RIPENSARE MARX

ANTIEGEMONISMO E NUOVE PROSPETTIVE DI LOTTA CONTRO IL CAPITALISMO

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giovedì, 27 dicembre 2007

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

SULLA DEMOCRAZIA di giusrepa

Oggi ci vorrebbe un nuovo Demostene ma purtroppo non c’è . A suo tempo Demostene , si è battuto per la libertà mettendo in guardia i greci dal pericolo macedone.

All’epoca Nessuno ascoltò Demostene, anzi molti lo considerarono un miope ed ambizioso retore confinato nelle angustie locali, che non guardò al futuro.

Al contrario Demostene che aveva guardato più in la degli altri, aveva capito che la continua lotta interna delle polis non faceva altro che rafforzare Filippo.

Oggi in Europa, in Italia, nel mondo, il pericolo maggiore è l’impero americano importatore di Democrazia, distruttore delle culture, e mondializzatore delle civiltà.

Come al tempo di Demostene le varie polis litigavano inutilmente fra loro, spianando in tal modo la strada a Filippo, allo stesso modo oggi le varie chiesuole marxiste, anarchiche, e terzomondiste si accusano a vicenda e litigano come vecchie bisbetiche, mentre l’avanzata ideocratica dell’Impero americano si fa sempre più allarmante. La loro sostanziale arretratezza culturale figlia della mancanza di un dibattito teorico reale, le rende incapaci di comprendere il pericolo di una vittoria totale dell’impero.

Se l’impero americano riuscirà nella sua opera di importazione della “democrazia”, il mondo cadrà nel buio più totale, il dibattito filosofico sarà confinato nella cassetto degli attrezzi usati, sostituito da un vuoto spirituale, riempito da orde di consumatori inebetiti dagli apparati mediatico televisivi, nuovo vangelo dell’ideocrazia imperiale.

L’apatia e l’odio generati dall’alienazione mercantile, saranno più forti che mai, il che renderà gli uomini nemici di se stessi.

In questo scenario apparentemente ricco e opulento, si nasconde un vuoto desertico di apatia e solitudine.

Il calore della filosofia che sveglia gli animi addormentati, sarà sostituito dal freddo della scienza che li intorpidisce.

Tuttavia, al contrario di quello che si potrebbe pensare, sono fiducioso, perché come nella Divina Commedia Ulisse diceva ai compagni: "... Non vogliate negar l’esperienza di retro al sol, del mondo sanza gente. Considerate la vostra semenza fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza".

Per quanto il circo mediatico occidentale cerchi di calpestare ogni dissenso sul nascere, non riuscirà mai completamente nella sua opera.

Nessuna dittatura è eterna e totale, poichè l’uomo è di sua natura un animale sociale e libero, e nessun mezzo di tortura, dall’Inquisizione spagnola alla nuova Inquisizione giornalistica che mette al rogo gli intellettuali dissidenti, riuscirà mai a far tacere il desiderio di libertà dell’uomo.

Il compito degli uomini liberi, che ancora pensano con la loro testa, è quello di impegnarsi a creare un fronte unito per la libertà.

Il nuovo fronte deve opporsi alla liberaldemocrazia odierna, nient’altro che la rappresentazione politica del mercato, dove ogni lobby di potere “acquista” letteralmente la democrazia come una qualsiasi merce.

Si deve invece sostenere la vera democrazia, quella degli antichi greci, la democrazia intesa come autogoverno politico e autogestione economica, non come spettacolo folkloristico e pagliaccesco di plebi elettorali ammaestrate.

Si deve combattere la guerra imperialistica, e sostenere senza indugi, tutti i popoli che resistono all’aggressione imperialistica.

Non è nostro compito impartire lezioni alla resistenza, fare differenziazioni fra laica e religiosa,violenta o non violenta, Intifada o Kamikaze. La resistenza è sempre legittima quando un popolo è sotto occupazione.

So che molti condannano i kamikaze e le loro azioni. Se noi guardiamo i kamikaze con la nostra mentalità occidentale non possiamo che condannarli. Ma dobbiamo rovesciare la questione: forse sono stati i kamikaze a iniziare la guerra? Forse sono stati Hamas o Hezbollah a invadere rispettivamente il Libano e la Palestina? No, allora la loro resistenza è legittima.

Mi si potrà comunque obbiettare che la resistenza si potrebbe attuare con le armi, come i nostri partigiani nel 1943. Ma, rispondo io, forse i resistenti possiedono armi potenti come i loro invasori? Forse essi possiedono bombe al fosforo bianco,all’uranio impoverito , razzi a lunga gittata. No ovviamente, dunque la loro unica arma è il loro corpo, corpo che sacrificano in nome della libertà.

Non mi si fraintenda non sono a favore degli attentati contro sinagoghe, chiese e moschee, cosa che ritengo inaccettabile.

Ritengo inaccettabili e dunque sostanzialmente un crimine, anche l’attacco alle Torri Gemelle e i recenti avvenimenti in Algeria dove sono morti poveri innocenti.

Ma sono ben conscio della differenza fra terroristi e resistenti, cosa che i media non fanno.

Il compito degli uomini liberi non ancora intorpiditi dagli strumenti del potere, è quello di costruire una terza forza, ne rossa ne bruna, anticapitalista, antimperialista ed antiegemonista in grado di dare anche un piccolo supporto alla resistenza dei popoli oppressi.

Forse diranno che è da utopisti cercare di cambiare il mondo, che il mercato  con tutti i suoi difetti è comunque il migliore dei mondi possibile, e che ogni tentativo di costruire una società diversa è irragionevole.

A costoro io rispondo con un aforisma di George Bernard Shaw: L'uomo ragionevole adatta se stesso al mondo, quello irragionevole insiste nel cercare di adattare il mondo a se stesso. Così il progresso dipende dagli uomini irragionevoli.

 

postato da: RIPENSAREMARX alle ore 06:42 | link | commenti
categorie: usa , filosofia
lunedì, 22 ottobre 2007

SUL PENSIERO DI EMANUELE SEVERINO di M. Tozzato

Eppure Emanuele Severino è un grande pensatore, la forza logica delle sue argomentazioni ci colpisce sempre, la sua cultura in campo filosofico, letterario,  religioso si dimostra spesso strabiliante. Anche riguardo al marxismo è necessario considerare con ammirazione le parti ad esso dedicate nei libri, di qualche anno fa, intitolati Gli abitatori del tempo e Techne . Sul Corriere del 18.10.2007 Armando Torno ha scritto un articolo di presentazione dell’ultimo libro del grande filosofo - pubblicato da Adelphi col titolo Oltrepassare - ennesimo sviluppo del suo pensiero avviato con il saggio La struttura originaria nel lontano 1958. Alcuni anni fa ho sentito dei  filosofi di professione avvicinare il pensiero di Severino al buddhismo, probabilmente a causa delle presenza in entrambi i discorsi della dicotomia verità relativa – verità assoluta. Questi ragionamenti mi procurarono una notevole sensazione di stupore. Nel buddhismo (in particolare in quello che fa riferimento al Grande Veicolo ) la verità relativa (samsara ) corrisponde essenzialmente alla realtà empirica che sperimentiamo quotidianamente in quanto esseri umani “comuni” mentre la verità assoluta è la Vacuità (Sunyata) che in termini “positivi”, ad uso delle correnti devozionali, corrisponde alla beatitudine del Nirvana. Ma il buddhismo è essenzialmente una dottrina morale e soteriologica, è la variante orientale più importante delle dottrine greche della cura dell’anima di matrice socratico-platonica, mentre in termini ontologici e speculativi può essere considerato un nichilismo  radicale  (e non solo “passivo” come affermava Deleuze) perché la “vacuità” non è altro che la realtà empirica “normale” quando venga totalmente interrogata riguardo al senso, al suo significato. Nell’infinito (meglio forse “indefinito”) fluire degli eventi le cose vengono annientate in continuazione e l’unico significato che noi possiamo attribuire agli eventi stessi non è altro che una aggiunta antropomorfica non pertinente, giustificata solo dalla nostra volontà di esistere in quanto “animali razionali” bisognosi, più che desiderosi, di darsi un fine, un senso, delle norme nell’agire, nel pensare e nel giudicare. L’articolo di Torno non chiarisce abbastanza, secondo me, se nel suo ultimo libro Severino ha sviluppato idee fondamentali nuove perciò debbo ancora fare riferimento alle mie attuali conoscenze riguardo all’autore. Proviamo, comunque, a riportare un  passaggio dell’articolo che  ci dà, forse, qualche indicazione:<<Attraverso queste pagine si comprende come “il cambiamento – il divenire – non può essere la creazione e l’annientamento delle cose, che sono eterne”; anzi ogni mutare si dovrebbe intendere come “il sopraggiungere mai compiuto degli eterni nell’eterna luce dell’uomo”. Di più, ribadisce nel nostro colloquio, sillabando: “Nel sopraggiungere gli eterni sono oltrepassati e insieme totalmente conservati. Tutta questa nostra vita è destinata a essere oltrepassata e conservata in ognuno di noi”>> Non si tratta quindi del superamento del “principio di individuazione” in un eternità divina in cui ci si compenetri come nel Brahman – Atman induista e nemmeno della continuazione della nostra esistenza personale in un oltremondo dentro un simulacro corporeo       che è essenzialmente parte dello spirito dell’Essere Supremo, come nel Cristianesimo, ma dell’eternità di tutti gli enti che si succedono nel tempo (nella forma di eventi ipostatizzati). E allora non si potrà più dire al piccolo ( o grande) padrone, all’arricchito che in pochi anni ha accumulato decine di appartamenti, e grandi fortune in terreni e tesori finanziari, che nell’al di là non è possibile portarsi tutto quello che si riesce ad accumulare in vita, perché Severino ci ha svelato che noi non moriamo, che siamo eterni, ma che anche i nostri beni sono destinati ad un infinita esistenza, che ciò che abbiamo ora lo avremo per l’eternità anche se certo pure quello che perderemo domani sarà perso “per l’eternità”. Ma in questo eterno flusso potremo riprovarci e sicuramente ce la faremo, od almeno, gli imprenditori più bravi, più “ladri” e più corrotti ce la faranno senz’altro e sarà un “eterno trionfo”. Questa filosofia che - e Severino non lo nasconde come del resto lo rivela la Chiesa con i suoi numerosi attacchi al filosofo   – vorrebbe essere quasi una nuova religione è in realtà la più raffinata ideologia dei ceti medi in questa società capitalistica, post-borghese e post-proletaria, che G. La Grassa chiama “società dei funzionari (privati e pubblici) del capitale”. Il ceto medio, con svariati e molto diversificati livelli di reddito, costituisce la gran massa della popolazione delle società capitalistiche a livello avanzato, europee, americane ed asiatiche; massa che è egemonizzata dagli agenti strategici delle  classi dominanti del paese centrale e dei paesi con esso in concorrenza. Le forme ideologiche che contribuiscono a sviluppare e conservare questa egemonia sono numerose e utilizzano “tecniche” diverse. Purtroppo anche quelle che vengono spesso considerate delle produzioni intellettuali valide ed elevate in relazione all’epoca storica in cui maturano partecipano per lo più  di questo meccanismo.

 

Mauro Tozzato                        19.10.2007   

postato da: RIPENSAREMARX alle ore 06:31 | link | commenti (1)
categorie: filosofia
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