(fonte geostretegie.com trad. di G.P.)
L'ambasciatore della Cina a Kinshasa, Wu Zexian, ha accordato un'intervista esclusiva al giornale "Le Potentiel" durante la quale ha parlato della cooperazione tra
Signor ambasciatore, in quest'inizio dell'anno 2008, qual’ è lo stato della cooperazione tra
Innanzitutto, vi ringrazio di offrirmi quest'occasione per indirizzarmi una volta ancora al pubblico congolese. Ci tengo ad auguravi un buon
Quale è il ruolo del governo cinese in questi progetti?
Il governo cinese sostiene completamente le banche e le imprese cinesi negli sforzi di cooperazione con i paesi in via di sviluppo. In alcuni paesi, lo schema vuole che sia il governo stesso a firmare gli accordi con i governi dei paesi in questione. Per il caso della RDC, c'è stata la preoccupazione non di appesantire il debito già contratto. Non si può copiare lo stesso schema per ogni governo.
Chi rimborserà la banca?
Non il governo della RDC. È questa joint-venture creata precisamente dal gruppo cinese e da Gecamines, con il dividendo che deriverà dallo sfruttamento delle risorse naturali. Alla fine, le due parti si ritrovano in questa cooperazione. Da un lato la banca e le imprese cinesi avranno la loro parte con lo sfruttamento delle risorse naturali. Dell'altro,
Come far evitare alla RDC la spirale dell'indebitamento?
Questo problema ci ha preoccupati fin dall'inizio. Ed è precisamente per la preoccupazione di non appesantire i debiti del governo della RDC che abbiamo inventato questo modello creando una joint-venture. La responsabilità è dunque chiara. Nel peggiore dei casi, se questa joint-venture non lavora bene e non arriva più a rimborsare la banca, è la banca che si prende la responsabilità e il rischio. Il governo della RDC non è obbligato a rimborsare al posto di questa joint-venture. Fin dall'inizio, si è voluto evitare uno scenario che appesantisse i debiti del governo della RDC. Detto ciò, e questo riassicura i partner, è che noi, come gli ingegneri, i responsabili delle imprese di banche e le imprese cinesi tanto quanto i responsabili congolesi, siamo gente seria. Lanciandoci in tale affare, si è bene analizzata la situazione. Studi di fattibilità sono stati condotti. Gli esperti hanno studiato tutti i dettagli dell'operazione. La conclusione è semplice: attraverso questa cooperazione, il rischio è minore. Invece, ci sarà un profitto per le due parti. Un lavoro meticoloso e dettagliato è stato fatto dalle due parti. Non si fa avventurismo in una cooperazione di tale portata. Quello che ci lega alla parte congolese è fondato su una base seria.
Secondo alcune critiche, il denaro messo a disposizione della RDC rischia di squilibrare la sua economia. Cosa rispondete a questa critica?
Non sono critiche fondate sulla realtà, poiché la realtà ve l'ho spiegata: non ci sarà indebitamento del governo della RDC. Questo è stato del resto spiegato fin dall'inizio, in occasione della firma di quest'accordo. Questi timori o queste critiche non sono fondati. E su questo punto, ho ricevuto giornalisti tanto della stampa congolese che occidentale. Ho discusso con i miei colleghi europei o con le delegazioni venute dall'Europa. Ho spiegato bene ciò che avevo detto per riassicurare tutti, precisamente per quanto riguarda questa preoccupazione o questo timore di vedere il debito della RDC appesantirsi ancora con la firma di questo accordo. A proposito dello squilibrio dell'economia congolese, penso che sia ancora un timore ingiustificato. Per sviluppare l'economia di un paese, occorre innanzitutto sviluppare l'infrastruttura. Se non ci sono infrastrutture, non si può fare nulla. E credo che le autorità congolesi abbiano ragione di privilegiare i progetti di infrastrutture in questa cooperazione. Noi cinesi, abbiamo fatto questo percorso nella vasta riforma della nostra economia verso la fine degli anni 70. Avevamo messo l'accento, ed anche oggi, noi mettiamo l'accento sullo sviluppo delle infrastrutture che è determinante per lo sviluppo economico di un paese. Anziché squilibrare, come alcuni temono, l'economia, sarà certamente un fattore benefico, determinante ed indispensabile per lo sviluppo economico dell'insieme del paese.
Nelle relazioni tra
Credo che il ministro Lumbi abbia utilizzato una parola che caratterizza certamente questa cooperazione: il "baratto". Da un lato, lo sfruttamento delle miniere, dell'altro la realizzazione dei lavori pubblici. Non si tratta dunque di rimettere miliardi tra le mani delle autorità congolesi perché le utilizzino per realizzare lavori pubblici. No! È una cooperazione che consiste nel creare, come ve l'ho descritta, una joint-venture. Cioè, ci sono, non soltanto gli esperti congolesi, ma anche degli esperti cinesi che lavoreranno insieme per gestire tutti i progetti, tanto la situazione delle miniere che la realizzazione dei lavori pubblici. Non si tratta dunque di miliardi messi a disposizione della cassa nazionale della RDC. No. Non è quello. È la joint-venture che gestirà tutte le operazioni.
Poiché parlate del baratto, cosa è stato fatto a livello delle strutture messe in opera per fare in modo che lo scambio sia equo?
Come ho spiegato poco fa, gli esperti delle due parti hanno lavorato seriamente ed in modo meticoloso per condurre studi di fattibilità. Hanno già realizzato un lavoro notevole e tutto è fondato su una base solida, dopo il lavoro serio degli esperti. Non è un'immaginazione politica. Sono studi di fattibilità realizzati da esperti. Come ho detto, teoricamente, se c'è un fallimento in questa cooperazione, è la banca Lexim Bank che prenderà il rischio e si prenderà le sue responsabilità. Ma la banca è fiduciosa, perché ci sono precisi studi di fattibilità che sono stati già condotti e che dimostrano chiaramente che non c'è motivo di temere. Del resto
Si parla sempre più dell'Unione europea che si metterebbe d'accordo con
No!
In concreto, quest'idea cosa vuol dire? Si potranno vedere un giorno progetti finanziati congiuntamente dalla Cina e dall'Europa a profitto dell'Africa?
Per il momento, non sono ancora al corrente dei progetti concreti, condotti congiuntamente dalla Cina e l'Europa. Il nostro principio, è che siamo favorevoli a tale cooperazione nel senso di favorire lo sviluppo economico dell'Africa. Concretamente, non si ha ancora un progetto comune, ma credo che si inizino a fare passi in questo senso. Ci sono progetti di costruzione di tronconi di strade in Africa finanziate da istituzioni internazionali, compresa l'Unione europea, o altri paesi europei. In questi progetti, quando ci sono state gare d'appalto, sono state le imprese cinesi che hanno vinto i lotti dei progetti finanziati da istituzioni internazionali o europee. Penso che sia una buona forma di cooperazione. Poiché, da un lato, ci sono istituzioni finanziarie internazionali, dall'altro, imprese cinesi che possono realizzare questi progetti. È qualcosa di benefico, perché le imprese cinesi, quando realizzano questi progetti, lo fanno al minor costo con una migliore prestazione. Basta constatare le cose che sono realizzate ovunque in Africa, dall'Africa del nord fino al Sudafrica per convincersene. Nella RDC, ci sono tronconi di strade che sono stati realizzati da imprese cinesi. Credo che le autorità congolesi e la popolazione delle regioni interessate ne siano contente.
La cooperazione Cina-RDC risale agli accordi di settembre 2007. Si possono sapere i settori che hanno beneficiato della competenza cinese?
Come ho spiegato poco fa , ci sarà presto la visita del governatore di Lexim Bank per concretizzare questa cooperazione. Del resto, dalla firma dell'accordo-quadro di questa cooperazione, gli esperti delle due parti hanno lavorato molto per portare a termine le modalità concrete. Per una cooperazione di tale portata, occorre un lavoro meticoloso di preparazione. Per quanto riguarda la seconda parte della vostra domanda, credo che siano tutti i settori che interessano gli investitori cinesi. Perché è un paese che ha tutti i vantaggi per un vero sviluppo economico. Non c’è solo il settore minerario. Avete bisogno di tutto in effetti. L'industria: anziché importare tutti i prodotti dell'estero, sarebbe meglio che voi creaste le vostre fabbriche, sviluppaste la vostra industria per produrre materiale di costruzione, materie di base come l'acciaio, il ferro, ecc.
Voi avete bisogno di produrre articoli d'uso corrente. Potete farlo. Le automobili, anziché importarne, basta creare una fabbrica di macchine, anche se all'inizio non si ha realmente la tecnologia. Ma almeno, si può fare l'assemblaggio e dopo sviluppare la tecnologia. Dunque, tutti i settori potranno svilupparsi, se avete una politica ben definita per sviluppare la vostra industria. L'agricoltura anche. Avete condizioni naturali molto favorevoli. Avete una superficie di terre coltivabili comparabile a quella della Cina. Purtroppo, molte terre sono abbandonate. Occorre creare un ambiente favorevole per attirare gli investitori. Che sono là! Sono pronti a venire, ma osservano ancora. Perché non sono ancora molto sicuri dell'ambiente per fare affari. Poiché sono persuasi che tutto è già messo sulla buona via, gli investitori verranno a lavorare. Sono sicuro che investiranno in tutti i settori, dall'industria, all'agricoltura, al turismo. Su questo punto, avete potenzialità turistiche enormi, una foresta vergine, vaste riserve naturali, bei paesaggi. Sono stato molte volte nell'Est del paese, nella regione dei grandi laghi. Paesaggi fantastici. E se si arriva a sviluppare il settore turistico, ci saranno molti turisti che verranno. Tutto ciò interessa gli investitori. Credo che il governo della RDC dovrebbe compiere sforzi per creare un clima d'investimento attraente perché la gente venga. Io, come ambasciatore della Cina, non fermerei gli sforzi per incoraggiare la gente a venire a vedere, a farsi un'idea esatta prima di restare. Un investitore potente è già venuto a firmare un accordo per coltivare una piantagione di
Quante imprese cinesi sono già in Congo?
Non ho cifre esatte. Ma so che ci sono molte grandi imprese cinesi. C'è ad esempio l'impresa delle telecomunicazioni ZTE. È precisamente il proprietario di ZTE che ha avuto l'idea di investire nelle palmeraie. C'è anche la società Wang Wi che è là da tempo. E quindi, molte società sono nei lavori pubblici, nella costruzione delle strade: Sinohydro ad esempio. Un'altra opera nel settore dei ponti e delle strade. Citeremo altre imprese importanti nel settore minerario. Non poche piccole imprese lavorano anche nel settore delle miniere. Ma poiché non sono venute a registrarsi all'ambasciata, non ho l'idea del loro numero. In ogni caso, spero che ci siano sempre più investitori che vengano e che non lavorino soltanto nel settore minerario, ma anche in altri settori, anche in quello immobiliare. È un paese che ha in gran parte bisogno di costruzioni, tanto per gli alloggi, gli uffici che per altri impianti come i supermercati, ecc..
Si può conoscere il numero dei cinesi vivono in Congo?
È un vero rompicapo, perché coloro che vengono non si registrano all'ambasciata. Ritornano, ripartono senza che lo sappia. È molto difficile fare un censimento. Non c'è obbligo per i cittadini cinesi di registrarsi all'ambasciata. Alcune grandi imprese hanno avuto l'idea di informarsi presso l'ambasciata per esaminare la situazione degli investimenti. Ma i piccoli imprenditori, molto spesso, vengono e ripartono, ritornano senza che l'ambasciata lo sappia. È molto difficile avere un'idea esatta.
Quanti cinesi verranno per i lavori di infrastrutture nella RDC, si avanzano cifre tra i 20 mila e i 40 mila?
Occorre innanzitutto eliminare questa visione che è molto vecchia, quest'immagine che ricorda il vecchio tempo dove la manodopera cinese a buon mercato era utilizzata in maniera massiccia nella realizzazione dei lavori di base in altre regioni del mondo. È un'immagine che è già superata. Ed ora, ciò che si constata in Africa o in altre regioni del mondo, quando occorre realizzare cantieri da parte di imprese cinesi e che ci sono sì cinesi ma soprattutto manodopera locale. La ragione è molto semplice. La manodopera locale è economica. È molto più interessante utilizzare la manodopera locale che fare venire operai cinesi che non sono più economici e costano molto. Dunque, è nettamente più interessante utilizzare la manodopera locale che fare venire molta manodopera cinese. Eccetto gli ingegneri, i tecnici ed alcuni operai qualificati perché i lavori vadano rapidamente. Non si è ancora calcolata la cifra esatta dei cinesi che arriveranno. È un dettaglio. Non è importante, poiché importante è realizzare i lavori, gli studi di fattibilità. Si dice che
Evidentemente, non si può essere d'accordo con questa visione per cui
(Au Pakistan, les Etats-Unis dansent sur un volcan, fonte geostrategie.com, trad. di G.P.)
L'assassinio, il 27 dicembre, della candidata pakistana alla presidenza ha colpito il mondo intero. Per vederci un po' più chiaro, riportiamo qui di seguito un'intervista a Mohamed Hassan, specialista del Medio Oriente. (Intervista realizzata da Tony Busselen.)
Il Pakistan era già una polveriera ma, dall'assassinio della Bhutto, sono scoppiate sommosse quasi ovunque. Le elezioni previste per l'8 gennaio sono state rinviate al 18 febbraio. Cosa è in gioco?
Mohamed Hassan. Il Pakistan esiste soltanto dal 1947 e, finora la sua classe politica è stata sempre debole. Il paese ha soprattutto conosciuto dittature militari che dipendevano completamente dall'aiuto finanziario degli USA. Tra due colpi di stato, ci sono stati brevi periodi durante i quali sono arrivati al potere presidenti eletti. Così, negli anni 70, Zulfikar Ali Bhutto, il padre di Benazir, è stato eletto presidente, quindi primo ministro. Nel 1977, veniva deposto dall'esercito e impiccato due anni più tardi. Benazir Bhutto è stata due volte primo ministro (1988-1990 e 1993-1996). Nel 1996, è stata accusata di corruzione ed è dovuta fuggire dal paese.
Benazir Bhutto incarnava un'alternativa democratica, rispetto alla dittatura militare?
H. Il PPP, partito che Benazir Bhutto ha ereditato da suo padre, è un partito populista che promette riforme sociali. È dunque naturale che la maggioranza della popolazione povera del Pakistan ripone in esso le sue speranze. La morte di Benazir ha dunque fatto nascere un movimento di protesta di massa. Ma Bhutto fa parte dell'elite pakistana, di uno dei clan feudali più ricchi del paese e le accuse di corruzione non erano certamente senza fondamento. Il marito di Benazir Bhutto che, oggi, riprende la direzione di fatto del PPP, è chiamato "signor 10%", a causa delle bustarelle che esigeva un tempo presso ogni istituzione pubblica. Del resto, Benazir Bhutto stessa è ritornata d'esilio in ottobre scorso, non senza avere promesso al governo Bush di manovrare a favore di una presenza americana più importante in Pakistan. È per questo che un conosciuto autore pakistano la chiama "la ragazza degli USA".
Chi c’è dietro quest'assassinio?
H. Attualmente, non è ancora molto chiaro. Molto probabilmente, la crisi pakistana è legata alla guerra d'occupazione condotta dagli USA e dalla Nato in Afghanistan. Gli USA vogliono aumentare considerevolmente la loro presenza militare in Pakistan, ma i sentimenti antiamericani molto vivi nella popolazione pakistana rendono tale operazione delicata. Dopo tutto, Musharraf è un dittatore militare che potrebbe essere deposto da una insurrezione popolare avviata dai partiti dell'opposizione. È per questo che le principali personalità dell'opposizione, tra le quali Benazir Bhutto, hanno voluto assolutamente ritornare e partecipare alle elezioni. Queste dovevano in seguito rendere possibile la costituzione di un governo pro-americano che avrebbe avuto più credito fra la popolazione. Probabilmente, un governo di coalizione che comprendesse la lega musulmana di Musharraf, il PMLQ, ed il PPP della Bhutto. A prima vista, quest'ordine del giorno è stato rovesciato dall'assassinio della Bhutto e si potrebbe dunque pensare che quest'ultimo sia da attribuire ad avversari degli USA. Ma l'assassinio può avere avuto lo scopo non di dare più scelta all'elite pakistana: ovvero o l'unità sotto la direzione degli Stati Uniti o allora il caos della guerra civile e della balcanizzazione del paese. In questo caso, non si può escludere neppure che i servizi segreti americani siano implicati nella faccenda. E finalmente, la maggior parte dei partiti d'opposizione ha accettato di partecipare alle elezioni previste per il 18 febbraio. Sembra così che si sia ricaduti nuovamente nello scenario voluto dagli americani.
Perché gli USA vogliono rafforzare la loro influenza sul Pakistan ed installare truppe in territorio pakistano?
H. La guerra condotta dagli USA nel vicino Afghanistan non si svolge assolutamente così come auspicata. Dopo cinque anni, la resistenza è più forte. Gli USA e
Come spiegate i sentimenti chiaramente anti-usa in Pakistan? L'attuale presidente Musharraf tanto quanto
H. Una maggioranza crescente della popolazione vive nella povertà e, come musulmana, percepisce la guerra in Afghanistan come una guerra contro tutti i musulmani. Ed ampie frange dell'elite pakistana, partiti dell'opposizione e quadri superiori dell'esercito, di confessione musulmana anche loro, hanno una relazione di amore - odio con gli USA. Da un lato, dipendono molto fortemente dall'aiuto finanziario degli USA ma dall’ altro, ne sono molto insoddisfatti. La borghesia industriale pakistana sogna da anni di avere accesso - via l'Afganistan - al mercato ricco di sbocchi delle nuove repubbliche indipendenti dall'ex Unione sovietica in Asia centrale. Finché c’è stata la guerra fredda, ha lottato, fianco a fianco, con gli USA, contro la presenza militare dell'URSS in Afghanistan. Del resto, è soprattutto sotto Reagan che molte basi militari sono state installate sul territorio nel quadro di una strategia di respingimento (roll back) con la quale intendevano allontanare l'URSS. La guerra in Afghanistan contro l'URSS, che è durata dal 1979 al 1989, è stata un periodo determinante per comprendere ciò che succede oggi in questa regione. Osama Ben Laden miliardario saudita integralista, è stato allora reclutato dai servizi segreti sauditi per "combattere il comunismo" con
Si può dunque dire che gli USA ballano sul filo del rasoio, in Pakistan. All'inizio di quest'intervista, dicevate che la borghesia pakistana è debole, cosa volevate dire con ciò?
H. Se volete comprendere la povertà estrema del Pakistan durante il feudalesimo e la debolezza della borghesia attuale, dovete tornare all'origine della fondazione dello Stato pakistano, sotto il colonialismo, nell’India britannica. Tanto il Pakistan attuale che il Bangladesh e l'India formavano un insieme in quest'epoca. L’imperialismo britannico ha utilizzato il sistema feudale reazionario dell'India per la gestione dei prodotti agricoli ed ha anche sostenuto il sistema delle casti multisecolari. In Europa, è diffusa l'idea che l'India sia soprattutto un paese di saggezza secolare e di pace interna. Ma l'opposizione all'occupazione britannica è spesso stata molto violenta. Nel 1857, ad esempio, ha avuto luogo la sommossa dei Sepoys, soldati indiani intruppati nelle legioni britanniche. La loro violenza è stata tale che gli inglesi ne sono stati profondamente colpiti e Karl Marx stesso ha condannato il loro atteggiamento "terribile, sconvolgente ed indescrivibile".
Tuttavia, Marx aggiungeva che la "rispettabile" Inghilterra aveva tenuto comportamenti atroci. E, precisa, così disprezzabile che potesse essere il comportamento dei Sepoys, non era nulla più che lo specchio del comportamento dell'Inghilterra in India. E, dopo i Sepoys, si sono susseguite tutta una serie di altre correnti d'opposizione. Per poter controllare un territorio tanto più grande, i britannici installarono ferrovie che permettevano di muovere le loro truppe il più rapidamente possibile. Solo che queste nuove rapide vie di circolazione hanno anche favorito lo sviluppo del commercio e l'arrivo del capitalismo e... l'insoddisfazione verso il colonialismo che sosteneva un sistema feudale ancestrale. Nel 1885, un giovane britannico dal nome David Hume, ha viaggiato attraverso tutto il territorio. È stato colpito dalle contraddizioni: conoscete perfettamente quest'immagine dei britannici coloniali che giocano al cricket o a polo, dotati di camice bianche immacolate, nel loro club accanto alla carestia e della povertà. Hume ha visto ciò ovunque ed ha percepito il pericolo inevitabile di reazioni esplosive e di una guerra d'indipendenza sanguinosa. È lui che ha fondato il Partito del congresso. Voleva applicare riforme all'interno del quadro coloniale: "dobbiamo inquadrare l'elite indiana e formarli alla cogestione del paese." Più tardi, questo Partito del congresso è evoluto verso un partito nazionalistico, di cui Gandhi e Nehru sono del resto stati i capi. Oggi, questo partito è ancora il più importante dell’India. Ma non ha mai realmente potuto accontentarsi del paternalismo e del riformismo di Hume e non può dunque essere comparato, ad esempio, al partito nazionalista cinese di Sun Ya Sen, il Kuomintang. In ogni caso, tale partito, dopo la sua creazione, ha immediatamente superato i 100.000 membri ed ha integrato tanto i musulmani che gli indù.
Non c’era alcun legame tra i musulmani e gli indù in quest'epoca?
H. No. L'India è tradizionalmente un paese indù disciplinato da un sistema di caste, reazionario e feudale. Appartenete alla casta nella quale siete nati e questa casta determina la vostra occupazione e le vostre relazioni umane. La casta più alta è quella degli Brahmanes, i sacerdoti. La più bassa è quella degli intouchables. In confronto all’induismo, l'islam è una religione progressista che si mostra più flessibile con i commercianti e gli impiegati. Un po' come il protestantesimo nell'Europa del medio-evo. Ma l'islam si introduce gradualmente con o senza violenza all'interno dell'India. Molti indù si convertono all'islam per sfuggire alla casta nella quale sono nati. E lo sviluppo del commercio e degli scambi che è seguito alla costruzione della ferrovia ha determinato la diffusione dell'islam.
E che cos’è questa lotta rilevante tra i musulmani e gli indù di cui si parla così spesso quando è presa in considerazione l'India?
H. È legata alla nascita del Pakistan precisamente. In realtà, la borghesia islamista del partito del congresso ha constatato di essere in minoranza rispetto agli indù. Quindi un certo Ali Gena fonderà la lega islamista nel
Ma da che dipende esattamente questa debolezza della borghesia pakistana?
H. La borghesia pakistana ha voluto conquistare un mercato e costruire uno Stato in modo artificiale. Il migliore modo di fondare uno Stato nazionale consiste nel creare e sostenere criteri oggettivi, come l'unità geografica ed economica. Ma il Pakistan è in primo luogo costruito in base a credenze religiose. Ciò rende tale costruzione molto fragile. Per risolvere il problema delle diverse lingue parlate nel paese, Ali Gena, ad esempio, aveva scelto l’urdu come lingua di riferimento nazionale. Ma, l’urdu è una lingua minoritaria utilizzata da meno del 7% della popolazione. Soprattutto, la forma geografica dello Stato sembra ingestibile. Il Pakistan è diviso in due parti, ad ovest, il Pakistan propriamente detto e, ad Est, il Bangladesh. Si tratta di una ripartizione più vecchia della stessa creazione del Pakistan, basata sulle differenze religiose tra Bengalesi imposta tra il 1905 ed il 1911 sotto l’autorità dei britannici dopo varie sommosse dei contadini bengalesi nel XIX° secolo. E gli abitanti del Bangladesh sono dunque oggi soprattutto musulmani membri della lega musulmana. Ma non sono tutto sommato soddisfatti dello Stato pakistano. Sulla carta, vedrete che le due parti sono situate a oltre
La parte del Pakistan che è sopravvissuto non è una base sufficientemente solida per soddisfare l'elite pakistana?
H. Per potere sopravvivere come Stato, considerando la penetrazione sistematica dell'esercito nella vita politica, il Pakistan ha potuto contare sul sostegno della Gran Bretagna negli anni 80 e degli Stati Uniti dal 2001. Le quattro regioni più importanti in Pakistan sono: Penjab, Sindh, Baloutchistan e le terre del nord dove vivono i Pachtounes. Ciascuno di questi territori ha precedenti diversi. Penjab formava nell'India britannica e sotto il colonialismo una provincia comune con il Penjab indiano. Gli abitanti erano soprattutto Sikhs, una variante dell’induismo ed erano volentieri impegnati nell'esercito britannico per la loro forte costituzione fisica. Con l'indipendenza del Pakistan, il Penjab è stato diviso in un Penjab pakistano e in uno indiano. Gli abitanti del Penjab costituiscono il 55% della popolazione pakistana ed il territorio copre il 26% del Pakistan. In Penjab, l'elite proviene dalla nobiltà feudale che invia i suoi figli nell'esercito e che impone dunque, ancora oggi, una forte influenza su di esso. Un esercito che lotta sempre per gli interessi del potere coloniale ed dell’imperialismo. Non è un caso se l'esercito pakistano sotto il comando del colonnello Zia Ul Haq, ultimo dittatore del Pakistan è, ad esempio nel 1970, intervenuto in Giordania durante il settembre nero nel quale 30mila palestinesi sono stati uccisi. Il Baloutchistan oltrepassa i confini dell’Iran, del Pakistan e dell'Afganistan. Alla fine del XIX° secolo, il territorio è stato diviso da una commissione anglo-iraniana nei tre territori attuali. Il 5% appena del popolo pakistano abita in queste regioni che costituiscono il Baloutchistan, ma il territorio copre il 44% del Pakistan. Inoltre, si tratta della regione più ricca del Pakistan per quanto riguarda il petrolio e le riserve di gas. Come provincia che confina con l'Afganistan e l'Iran, e porta di passaggio per le condutture che collegano l'India e l'Iran, è considerato come la parte più strategica del Pakistan dalle forze dell'alleanza americano-britannica. Ma c'è ancora un'altra ragione strategica determinate: dal 2002,
La provincia Sindh e la provincia del Nord esistono ancora?
H. Sì, la regione Sindh è il posto dove si trovano le maggiori industrie. I Bhutto provengono da questa regione e fanno parte dell'elite feudale ricchissima che ha attività industriali. Gli abitanti di Sindh costituiscono il 18% del popolo pakistano e la provincia copre il 23% del territorio pakistano. E là, si trova anche la regione del Nord dove vivono i Pachtounes. I Pachtounes sono una tribù afgana che nel 1879, dopo la seconda guerra dell'Inghilterra contro l'Afghanistan, è stata annessa dall'impero coloniale anglo-indiano dell'epoca. I Pachtounes formano il 13,5% del popolo pakistano ed il loro territorio forma il 9% del territorio pakistano. Sono strettamente legati al popolo afgano ed i nazionalisti afgani credono che questo territorio gli spetti di diritto. Le elite pakistane, da parte loro, considerano l'Afghanistan come il cortile del Pakistan e la porta d'accesso verso i mercati dell'Asia centrale. Inoltre, guidano gli Afgani provando a tenerli sotto il loro controllo. Durante la guerra contro l'Unione sovietica, praticamente tutte le tribù sono state armate dal Pakistan, ma ciascuna separatamente ricevendo armi che non erano compatibili con le armi ricevute dalle altre tribù. Questo per evitare che le tribù afgane si collegassero per formare un esercito opposto al Pakistan. Negli anni 90, i taliban sono stati formati nelle scuole religiose delle Madrasse nel nord del Pakistan per mantenere l'Afghanistan sotto il controllo dei servizi di sicurezza pakistani.
Un amico pakistano mi ha detto che non credeva che il Pakistan potesse continuare ad esistere come un paese unito. Ci si deve aspettare una balcanizzazione?
H. Il popolo pakistano vive in una povertà opprimente che contrasta con il modo di vita ricchissimo condotto dalle elite corrotte che sono succedute ai britannici. La pressione è enorme e la vita comune tra le due classi è difficile. Esistono molte forze intermedie. Nel Béloutchistan, il popolo, che si sente lasciato solo, ha organizzato, in quest'ultimi anni, dei movimenti di resistenza. I Pachtounes vogliono un Afghanistan indipendente e si oppongono alle relazioni d'amicizia che legano i generali pakistani agli Stati Uniti. Una guerra civile comporterebbe danni collaterali terribili e paesi come l'India e l'Iran sarebbero toccati. Tale guerra sarebbe impossibile da controllare da parte degli Stati Uniti e le truppe della NATO. Basta osservare ciò che avviene in Iraq ed in Afghanistan. Le varie anime dell'elite pakistana sono coscienti del pericolo e si mostrano sempre più nazionalistiche. Inoltre, i paesi vicini come
H. Lasciandosi alle spalle l'eredità del colonialismo di cui sono ancora prigionieri attualmente. L'India ed il Pakistan formano un solo paese, la sola differenza è la religione. Ma non dimentichiamo che l'India d'oggi, dopo l'Indonesia con suoi 200 milioni di musulmani, è sempre il secondo paese musulmano più grande al mondo. I due paesi costituiscono un’attrattiva e possibilità economiche reali per
del Generale (CR) Daniel Schaffer, consulente internazionale sull'Asia presso EMR International ed International Focus (Fonte: Diploweb.com, trad. di G.P.)
I bisogni energetici cinesi sono diventati enormi nello spazio di alcuni anni.
Un nuovo candidato sul mercato internazionale dell'energia
Questo è il problema che, di colpo, trasforma
I - lo sfruttamento e la redditività delle risorse nazionali
Il carbone
Attualmente, quello carbonifero è il solo settore che conferisce alla Cina un'ampia indipendenza poiché le sue riserve toccano i 115 miliardi di tonnellate. È anche un settore che gli permette di giocare sui corsi del mercato mondiale, in particolare su quello del carboncoke. Ne sono testimonianza i negoziati sino-europei che si sono svolti a Bruxelles, all'inizio del 2004, per esigere da Pechino, sotto minaccia di ricorrere all'arbitrato dell'OMC, di consegnare all'Europa le stesse quote di coke del 2003, cioè almeno 4,5 milioni di tonnellate, ed allo stesso prezzo. Per tentare di evitare la domanda europea,
Pesare sui corsi mondiali del carbone
Tuttavia, l'obiettivo era veramente di pesare sui corsi mondiali, giocando allo stesso tempo sui prezzi e sulle quote. Nel 2002, la tonnellata di carbone era venduta a 79$. Essa era passata a 350$ nel primo trimestre dal 2004.
Gli approvvigionamenti di petrolio
In compenso, riguardo ai suoi approvvigionamenti di petrolio,
Una ricerca globale di petrolio
Per fare fronte a necessità sempre più imperiose,
Infine, occorre chiedersi per quanto tempo
Gli approvvigionamenti di gas naturale
Sul piano del gas naturale, consumo e produzione interni si equilibrano dando, alla fine, alla Cina, una leggera eccedenza. Ma ha fin da ora anticipato le sue necessità future. È il motivo per cui
Risorse sufficienti in combustibile nucleare
Nel settore del nucleare,

II - le azioni di riduzione della dipendenza energetica
Le necessità energetiche della Cina, ed in particolare quelle petrolifere, la mettono dunque in situazione di dipendenza e, quindi, di vulnerabilità strategica. È il motivo per cui compie un certo numero di sforzi per ridurre gli effetti di questa situazione ricercando formule di compensazione.
Le importazioni di "know-how"
Nel settore petrolifero fa appello ad alcuni "know-how" stranieri, in particolare per esplorazione e sfruttamento petrolifero dove, infatti, ha numerose insufficienze nelle tecniche seguenti: lo sfruttamento dei giacimenti che arrivano a fine di rendimento, lo sfruttamento dei giacimenti situati in conformazioni geologiche complesse, e quella dei giacimenti offshore. Per compensare queste lacune, si è impegnata in una politica di cooperazione internazionale sostenuta da misure che incitano gli investimenti. La preoccupazione dei cinesi resta tuttavia quello di acquisire, non appena possibile, la maturità tecnologica in tutti i settori dello sfruttamento petrolifero in cui si sentono ancora deboli. È il motivo per cui, appena controllano una tecnologia nuova e si sentono pronti a svilupparla ulteriormente essi stessi, non rinnovano i contratti di cooperazione.
A titolo di esempio
I progetti di sviluppo dell'energia nucleare
A seguito della penuria di energia elettrica che
I programmi di R&D sull’ energia
Per limitare gli effetti dei costi e dei consumi energetici, i cinesi si sono anche lanciati, in parallelo con altri sforzi, in una politica di ricerca e di sviluppo sull’ energia.
Questa si esprime in molti programmi:
- Il "Programma nazionale di ricerca e di sviluppo delle alte tecnologie", o programma 863, chiamato così perché è stato deciso nel mese di marzo 1986; uno degli 8 orientamenti fissati riguarda l'energia. Gli altri coprono la biologia, l'aeronautica, le tecnologie dell'informazione, i laser, l'automazione ed i nuovi materiali. Nel 2001, e nel quadro di questo programma, sono stati lanciati due progetti-chiave relativi ai risparmi d'energia: l'automobile elettrica, il treno a sollevamento.
- Il programma Torch (1988) di cui i 3 progetti principali hanno l'energia come tema. Si tratta delle nuove energie, del controllo delle alte energie e dei risparmi d'energia. I progetti del Programma Torch, il cui obiettivo è l'industrializzazione e la produzione in serie dei prodotti in R&D, coprono parzialmente quelli del Programma 863. Oltre ai 3 progetti principali citati, il programma Torch riguarda i nuovi materiali, le biotecnologie, l'elettronica e le tecnologie dell'informazione, l'integrazione opto-meccano-elettronica, la tutela dell'ambiente.
A seguito del lancio di questi piani, un certo numero di applicazioni concrete come la gassificazione e la liquefazione del carbone iniziano a vedere la luce, tecnologia che
Presso Sasol, ha acquisito la tecnologia di liquefazione del carbone, e probabilmente del gas naturale con i due metodi Fischer Tropsch. Questi erano stati comperati nel 1950 presso i tedeschi e sviluppati da Sasol a partire dal 1955 allo scopo di ridurre le importazioni sudafricane di petrolio mettendo a profitto le riserve nazionali di carbone ed instaurare così le basi di un'industria chimica. Presso la società Eskom,
La creazione di riserve di combustibili
Fra le altre misure decise per circoscrivere i rischi di una dipendenza dall’estero c’è la creazione di riserve di combustibili. Nel 2002, queste avrebbero soddisfatto soltanto 15 giorni di consumo nazionale. Nel 2005, con il completamento di 4 siti di magazzinaggio, che conterranno un totale di 6 milioni di tonnellate di combustibile, obiettivo fissato dal X piano quinquennale (2001/05),
Ricerca di giacimenti petroliferi nazionali e contenziosi territoriali
Infine,
Idroelettricità e problemi di vicinato
In parallelo agli sforzi compensativi condotti per coprire il deficit petrolifero,
Sforzi verso le energie rinnovabili
Infine,
Energia solare
Nel settore dell'energia solare, la produzione di pannelli solari, è cresciuta plausibilmente del 15% dal 1987, anno dell'applicazione del programma 863, al 1997, anno in cui sono state decise misure per accelerare e migliorare questa produzione. L'obiettivo è, da un lato, di ridurre i costi dei pannelli solari e della loro istallazione e, dall'altro, aumentare i rendimenti dei pannelli. Dal 10 al 13%, comunque poco rispetto ai rendimenti americani, che si aggirano attorno al 70%, l'obiettivo è di raggiungere un rendimento dal 16 al 18% in un futuro che non sembra essere ben determinato.
Energia eolica
L'energia eolica, si è sviluppata in Cina da una decina di anni. Gli impianti sono stati realizzati in province costiere ed in Mongolia, ed in altrettante province vicine alle principali zone industriali ed urbane visto che le risorse dell’altopiano tibetano non sono ancora state messe a profitto. Nel 2004, la potenza in energia eolica sarà di 345 megawatt. Il X piano ha stabilito di realizzare un impianto di 1,5