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martedì, 11 dicembre 2007

GAZPROM E PUTIN CONQUISTANO IL CUORE DELL'EUROPA

di Renaud FRANÇOIS 01/12/2007 (fonte diploweb, trad. di G.P.)

Nel 2004, il presidente russo, Vladimir Poutine, dava alle stampe con Vassili Chestakov ed Alexeï Levitski, un libro intitolato storia, teoria e pratica del judo. Vi descriveva come, "con un minimo di sforzi ottenendo un effetto massimo", si può squilibrare un avversario più potente e più forte. Anziché resistere all'attacco dell'avversario, basta coprirsi fino all'ultimo secondo perché quest'ultimo, improvvisamente privato di resistenza, si trovi a terra, portato via dal suo slancio.
In base ai risultati che ha recentemente ottenuto in materia energetica, appare ovvio che Vladimir Putin, da judoka eccellente qual’ è, non ne ha dimenticato i fondamentali. Il 23 ed il 24 giugno 2007, gli stati derivati dalla disgregazione dell'Jugoslavia (Bosnia-Herzegovina, Croazia, Macedonia, Monténégro, Serbia e Slovenia) ed i loro vicini regionali (Albania, Bulgaria, Grecia e Romania) si sono riuniti a Zagabria per quello che è stato presentato come un primo vertice energetico dei Balcani. Nonostante gli sforzi importanti intrapresi dagli Stati Uniti nella regione nel corso dell'ultimo decennio per bandire la Russia da questa zona, i rappresentanti di questi paesi hanno deciso di stendere il tappeto rosso per un ospite speciale, V.Putin, permettendo così alla Russia di fare il suo ritorno in una regione che "fa parte" della sua storia. Alla vigilia della partenza del presidente russo per Zagabria, Roma aveva appena reso pubblica la sua intenzione di costruire con Mosca ciò che il Wall Street Journal presentava come un "gasdotto nel cuore dell'Europa". Questo annuncio, intervenuto meno di un mese dopo gli accordi energetici tra Gazprom e l'Austria, ha suonato le campane a morte del progetto Nabucco[1), ardentemente sostenuto dagli Stati Uniti che vedevano in questo progetto la possibilità di mantenere Mosca lontana della loro nuova sfera d'influenza in Europa del sud e del Sud-Est. Dopo Zagabria, il Presidente Putin si è recato ad Istanbul, in Turchia, per partecipare al vertice dell'organizzazione per la cooperazione del Mar Nero e difendere l'idea di contratti energetici a lungo termine. In meno di 72 ore, tutta la cartina energetica dell'Europa è stata ridefinita.
Il Valzer di Vienna
La Russia non ha perso tempo nel consolidare il vantaggio acquisito, dall'11 al 13 maggio, in occasione del vertice energetico di Turkmenbachy, Vladimir Poutine ed i suoi omologhi kazako e turcmeno, Noursoultan Nazarbaev e Gourbangouly Berdymoukhammedov, si sono decisi a lanciare un progetto per la creazione di un consorzio incaricato della costruzione di un gasdotto del Caspio. L'obiettivo di questo consorzio consiste, ponendo un nuovo troncone lungo illitorale orientale del Mar Caspio, nel portare il flusso del gasdotto in Asia centrale-centro 4 (Russia centrale), a 10 miliardi di m3 all'anno contro gli attuali 2 mld. Quanto al flusso del gasdotto Asia centrale centro 3 che collega le reti turcmena, uzbeka e kazaka alla rete russa, dovrà essere portato a 20 miliardi di m3 all'anno. Nel 2014, questi gasdotti dovrebbero essere in grado di trasportare annualmente verso la Russia fino a 90 miliardi di m3 di gas centrasiatico. Come sottolinea un esperto americano della regione, "la storia dirà che è nel maggio 2007 che le ambizioni energetiche dei paesi occidentali in Asia centrale sono crollate. Nel corso di questo mese, la Russia sembra avere azzerato i progetti occidentali d'importazione diretta delle risorse energetiche dell'Asia centrale. Questa sconfitta della strategia americana d'accesso diretto a riserve immense uccide nella culla gli sforzi simili intrapresi dall'Unione europea dal 2006".  La Russia ha giocato la carta energetica per rompere il cordone sanitario realizzato da Washington. Tre eventi importanti hanno permesso a Mosca di rimettersi in sella nei Balcani. In primo luogo, la visita di Vladimir Putin a Vienna il 23 ed il 24 maggio scorsi. Audacemente presentata da un esperto americano come "il nuovo Anschluss", questa visita si è conclusa con la firma di un accordo tra l’impresa austriaca OMV ed il gigante Gazprom russo, che riguarda la cooperazione tra le due imprese per lo sviluppo, a Baumgarten vicino alla frontiera slovacca, di un polo gazifero in Europa centrale. Provenendo da un irritante vertice con l'Unione europea che si era tenuto il 17 ed il 18 maggio a Samara, il presidente Putin sembrava particolarmente risentito contro un'Ue accusata di cavillosità e al soldo di Washington. Mosca non ha mai nascosto la sua preferenza per le relazioni bilaterali con gli stati membri dell'Ue, in particolare con l'Austria, paese con il quale la Russia divide oltre quarant’anni di cooperazione energetica. Nel settembre 2007, Vienna ha firmato con Gazprom un contratto nel quale il gigante gazifero russo si impegna a fornire per i 20 anni a venire quasi l’80% dei suoi bisogni energetici annuali che ammontano a 9 miliardi di m3. Il polo gazifero di Baumgarten (la realizzazione del suo primo troncone è stata decisa nel corso di questa visita), avrà una capacità di stoccaggio di circa 2,5 miliardi di m3 e la sua costruzione, per un costo stimato di 260 milioni d'euro, sarà garantita da Gazprom. Dal 2011, dovrebbe costituire il secondo più grande centro di stoccaggio di gas in Europa centrale ed il più grande centro europeo di gestione dei transiti gaziferi. Per Wolfgang Ruttenstorfer, il direttore di OMV, quest'accordo costituisce "una nuova base nella cooperazione con Gazprom e rafforza significativamente la sicurezza degli approvvigionamenti gaziferi dell'Europa". Il suo omologo russo di Gazprom, Alexeï Miller, dichiara che "quest'accordo dimostra che la strategia della sua società corrisponde alle necessità di sviluppo del settore energetico dell'Ue". Oltre a queste parole che riassicurano, si potrebbe dire che la realtà sia sensibilmente diversa. L'assunzione di partecipazioni, a livello non rivelato, di Gazprom nelle attività di OMV a Baumgarten rafforzerà probabilmente la posizione del gigante russo sul mercato gazifero europeo. Esattamente l'opposto di ciò che Bruxelles, in nome dell'indipendenza energetica, cerca di evitare a tutti i costi. Recentemente l'Austria ha autorizzato Gazprom a prendere una partecipazione importante in attività molto lucrative di distribuzione di gas domestico a Salzburg e nelle province di Carinzia e di Styrie, cosa che rappresenta, in termini di popolazione, la metà delle nove province austriache. È il primo accordo di questo tipo per la Russia sul mercato europeo. Gazprom vende il suo gas al prezzo di 240 dollari ogni 1.000 m3 ed il consumatore austriaco lambda si vede fatturare la stessa quantità sui 1.000 dollari. Allo stesso tempo, fornitore e distributore, Gazprom guadagna sulle due tabelle. Ma lo scopo principale di Putin è quello rafforzare il ruolo di perno dell'Austria in materia di distribuzione del gas russo in direzione dell'Europa dell'Ovest (Germania, Francia ed Italia), dell'Europa centrale (Ungheria) e dei Balcani
(Slovenia e Croazia). Il volume di gas russo fatto affluire annualmente via Austria supera i 30 miliardi di m3; l'aspetto più importante dell'accordo russo-austriaco, è l'autorizzazione accordata a Gazprom di garantire direttamente il transito del suo gas via territorio austriaco. Secondo alcuni esperti americani, si potrebbe dire che Putin, con quest'accordo, abbia firmato la sentenza di morte del progetto américano-europeo del gasdotto alternativo Nabucco nel quale, ironia della storia, l'austriaco OMV poteva essere uno degli operatori principali. Questo progetto prevedeva di trasportare direttamente in Austria, da Erzurum in Turchia, il gas dell'Asia centrale, mettendo in cortocircuito il territorio
russo. I documenti firmati a Vienna attestano che Putin ha probabilmente convinto i suoi partner austriaci della capacità di Gazprom di garantire l'approvvigionamento dell'Europa centrale. Per i commentatori russi, la questione era chiara: "il futuro del Nabucco appare nero". Consolidato
dall'accordo di Turkmenbachy della metà maggio che incide nel marmo il ruolo preponderante e quasi esclusivo della Russia in materia di esportazioni gazifere dell'Asia centrale, il presidente Putin, nel corso della sua visita in Austria, ha guadagnato un successo innegabile. Con una posizione rafforzata sul mercato austriaco, un accesso diretto presso i consumatori europei, la certezza di potere utilizzare il territorio austriaco come base d'attacco verso altri mercati energetici europei, Gazprom si taglia la parte del leone e Putin può rallegrarsi del colpo assestato alla strategia americana nei balcani.
Nel cuore dell'Europa
La strategia americana che mira, in nome della sicurezza energetica, a federare i paesi europei contro la Russia non funziona più. La ragione è semplice. I paesi europei considerano sempre più Mosca come un partner commerciale. I loro investimenti in Russia sono aumentati del 180% nel corso del primo trimestre 2007 rispetto allo stesso periodo del 2006, ed ammontano già a 24,6 miliardi di dollari mentre gli investimenti americani stagnano a 364 milioni di dollari. Ruchir Sharma un esperto dei mercati emergenti presso Morgan Stanley Investimenti, sottolineava
recentemente in un'intervista a Newsweek, che "l'economia russa è allo stesso tempo statale e libera". Per lui, gli uomini di affari europei hanno compreso bene questa dualità e sanno perfettamente che i rendimenti dei capitali investiti in Russia sono particolarmente elevati.
Ha aggiunto inoltre che ciò che distingue la Russia degli altri paesi produttori di petrolio, è la qualità del suo capitale umano che stimola la transizione rapida di questo paese verso il club dei paesi sviluppati in termini di prosperità e di consumo. Così, contrariamente alle previsioni degli esperti americani, l’impresa British Petroleum ha deciso, nonostante una vertenza aperta sullo sfruttamento dei campi siberiani di Kovykta, di fare un'alleanza strategica con Gazprom piuttosto che di ritirarsi dal progetto vendendo la sua partecipazione del 63% nell’impresa Russia Petroleum. Come sottolinea il quotidiano tedesco, Der Spiegel, "le società internazionali scoprono che è quasi impossibile sopravvivere nell'ambiente russo senza un partner locale."
Questa sopravvivenza passa per un aiuto tecnologico fornito ai russi, detentori di riserve monetarie immense". Secondo questo quotidiano, "BP ha già ammortizzato il suo investimento di 8 miliardi di dollari in Russia e questa società non può permettersi il lusso di perdere un mercato che rappresenta il quarto delle riserve mondiali, la
metà della sua produzione ed il decimo dei suoi profitti... BP non è pronta a lasciare la Russia". Gli analisti strategici americani si rammaricano che le capitali europee non si coordinano più con Washington in materia di cooperazione energetica con Mosca. Andris Piebalgs, il commissario europeo all'energia, dichiarava recentemente a Radio Free Europa - Radio Liberty che non c'era nessuna ragione di dubitare dell'affidabilità della Russia come fornitore energetico. Ne va dei suoi interessi finanziari di rispettare le sue promesse ed "in questo settore, penso che (l'Ue) dobbiamo essere costruttivi", calcando anche per una rimozione delle sanzioni americane contro l'Iran poiché "questo paese possiede un potenziale fenomenale di riserve energetiche". Gli effetti di questi vari fattori sono combinati nell'accordo italo-russo annunciato alla vigilia della partenza di Vladimir Putin per Zagabria. Secondo i termini di quest'accordo, Gazprom e l'italiana ENI sono decise a costruire un nuovo gasdotto chiamato South Stream che, per un importo di 5,5 miliardi di dollari, dovrebbe permettere di trasportare annualmente, dalla Russia in Europa, fino a 30 miliardi di m3 di gas. Lunghezza di 900 chilometri (il suo punto di partenza è stato fissato a Beregovaïa), supererà il Mar Nero ad una profondità di 2 chilometri per raggiungere la Bulgaria da cui si dividerà in due rami che alimenteranno rispettivamente da un lato la Grecia e l'Italia del sud e dell'altro la Romania, l'Ungheria, la Slovenia ed il nord dell'Italia. E’ previsto anche un sotto-ramo che si biforca dall'Ungheria verso l'Austria. La Russia e l'Italia sono decise a condividerne i costi; i lavori, che dovrebbero iniziare ai primi del 2008, dovrebbero completarsi nel 2011.
Gli esperti americani hanno appena realizzato che non restano loro praticamente margini di manovra nella corsa alle riserve immense energetiche dell'Asia centrale. Privati dell’accesso alla fonte, constatano amaramente che Mosca è riuscita ad infiltrarsi attraverso il "cordone sanitario" che la diplomazia americana aveva con pazienza istituito nei Balcani.
L'arte del kuzushi[2)
Il presidente Vladimir Putin, in occasione del suo discorso di Zagabria, ha sottolineato l'importanza strategica di quest'ultimi sviluppi. Ha indicato il fatto che, dal 2006, eccetto 59 milioni di tonnellate di petrolio, la Russia fornisce più di 73 miliardi di m3 di gas ai paesi dell'Europa del sud e del Sud-Est (e questo equivale alla metà delle sue esportazioni verso l'Europa occidentale). Conseguenza logica di questo stato di fatto, il presidente russo desidera sviluppare partenariati che si basino sul principio "dell'equilibrio degli interessi". Esponendo le varie forme che potrebbe rivestire la cooperazione energetica russa - che vanno dalla vendita pura e semplice di gas allo sviluppo ed alla valorizzazione delle infrastrutture della zona dei Balcani -, ha annunciato una serie di progetti audaci sui quali la Russia vorrebbe pesare negli anni a venire: stoccaggio sotterraneo, sviluppo di una rete di distribuzione di gas in Macedonia, estensione di una rete di gasdotti in Albania, nel Kosovo e nel sud della Serbia, partecipazioni nel capitale delle imprese della regione, ammodernamento delle centrali elettriche, ricostruzione delle infrastrutture ereditate dall'era sovietica e la creazione di centri di transito regionali. Prendendo come esempio il settore dell'elettricità, ha sceverato rapidamente la sua visione di una rete elettrica europea, tanto all'ovest che al centro e al sud, interconnessa e sincronizzata con i sistemi elettrici dei paesi Baltici e di quelli della Comunità degli Stati Indipendenti. Secondo lui, questo progetto "permetterà di creare una vera rete per i paesi del bacino del Mar Nero collegando tutti i paesi europei di questa regione in un mercato comune dell'energia". Il quotidiano russo Kommersant ha così riassunto la situazione: "il gas arriverà in Europa da varie direzioni, tramite una rete di distribuzione efficiente, ma resterà esclusivamente nelle mani di Mosca o di un paese sul quale il Cremlino intende gelosamente conservare le sue prerogative ed esercitare un controllo rigoroso". L'essenziale del libro di Vladimir Putin gira attorno al kuzushi, l'arte di squilibrare il suo avversario. Su molte pagine con disegni e schemi esplicativi, il presidente russo spiega tutte le difficoltà e le finezze di questo metodo. Washington non ha finito di chiedersi quanti kuzushis riserva loro Vladimir Poutine da qui alla cadenza del suo mandato, nel marzo 2008. Fino all'ultimo giorno del suo mandato certamente egli meriterà il soprannome di “Gaspoutine” che gli era stato attribuito durante la crisi gazifera del gennaio 2006 con la quale, stringendo d’assedio l'Ucraina, aveva fatto temere alle cancellerie occidentali per gli approvvigionamenti gaziferi dell'Unione europea.

(1) nome del re di Babilonia, Nabuchodonosor II, che restaurò la rete d'irrigazione del suo regno.
(2) nel judo si chiama kuzushi il movimento che mira a squilibrare l'avversario.

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categorie: europa, geopolitica, gazprom, eni
venerdì, 26 ottobre 2007

LA BATTAGLIA PER IL GAS TURCMENO E' APPENA COMINCIATA - ULTIMA PARTE

Hélène Rousselot,

responsabile « Asia Centrale » della rivista on-line Regard sur l’Est (www.regard-est.com)

Trad. di G.P.

 

L'Iran, un acquirente, fuori dalla CSI

 

Le esportazioni Turcmene verso l'Iran erano  nel 2005 pari a 5,8 miliardi di m3  ma dovevano arrivare fino ad 8 miliardi di m3 nel 2006. E’ con l’unico gasdotto non controllato dalla Russia, Korpedje-Kourt-Koui, poi completato dalla sezione Artyk-Loftabad nel 2000, che l'Iran riceve questo gas. La sua capacità è limitata a 13 miliardi di m3 per anno (xiv) o a 4 secondo altri fonti (xv). E’ stato messo in funzione nel 1997, quando le consegne verso la Russia erano state sospese in seguito alla vertenza tra Achkhabad e Gazprom. Tale atto aveva costituito un primo segno della volontà di Turkmenbachi di differenziare le vie d'inoltro del suo gas.

 

.... subito tallonata dalla Cina?

 

Ma il più grande cliente potenziale e concorrente della Russia è la Cina arrivata inTurkmenbachi, nella primavera del 2006. I colloqui si erano portati sulle consegne di gas alla Cina e sulla costruzione di un gasdotto che collega i due paesi. Le fonti d'informazione russofone divergono quanto alla firma di un accordo per queste consegne. Secondo una di esse, un Accordo generale sarebbe stato concluso per la fornitura di 30 miliardi di m3 all'anno (cioè quasi la metà della produzione annuale del Turkmenistan), la costruzione di un gasdotto a partire dal 2009 e la prospezione di siti lungo Amou Daria da parte di imprese cinesi. Altre fonti affermano in compenso che la disposizione del gasdotto non è stata definita e che nessun contratto di vendita di gas è stato firmato. Secondo queste stesse fonti, l'Accordo generale prevedeva che queste questioni avrebbero dovuto essere regolate entro il 31 dicembre 2006. Del resto, la settimana precedente la scomparsa di S. Niazov, il presidente kazako, Noursoultan Nazarbaev era a Pechino per evocare la disposizione di due gasdotti destinati ad alimentare la Cina di gas dell'Asia centrale, essendo uno di questi il gasdotto Turkmenistan-Cina, che attraversa il Kazachstan. Questo progetto potrebbe tuttavia realizzarsi poiché da parte cinese, il progetto di costruzione di un gasdotto che trasporta il gas dei giacimenti dalla riva destra dello Amou-Daria alla provincia del Guandong è confermato e che il presidente turcmeno avrebbe annunciato nel corso di una riunione del suo governo nel mese d'aprile 2007 che si trattava di una priorità del paese. E se la Russia teme una diminuzione dei suoi approvvigionamenti in provenienza dal Turkmenistan a profitto della Cina, quest'ultima si pone gli stessi interrogativi di fronte al quasi monopolio russo delle esportazioni dell'oro blu turcmeno.

 

Gli altri progetti di gasdotti: i tentativi di aggiramento della Russia

 

Nell'autunno 2006, S. Niazov annunciava lo studio di quattro progetti di evacuazione del gas, il primo, che alimenta la Cina via il Kazachstan, come già detto, il secondo, molto più ipotetico, riguarda l'approvvigionamento degli Emirati Arabi Uniti, con un gasdotto che attraversa l'Afganistan ed il Pakistan.*

La realizzazione di una tipologia dei progetti di gasdotti in Asia centrale urta non tanto con una mancanza di risorse quanto con una imprecisione nella denominazione dei tubi. Quest'inesattezza può portare ad un calcolo fuori dalla realtà. Così l'attribuzione del nome "Nabucco" alla parte più orientale della rete Asia Centrale-Azerbaïdjan-Géorgia-Turchia-Austria induce in errore poiché questa parte orientale è in realtà Transcaspica e non si può contabilizzare due volte... Infatti secondo l'Ue, il gasdotto transcaspico deve diventare un'estensione naturale del tandem gazifero Nabucco (Turchia-Austria) - BTE (Bakou-Tbilissi-Erzeroum) e per il quale S. Niazov aveva promesso 15 miliardi di m3 nel dicembre 2006. Il terzo progetto di evacuazione è dunque "Transcaspico" e va dai siti del Turkmenistan in Turchia, via Mar Caspio, Azerbaigian e Georgia. Il consorzio formato da Mott McDonald (Gran Bretagna), Kantor Management Consultants (Grecia), KLC Law Firm (Grecia) e ASPI Consulting Engineers (Azerbaigian) è incaricato di uno studio di fattibilità tecnica e giuridica del progetto nel quadro del programma INOGATE (Interstate Oil and Gas Transport to Europa, principalmente finanziato dal programma di cooperazione regionale TACIS dell'Unione Europea). I membri del consorzio avevano fatto visita, nel mese di marzo 2007, a G. Berdymoukhammedov. Quest'ultimo si era anche occupato di questo progetto con i suoi ospiti americani, turchi, europei, e i rappresentanti dell'ISCE e della NATO, pronti ad incontrare ogni nuovo presidente turcmeno. Il Transcaspico che passerebbe sotto il Mar Caspio e permetterebbe l'approvvigionamento dell'Ue, ha una connotazione politica particolarmente forte e ciò, per molte ragioni. La sua realizzazione è infatti possibile soltanto se da un lato, riceve il sostegno della Georgia, dell'Ucraina, dell'Azerbaigian e della Turchia e se d'altra parte, l'Iran, interessato dalla questione dello statuto del Caspio, non se ne serve come leva di negoziato nella questione della sua industria nucleare. Il vertice del 12 maggio 2007 al quale partecipava anche il presidente kazako, Noursoultan Nazarbaev, è stato l'occasione per la parte russa di ribadire la sua opposizione al Transcaspico che era in discussione al Forum sull'energia che si teneva, nello stesso momento, in Polonia. Declinando l'invito di recarsi al forum sull'energia, il presidente del Kazachstan ha indicato la sua preferenza per il progetto russo a scapito di quello transcaspico. Se il ministro russo Viktor Khristenko non ha cessato di ripetere che questo progetto non esiste, il presidente turcmeno G. Berdymoukhammedov, non è sembrato così perentorio, dichiarando che "nel mondo intero, le reti d'esportazione del gas si stanno differenziando", e che il progetto Transcaspico rimaneva quindi all'ordine del giorno. Il quarto è il gasdotto Turkmenistan-Afganistan-Pakistan, chiamato ancora "Transafghano" o "grande gasdotto asiatico". Regolarmente evocato dall'inizio degli anni 1990, ha conosciuto una lunga serie di peripezie che hanno visto in gioco la società argentina Bridas e quella americana Unocal che si è ritirata dal progetto nel 1998. Un accordo quadro era stato firmato nel dicembre 2003 tra S. Niazov, H. Karzaï e Pervez Musharraf; quindi l'idea è stata rilanciata alla conferenza intitolata "cooperazione energetica in Asia", a Dehli nel novembre 2006 e nuovamente dal presidente H. Karsaï in occasione del 14° vertice del SAARK (South Asian Association For Regional Cooperation), a Dehli nell'aprile 2007. Questo gasdotto di 1.680 km, con una capacità di 30 miliardi di m3 all'anno e con un costo di 3,3 miliardi di dollari, sarebbe alimentato dai giacimenti di Iachlar ed Iolotan. Lo studio di fattibilità, realizzato dalla società d'ingegneria industriale britannica Penspen, prevede un tracciato che parte da Dovletabad fino alla città pakistana di Moultan toccando, infine, la frontiera indo-pakistana. La diversificazione delle vie d'esportazione del gas turcmeno verso l'Afganistan, atte ad aggirare l'Iran, certamente, è sostenuta dagli Stati Uniti, ma la possibilità di vedere questo gasdotto realizzato è labile. Oltre alla situazione afgana instabile che non rende questo progetto realizzabile a breve termine, il suo interesse economico è stato d'altra parte messo in causa dal Pakistan, nel giugno 2006 (xvi). È tempo per l'Europa, e la Francia in particolare, di seguire da vicino l'evoluzione di questo paese che dopo avere a lungo giocato la carta dell’isolazionismo, si prepara ad aprirsi, come ha appena mostrato nel mese di maggio 2007 rivolgendosi verso Russia e Kazachstan con l'approvazione della costruzione di un secondo gasdotto lungo il Mar Caspio, nonchè una serie di accordi nel settore dei trasporti con Astana. Quest'interesse per i suoi vicini della CSI non significa comunque che Achkhabad disprezzerà altre cooperazioni, a condizione, tuttavia, che le proposte non siano accoppiate ad esigenze di democratizzazione del regime politico turcmeno. Inoltre, il settore gazifero non è il solo al quale potrebbero interessarsi le imprese europee poiché G. Berdymoukhammedov non ignora i pericoli della dipendenza crescente di un'economia riguardo alle esportazioni di idrocarburi: i sintomi di cattiva salute di uno Stato-petrolifero sono già presenti e dovrà osare la diversificazione dell'economia: i redditi delle esportazioni gazifere permettono di ritardare le riforme economiche, ma fino a quando?

 

[xiv] Neftegazovaïa vertikal, n°1, 2006

[xv] A.Huet, Courrier des Pays de l'Est, n°1027

[xvi] Central's Asia Enerfy risks, Crisis group Report, n°133, 24 mai 2007

Copyright 20 septembre 2007-Rousselot / www.diploweb.com

*

gasdotti

 

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categorie: cina, iran, geopolitica, gazprom
giovedì, 25 ottobre 2007

LA BATTAGLIA PER IL GAS TURCMENO E’ APPENA COMINCIATA - PARTE II

IL SECONDO PIÙ GRANDE PRODUTTORE DI GAS DELLA CSI SOFFRE PER LA DEBOLEZZA DELL'INVESTIMENTO DIRETTO ESTERO

Hélène Rousselot,

responsabile « Asia Centrale » della rivista on-line Regard sur l’Est (www.regard-est.com)

Trad. di G.P.

 

 

Il Turkmenistan è, con l'Uzbekistan, il più grande produttore di gas dell'Asia centrale ed il secondo della CSI. La produzione del Turkmenistan, inferiore a quella dell'Uzbekistan fino al 2003, ha superato in gran parte quest’ultima .

Produzione di gas naturale turcmeno et uzbeko

Mld di m3

2000

2001

2002

2003

2004

2005

2006

2007

(previsioni)

Turcménistan

    47,2

    51,3

    53,5

    59,1

    58,3

     63,0

66,7

80

Ouzbékistan

    56,4

    57,4

    57,4

    57,5

    59,9

     58,9

-

-

fonte : Comité interétatique des statistiques de la CEI, Turkmenistan.ru

 

È il bacino dello Amou Daria con il giacimento di Dovletabad che produce la gran parte del gas turcmeno dagli anni ’80. Per sfruttare gli altri giacimenti, aumentare le capacità d'esportazione e realizzare il "Programma di sviluppo dell'industria degli idrocarburi del Turkmenistan verso il 2030" che prevede un aumento dei lavori d'esplorazione del 70%, il Turkmenistan deve attirare i leaders mondiali del settore ed i loro investimenti che mancano da quando il paese ha raggiunto l’indipendenza. Infatti, nessuna società straniera ha investito in maniera massiccia sotto il "regno" di S. Niazov. Oltre alla creazione dell'agenzia per la gestione e l'utilizzo degli idrocarburi, per decreto presidenziale del 10 marzo 2007, il nuovo responsabile turcmeno sembra, in altre forme, volere iniziare una rifondazione della politica economica del suo paese ed in particolare nel settore degli idrocarburi. L'idea faro di questa rifondazione consiste nell’esportare non solo materie prime ma piuttosto dei prodotti finiti, a tale scopo è prevista la costruzione di due fabbriche di liquefazione del gas nella regione di Lebap. Se le informazioni disponibili sulle riserve di gas turcmeno sono parcellari e suscettibili di controversie, quelle sulle esportazioni non lo sono di meno. Questi dubbi sono tanto più grandi in quanto tutti i contratti firmati con il governo turcmeno prima del 2005 sancivano che una parte delle consegne di gas veniva regolata sotto forma di baratto. Questo tipo di scambi non facilitano il calcolo ed il controllo dei dati sulle esportazioni. D'altra parte, come sottolineava Alexandre Huet(ix), nel 2002, "gli impegni contrattuali ai quali Achkhabad deve conformarsi in seguito alla firma di tutta una serie di accordi bilaterali non sono realistici". Così, non sono i volumi annunciati in occasione della firma di contratti che dovrebbero essere esaminati ma piuttosto le consegne effettive le cui cifre sono difficili da trovare. Ad esempio, appaiono nella tabella qui di seguito le esportazioni in miliardi di m3, forniti dalla ricercatrice americana M.B. Olcott per il periodo dal 2000 al 2005 e quelli del ministero degli idrocarburi e delle risorse minerali del Turkmenistan.

 Esportazioni di gas turcmeno

 

2000

2001

2002

2003

2004

2005

2006

2007

(previsioni)

mld de m3

35,7 / 33,7

38,6 / 37,3

39,3 / 39,4

43,4 / 53,0

42,2 / 42

45,2 / 48,5

-

58

% produzione di gas

66

72,5

73,4

73,4

72,3

71,7

-

-

Totale ex-URSS (mld m3)

-

32,8

35,3

40,0

37,0

39,7

40,5

-

Iran

(mld m3)

-

4,5

4,0

3,0

5,0

5,5

5,7

-

Fonte: M.B. Olcott, International gas trade in central Asia: Turkmenistan, Iran, Russia and Afghanistan, mai 2004, geopolitics of gaz working paper series, James Baker III Institute for public policy energy forum, RBK daily, 27 mars 2007, Radvanyi, 2003, Le Courrier des Pays de l'Est n° 1059, ministère des hydrocarbures et des ressources minérales du Turkménistan

 

Il 2006 è l’anno decisivo per il commercio gazifero del Turkmenistan, dell'Ucraina e della Russia. I contratti che questi paesi stipulano tra loro in questo anno trasformano la Russia nel primo cliente del Turkmenistan, mentre nel 2005, veniva soltanto al 3 posto, con l'8% delle esportazioni di gas turcmeno, dopo l'Ucraina (75%) e l'Iran (11%).

 

L'Ucraina, principale acquirente di gas turcmeno fino al 2006

 

S. Niazov aveva concluso, il 4 gennaio 2006, un accordo con Naftogaz Ukrainy (società nazionale ucraina del petrolio e del gas, creata nel 1998) ed il ministro ucraino dell'economia, per la consegna nel 2006 di 40 miliardi di gas al prezzo di 44 dollari ogni 1.000 m3 nel corso del primo semestre e di 60 dollari nel corso del secondo. Questo contratto non è stato onorato perché il Turkmenistan doveva consegnare altrettanto alla Gazprom; essendo la sua produzione insufficiente, Achkhabad per giustificare la sua incapacità di consegnare quanto pattuito, avrebbe preso a pretesto il rifiuto di Gazprom di rilasciare una licenza per il transito del gas. Le consegne dirette di gas turcmeno all'Ucraina si sono dunque interrotte nel gennaio 2006. Dopo questa data, esse si effettuano attraverso RosUkrEnergo che consegna a sua volta alla società UkrgazEnergo. RosUkrEnergo società registrata in Svizzera (e detenuta in parti uguali da Gazprom attraverso una holding austriaca e da un'altra società austriaca CentraGas Holding AG, essa stessa filiale della banca Raiffeisen Investment), fornitrice esclusiva di gas all'Ucraina, ai sensi degli accordi firmati tra la Russia e l'Ucraina nel gennaio 2006. Il gas passa per i tubi che appartengono a Gazprom poiché conformemente ad accordi intergovernativi, Gazprom garantisce il transito del gas turcmeno destinato all'Ucraina (è anche l'operatore del transito di questo stesso gas attraverso l'Uzbekistan ed il Kazachstan). La battaglia che ha opposto a fine dicembre 2005 - inizio gennaio 2006, l'Ucraina e la Russia, aveva per oggetto il prezzo del gas venduto dalla seconda alla prima ed il prezzo del transito del gas attraverso l'Ucraina che non è stato, da allora, più pagato con il baratto. Una delle argomentazioni avanzate, in buona fede o no, dall'Ucraina consisteva nel dire che riceveva gas turcmeno e non russo, ad un prezzo troppo elevato (x). Sembra abbastanza difficile sapere se il gas turcmeno comperato da Gazprom alimenta soltanto l'Ucraina o se arriva anche all’Europa. Alcune fonti di informazione sottolineano che tale gas non alimenterebbe la Russia e sarebbe destinato esclusivamente al "suo vicino straniero ". Così, all’inizio del 2006, il sito Regnum ha affermato che il gas turcmeno comperato da Gazprom transita  principalmente dall'Ucraina ed è destinato, come tutto il gas dell'Asia centrale, alle regioni del basso Volga, al Nord Caucaso, al sud degli Urali, al sud della Siberia e sarebbe anche esportato verso l'Armenia, l'Azerbaigian, la Georgia e la Moldavia. Nel gennaio 2007, la stessa fonte, riporta le opinioni del sig. Viktor Tchernomyrdine, ambasciatore della Russia in Ucraina, secondo il quale la gran parte del gas turcmeno è comperata dalla Russia che lo consegna e lo vende all'Ucraina. Questa situazione potrebbe nel frattempo essere cambiata in virtù dell'accordo concluso, nel settembre 2006, per una durata di 3 anni, tra la Gazprom ed il Turkmenistan e che dà al gigante gazifero russo il controllo delle esportazioni del gas turcmeno in Europa (xi). Tale evoluzione sembra confermata dalla firma nell'ottobre 2006 di un accordo tra RosUkrEnergo ed UkrGazEnergo secondo il quale quest'ultima vende 55 miliardi di m3 di gas turcmeno all'Ucraina al prezzo di 130 dollari ogni 1.000 m3, per cui la maggior parte del gas turcmeno alimenterebbe l'Ucraina.

 

La proiezione di Gazprom in Turkmenistan

 

Fino al 1996, l'acquisto di gas turcmeno da parte di Gazprom si effettuava su base di accordi intergovernativi a breve termine e la Russia tentava, senza successo, di ottenere la firma di un contratto a lungo termine e la creazione di una società mista per il trasporto "dell'oro blu". Nel 1997, una vertenza oppose Achkhabad alla società Itera(xii) che controllava le esportazioni di gas turcmeno verso l'Ucraina. Ciò condurrà all'interruzione delle esportazioni alla Russia che riprenderanno soltanto nel 1999. Secondo l’americana T. Sabonis-Helf(xiii), Achkhabad e Gazprom si affrontavano per i diritti di utilizzo del gasdotto russo o per il non pagamento delle consegne. Con il suo arrivo alla testa della Russia, Vladimir Putin mostrò un interesse crescente per il Turkmenistan. Incaricò il nuovo proprietario di Gazprom, Aleksei Miller, di riprendere il controllo delle attività della società che si trovavano sotto il controllo di Itera. Si trattava soprattutto di ottenere ciò che B. Eltsin non aveva potuto fare, cioè garantire gli approvvigionamenti alla Russia sul lungo termine. È dunque dopo molti anni di negoziati il Turkmenneftegaz (struttura creata nel 1996 per succedere al ministero del petrolio e del gas quindi eliminata da S. Niazov nel 2006 per fare passare tutto il settore energetico direttamente sotto il suo controllo) firma nell'aprile 2003 con Gazeksport (filiale al 100% di Gazprom) un accordo strategico per 25 anni che prevede, tra l'altro, la consegna di 5 miliardi di m3 a