di Kimia Sanati (fonte IPS, traduzione di G.P.)
TEHERAN, feb (IPS) - i cinque paesi bagnati dal Mar Caspio non realizzano come dividerselo. Molto iraniani credono che il governo del presidente Mahmoud Ahmadinejad preveda concessioni alla Russia in cambio dell’appoggio alle sue politiche nucleari. Con una dichiarazione firmata da 370 figure politiche e sociali di spicco è stato criticato lo spirito "avventuristico" della politica estera di Ahmadinejad, cosa che include la divisione del Mar Caspio, ragione di conflitto dalla dissoluzione, nel 1991, dell'Unione sovietica. Le distanze si aggravano a causa dalle ricchezze enormi in petrolio e in gas sottostanti al letto del mare. I paesi con litorale sul Caspio "hanno scelto il momento più adeguato per presentare annunci illegittimi." L’Iran è ora sotto pressione politica e delle sanzioni per il suo programma nucleare e per la sua politica estera ", hanno ammesso. "Ai firmatari di questa lettera preoccupano le azioni e decisioni, occultate agli occhi della nazione, che sono prese in seguito alla debolezza della sovranità nazionale", indica la dichiarazione. L’Iran perse il diritto di avere una flotta nel Caspio dopo essere stato sconfitto in guerra nel 1828 dalla Russia zarista. L'armistizio mise termine alla sovranità iraniana sulle città della costa occidentale. I diritti iraniani furono ripristinati un secolo dopo, con il trattato d'amicizia firmato nel 1921 con l'Unione Sovietica. Un accordo sul commercio ed il trasporto nel Mar Caspio è stato anche firmato tra i due paesi nel 1940, cosa che ha dato ai due paesi la sovranità comune sul mare ed uguali diritti di pesca e di navigazione. Il trattato del
Trentuno partiti politici che difendono questa prospettiva hanno imposto al governo di astenersi dal firmare accordi bilaterali con qualsiasi Stato costiero, come Azerbaidjan e Turkmenistan. La polemica si è approfondita in gennaio, quando il cancelliere iraniano Manouchehr Mottaki ha annunciato che l’Iran non mai ha posseduto il 50 per cento del mare e che l'Unione sovietica non gli ha mai permesso di attraversare la linea di Hosseingholi-Astara. Questa delimitazione assegna all’Iran il 11.3 per cento della superficie del Mar Caspio. La cancelleria sottolineò dal giorno seguente che l’Iran non avrebbe consentito di disporre di meno del 20 per cento del Caspio. Il cancelliere Mottaki è stato in seguito convocato dal Comitato nazionale di sicurezza del Parlamento. Non ha ottenuto di convincere i membri del parlamento, molti legislatori della minoranza riformista hanno proposto di sottoporlo ad un giudizio politico. La procedura non è ancora arrivata, tuttavia, all'ordine del giorno parlamentare. "I trattati assegnano all’Iran e l'Unione sovietica la sovranità congiunta del Mar Caspio." Ciò dà luogo alla presunzione erronea che il mare dovrebbe essere diviso a metà, da un lato all’Iran e dall'altro alle vecchie repubbliche sovietiche, in tutti gli aspetti, in particolare per le risorse petrolifere e gazifere ", ha detto a IPS un analista di Teheran. "L’Iran ha lasciato fuori da questi trattati, di proposito, il modo di sfruttamento delle risorse del letto marino." Per questo, Teheran non era sufficientemente forte per difendere i suoi interessi con il suo potente vicino settentrionale", ha aggiunto l’informatore, che ha chiesto di non rivelare la sua identità."
Il problema della divisione del Mar Caspio è nato con il crollo dell'Unione Sovietica nel 1991, con la nascita di quattro nuovi stati sulle coste della più grande massa d'acqua mediterranea del mondo. Dopo la formazione dei nuovi stati, tanto l’Iran che
Il Mar Caspio contiene la terza riserva più grande di petrolio e di gas del mondo, secondo il calcoli degli esperti. La maggioranza dei pozzi petroliferi si trova nel settore marittimo corrispondente all’ Azerbaidjan, ma ulteriori riserve di grezzo e gas ancora non sfruttati sono distribuiti in tutti i settori del Caspio. L’Azerbaidjan ed il Kazachstan sfruttano oggi le risorse petrolifere del Caspio, da cui si estrae tra l’1.6 e il 2.0 per cento della produzione mondiale. L’Iran ha affidato molti studi ad imprese del settore internazionale come Shell e London and Scottish Marine Oil Company, ma ancora non ha cominciato lo sfruttamento reale di un nessuno dei giacimenti petroliferi e gaziferi, alcuni di questi disputati con l’Azerbaidjan. D'altra parte, il Caspio ha un importante potenziale di trasporto marittimo.
Gli Stati Uniti e l'Unione europea, preoccupati dalla sicurezza energetica, fanno pressioni perché le condutture ed i gasdotti che attraversano il Caspio, trasportano energia dal Turkmenistan e dal Kazachstan verso occidente. Di conseguenza, il tracciato passa per il territorio russo.
Dopo crollo dell'Unione Sovietica, alcune repubbliche che la integravano si sono divise il Mar Caspio.
"I russi hanno un accesso duale sul Mar Caspio." Benché difendano i diritti di equità degli stati litoranei di utilizzare le acque di superficie, esigono la divisione del letto marino perché l'utilizzo comune della superficie permetterà naturalmente alla flotta militare russa di circolare liberamente sul Caspio ", ha detto a IPS l'analista consultato a Teheran."
"La preoccupazione di molti partiti politici in Iran sulle concessioni alla Russia hanno consistenza, perché il presidente Ahmadinejad si è mostrato disposto a sacrificare fette di sovranità per raggiungere l'obiettivo di integrare il paese nel club nucleare", ha aggiunto. (FIN/2008)
LA PROVA DELLA CRISI? INSERITE SU GOOGLE LE PAROLE "DECEMBER SALES DOWN"* (FONTE GEAB N.21, TRAD. di G.P.)
Un anno fa, LEAP/E2020 annunciava che il 2007 avrebbe segnato l'entrata degli Stati Uniti in ciò che il nostro gruppo aveva chiamato, "la grande depressione US". All'epoca, lo spirito generale era di grande euforia. La parola "subprime" era sconosciuta al grande pubblico e gli esperti ritenevano che la crisi immobiliare americana non avrebbe avuto conseguenze per il resto dell'economia americana (rifiutandosi semplicemente di immaginare che essa potesse avere un impatto globale). Nel corso dell'anno 2007, i fatti hanno tuttavia largamente dimostrato che una crisi sistemica globale stava facendo vacillare tutti i fondamentali sui quali riposa l'economia mondiale dal 1945. E, così come descritto nel GEAB N°17 del settembre 2007, le sette sequenze della fase d'impatto della crisi sistemica globale raggiungeranno simultaneamente il loro picco nel corso dell'anno 2008. Uno degli aspetti, ed allo stesso tempo uno dei catalizzatori, di questa crisi sistemica globale, è l'entrata in una crisi socioeconomica senza precedenti degli Stati Uniti nel 2007 (1), per quanto riguarda le famiglie (2) - duramente colpite dall'esplosione della bolla immobiliare e la loro insolvibilità crescente - e gli operatori finanziari a causa dell'evaporazione pura e semplice di molte centinaia di miliardi USD di attivi. A queste due categorie di attori americani, il 2008 aggiungerà le imprese che saranno prese nella tenaglia tra "credit crunch" e crollo del consumo delle famiglie come anche di tutte le istituzioni pubbliche i cui redditi fiscali precipiteranno. In particolare da qui all'estate 2008, la crisi finanziaria iniziata dai prestiti immobiliari americani "subprime" si trasformerà in una crisi di più grande ampiezza con l'implosione del mercato del Credit Default Swaps (CDS). Ciò segnerà un nuovo punto di flessione della fase d'impatto della crisi sistemica globale.
Asia, Europa e paesi emergenti 2008 – Impatto diretto ma contrastato della grande depressione US: Recessione, stagflazione e reazioni da parte delle istituzioni occidentali
Parallelamente questo sprofondamento degli Stati Uniti nella grande depressione darà una frustata all'economia mondiale: l’eurozona entrerà in un periodo di stagflazione quando il resto dell'Ue (Regno Unito in testa), da parte sua, sarà aspirato in un processo di recessione.

Questo improvviso amore scandinavo per la moneta unica non deriva da una conversione recente ai meriti dell'integrazione europea, bensì da una presa di coscienza sulle turbolenze monetarie, finanziarie ed economiche che rischiano di essere fatali alle economie di piccolo taglio, non protette dall'integrazione completa in sistemi economici più grandi. A Est dell'Ue si assiste anche a tentativi di revisione al ribasso dei termini necessari all'entrata in Eurolandia. Tuttavia i differenziali della situazione economica sono ancora troppo importanti per permettere a questi paesi di essere al riparo quando la tempesta colpirà causticamente nel 2008 (del resto anche

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Note:
(1) O più esattamente “con un precedente” al quale ormai la maggior parte degli esperti e dei mass media specializzati fa spesso riferimento, cioè la crisi del 1929 e la grande depressione che seguì nel corso degli anni
(2) Se alcuni dubitano ancora della recessione negli Stati Uniti, li invitiamo ad un esercizio molto semplice: ricercare l'espressione "december sales down" su Google e constatare l'elenco impressionante di imprese di tutti i settori (vendita al dettaglio, macchine, elettronica, beni mobili...) che hanno visto le loro vendite cadere nel dicembre 2007, periodo di solito fastoso a causa delle feste di fine d'anno.
(3) Fonte: Financial Times, 22/11/2007
(4) Fonte: Commissione europea, DG affari economici e finanziari
*Titolo Originale: Phase de plein impact global de la Très Grande Dépression US
Dopo la presa di coscienza generalizzata dell'esistenza di una crisi globale, lo svolgimento della fase iniziale della crisi sistemica globale diventa prevedibile con più precisione.
I fattori psicologici implicati e i tipi di azioni e di reazioni dei diversi attori interessati illuminano considerevolmente il processo a venire. Il gruppo di ricercatori di LEAP/E2020 ritiene dunque ormai che la fase d'impatto della crisi sistemica globale in corso sia più lunga di ciò che LEAP aveva previsto un anno fa (cf. GEAB N°8). Infatti, l'ampiezza della prima scossa finanziaria e bancaria presa in considerazione, nell'agosto 2007, significa, per il nostro gruppo di ricercatori, che l'impatto si svilupperà sotto forma di sette sequenze principali, che influiscono in modo specifico sulle principali regioni del mondo. La fase d'impatto si dispiegherà così in due anni a partire dal punto di flessione superato nell'aprile 2007 (cf. GEAB N°12), fino alla fine
Sequenza 1: L'infezione finanziaria globale per via dell'indebitamento americano: Cento anni dopo i "prestiti russi", i "debiti americani"
Sequenza 2: Il crollo borsistico in particolare in Asia e negli Stati Uniti: Da - 50% a -20% in un anno, per le borse, a seconda delle regioni del mondo
Sequenza 3: Lo scoppio delle bolle immobiliari mondiali: Regno Unito, Spagna, Francia e paesi emergenti
Sequenza 4: Tempesta monetaria: La volatilità più alta e quella più bassa sui fondi di dollari US
Sequenza 5: Stagflazione dell'economia globale: “Recesflazione” negli USA, crescita morbida in Europa, recessione
Sequenza 6: " grande depressione" negli Stati Uniti, crisi sociale ed aumento di una gestione militare dei conflitti
Sequenza 7: Accelerazione brutale della ricomposizione strategica globale, attacco all'Iran, Israele vicino al baratro, caos mdio-orientale, crisi energetica
SEQUENCE 1 - L'infezione finanziaria globale via indebitamento americano: Cento anni dopo i "prestiti russi", i "debiti americani" (2° Trimestre 2007 - 3° Trimestre 2008) come ha spiegato il gruppo di LEAP/E2020 nel GEAB N°17, la dimensione finanziaria della crisi attuale ha la sua origine soprattutto nel fatto che nel corso degli ultimi due decenni, l'economia americana si è principalmente specializzata nella produzione di "debiti" (delle famiglie, delle imprese e delle istituzioni pubbliche) e che una parte crescente di questo debito collettivo è stata venduta a detentori stranieri che si stanno impaurendo e che rischiano non di essere mai più rimborsati dell'integrità dei loro prestiti (grazie ai quali è stato finanziato l’American way of life in questi ultimi anni). I più diffidenti, o piuttosto i più perspicaci, iniziano anche a chiedersi se saranno semplicemente rimborsati. Il raffronto con i prestiti russi non è così soltanto una caratteristica umorale ma davvero un paragone ragionevole poiché ormai siamo entrati in una situazione in cui, se non stampassero la valuta che funge loro da mezzo di pagamento, gli Stati Uniti sarebbero in una situazione di insolvibilità poiché il loro indebitamento collettivo supera il 400% del PNL.

Evolution de la dette totale des Etats-Unis (privée et publique) - 1957/2006 - Sources Grandfather Economic Report/ US Federal Reserve
Per il momento, per il fatto che hanno ancora una posizione centrale tanto in termini di valuta che di pilastro del sistema finanziario mondiale (1), possono utilizzare l'indebolimento continuo della loro valuta per rimborsare il resto del pianeta con carta straccia (evoluzione anticipata nel GEAB N°2 del febbraio 2006). Hanno anche tentato di nascondere l'insolvibilità crescente dei loro attori economici facendo rivendere dalle banche di Wall Street (ed ai loro avidi partner internazionali) degli attivi finanziari "virtuali", il cui valore si basa su formule matematiche oscure, i famosi CDOs (Cf GEAB N°17). Questo metodo di valorizzazione è equivalente a quello utilizzato nell'antichità per conoscere la volontà degli Dei quando si aprivano le viscere di un pollo per leggere il futuro. I CDOs funzionano sullo stesso principio (con il dettaglio che è il portafoglio dell'acquirente che si fa “sviscerare”): oggi, quest'attivi fittizi sono ovunque nel bilancio delle banche, piccole e grandi, nei portafogli degli "hedge funds", nelle tesorerie delle imprese... E nessuno ha la minima idea di quanto valgono (2), cosa che lascia pensare, nel mondo della finanza, che non valgano molto. Le cifre delle perdite annunciate in quest'ultimi giorni dalle grandi banche internazionali lasciano il nostro gruppo perplesso: soltanto una ventina di miliardi di dollari in totale. Si sarebbe dunque assistito, dalla metà agosto 2007, ad interventi storici (e che continuano ad esserlo) delle banche centrali del mondo intero, che iniettano centinaia di miliardi di euro nel sistema finanziario mondiale per tentare di rimettere in moto (per il momento senza risultati significativi) la "pompa della liquidità" mondiale avendo come sola ripercussione negativa, per le grandi banche internazionali una piccola perdita di 20 miliardi di dollari nella curva di crescita dei loro profitti? Per LEAP/E2020, si raggiunge un grado estremo di manipolazione degli azionisti, dei risparmiatori e degli investitori (3). Del resto, ciò prova che coloro che credevano che la crisi finanziaria fosse ormai superata prendono i loro desideri per la realtà (a meno che non stiano speculando attualmente in borsa) (4), le grandi banche americane hanno appena preso la decisione di creare un "pool" di 75 miliardi di dollari per fare fronte al rischio di crollo del mercato delle azioni nel caso di un'estensione della crisi di liquidità. Secondo LEAP/E2020, le somme che stanno evaporando (secondo la presa di coscienza che la maggior parte dei CDOs non valgono di fatto gran cosa) si misurano in centinaia di miliardi di dollari e in non decine. Con questa "forza di battitura" di settantacinque miliardi, Hank Paulson, il segretario di Stato del Tesoro US e vecchio proprietario di Goldman Sachs, ha orchestrato la contribuzione diretta delle banche americane alla Difesa contro la crisi di fiducia in gestazione. Secondo il nostro gruppo, è attualmente uno dei pochi dirigenti americani ad avere una certa coscienza dell'ampiezza della crisi in corso e a tentare di essere attivo (6) (piuttosto che re-attivo come lo è ad esempio Ben Bernanke, il patron della FED). Spera, secondo i nostri ricercatori, di riuscire ad evitare la trasformazione di questa crisi di liquidità in una crisi di fiducia immensa in tutti i valori finanziari e monetari americani. E si è reso conto che l'azione delle banche centrali non bastava ad arginare il problema. Infatti, dopo due mesi di infusioni finanziarie massicce e continue, un ribasso dei tassi della FED (-0,5%) e la pausa nell'aumento dei tassi della BCE, nulla è cambiato. Attualmente i grandi istituti finanziari, in particolare americani, hanno cercato di guadagnare tempo nella speranza di un miglioramento della situazione, per i più ottimisti o i più ingenui, o più probabilmente per organizzare l'uscita dai loro bilanci del massimo possibile di perdite, trasferendole su altri operatori affinché la crisi fosse spalmata su tutti. Le banche americane sono naturalmente in prima linea su quest'affare poiché è il loro mercato che va in fumo. Ed il pool recentemente creato è l'indicatore che ci si avvicina ad una nuova scossa finanziaria, ancora più brutale di quella dell’agosto scorso, che il nostro gruppo anticipa tra novembre 2007 e febbraio 2008. Per LEAP/E2020, occorrerà attendere ancora un anno perché l'entità delle perdite generate dalla crisi dei "subprimes" e la sua amplificazione a causa dei CDOs possa essere misurata interamente. Durante questo tempo, assisteremo ad una crisi di fiducia crescente nel sistema finanziario americano (7) ed indirettamente anche sui sistemi finanziari occidentali. I margini di manovra al ribasso dei tassi della FED sono esauriti, a meno di vedere il dollaro US crollare letteralmente (8); un'opzione che ormai i partner economici degli Stati Uniti (europei in testa, e cinesi più con discrezione) prevedono e tentano di prevenire. Se nei numeri precedenti, abbiamo già in gran parte esposto nei dettagli le conseguenze prevedibili di questa crisi finanziaria sui partner degli Stati Uniti, detentori di attivi finanziari americani, è utile ricordare che l’impatto principale sarà negli Stati Uniti anche perchè quasi il 30% del debito americano è detenuto da operatori privati americani. Ritorneremo su quest'aspetto nella sequenza "sulla grande depressione US".
Notes :
(1) La crise systémique globale est justement le processus entraînant de la fin de cette situation avantageuse dont ont bénéficié les Etats-Unis depuis 50 ans.
(2) « Moody's cuts credit ratings on about 2000 subprime bonds », Wall Street Journal, 12/10/2007
(3) « Asset-backed paper falls for ninth straight week », MarketWatch/DowJones, 11/10/2007
(4) « What Citigroup did'nt say », MarketWatch/DowJones, 07/10/2007
(5) « Big banks, Treasury discuss help for securities markets », MarketWatch/DowJones, 13/10/2007
(6) On l'avait déjà constaté avec ses tentatives de prévenir une collision commerciale frontale entre
(7) « Lazy portfolios betting big overseas », MarketWatch/DowJones, 08/10/2007
(8) « Strong silence from US on dollar's weakness », International Herald Tribune, 10/10/2007
di Renaud FRANÇOIS 01/12/2007 (fonte diploweb, trad. di G.P.)
In base ai risultati che ha recentemente ottenuto in materia energetica, appare ovvio che Vladimir Putin, da judoka eccellente qual’ è, non ne ha dimenticato i fondamentali. Il 23 ed il 24 giugno 2007, gli stati derivati dalla disgregazione dell'Jugoslavia (Bosnia-Herzegovina, Croazia, Macedonia, Monténégro, Serbia e Slovenia) ed i loro vicini regionali (Albania, Bulgaria, Grecia e Romania) si sono riuniti a Zagabria per quello che è stato presentato come un primo vertice energetico dei Balcani. Nonostante gli sforzi importanti intrapresi dagli Stati Uniti nella regione nel corso dell'ultimo decennio per bandire la Russia da questa zona, i rappresentanti di questi paesi hanno deciso di stendere il tappeto rosso per un ospite speciale, V.Putin, permettendo così alla Russia di fare il suo ritorno in una regione che "fa parte" della sua storia. Alla vigilia della partenza del presidente russo per Zagabria, Roma aveva appena reso pubblica la sua intenzione di costruire con Mosca ciò che il Wall Street Journal presentava come un "gasdotto nel cuore dell'Europa". Questo annuncio, intervenuto meno di un mese dopo gli accordi energetici tra Gazprom e l'Austria, ha suonato le campane a morte del progetto Nabucco[1), ardentemente sostenuto dagli Stati Uniti che vedevano in questo progetto la possibilità di mantenere Mosca lontana della loro nuova sfera d'influenza in Europa del sud e del Sud-Est. Dopo Zagabria, il Presidente Putin si è recato ad Istanbul, in Turchia, per partecipare al vertice dell'organizzazione per la cooperazione del Mar Nero e difendere l'idea di contratti energetici a lungo termine. In meno di 72 ore, tutta la cartina energetica dell'Europa è stata ridefinita.
Il Valzer di Vienna
La Russia non ha perso tempo nel consolidare il vantaggio acquisito, dall'11 al 13 maggio, in occasione del vertice energetico di Turkmenbachy, Vladimir Poutine ed i suoi omologhi kazako e turcmeno, Noursoultan Nazarbaev e Gourbangouly Berdymoukhammedov, si sono decisi a lanciare un progetto per la creazione di un consorzio incaricato della costruzione di un gasdotto del Caspio. L'obiettivo di questo consorzio consiste, ponendo un nuovo troncone lungo illitorale orientale del Mar Caspio, nel portare il flusso del gasdotto in Asia centrale-centro 4 (Russia centrale), a 10 miliardi di m3 all'anno contro gli attuali 2 mld. Quanto al flusso del gasdotto Asia centrale centro 3 che collega le reti turcmena, uzbeka e kazaka alla rete russa, dovrà essere portato a 20 miliardi di m3 all'anno. Nel 2014, questi gasdotti dovrebbero essere in grado di trasportare annualmente verso la Russia fino a 90 miliardi di m3 di gas centrasiatico. Come sottolinea un esperto americano della regione, "la storia dirà che è nel maggio 2007 che le ambizioni energetiche dei paesi occidentali in Asia centrale sono crollate. Nel corso di questo mese, la Russia sembra avere azzerato i progetti occidentali d'importazione diretta delle risorse energetiche dell'Asia centrale. Questa sconfitta della strategia americana d'accesso diretto a riserve immense uccide nella culla gli sforzi simili intrapresi dall'Unione europea dal 2006". La Russia ha giocato la carta energetica per rompere il cordone sanitario realizzato da Washington. Tre eventi importanti hanno permesso a Mosca di rimettersi in sella nei Balcani. In primo luogo, la visita di Vladimir Putin a Vienna il 23 ed il 24 maggio scorsi. Audacemente presentata da un esperto americano come "il nuovo Anschluss", questa visita si è conclusa con la firma di un accordo tra l’impresa austriaca OMV ed il gigante Gazprom russo, che riguarda la cooperazione tra le due imprese per lo sviluppo, a Baumgarten vicino alla frontiera slovacca, di un polo gazifero in Europa centrale. Provenendo da un irritante vertice con l'Unione europea che si era tenuto il 17 ed il 18 maggio a Samara, il presidente Putin sembrava particolarmente risentito contro un'Ue accusata di cavillosità e al soldo di Washington. Mosca non ha mai nascosto la sua preferenza per le relazioni bilaterali con gli stati membri dell'Ue, in particolare con l'Austria, paese con il quale la Russia divide oltre quarant’anni di cooperazione energetica. Nel settembre 2007, Vienna ha firmato con Gazprom un contratto nel quale il gigante gazifero russo si impegna a fornire per i 20 anni a venire quasi l’80% dei suoi bisogni energetici annuali che ammontano a 9 miliardi di m3. Il polo gazifero di Baumgarten (la realizzazione del suo primo troncone è stata decisa nel corso di questa visita), avrà una capacità di stoccaggio di circa 2,5 miliardi di m3 e la sua costruzione, per un costo stimato di 260 milioni d'euro, sarà garantita da Gazprom. Dal 2011, dovrebbe costituire il secondo più grande centro di stoccaggio di gas in Europa centrale ed il più grande centro europeo di gestione dei transiti gaziferi. Per Wolfgang Ruttenstorfer, il direttore di OMV, quest'accordo costituisce "una nuova base nella cooperazione con Gazprom e rafforza significativamente la sicurezza degli approvvigionamenti gaziferi dell'Europa". Il suo omologo russo di Gazprom, Alexeï Miller, dichiara che "quest'accordo dimostra che la strategia della sua società corrisponde alle necessità di sviluppo del settore energetico dell'Ue". Oltre a queste parole che riassicurano, si potrebbe dire che la realtà sia sensibilmente diversa. L'assunzione di partecipazioni, a livello non rivelato, di Gazprom nelle attività di OMV a Baumgarten rafforzerà probabilmente la posizione del gigante russo sul mercato gazifero europeo. Esattamente l'opposto di ciò che Bruxelles, in nome dell'indipendenza energetica, cerca di evitare a tutti i costi. Recentemente l'Austria ha autorizzato Gazprom a prendere una partecipazione importante in attività molto lucrative di distribuzione di gas domestico a Salzburg e nelle province di Carinzia e di Styrie, cosa che rappresenta, in termini di popolazione, la metà delle nove province austriache. È il primo accordo di questo tipo per la Russia sul mercato europeo. Gazprom vende il suo gas al prezzo di 240 dollari ogni 1.000 m3 ed il consumatore austriaco lambda si vede fatturare la stessa quantità sui 1.000 dollari. Allo stesso tempo, fornitore e distributore, Gazprom guadagna sulle due tabelle. Ma lo scopo principale di Putin è quello rafforzare il ruolo di perno dell'Austria in materia di distribuzione del gas russo in direzione dell'Europa dell'Ovest (Germania, Francia ed Italia), dell'Europa centrale (Ungheria) e dei Balcani
(Slovenia e Croazia). Il volume di gas russo fatto affluire annualmente via Austria supera i 30 miliardi di m3; l'aspetto più importante dell'accordo russo-austriaco, è l'autorizzazione accordata a Gazprom di garantire direttamente il transito del suo gas via territorio austriaco. Secondo alcuni esperti americani, si potrebbe dire che Putin, con quest'accordo, abbia firmato la sentenza di morte del progetto américano-europeo del gasdotto alternativo Nabucco nel quale, ironia della storia, l'austriaco OMV poteva essere uno degli operatori principali. Questo progetto prevedeva di trasportare direttamente in Austria, da Erzurum in Turchia, il gas dell'Asia centrale, mettendo in cortocircuito il territorio
russo. I documenti firmati a Vienna attestano che Putin ha probabilmente convinto i suoi partner austriaci della capacità di Gazprom di garantire l'approvvigionamento dell'Europa centrale. Per i commentatori russi, la questione era chiara: "il futuro del Nabucco appare nero". Consolidato
dall'accordo di Turkmenbachy della metà maggio che incide nel marmo il ruolo preponderante e quasi esclusivo della Russia in materia di esportazioni gazifere dell'Asia centrale, il presidente Putin, nel corso della sua visita in Austria, ha guadagnato un successo innegabile. Con una posizione rafforzata sul mercato austriaco, un accesso diretto presso i consumatori europei, la certezza di potere utilizzare il territorio austriaco come base d'attacco verso altri mercati energetici europei, Gazprom si taglia la parte del leone e Putin può rallegrarsi del colpo assestato alla strategia americana nei balcani.
Nel cuore dell'Europa
La strategia americana che mira, in nome della sicurezza energetica, a federare i paesi europei contro la Russia non funziona più. La ragione è semplice. I paesi europei considerano sempre più Mosca come un partner commerciale. I loro investimenti in Russia sono aumentati del 180% nel corso del primo trimestre 2007 rispetto allo stesso periodo del 2006, ed ammontano già a 24,6 miliardi di dollari mentre gli investimenti americani stagnano a 364 milioni di dollari. Ruchir Sharma un esperto dei mercati emergenti presso Morgan Stanley Investimenti, sottolineava
recentemente in un'intervista a Newsweek, che "l'economia russa è allo stesso tempo statale e libera". Per lui, gli uomini di affari europei hanno compreso bene questa dualità e sanno perfettamente che i rendimenti dei capitali investiti in Russia sono particolarmente elevati.
Ha aggiunto inoltre che ciò che distingue la Russia degli altri paesi produttori di petrolio, è la qualità del suo capitale umano che stimola la transizione rapida di questo paese verso il club dei paesi sviluppati in termini di prosperità e di consumo. Così, contrariamente alle previsioni degli esperti americani, l’impresa British Petroleum ha deciso, nonostante una vertenza aperta sullo sfruttamento dei campi siberiani di Kovykta, di fare un'alleanza strategica con Gazprom piuttosto che di ritirarsi dal progetto vendendo la sua partecipazione del 63% nell’impresa Russia Petroleum. Come sottolinea il quotidiano tedesco, Der Spiegel, "le società internazionali scoprono che è quasi impossibile sopravvivere nell'ambiente russo senza un partner locale."
Questa sopravvivenza passa per un aiuto tecnologico fornito ai russi, detentori di riserve monetarie immense". Secondo questo quotidiano, "BP ha già ammortizzato il suo investimento di 8 miliardi di dollari in Russia e questa società non può permettersi il lusso di perdere un mercato che rappresenta il quarto delle riserve mondiali, la
metà della sua produzione ed il decimo dei suoi profitti... BP non è pronta a lasciare la Russia". Gli analisti strategici americani si rammaricano che le capitali europee non si coordinano più con Washington in materia di cooperazione energetica con Mosca. Andris Piebalgs, il commissario europeo all'energia, dichiarava recentemente a Radio Free Europa - Radio Liberty che non c'era nessuna ragione di dubitare dell'affidabilità della Russia come fornitore energetico. Ne va dei suoi interessi finanziari di rispettare le sue promesse ed "in questo settore, penso che (l'Ue) dobbiamo essere costruttivi", calcando anche per una rimozione delle sanzioni americane contro l'Iran poiché "questo paese possiede un potenziale fenomenale di riserve energetiche". Gli effetti di questi vari fattori sono combinati nell'accordo italo-russo annunciato alla vigilia della partenza di Vladimir Putin per Zagabria. Secondo i termini di quest'accordo, Gazprom e l'italiana ENI sono decise a costruire un nuovo gasdotto chiamato South Stream che, per un importo di 5,5 miliardi di dollari, dovrebbe permettere di trasportare annualmente, dalla Russia in Europa, fino a 30 miliardi di m3 di gas. Lunghezza di 900 chilometri (il suo punto di partenza è stato fissato a Beregovaïa), supererà il Mar Nero ad una profondità di 2 chilometri per raggiungere la Bulgaria da cui si dividerà in due rami che alimenteranno rispettivamente da un lato la Grecia e l'Italia del sud e dell'altro la Romania, l'Ungheria, la Slovenia ed il nord dell'Italia. E’ previsto anche un sotto-ramo che si biforca dall'Ungheria verso l'Austria. La Russia e l'Italia sono decise a condividerne i costi; i lavori, che dovrebbero iniziare ai primi del 2008, dovrebbero completarsi nel 2011.
Gli esperti americani hanno appena realizzato che non restano loro praticamente margini di manovra nella corsa alle riserve immense energetiche dell'Asia centrale. Privati dell’accesso alla fonte, constatano amaramente che Mosca è riuscita ad infiltrarsi attraverso il "cordone sanitario" che la diplomazia americana aveva con pazienza istituito nei Balcani.
L'arte del kuzushi[2)
Il presidente Vladimir Putin, in occasione del suo discorso di Zagabria, ha sottolineato l'importanza strategica di quest'ultimi sviluppi. Ha indicato il fatto che, dal 2006, eccetto 59 milioni di tonnellate di petrolio, la Russia fornisce più di 73 miliardi di m3 di gas ai paesi dell'Europa del sud e del Sud-Est (e questo equivale alla metà delle sue esportazioni verso l'Europa occidentale). Conseguenza logica di questo stato di fatto, il presidente russo desidera sviluppare partenariati che si basino sul principio "dell'equilibrio degli interessi". Esponendo le varie forme che potrebbe rivestire la cooperazione energetica russa - che vanno dalla vendita pura e semplice di gas allo sviluppo ed alla valorizzazione delle infrastrutture della zona dei Balcani -, ha annunciato una serie di progetti audaci sui quali la Russia vorrebbe pesare negli anni a venire: stoccaggio sotterraneo, sviluppo di una rete di distribuzione di gas in Macedonia, estensione di una rete di gasdotti in Albania, nel Kosovo e nel sud della Serbia, partecipazioni nel capitale delle imprese della regione, ammodernamento delle centrali elettriche, ricostruzione delle infrastrutture ereditate dall'era sovietica e la creazione di centri di transito regionali. Prendendo come esempio il settore dell'elettricità, ha sceverato rapidamente la sua visione di una rete elettrica europea, tanto all'ovest che al centro e al sud, interconnessa e sincronizzata con i sistemi elettrici dei paesi Baltici e di quelli della Comunità degli Stati Indipendenti. Secondo lui, questo progetto "permetterà di creare una vera rete per i paesi del bacino del Mar Nero collegando tutti i paesi europei di questa regione in un mercato comune dell'energia". Il quotidiano russo Kommersant ha così riassunto la situazione: "il gas arriverà in Europa da varie direzioni, tramite una rete di distribuzione efficiente, ma resterà esclusivamente nelle mani di Mosca o di un paese sul quale il Cremlino intende gelosamente conservare le sue prerogative ed esercitare un controllo rigoroso". L'essenziale del libro di Vladimir Putin gira attorno al kuzushi, l'arte di squilibrare il suo avversario. Su molte pagine con disegni e schemi esplicativi, il presidente russo spiega tutte le difficoltà e le finezze di questo metodo. Washington non ha finito di chiedersi quanti kuzushis riserva loro Vladimir Poutine da qui alla cadenza del suo mandato, nel marzo 2008. Fino all'ultimo giorno del suo mandato certamente egli meriterà il soprannome di “Gaspoutine” che gli era stato attribuito durante la crisi gazifera del gennaio 2006 con la quale, stringendo d’assedio l'Ucraina, aveva fatto temere alle cancellerie occidentali per gli approvvigionamenti gaziferi dell'Unione europea.
(1) nome del re di Babilonia, Nabuchodonosor II, che restaurò la rete d'irrigazione del suo regno.
(2) nel judo si chiama kuzushi il movimento che mira a squilibrare l'avversario.
di G. Duchini
La crisi attuale delle piccole e medie imprese, tornata alla cronaca per le truffe sui ‘derivati’, è la conseguenza di scelte ben precise nel regime delle autorizzazione dei Controllori della Consob e della Banca d’Italia. La responsabilità di tale crisi non è semplicemente lo specchio dell’inefficienza del sistema Italia, come si continua a ripetere nei mass media e da parte del Governatore Draghi di Bankitalia , è anzitutto il controllo pervasivo del Capitale Finanziario Usa, per il tramite dei suoi fiduciari italiani (in busta paga della banca d’affari Goldman Sachs)) ed inseriti ai massimi gradi degli Istituti del Controllo Istituzionale del Credito, che hanno permesso la diffusione dei ‘prodotti finanziari’, nati nei laboratori di ingegneria finanziaria d’oltre Atlantico, onde svuotare i Bilanci delle imprese attraverso un indebitamento spropositato, a seguito dei contratti dei ‘derivati,’ tutti a perdere per le imprese. Il sistema finanziario e bancario di riferimento (in Europa) che regola ed amministra le imprese è denominato con linguaggio criptico da addetto ai lavori, “bank oriented” che assume, nella intermediazione bancaria, il seguente significato: il finanziamento delle banche alle aziende “viene concesso in partecipazione del rischio, con la garanzia delle banche ai rischi di finanziamento delle imprese”. Di converso, nel sistema bancario italiano, si è creata una anomalia unica in Europa: le banche italiane hanno venduto la garanzia del rischio (sulle variazioni di interessi e cambi), come se rappresentassero la copertura del rischio; i piccoli imprenditori già fortemente esposti nei confronti del finanziamento bancario, si trovano a dover fronteggiare un vero e proprio pericolo proveniente dai derivati sottoscritti con gli istituti di credito, risultati veri e propri ‘bidoni,’ contratti fasulli, venduti da tutte le banche italiane con tacito assenso, praticamente autorizzate, dai controllori istituzionali, di Bankitalia ‘in primis.’
Quante sono le piccole medie imprese in difficoltà , a seguito dei contratti venduti dalle banche, non è dato di sapere, anche se si parla 50 mila imprese con valore pari a dieci miliardi di euro. Quello che è certo che si sono innalzati i livelli di rischio e di cessazione di attività delle aziende con la possibilità di veder sparire interi segmenti di produzione, sopravvissuti finora alla concorrenza dei mercati internazionali, con la conseguenza che le aziende sopravvissute alla ‘debacle’ finanziaria, ed alle turbolenze manovrate della finanza internazionale vengono messe sempre più a margini del mercato del profitto e della produttività. La finanza Usa erode sempre più i patrimoni delle imprese attraverso una strutturazione (nascondimento) sempre più complessa dei prodotti finanziari, le cui incidenze negative sull’economia vengono conosciute solo alla fonte: vere e proprie bombe a orologeria, rappresentate non solo da derivati, ma anche dai subprime, private equity; un gioco finanziario coperto, dagli istituti finanziari Usa (ed in particolare dalle banche d’affari) e dato in (com)missione alle banche italiane e, attraverso le quali, rifornirsi della massa di liquidità finanziaria da bruciare nella fucina della competizione, onde garantire un livello di produttività (quello Usa), nel controllo dei mercati internazionali. La sottrazione del potere d’acquisto alle imprese, realizzata in modo subdolo, con le garanzie delle Istituzioni (bancarie), svuota i patrimoni aziendali con particolare ‘accanimento terapeutico nei confronti delle piccole imprese. Del resto, i ‘derivati’ sono copertura di rischi (non coperti) e certi nel loro verificarsi; un indebitamento d’impresa contratto per garanzie di rischi di svalutazione del patrimonio, risultando a fine contratto, una svalorizzazione dello stesso patrimonio, dovuto ad un nuovo indebitamento nei confronti della banca.
Nell’esperienza italiana del ‘dopo mani pulite’, la classe politica sopravvissuta (in prevalenza piciista), dopo aver svenduto a prezzi stracciati un intero sistema industriale, a colpi di svalutazione della lira nel ’92, all’epoca dei governi Amato ed in accordo con l’allora presidente dell’Iri Prodi (con Draghi Direttore del Tesoro), ha proseguito e favorito le svendite dei patrimoni industriali, con l’aiuto trasversale delle destre, in maniera molto particolare; non potendo più procedere alla svalutazione della moneta, con l’ingresso della lira nella zona Euro, si sono creati nuovi metodi di svalutazione patrimoniale: i prodotti finanziari, immessi in modo massiccio in questi ultimi anni nelle imprese, hanno sostituito la svalutazione della moneta degli anni Novanta e continuato con ciò quella dismissione industriale. Di recente (2005) , l’introduzione in Europa dei “Principi Contabili Internazionali (Ias),” vera e propria architrave dei nuovi criteri di valutazione del Patrimonio delle imprese, hanno rappresentato, non un semplice adeguamento di contabilità del bilancio delle imprese europee a quelle Usa (si veda a questo proposito il mio articolo apparso sul blog del 31 marzo 2007), ma una sostanziale ‘legalizzazione’ di una prassi già da tempo consolidata con l’inserimento in Bilancio di prodotti finanziari con maggiore pervasività rispetto al passato. I nuovi principi di valutazione adottati nei criteri del “fair value e present value,” valutazioni secondo la logica delle aspettative di mercato (la fantomatica mano invisibile) a cui mirano le “potenziali controparti:” controparti non alla pari, ma nell’interesse primario di chi controlla e trasforma il prodotto finanziario e con maggiore capacità di intrusione nel patrimonio aziendale, scardinandolo dall’interno e disarticolandolo, nell’equilibrio tra finanziamento ed investimento (secondo i sacri principi ragionieristici) e svuotandolo di valore, nell’apparente logica della concorrenza del mercato (finanziario). Si pensi a questo proposito agli effetti che stanno producendo i ‘derivati e collaterali’ nei confronti dell’unica realtà italiana residua, quella delle piccole-medie imprese: una realtà invidiata, nel passato, grazie alle capacità di adattamento e di inserimento nei ‘segmenti’ di produzione, rimasti scoperti nella divisione internazionale del lavoro.
novembre ‘07
Pierre Verluise, specialista di géopolitica (fonte diploweb.com, trad. di G.P.)
L'11 settembre 2007, il ministro della difesa Hervé Morin ha cominciato pubblicamente a riflettere sul possibile ritorno della Francia nella struttura militare integrata della Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO). Presa di posizione che annullerebbe la decisione presa dal generale di Gaulle nel marzo 1966. Lasciando la struttura militare integrata della NATO,
Le posizioni difese da Parigi all'inizio degli anni 1990
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Fin dal 2003, il mercato alla guerra in Iraq è l'occasione di una nuova dimostrazione dell'attrattiva degli Stati Uniti. Gli stati membri o candidati alla NATO e/o all'Ue manifestano il loro sostegno alla strategia di Washington con "La lettera degli otto paesi dell'Europa per un fronte unito in Iraq", il 30 gennaio 2003 e "
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