.

 

E se invece le cose andassero diversamente? Se una pioggia di schede annullate generasse un’onda anomala e dietro di essa si aprisse un nuovo spazio “creativo” per forze emergenti? Uno spazio “dialogico” dal quale potrebbero affiorare nuove sintesi e nuove scissioni, nuove cooperazioni e nuovi conflitti: uno spazio di vita nel cuore del mondo degli zombies, che potrà esserne infettato dal puzzo o infettare con un virus vitale: in ogni caso un nuovo spazio in cui giocarsela.

 

Risorse zero, accesso a mass-media zero, qualora il progetto prendesse corpo e cominciasse a far rumore si sarebbe esposti al fuoco incrociato da destra e da sinistra (cialtroni sì ma perfettamente in grado di “fiutare il nemico”); si sarebbe tacciati di anti-politica, che è come dire anti-cibo o anti-acqua, essendo la dimensione politica ineludibile dalle vicende umane; si verrebbe additati come marziani dagli Allucinati, dalla ggente e magari ci troveremo qualche Johnny Spaccadita sotto casa a spiegarci che certe cose non si fanno o magari incapperemo in qualche intercettazione ordinata dalla magistratura a tempo del Belpaese…

 

Bene, forse per tutti questi motivi vale la pena provarci e di mettere in campo tutto ciò che le nostre teste valgono per promuovere l’idea e poi tornare a scornarci su tutto, ma non prima di aver provato a LIBERARE UNO SPAZIO.

 

Lancio l’appello quindi, in primo luogo, a chi ha una qualche possibilità di relazione che possa agevolare la diffusione del progetto, es. via mail o blog o siti o posta o marciapiede o piccione viaggiatore, a chi come La Grassa e Preve (pur da presupposti e attraverso vie differenti) svolge un lavoro enorme nello smascheramento degli inganni del nostro tempo e potrebbe fare da coagulatore di proposte, incontri, idee.

 

Forse vale la pena provarci, altrimenti… beh, c’era chi temeva di dover morire democristiano… a noi potrebbe andare molto peggio.

 

30 gennaio 2008

 

Sasha

giovedì, 06 dicembre 2007

IL “PERITO” FAUSTUS di M. Tozzato

 

 

Dall’epopea gloriosa e tragica del Dottor Faustus, celebrata nella letteratura da Marlowe, Goethe e Mann, alla commedia e alla farsa del Perito Faustus; ancora una volta assistiamo a quel fenomeno di cui aveva già parlato Marx riguardo alle due maniere in cui la storia ama ripetersi. Entrambi hanno venduto l’anima al diavolo, ma se  l’antico dottore lo ha fatto per l’invincibile forza dell’amore e del desiderio il secondo è stato vinto dalla brama di potere, ricchezza e gloria presidenziale. Bertinotti però oltre alla bravura nel vendere la sua anima si è anche specializzato nella capacità di produrre, realizzando profitti,  “aria fritta” e “fumo” di vario tipo utilizzando le sue capacità, diciamo dialettiche,  acquisite con vaste letture che, nonostante le sue ambizioni intellettuali, lo hanno reso particolarmente brillante nello stile, nella forma, ma molto meno sul piano dei contenuti. Avvicinandosi la convention della cosiddetta “Cosa rossa” il “patron” della ditta ha sentito il bisogno di rifilarci, a mò di introduzione, una brillante dimostrazione del suo talento in una intervista a “la Repubblica” del 04.12.2007. <<Dobbiamo prenderne atto: questo centrosinistra ha fallito. La grande ambizione con la quale avevamo costruito l’Unione non si è realizzata…>> Così esordisce Faustus ma subito dopo, con una piroetta, inizia i suoi giri di valzer e si rifiuta di avanzare qualsiasi ipotesi sul futuro del governo, anzi: <<Voglio premetterlo: non ci deve essere nervosismo, da parte di Prodi. Usciamo da questa prigione mentale: io non so quanto andrà avanti, può anche darsi che duri fino alla fine della legislatura, e non ho nulla in contrario che questo accada. Ma per favore, prendiamo atto di una realtà: in questi ultimi due mesi tutto è cambiato>>. Effettivamente è vero che è nato il Pd, che la “sinistra governativa” sta andando avanti nel suo processo federativo con la quale spera di garantirsi la “sopravvivenza parlamentare” e soprattutto che nella Finanziaria e nel provvedimento sul Welfare hanno prevalso Montezemolo, la grande finanza, e Dini che ne è stato il portavoce ufficiale (assieme al Capo del governo, sempre più baldanzoso e arrogante). Ma tutti sappiamo che la “svolta” è incominciata all’inizio della legislatura, subito dopo la verifica del  risultato elettorale: da quel momento la “sinistra radicale governativa” si è svenduta su tutto, sia in politica interna che in quella estera, con l’aggiunta particolarmente sgradevole di lamentele, di avvertimenti che bisognava cambiare, di frasari roboanti usati soprattutto dagli zombies del PdCI. I sindacati di stato, sempre particolarmente inetti e corrotti, proni ai voleri di Prodi (e quindi dei poteri sub dominanti), hanno  concesso tutto il possibile, permettendo accordi contrattuali disastrosi per i lavoratori e, lasciando al governo   mano libera, hanno favorito nei fatti le peggiori politiche sulle questioni del precariato e della previdenza.

Bertinotti prosegue poi rifilando al suo intervistatore un pochino di aria fritta - sul tipo di quella propinataci negli editoriali della “sua” rivista Alternative per il Socialismo – parlando anche di “tattica e strategia” e citando Lenin, Nenni, Togliatti e naturalmente il suo punto di riferimento principale, Riccardo Lombardi, per concludere che << tutto va ripensato. Essere o meno alleati del Pd, stare o meno dentro questo governo: tutto va riposizionato in chiave strategica>>. Ma Faustus ancora una volta ci dimostra la sua “diabolica” abilità e quando l’intervistatore gli domanda se la stagione de l’Unione è arrivata al capolinea gli risponde:<<Intellettualmente io sono già proiettato oltre. Ma politicamente ancora no>>. E il giornalista (Massimo Giannini) aggiunge: <<E qui torna Lenin. Fissata la strategia del tempo lungo, c’è da occuparsi di tattica “hic et nunc”, come dice il presidente della Camera. La tattica impone di combattere, ancora, dentro il quadro delle alleanze consolidate, e dentro il perimetro del governo in carica>>. Devo confessarvi che un utilizzo di questo tipo del pensiero e della pratica di Lenin mi fa venire il vomito; soprattutto quando parte da un individuo (che ne rappresenta molti altri) che non crede in niente, che ogni giorno si diverte a vendere la pelle dei lavoratori e ad appoggiare missioni militari italiane in ogni parte del mondo – predicando beninteso la “non violenza” forse non sapendo che il  Mahatma esortava i vili a prendere  in mano i fucili quando l’oppressione e l’ingiustizia non fosse contrastabile con altri mezzi – e  che a suo tempo ha dichiarato che Hiroshima era stata giustificata, che l’annientamento di milioni di vite, alla fine di una guerra ormai già vinta, era risultato politicamente e militarmente necessario.

Il presidente continua:<<So bene, e ho persino orrore a pronunciare il termine: “verifica”>> E qui mi tocca aggiungere che anch’io  provo orrore ma per  motivi molto diversi. E dopo aver levato alti lai contro il governo riguardo ai salari e al lavoro precario, come se il PRC non fosse stato protagonista al pari degli altri alleati di ciò che è stato e ciò che non è stato fatto, quest’uomo che ha venduto la sua anima, il Perito Faustus, ritorna alla tattica piccola  piccola. Nei due poli <<si è affermata una larga condivisione su due punti essenziali. Primo: l’attuale sistema istituzionale ed elettorale è un fattore di riproduzione della crisi politica. Dalla Finanziaria al Welfare, tutto dimostra che il bicameralismo perfetto non funziona più. Secondo: la lunga transizione dalla Prima Repubblica è fallita>> a causa soprattutto di <<un duplice difetto: le maggioranze coatte (buone per vincere ma non per governare) e il trasformismo endemico.>> Urge un nuovo sistema elettorale:<<Il sistema proporzionale, con clausola di sbarramento e senza premio di maggioranza, è una soluzione ragionevole.>> Qui il commento mi pare quasi superfluo anche se possiamo domandarci se il Perito Faustus formidabile trasformista, al pari dei suoi sodali della “cosa rossa” (di vergogna), non sia invidioso di Mefistofele che sapeva tramutarsi in cane, in giullare e in molte altre cose e inoltre se non gli capiti di riflettere, ogni tanto, sul fatto che come quest’ultimo si prostrava davanti al suo padrone Lucifero, così a lui capita di inchinarsi di fronte all’idolo brutale denominato governabilità.   Ma anche Giannini ad un certo punto sente puzza di bruciato perché gli pare un po’ strano che <<in questo clima di sospetti>> Bertinotti <<benedica anche l’apertura del tavolo con Berlusconi>>.  “Magnifica” la risposta del presidente:<<Senta, qui bisognerà prima o poi che un certo centrosinistra decida se il Cavaliere è un protagonista della politica italiana, oppure no. Io, che al contrario di Blair considero quanto mai attuale il cleavage destra/sinistra, penso che lo sia.>> Per chi ha costruito per anni tutta la sua “linea politica” (si fa per dire)  fondandosi sull’antiberlusconismo si tratta proprio di una grande e geniale scoperta !  

Ma Prodi non deve essere preoccupato:<< Non ci sono due maggioranze diverse, una per il governo, una per la riforma, che si escludono l’una con l’altra.>> Però è anche vero che Faustus sente il bisogno di lanciare un piccolo monito, perché nel gioco in cui si sente un po’ ago della bilancia, tra Prodi e Veltroni, il primo (solo nel senso della sopravvivenza di questo governo, beninteso) potrebbe avere la peggio. Il perito acculturato non può così rinunciare alla sua citazione colta finale: <<Come vedo Prodi, mi chiede? Con tutto il rispetto, di lui mi viene da dire quello che Flaiano disse di Cardarelli: è il più grande poeta morente… Visse ancora alcuni anni . Ma gli ultimi furono terribili.>>

 

N.B. Non ho niente contro i Periti industriali, anch’io ho quel tipo di diploma e non mi sono mai laureato. La sola differenza è che Bertinotti è un perito elettrotecnico mentre io sono un perito elettronico ma non penso che questo sia significativo.

Però, e quasi me ne dimenticavo, Bertinotti è anche Presidente della Camera dei Deputati mentre io sono un impiegato comunale con qualifica media e tuta blu annessa.

 

Mauro Tozzato                                               05.12.2007

postato da: RIPENSAREMARX alle ore 06:40 | link | commenti
categorie: bertinotti, centro-sinistra, centro-destra, casta
venerdì, 23 novembre 2007

Da Breviario tedesco di Bertolt Brecht

 

Al momento di marciare molti non sanno

che alla loro testa marcia il nemico.

La voce che li comanda

è la voce del loro nemico.

E chi parla del nemico

è lui stesso il nemico.

 

(dedicata a tutti i coglioni che marciano al comando dei furfanti politici di sinistra, al servizio di sordidi malfattori che devastano l’economia).

 

DOCUMENTAZIONE DI MANOVRE TORBIDE (a cura di G. La Grassa)

 

Quanto tempo è passato dall’indignazione per le indagini di De Magistris e Forleo su Prodi, D’Alema e Fassino, con tanto di intercettazioni telefoniche di cui si riteneva necessario impedire la pubblicazione (ma senza andare al fondo del problema: chi, nelle Procure, fa uscire tali intercettazioni e le fornisce ai giornali “amici”)? Si trattava di attacchi bipartisan ai due magistrati (uno dei giornali che più si è “divertito” a sputtanarli e dileggiarli è stato Libero); ma certamente, all’avanguardia stavano le “corazzate” dei poteri finanziari, essendo questi il vero cancro che attanaglia in tutti i sensi il paese, servendosi in prevalenza del centrosinistra (ma con la sinistra “estrema” in ottimo rilievo) per le loro oscure trame distruttrici di ogni forma democratica.

Adesso, l’atteggiamento antimagistrati è cambiato. Come una perfetta “bomba ad orologeria”, la solita Procura compiacente ha fornito intercettazioni telefoniche a Repubblica, una delle “corazzate” di cui sopra. Non entro nemmeno nel merito dello scandalo che si vorrebbe sollevare; per uno come me, che segue attentamente i TG, sentire parlare di intercettazioni che implicherebbero lo strapotere mediatico di Berlusconi – quando, nell’ultimo anno, TG1 e TG3 sono puro megafono, grigio e burocratico, del governo e della maggioranza; e il TG2, oltre ad esserlo anch’esso all’80-90%, spara servizi di un anticomunismo sfegatato, da tempi delle “Madonne Pellegrine”, delle “cortine di ferro”, dei comunisti che “mangiavano i bambini”, ecc – è pura e semplice mistificazione. Se qualcuno fa ancora finta di non capire a che cosa serve il “lupo” Berlusconi – a nascondere le effettive trame dei veri affossatori della democrazia in Italia – merita solo disprezzo; costui è ormai della stessa pasta di coloro che hanno indubbiamente insozzato il (falso) comunismo creando impresentabili regimi di dirigismo totale e impenetrabile. 

Voglio solo ricordare che non più tardi di lunedì 12 u.s. ho indicato i reali motivi per cui non si poteva far cadere un governo di zombi; e non più tardi di ieri ho scritto che l’ultima mossa berlusconiana scompigliava talmente i giochi, pur nel solito palcoscenico della politica (politicante), da provocare le reazioni di chi si sente disturbato nelle sue mene furfantesche. O sono profeta o vuol dire che sono più semplicemente sincero e non al servizio di poteri oscuri e ormai decisi ad imporre un regime, che non esito a qualificare come mille volte peggiore del fascismo. Quest’ultimo non nascondeva i suoi fini, lo si poteva almeno combattere a viso aperto; qui non abbiamo il “nero” fascista, ma il nero “pretesco”, subdolo, nascosto. Il fascismo dichiarava apertamente il suo disprezzo per la democrazia qual era nell’Italia di Giolitti e nella Repubblica di Weimar; l’odierno tentativo di erigere un regime oppressivo fa appello alle “regole” – anzi fa marcire il paese facendo finta di voler discutere di “giuste” leggi elettorali – ma vuol istituire una vera Inquisizione (che infatti rispettava le leggi e i Tribunali; ma quali?).

 

Qualcuno sta tentando di rinnovare il 1993, ma non so se ci riuscirà veramente; magari, si arrivasse ai ferri corti con una generale resa dei conti! Almeno sapremmo con chi si ha a che fare. In ogni caso, con gente della peggiore specie; e per l’ennesima volta riporto il giudizio di qualche mese fa di Guido Rossi (uno che se ne intende) sul capitalismo italiano: “come nella Chicago anni ‘20” (si sarà almeno visto il film Gli Intoccabili e si capirà dunque il senso di tale affermazione). Desidero riportare qui di seguito, senza tanti commenti, una impressionante documentazione dei giochi di cui parlavo nei due articoli poco più sopra citati. E’ documentazione ufficiale, per cui mi esimo dal fare commenti. Prego di leggere con attenzione soprattutto l’intervista a Cirino Pomicino, poiché non è altro che una illustrazione, molto più ricca di particolari, di quanto affermato sinteticamente dal sopra citato Rossi. Concentratevi soprattutto sui passaggi in cui delinea il personaggio Bernabé, il ruolo della Telecom in questa fase (uno dei centri nevralgici delle torbide manovre illiberali), gli obiettivi di coloro che si apprestano ad impadronirsene, sicuramente devastandola in modo definitivo dal punto di vista aziendale; con tanti bei saluti ai mentitori che ci hanno rotto le scatole sulle privatizzazioni, sulla libertà di mercato, sulla sana competitività nella meravigliosa globalizzazione, ecc. Il capitalismo italiano è senz’altro il peggiore, quello particolarmente verminoso per la sua specifica e parassitaria “mafiosità”, ma comunque segnala i caratteri generali della competizione capitalistica, mai fatta di semplici costi e prezzi, di produttività del lavoro, di efficienza, ecc. Tutte balle!

So che la documentazione è lunga, ma le persone con un minimo di coscienza dei pericoli antidemocratici che corriamo la leggeranno. Lasciatemi ancora dire che avevo appena sostenuto due giorni fa che i dati ufficiali, indicanti stagnazione, erano probabilmente pure manipolati. Nuovi segnali, sempre ufficiali, stanno a dimostrare che la crisi è più grave di quanto ci dicono. Dopo la Citigroup, altri due importanti gruppi americani (Fannie Mae e Freddie Mac) hanno accusato miliardi di dollari di perdite nell’ultimo trimestre; e la Northern Rock – la banca che qualche tempo fa aveva chiuso gli sportelli per l’affollarsi di depositanti e correntisti – è sempre più in crisi. Almunia ha lanciato l’allarme, perché la situazione è di quelle peggiori per il capitalismo: la stagflazione (inflazione e stagnazione insieme, per cui non si sa più come manovrare i tassi ufficiali di sconto). Egli afferma che dovranno essere ulteriormente rivisti al ribasso i già esigui saggi di crescita del Pil nei paesi europei, con l’Italia, come al solito, nelle condizioni peggiori. L’affermazione di Almunia riportata tra virgolette è stata: “Ora rischiamo la crisi”. E’ ormai “ufficiale” che anche gli USA stanno peggio di come detto finora (parlo dell’economia reale, non dei crediti subprime). E adesso leggete attentamente (buona parte dei documenti sono tratti da Dagospia del 20 e 21 novembre).

 

Cosa Bianca/ Mario Baccini (Udc) ad Affari: obiettivo superare il 20%. Montezemolo ha le carte in regola per fare il premier...

Mercoledí 21.11.2007 12:55

"La Cosa Bianca è una forza politica che sta nascendo e al cui interno ci sono costituenti importanti. E' un centro riformista-temperato, che ha come scopo principale le riforme necessarie per il Paese, che da quindici anni sono bloccate. Ma soprattutto intende realizzare anche questa nuova stagione della buona politica, evitando in modo accurato di far riaprire il tavolo a chi per quindici anni ha affossato le riforme". Mario Baccini (Udc), vicepresidente del Senato, spiega ad Affari gli obiettivi della nascente Cosa Bianca. E lancia Luca Cordero di Montezemolo come futuro premier.
 
      E' vero che sarete un movimento che si collocherà tra il partito democratico e il nuovo soggetto politico Berlusconi, alleandovi una volta con uno e una volta con l'altro?


"L'unica analisi vera è quella degli obiettivi da raggiungere. Che sono in linea con gli interessi generali del Paese. Il nostro programma prevede: primo - la buona politica; secondo - le riforme sia costituzionali sia elettorale; terzo - dobbiamo ricostruire il ceto medio e quella borghesia nel Paese che è stata penalizzata e soffocata. Ovviamente tutti quelli rappresentano innovazione e radicamento con i valori tradizionali del Paese sono i nostri potenziali alleati. Non ci faremo incartare dalle logiche delle alleanze. Perché la vera alleanza la faremo al nostro interno con il nostro programma".

 

Tutto l'Udc, compreso quindi anche Casini, potrebbe entrare nella Cosa Bianca?

"Casini potrebbe essere un elemento importante di questa operazione. Potrebbe giocare un ruolo significativo sulle linee che io, Tabacci e Pezzotta abbiamo già solcato, noi con il manifesto di Subiaco e Pezzotta con l'Officina".
 
      Che ruolo potrebbe avere Montezemolo in quest'operazione?

"Primario. E' tra le persone che potrebbero giocare un ruolo importante".
 
      Ci sono già stati contatti con Montezemolo?

"Io personalmente no. Sicuramente Tabacci lo avrà sentito".
 
      In futuro Montezemolo potrebbe anche ambire al ruolo di presidente del Consiglio?
"Secondo me ha tutte le carte in regola".
 
      Il vostro obiettivo in termini di consensi elettorali?

"E' quello di andare oltre il venti per cento, considerando tutte le persone che abbiamo citato. Poi se riusciremo anche a rendere forte questa nostra alleanza sulle riforme, i programmi, la sicurezza del Paese etc... non escludo che potremmo trovare terreno comune con Gianfranco Fini e anche con Antonio Di Pietro".
 
      Mastella no?

"Credo che dovrà prima chiarire la sua posizione nel governo. Mi sembra che sia rimasto ancora nel guado".

 

Fine del primo documento

 

VELTRONI E BERLUSCONI DEVONO FARE I CONTI CON IL TERZO INCOMODO
IL PROGETTO DEL "GRANDE CENTRO" PASSA ATTRAVERSO IL MONTEZEMOLONE
LUCHINO’S PARTY: CASINI E MASTELLA, TABACCI E PEZZOTTA (MAGARI ANCHE RUTELLI)

 

Claudio Tito per “la Repubblica”

«Il partito di Montezemolo». Iniziano a chiamarlo semplicemente così. Pier Ferdinando Casini e Clemente Mastella, Bruno Tabacci e Savino Pezzotta. Il progetto del "grande centro" passa attraverso la discesa in campo dell´attuale presidente di Confindustria. I contatti sono tanti. Continui. Il leader degli industriali italiani ne ha parlato pure l´altro ieri a margine della presentazione della mostra sui "Capolavori della città proibita" (era presenta anche Francesco Rutelli). Il probabile approdo ad un sistema proporzionale, del resto, apre delle nuove prospettive per i centristi dei due schieramenti. Alla ricerca di un volto nuovo da schierare alle prossime elezioni. E Montezemolo non nasconde il suo interesse. «Io ci sono», ha ripetuto a tutti i suoi interlocutori. In pubblico non si trincera più dietro un fermo no all´eventualità di un suo impegno politico. Adesso, usa un più disponibile «mai dire mai».

Tra i moderati del centrosinistra e del centrodestra è scattata allora la corsa a coinvolgerlo nella nuova tessitura. Una trama che negli ultimi giorni è diventata più fitta. Il capo dell´Udc ha raccontato ai suoi di aver approfondito la questione con "l´amico Luca" solo pochi giorni fa. «Noi - è il ragionamento dell´ex presidente della Camera - dobbiamo creare una forza alternativa alla sinistra, imperniata sul Ppe, organizzata in modo democratico e soprattutto lontana da ogni estremismo. E per questo dobbiamo incontrare tutti coloro che hanno uguali propositi». Il volto del presidente di Confindustria viene dunque considerato ideale per la prossima competizione. Una gara in cui Walter Veltroni e Silvio Berlusconi potrebbero fare i conti con il terzo incomodo. «Perché con una legge proporzionale - è la convinzione di Casini - il centro può arrivare al 10%». E a quel punto determinare la maggioranza. O almeno «avere la libertà di dar vita alle larghe intese senza il guinzaglio di Berlusconi».

Soprattutto avere la possibilità di dialogare da vicino con il Partito democratico. Che, non a caso, dalla sua nascita ha catturato le attenzioni e i giudizi più che positivi dello stesso Montezemolo. Carinerie sufficienti a far girare anche dalle parti del Pd l´ipotesi per il futuro di un governo Veltroni-Montezemolo. A convincere "Mister Ferrari" a non scartare la politica tra i suoi orizzonti, è in primo luogo Pezzotta. Con l´ex segretario della Cisl i colloqui sono frequentissimi. Ed è sempre il coordinatore del "family day" ad avergli suggerito un percorso morbido. Fino a maggio prossimo, infatti, quando cioè concluderà il suo mandato in Confindustria, non compirà nessun passo ufficiale. Ma si limiterà a ripetere frasi che in qualche modo alludono ad una svolta personale: «Il Paese da 12 anni non è governato».

«È evidente che c´è un discorso comune - dice un altro centrista come Bruno Tabacci - i moderati si possono ritrovare mettendo insieme personaggi autorevoli come lui e Mario Monti». Un´area che già in occasione dell´ultima assemblea di Confindustria, il capo degli industriali aveva definito come la sua area di riferimento: «Nel capitalismo italiano sta crescendo una nuova borghesia che ha coscienza di sé». E che quella di Montezemolo non sia solo un´ipotesi, lo si capisce anche dalle preoccupazioni di Silvio Berlusconi. Il Cavaliere lo segue con attenzione. Ricorda che «doveva essere un mio ministro». Ma soprattutto teme l´abbraccio tra il Pd e un centro "montezemoliano". Che farebbe nascere un nuovo blocco sociale contando sull´appoggio di molti dei "poteri forti" dell´industria e della finanza.

Fine del secondo documento

 

Telecom finale di partita I veri vincitori sono Romano Prodi e Giovanni Bazoli, mentre i perdenti sono Vincent Bolloré, Antoine Bernheim e Tarak Ben Ammar

Edizione 253 del 20-11-2007

      In pole position stanno Gabriele Galateri di Genola e Franco Bernabé

di Biagio Marzo

 

Aspettando Godot, però, a parti invertite. Mentre nella commedia di Samuel Beckett Vladimiro ed Estragone aspettavano Godot, che non arrivava mai, nella vicenda Telecom Italia si aspetta, da mesi oramai, il prossimo arrivo del presidente e dell’amministratore delegato. Un fatto inaudito, per la perdita di tanto tempo prezioso, a cui la stampa specializzata internazionale ha dedicato pagine e pagine di commenti oltremodo critici al vetriolo. Vero è che il titolo dell’azienda tlc è sotto pressione, e non da ora, e vero è anche che gli spagnoli di Telefonica stanno recitando la parte dei parenti poveri. Una parte, a ben vedere, che non sopportano per l’investimento fatto, - peraltro criticato in Spagna per essere stato parecchio oneroso - e, per di più, avendo in mano notevoli e decisivi pacchetti azionari di Telco - la finanziaria dell’azienda telefonica italiana che controlla Telecom Italia - e di Telecom Italia, si trovano nell’imbarazzante situazione che non possono proferire verbo sulle nomine. Ciò spetterebbe agli italiani per accordi presi, allorquando Cesar Alierta ha stipulato con i soci l’atto di acquisto delle quote di Olimpia,la holding che è stata sostituita da Telco. Si dà per certo che le tanto attese nomine si farebbero in questa settimana.
     Da oggi, intanto, parte la corsa in cui in pole position stanno Gabriele Galateri di Genola, presidente, Franco Bernabé, amministratore delegato. Due nomi, a dire il vero, che circolano da mesi, ma le banche azioniste di Telco (Mediobanca e Intesa; invece Generali è stata più defilata in proposito) su Galateri e Bernabè non hanno trovato finora l’accordo. Proprio oggi, martedì 20 novembre, potrebbe essere il giorno fatale, dato che il comitato nomine si riunisce per discutere il nuovo assetto di comando, in vista della riunione dell’assemblea convocata per il giorno successivo, mercoledì 21 pv. I due nomi in ballo per la stanza dei bottoni sono: Gabriele Galateri di Genola che è uomo Fiat a tutto tondo e proviene dalla presidenza di Mediobanca. Inoltre, ha un rapporto con Alierta, essendo stato compagno di università negli Usa. Franco Bernabé, invece, ricopre, attualmente, la vice presidenza di Rothschild Europe. È un veterano di Telecom, avendo ricoperto la carica di amministratore delegato, dal 1998 al 1999, e, in precedenza, quella di amministratore delegato di Eni, dal 1992 al 1998, dove ha condotto un programma di ristrutturazione e privatizzazione.
      Nel corso dei suoi due mandati alla guida della società, l’Eni è stata trasformata da ente di stato nella più grande società per capitalizzazione in Italia , restando così una delle compagnie petrolifere più importanti al mondo. Per taluni Bernabé, nel corso delle inchieste giudiziarie, all’inizio degli anni Novanta, sul cane a sei zampe, ebbe, diciamo così, un atteggiamento a favore di Mani pulite mettendo, a torto e a ragione, nei guai parecchi manager. Entrò all’Eni nel 1983 come assistente del presidente Franco Reviglio, in seguito Bernabè divenne direttore centrale per la pianificazione, controllo e sviluppo. Prima di passare all’Eni aveva lavorato presso il dipartimento di pianificazione della Fiat come chief economist, dopo un’esperienza come senior economist presso il dipartimento di Economia e Statistica dell’Ocse a Parigi. Questo è quanto. Come visto, Bernabé è una vecchia conoscenza di Telecom Italia dalla quale si dimise allorché la coppia Colaninno e Gnutti lanciarono la maxi Opa. In quel periodo travagliato, Bernabé guardava all’alleanza tra il gigante tlc italiano e il colosso Deutsche Telekom. Peraltro, i rapporti con il presidente del consiglio di allora, Massimo D’Alema, non furono idilliaci e non sono migliorati per nulla di recente.
     Di questa complessa partita, i veri vincitori sono Romano Prodi e Giovanni Bazoli, mentre i perdenti sono Vincent Bolloré, Antoine Bernheim e Tarak Ben Ammar. Già nell’intervista di quest’ultimo sulla Repubblica aveva detto chiaramente che i francesi vista la malaparata avrebbero potuto decidere se restare o no in Mediobanca. Tra l’altro, le Generali hanno avuto un atteggiamento pilatesco, preoccupate come sono dell’attacco di Algebris direttamente su Bernheim e i capi azienda. E Cesare Geronzi? Ha fatto di tutto per non essere spiazzato e alla fine ha ceduto, suo malgrado. Su di lui pesa in generale il caso giudiziario, per questo non ha potuto tirare troppo la corda. La sua maggiore preoccupazione, in verità, è che Bankitalia e via XX Settembre facciano una mossa ad hoc, senza colpo ferire, per estrometterlo dalla presidenza del consiglio di sorveglianza di Piazzetta Cuccia per via giudiziaria. Resta il fatto che è in gioco il 9,4% di Mediobanca che Unciredit deve mettere sul mercato e tra gli altri Fininvest e gli stessi Benetton si sono candidati come nuovi azionisti nonché pattisti. Poi toccherà alle Generali, la cui “governance” - la presidenza e il doppio incarico di ad - è sotto tiro degli hedge fund e, per di più, ha la vice presidenza vacante, dopo il veto di Bankitalia nei confronti di coloro che rientrerebbero in situazioni anomale,- Geronzi in questo caso - per essere nel ruolo di governante e governato nei cda.
     E poi, ci sarà, prossimamente, il problema Rcs Media Group, la holding del Corriere della Sera, il cui attuale management è frutto di accordi fatti negli anni passati, quando i rapporti di forza dentro il salotto buono erano ben diversi. Non è tutto. Le varie poste in palio nel settore privato sono molto alte, per non parlare di quelle ancora pubbliche per le quali Palazzo Chigi dovrà dire l’ultima: come nei casi: Finmeccanica, Eni, Enel… Per un verso con Bazoli, per l’altro con il potere che gli compete come presidente del consiglio, Prodi farà scacco matto e farà il pieno di nomine e, quindi, di potere. Sta di fatto che conquistata Telecom Italia, le altre seguono a ruota.

 

Fine terzo documento

 

[…..] Il progetto berlusconiano è inevitabilmente destinato a mettere nell'angolo Fini e Casini. I quali sono costretti a reagire. E la loro risposta al Partito delle libertà non dovrebbe tardare: presto, l'annuncio della nascita di un nuovo Partito cattolico moderato in cui chiamare a raccolta il popolo del family day con il suo profeta Savino Pezzotta. Il progetto, sponsorizzato da Vaticano e Confindustria, ha però bisogno di tempi di maturazione più lunghi del partito berlusconiano. Perciò Fini e Casini devono far di tutto per allontanare il più possibile la data delle prossime elezioni. Per questo, prima hanno contrastato la strategia berlusconiana della "spallata" ed ora sono attratti dalla proposta veltroniana. Il tempo gioca a loro favore.

Se Walter la spunta, che caratteristiche avrà il governo per le "grandi riforme"? E chi potrebbe guidarlo? L'opzione principale resta al momento un Prodi-bis, più snello nella sua struttura ministeriale e, se possibile, con una maggioranza parlamentare più ampia. In caso contrario, l'alternativa a Prodi sarebbe inevitabilmente da pescare in quel poco che resta nel mazzo Pd: Veltroni stesso o D'Alema. Sono gli unici su cui, alla fine, potrebbe arrivare anche il consenso di Berlusconi. Il quale, visto il precedente al Senato e previdente com'è, non vuole precludersi soluzioni di ripiego. Ed ha già messo al lavoro il suo plenipotenziario Gianni Letta. Non è escluso che sia proprio a Letta ad affiancare Veltroni o D'Alema alla guida del governo per le "grandi riforme".

Fine quarto documento

 

A questo punto si legga (in appendice) il “pezzo forte”: l’intervista di Cirino Pomicino (anche Geronimo a volte) su Liberomercato del 21 novembre.*

Dopo riprendete da questo punto: riporterò alcuni brani, sempre dal giornale finanziario appena citato, di certo Gambarotta, che dà consigli a Bernabé; il giornalista afferma di stimarlo al di sopra di tanti altri manager, con sviolinate che mi sembrano un po’ eccessive. Egli si “permette sommessamente e spassionatamente” di consigliarlo di “lasciar perdere” e di non infilarsi “in una simile impresa folle….perché Telecom non sarà più un’azienda, ma un centro di potere politico e di affari. E neppure un manager di eccellenza potrà cambiare questa realtà”. Il giornalista ripercorre poi, in sintesi, le vicende Telecom di questi ultimi anni fino all’attuale composizione azionaria di Telco (proprietaria di Telecom): 42% alla spagnola Telefonica, 28% alle Generali, 10% l’una a Mediobanca e Intesa-San Paolo, 8% a Benetton (ricordo, a questo punto io, che quest’ultimo è stato “ammorbidito” dal governo con tutta la sfibrante vicenda della fusione della sua Autostrade con la spagnola Abertis, cui è stato dato semaforo verde, da Di Pietro, dopo lunghissimo penare).

La maggioranza, dunque, spetta agli azionisti “italiani” (con Benetton, lo ripeto, reso alleato degli “amici” del governo: leggi Intesa). Gambarotta rileva però che “si sono subito formate due parrocchie in competizione fra loro con rispettivi santi protettori. La prima è capeggiata dal presidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa San Paolo, Giovanni Bazoli, con l’autorevole benedizione del Presidente del Consiglio Romano Prodi; l’altra ha invece il suo punto di riferimento nell’omologo di Bazoli in Mediobanca, Cesare Geronzi. Per quasi otto mesi da entrambe le parti è stato un continuo proporre e bocciare candidati con l’azienda che stava a guardare i due litiganti, costretta ad occuparsi solo dell’ordinaria amministrazione perché priva di un management nella pienezza dei suoi poteri” (chi è stato “torturato” dalla Telecom, come me, sa che tale pienezza di poteri, per la verità, ormai mancava da anni; tale azienda è un “casino” indescrivibile!).

L’articolo continua: “grazie anche alla tenuta in sella di Prodi, alla fine la soluzione Bernabé caldeggiata da Intesa quasi certamente prevarrà…..Si tratta di un manager di prim’ordine con un curriculum che pochi possono vantare [circa i meriti e la carriera del manager si veda Cirino Pomicino. Io ricordo bene l’epoca di “mani pulite”, quando costui era vicepresidente di Eni con presidente Cagliari; quest’ultimo si suicidò (con il sacchetto di plastica sulla testa) e il vice, che collaborò con i magistrati, ascese al “soglio”. Niente di male in questo (salvo una imprevista morte in mezzo), solo che la faccenda sapeva di abile capacità manovriera più che aziendale; naturalmente faccio il finto tonto, seguendo i mentitori che ci raccontano fregnacce sulle aziende quali “regno dell’efficienza” e della competitività nel “mercato globale”, e altre menate varie]…..Poi, dopo un’esperienza imprenditoriale in proprio, è diventato vicepresidente della Rothschild, una delle più note banche d’affari del mondo [ne dirigeva la sezione europea, come Draghi quando era alla Goldman Sachs. Sempre in Cirino Pomicino, si vedano gli accenni alle pressioni di ambienti internazionali; vogliamo essere precisi e dire chiaramente americani?]. Eppure neanche un manager con una simile esperienza sarà in grado di gestire Telecom come un’azienda normale……Il copione messo in scena per le nomine, si ripeterà per ogni scelta importante, per ogni decisione strategica. Ognuno degli azionisti vorrà imporre la sua soluzione e cercherà sponde politiche per farla prevalere….ecc. ecc.”

 

Mi sembra sufficiente; c’è molto materiale su cui il lettore può meditare. I commenti, ad un successivo inserimento, perché questo è già troppo corposo. Dico solo che chi prenderà atto, e solo un minorato potrebbe non prenderne atto, di quanto sopra riportato non può più sostenere in buona fede che Berlusconi è il nemico principale, non può affermare che il governo di queste coperte e torbide manovre capitalistiche (subordinate a pressioni straniere) è il “meno peggio”. Chi continua sulla vecchia strada dell’opportunismo è a questo punto un complice di trame a dir poco banditesche (“chicaghesi”); niente più scuse, siamo di fronte a politici (e anche intellettuali) che sono autentici sicari e manovali delle operazioni poco pulite di centri finanziari-industriali (italiani con dietro quelli americani). Per quanto si sia anticapitalisti – e noi lo restiamo – sarebbe da dementi fare di tutta un’erba un fascio; ci sono capitalismi peggiori e l’italiano è il peggiore. La sinistra italiana – rinnovando i “fasti” di tutte le “migliori” sinistre di ogni tempo e luogo – è al servizio di questo peggiore!

Intervista a Pomicinointervista_cirino_pomicino_21_nov.

 

 

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categorie: centro-sinistra, centro-destra, geronimo, grande finanza
martedì, 20 novembre 2007

CONFERMA DA PARTE DEI FATTI di G. La Grassa

Nel mio Politica in dissoluzione, economia in degrado (di lunedì della scorsa settimana) avevo previsto che Prodi avrebbe superato, pur nel marasma e nel “mercato” più incredibile, il passaggio della finanziaria, lasciando deluso Berlusconi, che sembra essersi fatto prendere in giro da Dini. Avevo fornito anche una serie di motivazioni del perché sarebbe avvenuto un fatto del genere, motivazioni che non credo si troveranno facilmente in giro. Dopo un paio di giorni, una parte di queste ultime sono state addotte anche da altri due giornalisti (non certo “di sinistra”), certo più informati di me, ma forse un po’ meno “liberi”, per cui a me sembra abbiano detto meno di ciò che si poteva dire e che penso di aver spiegato più esaustivamente.

Avevo anche scritto che da metà novembre sarebbe iniziata la dissoluzione del centrodestra. Ovviamente, non mi aspettavo il coup de théâtre di Berlusconi. Solo i profeti possono “indovinare”; chi ha qualche buon strumento d’analisi “prevede” (parzialmente) la sostanza dei processi, non le forme specifiche con cui essi si svolgono concretamente. Comunque, ero vivamente sorpreso che nessun politico si rendesse conto di quanto ha capito un comico come Grillo, cioè l’enorme e rapidamente crescente distacco (con disgusto) della gente dalla politica; ovviamente non da quella grande (che, del resto, la suddetta gente nemmeno capisce, però spesso la segue), ma da quella di questi omuncoli che costituiscono l’indecoroso ceto politico italiano. Mai visti tanti arroganti inetti e per di più disonesti, opportunisti, voltagabbana come sono tutti i politici di questa presunta “seconda repubblica” (al minuscolo!), di qualsiasi parte politica siano, salvo qualche rara eccezione individuale; e solo parziale perché sembra proprio che il clima parlamentare dia luogo ad una malattia contagiosa e permanente. Pensate che Fini e Casini (ma anche la Lega in fondo), dall’opposizione (fasulla), si sono messi a dialogare con la maggioranza sulle “riforme” ed in particolare su quella elettorale, in ciò facilitati dai sermoni della “massima” carica, che favorisce a mio avviso una ben precisa parte, da cui proviene; ma anche “da destra”, i politicanti di professione hanno volentieri abboccato all’amo, sperando di cavarne vantaggi per i loro medio-piccoli partiti (e ovviamente per loro stessi).

Il paese è chiaramente in gravi difficoltà: un tessuto sociale sempre più disfatto, un’economia in mano a gang “chicaghesi”, previsioni di stagnazione per almeno due anni anche da parte di organismi (interni e internazionali) ufficiali. Non siamo per nulla alla povertà diffusa, ma certo si nota con chiarezza una riduzione non lieve né tanto meno effimera del tenore di vita (e andare avanti, è facile; tornare indietro crea tanti mugugni). Della “sicurezza” nemmeno parlo, perché è in buona parte una “cantilena” atta a sviare l’attenzione della gente, ma comunque contribuisce al malessere crescente. In una simile situazione, questi disonesti e corrotti, di poca sostanza e di ancor meno cervello – tutti tronfi perché ci rappresentano in Parlamento – pretendono di interessare la popolazione, discutendo intorno alla “riforma elettorale”: alla spagnola, alla francese, alla tedesca, maggioritaria pura, proporzionale pura, una via di mezzo tra le due, e via smaniando dietro a politologi di “chiara (in)fam(i)a”, che intanto intascano, alla facciaccia nostra, migliaia di euro per scrivere editoriali cazzerecci su giornali di una povertà di idee assoluta, diretti da autentici manipolatori in perfetta mala fede e lautamente pagati, dalla finanza parassita e dall’industria assistita politicamente, per rincoglionirci.

 

Immagino che gli imbecilli ironizzeranno sugli “8 milioni di voti” raccolti nei gazebo, ricordando gli 8 milioni di baionette mussoliniane. In realtà, di questi tempi, i milioni si “sprecano”: gli otto di Berlusconi sono come i quattro dell’investitura di Prodi, i tre e mezzo di quella di Veltroni, i cinque del referendum sindacale; come i milioni che sfilano nelle manifestazioni, dove gli spazi occupati ne indicano si e no un quinto dei dichiarati, a meno che questi mentitori “destri”, “sinistri”, sindacalisti, politici, giornalisti, ecc. non abbiano trovato il modo di ovviare alla “impenetrabilità dei corpi”. E’ tutto un imbroglio, una realtà virtuale, uno spettacolo per rimbambiti dalla TV. Resta, sicuro, solo il malcontento crescente e il qualunquismo (non l’Uomo Qualunque del dopoguerra, semplicemente lo schifo e disprezzo per questi politicanti che ci guastano le serate con le loro impresentabili facce). I milioni di manifestanti, firmatari, partecipanti, ecc. sono più svalutati dell’euro, che si pavoneggia perché vale poco meno di un dollaro e mezzo, dimenticando che ormai ha lo stesso potere d’acquisto di, si e no, 7-800 lire del 2001.

 

Di fronte a tutti questi pigmei che si fingono “professionisti della politica”, sta un “piazzista” che sente gli umori della “ggente”, e non poteva inoltre non accorgersi che si stava mettendo di nuovo in piedi contro di lui una “gioiosa macchina da guerra” come quella dichiarata tronfiamente nel 1993 da Occhetto, ormai montatosi la testa e incapace di capir più nulla dopo essere riuscito, con l’abiura del passato, a farsi coccolare dai nostri “poteri forti” in perfetta connivenza (subordinata) con quelli di “oltreatlantico”. Allora, comunque, tali poteri, pur con sordi conflitti interni, erano abbastanza sotto il controllo dell’Avvocato. Eppure, Berlusconi fece saltare tutto il progetto accarezzato dagli ambienti che tentavano di creare un nuovo regime tramite l’uso scorretto della magistratura. Ma oggi? Non nomino nemmeno i singoli personaggi scadenti del “piccolo establishment”, che cercano un faticoso accordo in una congiuntura di arretramento economico e soprattutto sociale assai grave. Sono personaggi di tanta ricchezza (ottenuta in gran parte tramite gli aiuti di politici totalmente asserviti), ma di una piccolezza di vedute solo nascosta da giornalisti pagati per ingigantire le loro imprese da magliari.

Le carte dell’ennesimo attacco a Berlusconi sono state di fatto scoperte con il progetto di legge Gentiloni, che è, inutile essere ipocriti, antimediaset. Ed è proprio la minaccia di appoggiarlo da parte di Fini, almeno così si dice, ad aver messo il “pepe al culo” al Cavaliere. In questo caos (e insieme palude), credo proprio che quest’ultimo si appresti a buttare all’aria il tavolo per la seconda volta, e più facilmente che non la prima, pur se ha quindici anni di più sul groppone (e certo contano). Ma ha di fronte dei tali nani che all’80% (o poco meno) gli riuscirà il gioco di squasso delle rozze manovre altrui. Certamente, ci riuscirà nel palcoscenico di questa politica così miserabile (sul piano economico è già un’altra faccenda). Per fortuna, malgrado certi sciocchi e mascalzoni abbiano cercato di parlare di fascismo montante tramite lui, Berlusconi ha poco a che vedere con le capacità di quella corrente politica del passato. Pochi si rendono conto che la configurazione economica e la miserabilità politica dell’Italia odierna ha indubbie rassomiglianze (in peggio) con quelle della Repubblica di Weimar; tenendo però conto che non sussiste quella condizione fondamentale rappresentata dalla crisi del 1929 e dai pesantissimi debiti di guerra imposti alla Germania. Tuttavia, mancano in particolare (probabilmente anche per l’assenza della condizione appena detta) le capacità di penetrazione popolare dei fascismi di allora. Tanti incoscienti (di oggi, perché ieri avevamo ben altri cervelli, fra cui soprattutto il nostro Gramsci) credono di poter ridurre il nazifascismo alle mascelle in fuori di Mussolini o alle mossette “charlotiane” di Hitler.

Nulla di più sciocco. I gruppi dirigenti di quei movimenti capivano benissimo che cos’erano i blocchi sociali, quale struttura partitica (e di “squadre d’azione” collegate, ma al momento opportuno anche sconfessate, addirittura sterminate, se necessario) era la più idonea a scagliare il crescente malcontento delle maggioranze, talvolta dette “silenziose”, contro gli avversari al fine di schiacciarli (non di trattare con essi); sapevano con quali gruppi economici allearsi, ma senza esserne pura emanazione servile; sapevano come collegarsi a certe Istituzioni e soprattutto a parti dei “corpi speciali in armi”; erano dentro una ideologia (nazionalismo, antisemitismo, ecc.), della quale di fatto si servivano per indirizzare i colpi verso gli obiettivi che rappresentavano veramente gli ostacoli da abbattere. Per fortuna, nessuna di queste capacità è presente in Berlusconi; solo un po’ di sensibilità di manager della divisione marketing di una impresa. Con il ceto politico che abbiamo, e con i gruppi finanziari e industriali che di questo si servono, basta per scompigliare i giochi. La nostra miserabile classe dominante (parassiti finanziari e industriali assistiti dallo Stato) tenta da quindici anni di rifare il sistema politico onde renderlo assolutamente prono ai suoi voleri: all’inizio, come ricordato, puntando su Occhetto e i rinnegati del Pci, oggi su Veltroni (che afferma di non essere mai stato comunista nemmeno quando era iscritto a quel partito).

Non ce l’hanno mai fatta, e non ci riusciranno nemmeno questa volta. Hanno nuovamente obbligato Berlusconi a fare una mossa “azzardata”. Ma lo è poi tanto? E lo era quindici anni fa, quando fu costretto (sissignori, costretto dalle minacce di Occhetto, quindi dei gruppi industrial-finanziari cui egli era asservito, di rovinarlo economicamente e di togliergli le TV per papparsele loro) a scendere in campo? No, “carini” e scemi di “sinistra”; non vi rendete nemmeno conto che vi siete legati mani e piedi a classi dirigenti economico-finanziarie (a loro volta senza più autonoma dignità di fronte alla potenza predominante, gli Usa) che sono il peggio esistente nel mondo intero. Negli anni 50-60, il Pci aveva discreti rapporti con uomini – pur appartenenti alle forze di governo – come Mattei (Eni) o Saraceno (vicepresidente Iri), e altri simili: tutti personaggi che ne avessimo oggi….., “saremmo a cavallo”! I rinnegati, com’è d’altronde nelle “ferree leggi della Storia”, sono proni di fronte a incredibili gruppi dirigenti di imprese finanziarie, dedite agli imbrogli, e di imprese industriali, che “vanno tanto bene” da continuare a “disseccare” le “casse dello Stato”.

Nel 1993, queste classi dirigenti inette tentarono di creare, via “mani pulite”, un regime a loro totalmente asservito, ma distrussero i partiti per cui votava la maggioranza della popolazione, senza rendersi conto che quella “gente” non era poi così facilmente indirizzabile come volevano loro, verso un blocco di forze egemonizzato dai postpiciisti. Fu facile per Berlusconi prendersi quell’elettorato. Adesso, ripetono l’idiozia; mesi e mesi (e anche più) di trame oscure e complicate, di “scazzi” continui e ipocrite riconciliazioni, per mettere in piedi un “Partito democratico”, senza accorgersi dell’insofferenza crescente della “ggente”, del distacco dalla politica in una situazione sociale ed economica sempre più degradata. E ancora improvvide minacce di togliere parte delle reti TV all’oppositore, che non si vuol accettare nel “salotto buono” (ormai composto da gente volgare, grossolana, senza nemmeno un decimo di “signorilità borghese”; solo degli squallidi parvenus). E Berlusconi ha interpretato l’antipolitica, l’insofferenza della gente per tante chiacchiere e disquisizioni di una "Casta" ormai sputtanata quotidianamente per gli incredibili privilegi di cui gode.

Per fortuna (loro, non nostra), il Cavaliere sputa sul "teatrino della politica" ma si diverte a recitare sulla scena dello stesso. Per cui, si servirà dello scompiglio creato, e del suo essersi riportato al centro della scena (del palcoscenico, non della cabina di regia), per ricollocare Fini e Casini nel ruolo (minore) che meritano e dichiararsi il vero interlocutore di Veltroni. Quest’ultimo e Berlusconi sono la più appropriata personificazione del miserando gioco degli specchi tra sinistra e destra: entrambi vanesi, superficiali, finti bonaccioni, “luogocomunisti”. Il secondo è meno fastidioso perché anche megalomane, mentre il primo assomiglia troppo a quei “fraticelli” scalzi, umili, con gli occhi al Cielo imploranti il “buon Dio”, fregandosi sempre le mani (come Ballantini, l’imitatore di Bruno Vespa) e poi……. via un bell’inchiappettamento di pargoli. In fondo Berlusconi ha detto di aver letto tutto “Il Capitale” (chissà se sa che è in tre libri, e belli grossi) e di averlo capito a menadito; il che, se mi permettete, è una delle più belle barzellette da me sentite. Veltroni è accreditato invece di amare “Giovannona coscia lunga” e altri film similari; non ha nemmeno quel minimo di anticonformismo che avrebbe potuto portarlo a dichiarare la sua preferenza per “Gola profonda”. Eppure dice di essere un “clintoniano”; le sue contraddizioni sono evidenti.

 

Scusatemi l’ultimo pezzo poco serio, ma voi capirete che non sto parlando di persone, né di avvenimenti, seri. O ci serviamo di questa massa di mentecatti per tirarci fuori qualche risata oppure creperemo di cirrosi epatica in pochi anni. In ogni caso, ho tralasciato in questo pezzo proprio il “dietro della scena”, dove d’altronde gli avvenimenti sono sempre più confusi. Sul piano generale, siamo ben lungi dall’essere usciti da una crisi finanziaria al momento strisciante, ma sempre più pericolosa, anche perché, almeno in Europa (e l’Italia è il fanalino di coda di quest’ultima), siamo in evidente stagnazione (stando ai dati ufficiali che potrebbero perfino celare, data la mascalzonaggine delle classi dirigenti e di tutto ciò che manovrano, anche una recessione). Quanto alla situazione esistente in Italia, nell’ambito dello scontro fra i sedicenti “poteri forti”, siamo ancora in stallo. Attendiamo almeno di vedere come va a finire l’attribuzione della poltrona di ad in Telecom, dove il più accreditato è il ben noto Bernabé, candidato di Intesa (“ispiratrice” di Prodi), ma con una dichiarazione di gradimento da parte di chi dovrebbe essere in contesa con quest’ultima  (Geronzi: ex Capitalia, oggi Mediobanca, azionista forte di Generali); dichiarazione convinta, di circostanza, di accettazione di una mezza sconfitta? Ai giorni, settimane e mesi prossimi, “l’ardua sentenza”.

Quanto a Berlusconi, e alla sua mossa a sorpresa, si può sicuramente dire che ha di nuovo messo in confusione le manovre del “piccolo establishment”, ma senza nessuna visione di lungo respiro. Porta disordine, impedisce che si saldino i giochi politici dei suoi avversari, ma non li attacca mai né si confronta apertamente con loro. Continua a muoversi nel “teatrino della politica” e le sue “batterie” si concentrano su obiettivi di retroguardia quali sono quelli della “sinistra estrema”. Sono sicuro che egli stesso capisce che il governo non è schiavo di quest’ultima, ma egli continua su questo ritornello per non attaccare i veri nemici. Solo alcuni che scrivono sul “suo” Giornale sparano sporadici colpi (che il nostro blog riprende e riprenderà sempre) sugli ambienti finanziari e industrial-assistiti (dallo Stato) che fanno capo a Montezemolo, Bazoli, Profumo, Geronzi, Mussari (Montepaschi), ecc. Mi dispiace per certi “sinistri” (non so se in mala fede o sciocchi), ma Berlusconi è proprio il contrario del “fascista”; crede di potersela cavare con così scarso coraggio e senza alcuna lungimiranza strategica. Non prenderà mai alcun potere; ma ciò che fa basta ad impedire anche la vittoria degli altri, i quali sono sia divisi sia di altrettanto bassa levatura strategica (e asserviti alle mene americane come, appunto, nella Repubblica di Weimar). 

Intanto, in una situazione simile, tutto andrà sempre più allo sfascio o almeno allo sfilacciamento e logorio irreversibili del tessuto socio-economico del paese. Si vanno accumulando molte condizioni di possibili rotture e brusche lacerazioni. Non so se si formeranno, in tempi non eccessivamente lunghi, gli agenti in grado di assumere un ruolo importante nel momento cruciale. Quello che so, è che non apparterranno alla “sinistra”, ormai completamente persa al gran completo: o venduta o ossessionata da continue nuove scissioni per andare “un po’ più a sinistra”. Una vera raccolta di rinnegati (ma di bassa qualità politica) o di salmodianti le litanie della vecchia “lotta di classe”. Via da questa gente, allontaniamocene al più presto e definitivamente.   

postato da: RIPENSAREMARX alle ore 19:14 | link | commenti (3)
categorie: centro-sinistra, finanziaria, centro-destra, casta
mercoledì, 17 ottobre 2007

PREVISIONI PER IL PROSSIMO FUTURO di G.P.

Nessuno di noi possiede la sfera di cristallo né, tanto meno, si può approssimare impudentemente all’arte divinatoria al fine scorgere, dalle traiettorie geometriche tracciate da questi “uccellacci” della politica nostrana, i probabili cambiamenti che verranno messi in atto all’indomani del “plebiscito” a favore di Veltroni. Tuttavia qualche ipotesi la si può azzardare. Se voi foste in Veltroni (absit iniuria verbis) e vi trovaste immediatamente catapultati alla testa di un grande partito che punta ad aggregare le forze moderate e conservatrici del paese (diciamo pure quelle più reazionarie e assetate di risorse nazionali), pur restando in un governo che si fonda su partiti e gruppi non più assimilabili al vostro progetto, da dove partireste per squilibrare lo statu quo?  E soprattutto, a quali strategie ricorrereste per liberarvi di chi usurpa il posto al quale voi aspirate; con costui (o costoro) che, inoltre, tenta di rovinarvi la piazza o di tendervi qualche piccola o grande trappola? Si danno molte risposte a queste domande con altrettante soluzioni diverse. Ma per non azzardare troppo nelle previsioni possiamo affidarci ad un “auguro” che la sa lunga, certo molto più di noi, uno che va d’accordo con la futurologia e con gli astri. </